Auto e centro storico, “una coesistenza difficile”: il caso di Presicce

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Piazza del Popolo a Presicce

Quella dell’accesso e della circolazione dei veicoli nei centri storici è oggi (assieme al commercio) parte oramai preponderante della stessa questione dei “Centri storici”. Politiche nazionali e regionali, legislazione di settore e pianificazione, le stesse scelte del mercato e della rendita immobiliare hanno dopo quarant’anni consentito significative realizzazioni nella direzione del loro recupero “fisico” e del riuso.

Ciò non di meno la qualità della vita, specie di relazione, rimane scadente: e questo proprio in conseguenza dell’indiscriminato uso che tuttora viene fatto del veicolo a motore. E – si badi – senza che ciò sia necessario: è stato calcolato che oltre l’80 per cento degli spostamenti in ambito urbano inferiore ai 2 chilometri è fatto con mezzi motorizzati (mentre si potrebbero coprire in 10 minuti in bicicletta, in 30 minuti a piedi).

Tutto ciò mal si concilia con la bellezza di Presicce, con i frantoi ipogei, l’elegante centro storico per la presenza dei palazzi nobiliari quali Palazzo Alberti, decorato con maioliche napoletane, Palazzo Ducale di epoca normanna che si affaccia su Piazza del Popolo, Palazzo Villani, Palazzo Arditi, Casa Turrita e della Chiesa Madre “Sant’Andrea Apostolo”. Eppure, sembra che ai presiccesi tutto ciò non interessi: la tutela e la salvaguardia del centro storico sono surclassate dalla comodità di poter parcheggiare il proprio veicolo in pieno centro, magari a ridosso dei Palazzi succitati, della chiesetta di San Luigi, della chiesa Madre e addirittura sullo spazio dove insiste il “Padreterno”.

Stando così le cose, è evidente che la risoluzione della questione solo in parte dipende dai provvedimenti di regolazione del traffico, mentre quelle che contano sono le politiche, e prima ancora conta la cultura da cui queste discendono. Le delimitazioni di una Z.T.L. o quella di un’Area pedonale devono costituire espressione delle scelte in materia di traffico e mobilità o espressione di una “Cultura della Città”, dei valori che da questa scaturiscono, dei bisogni delle persone. Quando non lo sono (e il che avviene quasi sempre) rimangono provvedimenti estemporanei, buoni solo a trovar uguale opposizione sia da parte dei sostenitori della “chiusura” del centro storico, sia da parte di coloro che lo vogliono “aperto” (che realisticamente sono quasi ovunque i più: o perché più egoisti, o perché rappresentano obiettivamente interessi “più forti”). È evidente che è questione di valori e culture condivise. Ed è ciò che in questo Paese ancora manca.

E allora come si rivitalizza il bellissimo centro storico della nostra Presicce? Non ci sono ricette miracolose (questo deve essere chiaro) e nessuno possiede la bacchetta magica necessaria per ridare smalto e dignità a complessi edilizi presenti sia di natura religiosa che civile, congiuntamente agli spazi pubblici delle strade e delle corti. L’unica certezza è che servono lavoro, buona volontà e applicazione da parte di tutti: Istituzioni, privati, residenti, turisti e occasionali frequentatori.

Intanto, la prima decisione seria è la chiusura al traffico, tutti i giorni e a tutte le ore. Questa è la base su cui si costruisce un’area accogliente e vivibile. Ciò posto, si deve partire con una programmazione seria di manifestazioni capaci di tenere sempre viva l’attenzione. Serve un insieme di eventi, cadenzati nel tempo, capaci di attrarre e di polarizzare. Se abbiamo a cuore le sorti del centro storico della nostra Presicce, diamo una mano.

Salvatore Zingarello

Presicce-Acquarica (località Presicce)