Home Tags Posts tagged with "ulivi malati"

ulivi malati

Gallipoli – Arrivano 42 milioni ai produttori olivicoli colpiti dalla Xylella fastidiosa, all’indomani del “via libera” del Comitato fitosanitario europeo al reimpianto ed alla commercializzazione di barbatelle di vigna anche se solo di tre cultivar. E, per una volta, i finanziamenti provenienti dal Piano regionale di sviluppo rurale mettono d’accordo tutti, viste i distinguo e i rimproveri per i “ritardi” piovuti da dentro e da fuori la maggioranza del presidente Michele Emiliano dopo la positiva risposta di Bruxelles. “I fondi stanziati dalla Regione Puglia attraverso il Piano di sviluppo rurale sono un primo decisivo passo per il rilancio dell’indotto economico di olivicoltori e vivaisti salentini, in attesa che l’Ue e tutti gli stati membri recepiscano le direttive del Comitato fitosanitario sul reimpianto degli ulivi. Finanziamenti importanti anche perché arrivano con la tempistica giusta, è bene sottolinearlo, rispetto al lavoro svolto a Bruxelles”. Ma tutto questo, seppur fondamentale, non è sufficiente; si può e si deve fare di più”: è la valutazione del consigliere Sergio Blasi di Melpignano, che enumera i successivi passi. Il governo nazionale dovrebbe aggiungere ai 42 milioni una sua quota di co-finanziamento; poi vanno trovati i modi di tutelare anche i piccoli proprietari terrieri salentini, che poi sono la gran parte degli olivicoltori, “ad oggi tagliati fuori da qualsiasi forma di aiuto economico”. A riprova, si sottolinea il dato che delle circa 1.650 domande di ristoro presentate alla Regione, “la maggior parte arrivano proprio da proprietari di piccoli e piccolissimi appezzamenti olivetati, da uno a tre ettari, fuori di fatto dal comparto economico, che però costituiscono la spina dorsale del paesaggio olivicolo salentino”, secondo Blasi. Servono qui di per loro “interventi specifici, diversificati da quelli previsti per il comparto oleario”. “Proporrò uno specifico provvedimento per la tutela dei piccoli e piccolissimi proprietari di appezzamenti olivetati da inserire in sede di approvazione della legge di Bilancio 2018, la cui discussione avverrà in Consiglio regionale il prossimo dicembre”, conclude Blasi.

 

Donato Boscia, Cnr Bari

Gallipoli – Si è parlato – e tanto – di Xylella e di Puglia al quarto convegno nazionale sull’olio e l’olivo oggi a Pisa. Grande l’attenzione verso la malattia che ha colpito buona parte del Salento e sui pericoli di una diffusione in altri territori italiani ma anche dei finanziamenti europei che stanno sostenendo i programmi di ricerca che coinvolgono Università e centri di studiosi di mezzo mondo. “L’identificazione nel 2013 di un focolaio di Xylella fastidiosa in uliveti nella penisola salentina ha determinato un’emergenza fitosanitaria di proporzioni senza precedenti per l’Unione europea, per la perdita completa della produttività di gran parte delle piante colpite e l’abbondante presenza di un efficace insetto vettore del batterio”: ha detto tra l’altro Donato Boscia, dell’Istituto per la protezione sostenibile del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari al convegno promosso dalla Scuola Superiore Sant’Anna e dall’Università di Pisa. Per combattere questa “epidemia” sono stati finanziati anche due progetti di ricerca europei, come ha relazionato il dottor Boscia: “Tra le attività di particolare rilievo – ha detto ancora lo studioso – ci sono quella della ricerca nel germoplasma di olivo e di fonti di resistenza alla Xylella fastidiosa”. Del resto il ruolo della ricerca scientifica è utile anche su altri versanti, ha aggiunto Luca Sebastiani della Scuola Sant’Anna, perché sta “cercando di prevedere gli effetti dei cambiamenti climatici in atto per riuscire a offrire agli agricoltori un panorama di varietà dell’olivo più ampio e in grado di mitigarne gli effetti negativi degli eventi climatici estremi che sempre più frequentemente affliggono la coltivazione di questa specie”.

