Ergastolo? Da vedere

La sede del Tribunale a Lecce

Taurisano. Non è ancora giunto il momento della pace per i protagonisti, volontari e involontari, di una tragica storia che ha visto una moglie accusata di aver ucciso uccidere il proprio marito.

L’infermiera Lucia Bartolomeo, oggi 38enne, è infatti tornata ad essere una “semplice” accusata del delitto, provocato tramite una iniezione di eroina a Ettore Attanasio, artigiano, entrambi di Taurisano. la Cassazione ha infatti annullato le precedenti due condanne, in Assise e in Appello, all’ergastolo, comminate dai giudici di Lecce.

La Suprema Corte non ha trovato convincenti “oltre ogni ragionevole dubbio”, per dirla con l’avvocato Pasquale Corleto che difende la donna, le ricostruzioni fatte dagli inquirenti per quel decesso avvenuto nella notte del 30 maggio 2006.

Si ricomincia da capo, quindi, o quasi, poichè la sentenza annullata è solo quella di secondo grado (davanti dalla corte d’Appello). Ma adesso se ne occuperanno i giudici di Taranto, cioè di un altro tirbunale diverso da quello di Lecce, come succede in casi del genere.

L’ora della morte, la causa della morte, il nesso tra droga e decesso: su questi tre elementi, ritenuti   incerti dagli avvocati difensori che hanno sostenuto le loro tesi in 21 pagine, ci si è dati battaglia in Cassazione fino a convincere anche quei magistrati che c’è ancora qualcosa da chiarire in quella terribile vicenda, fatta di debolezze umane fno all’estremo limite. «Ora si apre un’alrta strada per trovare veramente le cause della morte di Attanasio», ha commentato Corleto.

La Cassazione non ha chiuso la cella e buttato le chiavi per Lucia Bartolomeo, lei che si è sempre dichiarata innocente. Nel marzo scorso, durante una drammatica intervista nel carcere di Lecce, si dipinse senza veli (insensibile, bugiarda, infedele) ma ribadì con forza: «Non ho ucciso mio marito».

I due coniugi avevano avuto, dopo averlo tanto desiderato, un  figlio, una bimba che continua a non capire perchè è successo tutto questo proprio a lei.

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