Annuncio Asl: in busta paga di settembre il rischio Covid per gli operatori coinvolti. La Cgil: “Controllare bene presenze e turni effettivi…”

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Gallipoli – Con gli stipendi di settembre arrivano ai dirigenti ed agli operatori sanitari gli importi assegnati dalla Regione Puglia per il personale delle strutture ospedaliere in prima linea nell’affrontare l’epidemia da Covid 19. Lo comunica l’Asl Lecce con una nota in cui si indicano anche i principi alla base della ripartizione dei fondi. Ma la Cgil parla di “ingiustizie”

Sono state individuate le Unità operative collocate in fascia A, quelle cioè più direttamente coinvolte nell’attività di contrasto. Queste Uo sono Terapia intensiva e malattie infettive/pneumologia presso il Dea di Lecce; Malattie infettive, Anestesia/rianimazione, Pronto soccorso, laboratori analisi e radiodiagnostiche degli ospedali di Lecce e Galatina; i reparti post Covid di San Cesario e Copertino; i servizi di emergenza-urgenza 118, pneumotisiologico e medicina del lavoro; i servizi Sisp e Spesal (rischi sul posto di lavoro) del Dipartimento di prevenzione.

Le quattro fasce di rischio

Le Unità operative nella fascia B sono state quelle che, per continuità assistenziale o perché presenti negli Ospedali Covid, hanno consentito di garantire non solo il supporto ai reparti posti in prima linea ma anche l’ordinaria attività per tutti quei pazienti che necessitavano di ricovero ospedaliero.

Si tratta di altre Unità operative degli ospedali di Lecce, Galatina, San Cesario e Copertino non ricomprese in fascia A; le unità operative di Ostetricia, Dialisi, Pronto soccorso, Anestesia/rianimazione e Radiologia di tutti gli ospedali; i servizi distrettuali Adi, cure palliative e medicina penitenziaria, in tutte le sue articolazioni; i servizi Sian e veterinari Area B del Dipartimento di prevenzione; il servizio di prevenzione e protezione aziendale. sono state infine individuate le Unità Operative appartenenti alla fascia C e D.

I beneficiari sono 1.543

I medici e i dirigenti sanitari impegnati nella fascia A sono stati 264 mentre tutto il personale di comparto, sempre per questa fascia, è risultato pari a 1.172. Complessivamente i beneficiari, per tutte le fasce, sono stati 1.543 per la Dirigenza medica e sanitaria e 6.111 per il personale di comparto.

“La platea degli aventi diritto è risultata più estesa delle altre Asl pugliesi – si legge nella citata nota – poiché nella provincia di Lecce tutto il carico assistenziale (diretto e indiretto) è stato affrontato dal personale direttamente dipendente dall’Azienda sanitaria: in particolare il Presidio ospedaliero Vito Fazzi, con tutte le sue Unità operative, i Presidi di Galatina e di Copertino e tutto il Dipartimento di Emergenza urgenza aziendale, che sono stati i principali pilastri della rete di assistenza in ambito ospedaliero, mentre il governo dei servizi territoriali è stato effettuato dal Dipartimento di Prevenzione”.

“Premi” in aggiunta ad altre misure

“Occorre precisare infine – si rileva dall’Asl – che per tutto il periodo pandemico le Unità operative, nel loro complesso, hanno avuto il beneficio di accesso ad altri istituti tra cui il lavoro straordinario, la pronta disponibilità, la guardia attiva, le prestazioni aggiuntive e le indennità da rischio previste per per particolari condizioni di lavoro per “non ridurre l’offerta di servizi all’utenza”.

“Queste indennità sono state corrisposte utilizzando i fondi ordinari dell’Azienda sulla base del lavoro effettivamente svolto. La premialità Covid viene a sommarsi a quelle citate  in precedenza, come peraltro previsto nell’accordo regionale”. L’Asl ha comunque richiesto alla Regione Puglia un incremento degli stanziamenti “al fine di allinearsi con quanto previsto nell’accordo regionale in merito al valore economico per singolo turno”.

“C’è chi ha sopperito alle diserzioni…”

Sabato scorso dalla Camera del lavoro – Cgil Lecce e dal sindacato di categoria Funzione pubblica era partita una nota critica con questo titolo: “La ripartizione rischia di non valorizzare chi ha effettivamente rischiato la vita nella Fase 1. Dare soldi a tutti indistintamente non è giusto. La ripartizione per centri di costo ha limiti evidenti. Sindacato disponibile a collaborare con la direzione generale per evitare iniquità”.

“L’attuazione del piano Covid della Asl di Lecce è stata un successo strategico – riconoscono dal sindacato – ma è stata possibile per l’impegno diretto di giovani medici inesperti, a volte di infermieri neolaureati assunti al momento, che hanno sopperito alla mole di ‘diserzioni’ del personale dipendente. In quel periodo, alla ‘chiamata alle armi’ c’è stato chi ha replicato di ‘non voler andare a morire’, chi improvvisamente risultava in malattia e quindi indisponibile, chi rifiutava categoricamente di partecipare, taluni pretendendo persino l’intervento del sindacato per impedire il proprio coinvolgimento”.

“Alla fascia A, la più esposta, solo il 55% del previsto”

“Risulta necessario e doveroso, specie per la fascia A, ottenere i dati delle effettive presenze attraverso l’incrocio di timbrature dei turni a rischio Covid con le presenze del personale effettivamente coinvolto su indicazione dei direttori struttura”, ha rimarcato la Cgil davanti ad un quadro in cui più di qualcuno degli operatori avrebbe fatto marcia indietro.

“Alla luce di ciò – è stata la conclusione – la suddivisione per centri di costo decisa dalla Direzione generale non è applicabile. Le fasce elencate vanno integralmente riviste, tenendo conto delle ridicole tariffe ottenute dai dividendi per l’enorme platea inserita in tali fasce. Il risultato della modalità di riparto dei fondi proposti dalla direzione generale è stato un importo finale per la dirigenza di solo il 55 per cento di quanto previsto dall’accordo regionale. La Cgil è a disposizione della direzione per collaborare all’obiettivo comune: suddividere i fondi in maniera oculata e giusta”.