Gallipoli – Il monitoraggio nella zona a nord di quella infetta ripresi a ritmo intenso (prima della sosta ferragostana, in quattro mesi e mezzo ne erano stati effettuati 190mila); la Regione Puglia che vara una nuova legge per il contrasto del batterio da quarantena noto come “Xylella fastidiosa”, chiarendo il senso di tre articoli – 5, 6 e 8 – della precedente legge del 29 marzo ’17; alle cultivar di ulivo Leccino e Fantastica, che hanno superato già alcuni test di resistenza al contagio, si potrebbero presto aggiungere altre varietà come il Frantoio ed alcuni ulivi selvatici della zona a sud di Gallipoli, dieci dei quali (su 19)  hanno superato cinque prove di verifica: le principali  novità concrete – ben tenendo presente i tempi della ricerca che per dire la parola finale necessità di anni, non di mesi –  si possono riassumere così e riguardano la provincia di Lecce definita “zona rossa”, e quella cuscinetto che la delimita verso il Brindisino e il Tarantino dove sono ripresi i controlli massicci, da Ostuni a Crispiano, da Brindisi a Fasano, Grottaglie, Martina Franca e Taranto.

Le legge regionale è stata approvata dal Consiglio regionale della Puglia ha approvato il 7 scorso a maggioranza – no del M5S, astensioni da Fi, Ap e Direzione Italia. La Puglia si adegua alle ben note norme europee  per la gestione della batteriosi come quella da Xylella fastidiosa. Si è provato in questi ultimi anni – l’infezione è stata individuata nel 2013 – a svicolare ma alla fine i risultati sono stati deprimenti, basta guardarsi intorno, e i rischi in aumento anche per via di una procedura d’infrazione aperta nei confronti dell’Italia per non aver affrontato in sostanza il grave problema della diffusione della epidemia in tutto il continente.

Per quanto riguarda le misure di eradicazione del patogeno, ecco la nota testuale della Regione: “Si prevede la rimozione immediata della pianta infetta, di tutte le piante notoriamente infette e delle piante che presentano sintomi della possibile infezione o sospettate di essere infette nel raggio di 100 metri, oltre all’abbattimento delle piante ospiti presenti, a prescindere dal loro stato di salute. Vengono inoltre specificati i siti, nel cui raggio di 200 metri il servizio fitosanitario regionale ha disposto la rimozione immediata di tutte le piante risultate infette. In riferimento all’accesso al fondo di solidarietà nazionale per la compensazione del mancato reddito a causa della batteriosi, la legge prevede che si applichi anche alle aziende vivaistiche non agricole, che producono cioè in substrati diversi dal suolo agrario. Per quanto riguarda invece la tutela degli ulivi monumentali, che secondo la legge non vanno rimossi ma isolati, si specifica che la norma vale per le piante non infette ricadenti nel raggio di 100 metri di distanza dalla pianta infetta nella zona delimitata soggetta a misure di eradicazione. Al fine di sostenere la vitalità degli ulivi monumentali infetti, la sperimentazione scientifica è consentita nella zona infetta ad esclusione della zona di 20 km nella quale si applicano le misure di contenimento”.

Sono le stesse regole che aveva recepito il commissario straordinario tanto invocato ed alla fine arrivato nel febbraio 2015, il comandante della Forestale Giuseppe Silletti; solo che a queste severe  misure la Puglia e il governo si allineano dopo quasi due anni, con il commissario andato via; con la Regione che ha avocato a sé la gestione dell’affaire Xylella; con una ininfluente task force di tecnici e scienziati nominata dal presidente Emiliano, che ha rappresentato solo la frantumazione dei saperi davanti ad un nemico mai conosciuto prima.

Si vedrà se adesso ci sarà la forza di procedere nella direzione indicata e sostenuta dai ricercatori dei Pasi che col batterio hanno dovuto fare i conti, dagli Usa al Brasile, a Taiwan. Alternative non pare ce ne siano o almeno non sono emerse né sono state sperimentate e certificate con un qualche successo dal fronte degli oppositori agli eradicamenti.

