Affari con la Cina: il Coronavirus frena l’ascesa del “sistema moda”. Cassa integrazione per 13 aziende

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  1. Casarano – Gli effetti del tanto temuto Coronavirus si fanno sentire anche nel Salento: sono quelli sull’economia locale con il “sistema moda” colpito sia sul piano delle esportazioni che su quello dell’import.

Malgrado il settore del tessile abbigliamento salentino sia in forte rilancio (basti pensare che dal 2014 al 2018 il numero di addetti è passato da 6.415 a 8.577), sono 13 al momento le aziende che dall’inizio di febbraio hanno fatto ricorso alla cassa integrazione. Non solo per la crisi generale ma anche per gli effetti diretti dei rapporti con la Cina.

L’allarme

A lanciare l’allarme sono i sindacati e Confindustria. Si tratta di sei aziende del calzaturiero  (settore che ha chiuso il 2018 con un incremento delle vendite estere del 35% e un fatturato di quasi 77 milioni) e di sette dell’abbigliamento, tutte spalmate tra l’area di Casarano (con la vicina Matino), Nardò e il Capo di Leuca. Circa 500 lavoratori nel totale.

Le difficoltà sono legate, si spera solo temporaneamente, agli approvvigionamenti di macchinari e materie prime ed all’export dei prodotti di moda per conto dei grandi marchi, a causa del calo dei volumi di vendita con la Cina. I ritardi sono segnalati nella fornitura di poliuretani e pvc, supporti interni alle calzature, borchie e strass. Gli imprenditori segnalano la situazione ma restano ottimisti: al momento si compensa utilizzando le scorte o cambiando fornitore, ma alla lunga la situazione potrebbe cambiare.

I dati

Il trend degli scambi con la Cina, dal’altro canto, appare in costante crescita: secondo i dati forniti dall’Osservatorio economico del Salento, istituto diretto da Davide Stasi, nei primi nove mesi del 2019 sono stati importati dalla Cina articoli e prodotti per un valore pari a 34 milioni e mezzo di euro (con un + 24,6%) con un export di circa 5 milioni (+23,1%).