Ulivi malati, ricerca continua

ulivi malati zona la castellana gallipoli

ULIVI MALATI –  Si susseguono incontri e summit a livello centrale (Osservatorio fitosanitario regionale, Università e Centro nazionale delle ricerche di Bari, adesso con la partecipazione delle associazioni degli olivicoltori) e periferico (incontri e riunioni in diversi paesi più o meno coinvolti dal problema): per gli ulivi malati, per i rimedi, per gli interventi reclamati c’è però da aspettare. E forse è meglio vederci davvero chiaro, prima di procedere verso una qualsiasi direzione.

Adesso la partita guarda – oltre che ai laboratori dove proseguono analisi e verifiche – a Bruxelles. L’Unione europea, che ha catalogato il batterio Xylella fastidiosa con le sue numerose sottospecie tra quelli che fanno scattare drastiche misure di quarantena, vuole riscontri ben più corposi (2.500 almeno invece dei 300 presentati nei giorni scorsi) prima di emettere il suo verdetto. In particolare vuole prove che il resto del Salento (fascia adriatica e le province di Brindisi e Taranto) è immune dalla malattia. I tempi: fine novembre per il comitato europeo e il 15 dicembre, riunione decisiva in base ai riscontri che farà la Regione.

Tutto sospeso, dunque, anche gli allarmi e le proteste accese dalla deliberazione regionale del 29 ottobre che delimitava quattro zone e in quella “focoliaio” prevedeva senza mezzi termini l’eradicamento delle piante attaccate dal batterio ed anche da un fungo e da insetti parassiti. «Quell’atto andava fatto – si giustificano i funzionari regionali a bassa voce – per dimostrare all’Ue che stiamo seguendo il problema che ormai allarma anche loro», hanno detto a mezza voce alcuni funzionari regionali durante il sopralluogo in contrada “la Castellana” con Rodrigo Almeida, studioso presso l’Università californiana di Berkeley ed esperto di particolari batteri infestanti come la “Xylella fastidiosa”. Quale la sua prima impressione? «It’s bad and complicated», dice, mentre si guarda intorno, tocca i rami, accompagnato dal direttore dell’Istituto di virologia vegetale del Cnr barese, Donato Boscia (foto a sinistra), e dal professore Giovanni Martelli dell’Università di Bari e dell’Accademia fiorentina dei Georgofili. Lui ha visto il batterio all’opera quando ha messo sotto attacco i vigneti della California. La versione nostrana sembrerebbe di un altro tipo, considerata la riconosciuta capacità di mutazione della Xylella. «Il quadro che abbiamo di fronte e le ricerche fin qui effettuate sul Dna del batterio – afferma il professore Boscia – conferma alcuni elementi rassicuranti: non ci sono problemi per la vite e gli agrumi. Non possiamo essere altrettanto rassicuranti per gli ulivi».

Covano intanto altri interrogativi. «Questa patologia è comparsa due anni fa in territorio di Alezio, in circa dieci ettari. Perchè lo abbiamo saputo solo ora?», si chiede il prof. Martelli. Messo in qualche misura sotto accusa, il Codile (organismo per la difesa delle colture intensive), risponde così: «Notammo la presenza anomala di alcuni colettori chil flusso linfatico. Di Xylella non si parlava allora», dice Vincenzo Parisi, coordinatore del Codile provinciale.

Commenta la notizia!