Il 12 intanto il comitato olivicolo salentino batte un colpo a Lecce con una nuova manifestazioni con trattori e agricoltori di tutto il Leccese; raduno al Foro Boario e poi il corteo fino all’ufficio provinciale dell’Agricoltura. Niente bandiere e niente sigle di associazioni e di sindacati, hanno deciso gli organizzatori, che hanno eletto come propria sede quella di “Primolio” sulla Casarano-Supersano, portavoce Cosimo  Primiceri di Casarano.  Ed anche questo è un segnale tangibile delle rotture e della crisi di rappresentanza che questo attacco agli ulivi ha prodotto nel mondo agricolo.  Il comitato mette sul banco degli imputati la Regione e l’assessore Leonardo Di Gioia, giudicato senza mezzi termini “inadeguato”. Il tempo perso per decidere oggi ciò che era già chiaro ieri è l’accusa principale, rivolta sia a coloro che non hanno difeso quelle misure contenute nel piano Silletti, sia a quanti lo hanno contrastato in tutti i modi, comprese le denunce alla Procura di Lecce. Lunga comunque la lista delle cose che si dovrebbero fare “con urgenza”, dallo sblocci dei fondi fin qui annunciati e decisi, alla nomina di un commissario al posto dell’assessore Di Gioia; dall’estensione dello stato di calamità anche per il 2018 all’autorizzazione a reimpiantare da subito le varietà risultate fin qui capaci di convivere con la Xylella senza morire.

Dall’associazione  “Agrinsieme”, che riunisce le organizzazioni tradizionali di agricoltori, ed olivicoltori, oltre al rammarico per non essere stata coinvolta nella manifestazione di martedì prossimo, viene la proposta di una assemblea dei Sindaci convocata dalla Provincia, a cui invitare i massimi esponenti di Regione, Governo, Commissione europea.

ACQUARICA DEL CAPO. Con la piantumazione di 200 giovani alberi d’ulivo di 16 diverse varietà all’interno di un appezzamento di terreno di 2 ettari circa in contrada “Rancate” ad Acquarica, si è dato il via questa mattina al progetto sperimentale della Coldiretti di Lecce, finalizzato alla individuazione di una strategia adatta a sconfiggere il batterio che rischia di distruggere l’olivicoltura salentina. L’esperimento, autorizzato dalla Regione Puglia e realizzato in collaborazione col Consorzio agrario di Lecce e con gli istituti universitari pugliesi, è stato avviato presso l’azienda agricola di Francesco Gianfreda e Francesca Martella, all’interno della quale sono presenti ulivi secolari di varietà “ogliarola” infette da Xylella fastidiosa. Alla cerimonia, presenti numerosi (e interessati) olivicoltori delle zona, hanno preso parte Giuseppe Brillante, Pantaleo Piccinno e Gianni Cantele, rispettivamente direttore provinciale, presidente provinciale e presidente regionale della Coldiretti, i sindaci di Acquarica e Ugento (Francesco Ferraro e Massimo Lecci) e l’onorevole Rocco Palese. Il titolare dell’azienda che ospita la sperimentazione ha sottolineato lo stato di “estrema criticità” dell’olivicoltura salentina: «Se fino a ieri abbiamo utilizzato quanto guadagnavamo dagli ulivi per realizzare gli   appartamenti in zona di mare, oggi dobbiamo utilizzare le entrate provenienti dagli alloggi al mare per poter conservare il nostro patrimonio olivicolo». Un duro attacco alle istituzioni politiche è partito dal sindaco Ferraro: «L’olivicoltura nel Salento è stata da sempre la colonna portante dell’economia. I matrimoni venivano programmati tenendo conto dell’annata buona della raccolta delle olive. Allo stesso modo tante famiglie hanno potuto permettersi di laureare i propri figli grazie alle entrate provenienti dall’olivicoltura, un settore che da lavoro a circa 150mila addetti. Non capisco le istituzioni politiche che si mobilitano se un centinaio di operai perde il posto di lavoro e si rendono latitanti di fronte al rischio che a perdere il lavoro siano decine di migliaia di persone».

