Tornerà chiesa dell’Umiltà ma sarà centro culturale

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L’interno con i lavori in corso

Parabita. Corsi e ricorsi storici. Un sacerdote, monsignor Gaetano Fagiani nel 1954, aveva “cancellato” uno dei monumenti più belli ed antichi di Parabita; un sacerdote, don Angelo Corvo nel 2011, quella stessa opera architettonica l’ha riconsegnata alla storia cittadina.

Il “passaggio” non è esclusivamente simbolico: lo stesso parroco di San Giovanni Battista, qualche settimana fa, ha voluto essere in prima persona l’artefice dell’abbattimento del soppalco in cemento armato che per mezzo secolo ha mortificato la chiesa dell’Umiltà dove fino alla prima metà dell’Ottocento officiavano i Domenicani.

Don Angelo, armato di piccone e casco di protezione ha voluto dare il primo colpo al solaio, per ripagare a quello smacco che il suo predecessore aveva prodotto con la decisione di farne del luogo sacro (tra l’altro mai ufficialmente sconsacrato dalla Curia) un cinema e sale di ricreazione sociale. Missione compiuta.

L’intervento che sta interessando in questi giorni la chiesa dell’Umiltà (ex del Rosario) è destinato ad entrare nella storia cittadina per essere uno dei pochi “funzionali” visto che negli ultimi 15 anni di opere pubbliche di un certo interesse e soprattutto usufruibili in paese se ne sono viste ben poche. Ed in tale ottica non è caso che i finanziamenti per la chiesa di piazzetta degli Uffici sono arrivati non per l’attività, l’impegno e i buoni uffici della politica locale quanto per la tenacia e la caparbietà di un parroco e di un imprenditore edile che con la politica nulla hanno a che fare.

Sul futuro della chiesa dell’Umiltà, don Angelo è un vulcano di idee. Ha già promesso di inaugurare la struttura (che sarà recuperata nello stile e nell’arredo originale) entro ottobre, anche se l’utilizzo della stessa non sarà ancora funzionale al cento per cento.

Sicuramente al suo interno non saranno celebrate messe, e perciò la chiesa dell’Umiltà è destinata a diventare luogo di incontro culturale e sala espositiva. E tra i gioielli che potrebbe contenere, nell’elenco già figurano gli affreschi contenuti nella chiesa prima dello scempio del 1954 (alcuni dei quali dedicati san Nicola ed alla Madonna della Coltura, oggi conservati presso la sovrintendenza di Bari ma già sulla strada per Parabita) e forse la dotazione libraria della biblioteca degli Alcantarini, della quale preziosi sono alcuni incunabili del Quattro-Cinquecento.

DG

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