«Barocco, ci siamo pure noi»

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Palazzo dei duchi D’Aquino

Casarano. Se il Barocco salentino sarà riconosciuto come patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco, argomento di cui si è tornati nuovamente a parlare in questi ultimi tempi come accade ciclicamente, i monumenti casaranesi non possono restarne esclusi.

È questa la posizione contenuta in una nota indirizzata al commissario straordinario Giovanni D’Onofrio e, per conoscenza, ai presidenti di Provincia, Gabellone, e Regione, Vendola, e ai parlamentari salentini.

A firmare la richiesta «di attivare, presso le opportune sedi, ogni iniziativa perché anche le città di Casarano, Maglie e Copertino vengano inserite nella documentazione del Barocco di Lecce e Provincia» sono i rappresentati locali di Cdc, Verdi, Pdl, Udc, Pd, Idv, Sel e Fli.

Il problema nasce dal fatto appunto «che in questi giorni si è riavviato l’iter per la proposta di inserimento del Barocco di Lecce e provincia nella ‘World Heritage list’, siti patrimonio dell’umanità». Nella lista da sottoporre all’Unesco, tuttavia, compaiano le città di Lecce, Galatone, Gallipoli, Galatina, Nardò, ma non Casarano, Maglie e Copertino.

Queste tre ultime cittadine, però, erano state già inserite nel cosiddetto “Barocco minore”, beneficiando dei finanziamenti stanziati dalla legge 291 del 2003, insieme proprio a Lecce, Gallipoli, Nardò e Galatina.
Non a caso, il primo firmatario della richiesta è Claudio Casciaro, che, quando era presidente della commissione Cultura della Provincia di Lecce, seguì in prima persona tutto l’itinerario previsto e collegato ai finanziamenti per il Barocco minore.

La richiesta, reiterata, per Casarano, non è certo priva di fondamento o poco motivata.

la chiesa di san Domenico

Tra i monumenti casaranesi più rappresentativi spiccano la Chiesa Matrice, già beneficiaria delle risorse della legge 291 del 2003, con splendidi altari barocchi e le tele di Oronzo Tiso, Antonio Donato D’Orlando, Giovanni Andrea Coppola, Catalano e pittori manieristi del Seicento; la chiesa di San Domenico, del XVII secolo, con l’attiguo convento dei domenicani, oggi sede del municipio; il santuario della Madonna della Campana, del XVII secolo, posto sull’omonima collina, uno dei punti panoramici più suggestivi del Salento; il convento e la chiesa di Santa Maria degli Angeli, dei frati francescani; le chiese dell’Immacolata e di San Pietro, con le tele del Tiso.

Non mancano stupendi esempi di architettura civile, come il palazzo dei duchi D’Aquino, la più grande residenza castellana del Salento, costruita in carparo con una facciata lunga 120 metri ed una magnifica fuga di mensole zoomorfe; i palazzi D’Elia, De Judicibus, Valente e Astore ed il Sedile di piazza San Giovanni.
Insomma, i requisiti per annoverare anche Casarano tra le massime espressioni del barocco salentino di certo non mancano, anzi, sono ben visibili.

Si tratta adesso di non farlo dimenticare a chi ha riattivato procedure ed attenzioni su di un giacimento culturale di prima grandezza che non merita assolutamente di essere trascurato.

Alberto Nutricati

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