Dello stesso tenore l’intervento del parlamentare di Acquarica Rocco Palese, che ha invocato “una legge speciale” per combattere la Xylella prevedendo “poteri straordinari” per un commissario nominato ad hoc. «Per noi la Xylella è stata peggio di un terremoto – ha dichiarato Palese – e un terremoto non si affronta con strumenti convenzionali». Su posizioni differenti il presidente regionale Coldiretti, Gianni Cantele, che ha accusato Ferraro di aver fatto un comizio. «La politica faccia il suo mestiere e proponga soluzioni» ha detto Cantele.  Nel corso della manifestazione si è appreso che sono 54 i comuni che hanno adottato una delibera per chiedere all’Unione Europea di rimuovere il provvedimento che vieta i nuovi impianti olivicoli.

ulivo xylella bruciatoServono a rassicurare gli altri Paesi dell’Ue e gli altri produttori pugliesi e italiani, ma i monitoraggi per definire la situazione ad oggi dell’epidemia da Xylella fastodiosa partono sulla carta solo ora, con due mesi di ritardo. E mentre si attende il pronunciamento della Corte di giustizia europea sulle eradicazioni obbligatorie nel raggio di cento metri da alberi infetti – iniziato il 4 scorso con conclusioni previste per il 12 – dei 270 agenti fitosanitari non c’è ancora neppure l’ombra.

Un altro ritardo in questa drammatica vicenda, per l’individuazione ed assunzione per quattro mesi di agronomi, periti e agrotecnici nei tempi indicati dal decreto ministeriale del febbraio scorso, ma nessuno poteva prevedere che l’importante decisione si sarebbe imbattuta nella semiparalisi dell’assessorato all’Agricoltura regionale, generato indirettamente dall’inchiesta giudiziaria in cui sono coinvolti alcuni dirigenti; i malcapitati si astengono per cautela dal firmare provvedimenti ed hanno chiesto di essere trasferiti in altri uffici; la riorganizzazione non è però neanche partita. Negli ultimi giorni lo sblocco.
Un’altra immagine plastica della stasi in via Capruzzi viene dal sito Qui Regione: l’ultimo comunicato relativo all’”emergenza Xylella” risale all’8 aprile circa le misure fitosanitarie che altri (gli olivicoltori) dovevano adottare.

Scadute con aprile le arature e la falciature obbligatorie, si è aperta – almeno formalmente – la fase delle “potature severe”, giudicate assai criticamente dal consigliere regionale Cristian Casili: «Il nuovo piano entro questo mese obbliga ad effettuare la capitozzatura, cioè il taglio di grossi rami anche secolari: è una nuova mattanza degli ulivi». Comunque da maggio ad agosto sono fissati almeno due trattamenti insetticidi per contrastare l’insetto vettore.
In questo quadro a tinte fosche avanzano pericolosissimi luoghi comuni via etere e nei canali Rai: dapprima una puntata del popolare “Don Matteo”, in cui un contadino umbro vantava la bontà del suo olio “a differenza di quello prodotto a Sud”; ora in un’altra fiction (“Come fai sbagli”), davanti ad una foto del Salento, un’attrice commenta: “Eh sì, quegli ulivi adesso non ci sono più”.

ulivo xylella bruciatoRACALE. Intensificare (o introdurre in certi casi, vedendo lo stato di alcuni oliveti in abbandono) le buone pratiche, cioè arature, fresature, pulizia dei terreni; vietare l’impianto di specie vegetali riconosciute come preferite dal batterio; eliminare le piante ospitanti l’insetto vettore e la Xylella lungo strade e canali; usare sostanze chimiche insetticide tra le undici indicate per evitare il proliferare della “sputacchina” e contenere quindi l’espansione del contagio; infine, procedere a potature severe e ad abbattimenti di alberi infetti nella zona di contenimento e in ogni eventuale focolaio che la forestale dovesse rilevare: questi i punti messi nel documento che la task force della Regione (una sessantina di componenti tra professionisti, ricercatori e studiosi) che per la terza volta il presidente Michele Emiliano ha riunito a Bari in questi ultimi giorni.

