Taurisano Mangiaculummi, caucinari

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Simu Salentini. I taurisanesi mangiacolummi (fioroni) o caucinari produttori della calce. Le motivazioni, come al solito, nella storia, non in quella grande, ma in quella quotidiana scandita, spesso, dal duro lavoro.

Intorno agli anni Trenta si era sviluppato nel territorio di Taurisano un commercio di compravendita della merce di scarto, ferri vecchi, pezze ecc., attività che nei piccoli centri è continuata fino a vent’anni fa.

Questo commercio era esercitato anche da molti gallipolini che si erano stabiliti a Taurisano. Andando da un paese all’altro per la compravendita della merce, nel periodo estivo, erano soliti fermarsi
lungo la strada e mangiare i cullummi degli alberi di fico.

Sempre in relazione a questo lavoro i taurisanesi venivano chiamati anche pezzari e ferrivecchi, critazzari, gente che urla per avvisare del loro arrivo, o curteddhi, lesti di mano, per le inevitabili liti.

Il termine caucinari si riferisce invece al mestiere di produrre la calce presente nel territorio del paese.
Mestiere durissimo quello di ricavare la calce che presupponeva resistenza fisica notevole: bisognava rimuoverla dal terreno, costruire la carcara, la fornace dove la pietra si trasformava in calce.

La fornace ardeva di continuo notte e giorno per almeno dieci giorni e bisognava essere presenti per regolare il calore. C’era anche una canzone che definiva il lavoro dei caucinari “Ci uei sacci le pene te lu infiernu, fanne nu mese mmienzu la carcara; la prima notte nde pierdi lu siennu, la seconda lu senno e l’appetito” (Se vuoi conoscere le pene dell’inferno, passa un mese in una fornace, la prima notte perdi il sonno, la seconda il sonno e l’appetito).

Se il primo appellativo definiva un momento di pausa, il secondo sottolineava la difficoltà del lavoro.

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