Ulivi, progetto Ue

ulivi malati

RACALE. Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri premono sull’assessore regionale Fabrizio Nardoni e da tempo: vogliono incontrarlo, vogliono sapere che fare per poter finalmente rispondere ai loro iscritti che vedono – settimana dopo settimana – le macchie grigie allargarsi sui loro ulivi. Finora però le associazioni dei coltivatori non l’hanno spuntata: si è parlato di sabato, dei primi giorni della prossima settimana ma mentre si va in stampa non ci sono comunicazioni ufficiali, sia pur riservate ai soli rappresentanti della categoria.

«Ma il problema è che non sappiamo che cosa dire: se diciamo di potare e poi non succede niente? Se indichiamo trattamenti e il risultato è uguale?»: lo sconforto che traspare da queste confidenze anonime di un funzionario della Regione che segue da vicino la vicenda è tanto evidente quanto  disarmante. «Persino sul bruciare il fogliame in loco siamo fermi: Arpa e Provincia non autorizzano per non immettere CO2 nell’atmosfera, ma i contadini potrebbero essere incentivati intanto a ripulire le piante senza l’assillo del dove portare le ramaglie».

Intanto si susseguono i sopralluoghi. Da ultimi sono arrivati i tecnici di tutte le Regioni italiane, come prevedono le procedure in casi simili. In quaranta lunedì e martedì hanno registrato il nerume che accomuna gli ulivi in alcune zone colpite a morte. L’associazione “Spazi popolari” di Sannicola ha invitato i Sindaci di Copertino, Nardò, Galatone, Gallipoli, Galatina, Collepasso, Sannicola, Tuglie, Alezio, Parabita, Matino, Casarano, Melissano, Taviano, Racale, Alliste, Ugento, Seclì e Neviano a prendere in mano la situazione “perché se di grave patologia si dovesse trattare, la nostra Regione deve essere aperta al parere di più esperti”. L’associazione indica cinque punti di indagine e ricerca.

Dall’Osservatorio fitosanitario regionale di Bari non si replica alla messa sotto accusa. Ci si limita a dire che “tutti i risultati delle ricerche fin qui fatte con Università di Bari e Cnr sono pubblici”.  Ma mentre si attende di capire operativamente cosa bisognerà fare nella fascia larga due km che circonderà  l’area gallipolina, data per persa, e che deve tamponare l’espansione del contagio, si sta puntando a presentare un progetto all’Ue con cui finanziare (l’altro problema infatti è che la Regione non ha soldi) una vasta e profonda ricerca, col coinvolgimento di 18 Istituti di ricerca e con 25 partnership. Ci sarebbero anni di ricerca dopo, su di una Xylella tanto fastidiosa quanto mutante.

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