Continua a leggere sull’edizione cartacea di Piazzasalento, oppure ricevi il nostro giornale direttamente a casa tua o nella tua casella di posta!

Ulivi sradicati per cercare di frenare, secondo i piani elaborati in base alle indicazioni europee, la diffusione del batterio

Ulivi sradicati per cercare di frenare, secondo i piani elaborati in base alle indicazioni europee, la diffusione del batterio

RACALE. Prima che scadesse l’ultimatum dell’Unione europea, che ha avvisato l’Italia dell’avvio di una procedura d’infrazione, il governo ha risposto presentando controdeduzioni e proposte per l’immediato futuro al 59° giorno dei 60 disponibili. Cosa è stato fatto per contrastare la Xylella fastidiosa e il disseccamento rapido degli ulivi; la dichiarazione per decreto di area indenne valida per tutta Italia tranne il Salento, col passaporto per le piante; il piano nazionale della ricerca; la prosecuzione delle buone pratiche agricole. Ma la carta vincente, in una montagna di documenti e corrispondenze sempre più alta, potrebbe rivelarsi paradossalmente proprio l’intervento della Procura della Repubblica che ha messo sotto chiave gli alberi da abbattere perchè malati e il pronunciamento del Tribunale amministrativo del Lazio che ha demandato alla Corte di giustizia dell’Unione alcune questioni pregiudiziali per le quali bisogna attendere l’autorevole risposta. Il governo italiano non può, di conseguenza, essere accusato di inadempienze, che poi sarebbero alla base della temutissima diffusione del batterio da quarantena.

A tal proposito, l’europarlamentare Rosa D’Amato (M5S) è tornata a chiedere alla Commissione Ue che la presenza della Xylella, variante Pauca, sia dichiarata ormai endemica in Europa e come tale derubricata dalla lista A1 (batteri da quarantena con misure estreme quali gli eradicamenti) ad A2. Ne ha parlato da ultimo il giornale inglese “The Guardian” circa la presenza del batterio in Gran Bretagna; prima ancora tracce sono state verificate in Corsica e nella Francia continentale.

A livello locale, mentre continuano i momenti di preoccupata riflessione (nei giorni scorsi a Nardò è stato trattato il tema “Ulivi e Xylella, un nodo gordiano giuridico e scientifico” a cura dei Lions club), le associazioni dei produttori provano a fare qualcosa. “21 richieste e 8 proposte, protocollate presso la Regione Puglia il 10 febbraio 2016: il Popolo degli Ulivi ancora una volta si mostra propositivo verso le Istituzioni per risolvere le problematiche inerenti il fenomeno dei disseccamenti degli ulivi e della Xylella in Puglia, ma non solo. Affronta la problematica con una visione di più ampio respiro, coinvolgendo tutto il comparto agricoltura” si legge in una nota dell’associazione con sede a Racale.

La Confederazione produttori agricoli Copagri, dal canto suo, ha aperto uno sportello a Taurisano e Taviano; ha avviato corsi sui fitofarmaci a Taurisano, Presicce, Racale, Gemini di Ugento, Parabita, Matino, Casarano e Monteroni; un corso sui trattori a Casarano e Parabita e uno per piattaforme aree (potatura in cestelli) a Racale. Dalla stessa organizzazione viene un duro attacco al ministro Martina e al governo pugliese: «Non c’è coordinamento tra i vari livelli e la task force annunciatra da Emiliano praticamente non è mai partita». In effetti, dopo due riunioni plenarie dei circa 60 esperti, il presidente ha preso atto che non ci sono vedute comuni e neanche indicazioni.

ulivi malati zona la castellana gallipoliChi glielo spiega ora ad un contadino che l’emergenza non c’è più ma la malattia degli ulivi sì? L’ennesima capriola è stata compiuta sabato scorso quando è scaduto l’anno dello “stato d’emergenza” proclamato dal Consiglio dei ministri e che aveva portato alla conseguente nomina del commissario per l’emergenza. Adesso, niente più commissario – che, per la verità, in un anno ha prodotto tre piani d’intervento sulla carta e poco altro nella pratica – e gestione alla Regione che, un anno e mezzo fa, si era mobilitata e in modo politicamente trasversale, perché fosse emanato lo “stato di emergenza”: di fronte all’aggressione del batterio da quarantena, una sottospecie della Xylella, un decreto straordinario avrebbe rimosso parte delle lungaggini burocratiche e consentito interventi più celeri per fronteggiare un nemico del tutto nuovo da queste parti.

