Abbandono degli studi superiori: la Puglia fa meno peggio solo di Sicilia e Sardegna

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Pur dinanzi agli importanti primati riconosciuti alla Puglia in esito all’indagine Ocse-Pisa (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – Programme for international student assessment) del 2009, che la vede prima tra le regioni del Mezzogiorno d’Italia e con valori superiori alla media nazionale quanto alle competenze in matematica, a mente del Miur (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca) immutato è risultato il dato concernente la relativa dispersione scolastica che, pari al 20,6%, la induce ad attestarsi fra le prime regioni italiane per tasso di abbandono nella scuola secondaria, superata soltanto da Sardegna e Sicilia.

Essendo stato constatato che il giovane che abbandona prematuramente gli studi patisce un disadattamento della personalità atto a sfociare in comportamenti apatici, ossessivi o peggio ancora ostili, a contrasto del recepito preoccupante dato statistico l’ente regionale pugliese ha attivato sin dal 2011 i corsi “Tutto a scuola”, di durata biennale o triennale: una concreta offerta formativa al cui termine viene rilasciato un attestato.

Si tratta di percorsi integrati di istruzione e formazione professionale svolti da enti di formazione professionale in partenariato con istituti scolastici di istruzione secondaria, finalizzati a dotare i partecipanti di un bagaglio di conoscenze e competenze idonee ad affrontare gli impegni non solo lavorativi che arriveranno, agevolando così l’ingresso nel mondo del lavoro.

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Il merito dei corsi “Tutto a scuola” è stato anche pensato alla luce delle professioni oggi più richieste: nel perimetro provinciale leccese esse ricadono soprattutto nel campo tecnologico e digitale (programmatore di app e siti web, esperto in internet marketing, social media manager, seo specialist ed e-commerce manager) nonché, in maniera del tutto antitetica, in mestieri antichi come il medico e il notaio.

Fitta la partecipazione della popolazione giovanile, col 69% degli uomini e il 31% donne, e molto positiva la risposta degli studenti intervistati che tutti, anche coloro che ancora sono inoccupati, hanno dichiarato che il frequentato percorso formativo ha loro fornito un modo del tutto nuovo di affrontare la ricerca di un’occupazione.

Valeria Leopizzi – Alezio

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