Sanremo, la carica dei “Toro”

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Iulo Merenda, Gianpiero Della Torre, Giorgio Maruccia, Mauro Bosch Levantaci e Matteo W. Tornesello

Alezio. Più di 150mila visualizzazioni del brano “Bungalow”, ammiccante tormentone riconosciuto e indiscusso dell’estate 2009 (“Io  te la suono nel bungalow, la mia canzone con l’organo…”, come conclusione del dilemma Rimini/Gallipoli risolto a favore di quest’ultima località per intuibili motivi); il premio della critica al Festival Show di quell’anno; una simpatia crescente che li ha portati in tutta Italia, compresi i templi sacri della musica come l’Arena di Verona; ora il primo album intitolato “Star System”, prodotto da Davide Maggiori per la Rusty Records di Milano, in giro finora da queste parti e in ottobre nelle maggiori città italiane, a cominciare da Milano, poi Roma Bologna Torino, anche se invocazioni ed appelli arrivano via facebook dal Veneto, Modena, Ferrara (“magari di sabato”,   si raccomanda una fan).

I Toromeccanica sono straripati con la loro carica ironica che attraversa vari generi musicali: «Qualcuno ha definito la nostra musica vintage, perchè rivisitazione di ritmi  funky, rock, elettro-pop», riporta e sottoscrive Gianpiero Della Torre, nato a Matino ma  aletino da tempo, “team leader –  song writer – art director”, come si legge sul suo profilo. E sì, perchè l’ironia serve anche a non prendere nemmeno se stessi troppo sul serio.

Eccoli infatti “simulare entusiasmo per l’iscrizione del video ultimo ‘L’amore ai tempi della crisi’ al premio PIVI 2011 di Faenza” sulla propria homepage del social network. Finora i cinque, che si sono messi insieme sei anni anni, ci stanno riuscendo a mantenere un certo distacco dall’impetuosa escalation che si va registrando intorno a loro.

In una delle ultime uscite di “Io donna”, inserto settimanale del “Corriere della sera”, il loro singolo è inserito in una playlist di sei brani che si riferiscono agli sconvolgimenti finanziari attuali, allo stesso livello di “Money money money” degli Abba,  “I Need a Dollar” del soulman  Aloe Blacc, “What’s Going on” di Marvin Gaye, “Ma cos’è questa crisi” di Rodolfo De Angelis negli anni Trenta e “Baby, You’re a Rich man” dei Beatles. Loro restano tranquilli e se la ridono sornioni. Una bella forza, di sicuro, che sarà messa presto di fronte ad un’altra prova im pegnativa. Il salto è dietro l’angolo.

Ancora non c’è niente di ufficiale. Anzi, ad una mezza notizia circolata sul blog del direttore di “Piazzasalento” e che ha registrato in meno di un’ora oltre 150 click, l’ufficio stampa si è affrettato a gettare acqua sul fuoco: per “Sanremo Giovani” non c’è niente di deciso; il gruppo si è solo iscritto ad “Area Sanremo”, l’anticamera, come tante altre band.

Ma giunti a questo punto le speranze loro e di tantissimi loro  fans sono qualcosa di più di un moto dell’anima. In fondo, onestamente chi può dire che non se lo meritano?

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