Così non è stato: sui piani ufficiali si sono divisi scienziati e ricercatori, sono fioccate ombre e sospetti fino all’intervento della magistratura di Lecce che, in base a relazione di due docenti universitario, contestati da altri, hanno messo sotto sequestro gli ulivi attaccati e da espiantare.

In attesa di conclusioni da parte delle istituzioni europee (che impongono misure drastiche come gli eradicamenti contro i batteri da quarantena) e nazionali, dovrebbero ripartire di buona lena le buone pratiche agricole, trascurate in una buona parte degli uliveti salentini in quanto antieconomiche. Questi abbandoni hanno obiettivamente indebolito le piante e impoverito i terreni, contribuendo – questa la tesi dei ricercatori finiti sotto inchiesta – a rendere più micidiale l’impatto della Xylella che ha fatto seccare centinaia di ulivi e che, ancora oggi, si fa notare per la sua capacità espansiva. Per questo l’epidemia è stata definita “Complesso del disseccamento rapido dell’ulivo” (Codiro). Per questo aspetto relativo alla cura dei terreni ulivetati, I prossimi mesi sono decisivi: l’insetto maggior imputato circa la diffusione della malattia, la sputacchina, ha da marzo a maggio il suo ciclo vitale, prima larva tra le erbe al suolo e poi insetto sulla chioma degli ulivi. Se si riuscisse a rompere questo processo sarebbe già un risultato che limiterebbe i danni.

“Si tratta di fronteggiare l’attacco e contenerlo”, ha dichiarato il presidente della Regione Michele Emiliano. Sua l’idea di una task force, un gruppo di scienziati ed esperti di una sessantina di elementi; ma dopo le prime riunioni lo stesso presidente ha dovuto prendere atto che le risposte e le vedute sull’argomento sono lungi dall’essere unitarie.

xylella - foto 10.6.2015  (1)RACALE. Lunedì il ministro alle Risorse agricole, Maurizio Martina, s’incontrerà a Bruxelles col commissario per la Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, che nel luglio scorso ha visitato l’area di Gallipoli a causa degli ulivi malati. Il faccia-a-faccia dovrebbe servire a tirar fuori dalla paralisi la battaglia per vincere il disseccamento rapido degli ulivi del Leccese e non solo.
La situazione si presenta molto ingarbugliata, tra minacce di sanzioni all’Italia per aver di fatto frenato quanto previsto dalla Decisione esecutiva del maggio scorso, recepita dal secondo piano-Silletti (dal nome del commissario per l’emergenza oggi sotto inchiesta e dimissionario) e giudici amministrativi del Tar Lazio, che invece ritengono che sia la Commissione Ue a dover essere messa sotto accusa da giudici europei, prima di verificare le eventuali responsabilità delle Istituzioni italiane, obbligate a recepire quelle indicazioni che stabilivano eradicamenti delle piante malate e di quelle soggette presenti in un raggio di cento metri.

Ma non è certo questo l’unico nodo dell’intrigata matassa. Il sequestro delle piante infettate dal batterio Xylella, disposto dalla Procura della Repubblica di Lecce e convalidato dal giudice delle indagini preliminari, ha provocato una serie di interpretazioni, a volte contraddittorie. Se, in effetti, da un lato viene data per certa la presenza della Xylella, non sarebbe chiaro nè da quanto tempo il batterio da quarantena sia attivo nel Salento, nè di quale variante si tratti: i due periti nominati dalla Procura hanno parlato ipoteticamente e per la prima volta di nove diverse varianti. Ancora: se resta opinabile la perplessità dei magistrati circa la correttezza degli interventi messi in parte in atto (non sarebbe questa la cura più idonea per una malattia individuata ma non ancora vinta in nessun’altra parte del mondo), appare fondata l’obiezione di una colpevole trascuratezza: Unione europea, Italia e Regione Puglia non si sarebbero per niente preoccupate di prevedere gli effetti delle operazioni decise sui terreni colpiti con l’uso di anticrittogamici ed erbicidi, la cosiddetta Vas (valutazione ambientale strategica) che lo stato di emergenza di certo, secondo i magistrati inquirenti, non rimuove.

«Lasciate lavorare i ricercatori», si dice da più parti; pochi sono però disposti ad ascoltare l’ammonimento successivo: «Ci vorrà qualche anno per avere qualche certezza in più; fra qualche tempo la ricerca potrà dire se la Xylella agisce da sola oppure no nell’attacco agli ulivi, », come ha detto di recente a “Presadiretta” di RaiTre Gian PaoloAccotto, direttore dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Centro nazionale delle ricerche), sede di Torino e responsabile delle unità operative di Portici (Napoli), Firenze e Bari, dove lavorano due dei dieci indagati dalla magistratura. Anche il campo della scienza risulta profondamente solcato da tesi e controtesi e pericolose frettolosità per cui non si attendono le necessarie verifiche scientifiche prima di annunciare vie di uscita. «Si riprendano intanto i monitoraggi e le buone pratiche«, dice il presidente Emiliano. Almeno quelli si possono fare.

XYLEFA_24Silletti-GiuseppeGallipoli. Da febbraio a dicembre. È durato tanto il commissario per l’emergenza Xylella nominato dal Consiglio dei ministri poco dopo la proclamazione dello stato di emergenza nel Salento degli uliveti. La discesa in campo della magistratura amministrativa prima (il Tar del Lazio ha bloccato le eradicazioni delle piante sane ma esistenti nel raggio dei 100 metri da quella infetta), di quella penale poi (la Procura di Lecce, che ha riscritto nell’ordinanza di sequestro di tutti gli ulivi di Lecce e Brindisi), ha fatto fare il classico passo indietro al dottor Giuseppe Silletti, che torna qindi a fare solo il comandante della Forestale di Puglia. Del resto, avendo adesso le mani legate, il suo compito – operativo, di esecutore delle indicazioni europee e nazionali in situazioni con batteri da quarantena – era praticamente svuotato del tutto. L’ordinanza di sequestro della Procura della Repubblica attende adesso la convalida o meno del giudice per le indagini preliminari.

ulivo e soleIl Tribunale amministrativo regionale del Lazio si è pronunciato per la prima volta nel merito della intricata vicenda degli ulivi malati, bloccando l’abbattimento anche di quelli sani nel raggio di cento metri dal contagiato. Era il 16 dicembre.
Due giorni dopo quasi ci fosse una regia occulta (in una vicenda contrassegnata da dubbi e sospetti planetari, una battuta del genere ci sta), la Procura della Repubblica di Lecce con il suo massimo esponente, il dottor Cataldo Motta, ha bloccato tutto quanto, mettendo sotto chiave e “al riparo” gli ulivi dalle eradicazioni, compresi quelli infettati ufficialmente. Pesante il carico sulle spalle di dieci indagati, tra docenti universitari di Bari, dirigenti del Centro di ricerca sperimentazione e formazione in agricoltura “Basile Caramia” di Locorotondo (Bari), l’Istituto agronomico mediterraneo di Valenzano (Bari), entrambi privati, ma anche i ricercatori del Centro nazionale delle ricerche di Puglia, ente pubblico ancorché accreditato a livello internazionale. Nell’atto di 58 pagine con cui si mettono sotto chiave tutti gli ulivi del Leccese, c’è l’elenco dei capi d’accusa: diffusione di una malattia delle piante (gli inquirenti non credono che il batterio Xylella pauca sia arrivato dal Centro America a Rotterdam – dove non ci sono centri di controllo per i vegetali in entrata in Europa – e qundi in alcuni vivai della zona gallipolina); violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale (sarebbero stati bruciati, tra l’altro, ulivi sottoposti a test non autorizzati) e quindi anche falso materiale commesso da pubblico ufficiale (il comandante della Forestale di Puglia e commissario straordinario per la malattia da quarantena, Giuseppe Silletti) e falso ideologico; distruzione o deturpamento di bellezze naturali. L’arco di tempo sotto inchiesta va dal 2010 (nell’ottobre di quell’anno si svolse a Valenzano un convegno di studiosi sulle ipotesi di contagio da Xylella) ad oggi.

Il colpo probabilmente più duro ai ricercatori e agli studiosi finora in prima linea in questa battaglia che allarma l’Europa viene da questo passo dell’ordinanza: «La sintomatologia del grave disseccamento – scrivono gli inquirenti – non è necessariamente associata alla presenza del batterio, così come non è allo stato dimostrato che sia il batterio la causa del disseccamento».
Così, mentre c’è chi esulta perchè “la magistratura ha salvato gli ulivi”, gli stessi giudici avvertono che le indagini non sono affatto concluse e che se la Ue insisterà su quella linea degli abbattimenti, loro interverranno. è ormai guerra di tutti contro tutti. E tutti spingono sulla scienza e la ricerca perché faccia presto. I rimedi però difficilmente arriveranno nel 2016.

Eccidio degli olivi a Oria 13_04_15 barbarie su alberi verdissimi.Foto di Valerio Saracino 03Lunedì scorso all’Ufficio di Rappresentanza italiana permanente presso l’Unione europea è stata notificata la temuta e purtroppo – almeno per alcuni – inevitabile notizia: l’Ue ha aperto la procedura per infrazione nei confronti dell’Italia sul dramma Xylella e ulivi infetti. Il contagio avanza, come affermano le stesse fonti italiane; i piani restano o sulla carta (il primo) o solo in minima parte applicati (l’attuale). Risultato: l’Italia non dà segni concreti e credibili di voler applicare le misure previste per i batteri da quarantena, come quello arrivato dal Costa Rica via Rotterdam con le piante ornamentali. La paura che da Bruxelles potesse arrivare la mannaia con pesanti conseguenze economiche l’aveva rappresentata Giuseppe Silletti alla quarta commissione consiliare della Regione pochi giorni fa, audizione convocata su iniziativa di Cristian Casili (di Nardò) e il M5S.
«Siamo nella terza fase del piano che prevede l’attuazione delle disposizioni normative emanate dall’Unione europea e recepite dal Ministero: il che significa azioni di contenimento della malattia e abbattimenti delle piante infette nella provincia di Lecce e nella provincia di Brindisi. Oltre alla continua attività di monitoraggio ad opera degli agenti del corpo dello stato e dei nuovi tecnici assunti dall’Arif»aveva detto tra l’altro Silletti. Il commissario straordinario per l’emergenza Xylella aveva anche ribadito in Commissione la necessità di attenersi a quanto stabilito dall’Ue per arginare la diffusione della malattia che “avanza in maniera sempre più rapida: la situazione è preoccupante con 26 focolai nell’agro di Torchiarolo e uno nella zona di Brindisi». Pochi mesi fa erano solo tre.

Nonostante numerosi pareri dubitativi o apertamente contrari di tecnici ed esperti presenti (dai quali vengono avanzate indicazioni spesso discordanti tra loro, a conferma dell’assoluta novità della situazione, con un batterio fino a pochi anni fa del tutto sconosciuto), il commissario ha tenuto a sottolineare che le misure previste, tra cui l’abbattimento delle piante comprese nel raggio di 100 metri da quelle infette, sono comunque “frutto della mediazione tra Ue e Stato italiano”, ricordando che il piano prevede una zona di contenimento riguardante gli ultimi 20 km della provincia di Lecce, con l’individuazione e l’abbattimento delle piante malate (1.500 finora quelli effettuati); eradicazioni nei 10 km della zona cuscinetto e monitoraggi nei 30 km della fascia di condizionamento. L’indennità per il mancato reddito e l’eradicazione è stata portata fino a 261 euro per albero.
Si attendono infine le sentenze del Tar Lazio del 16 dicembre e 26 febbraio prossimo.

ulivi malati strada alezio-taviano (4)GALLIPOLI. Dopo gli olivicoltori brindisini (una quarantina, cui vanno aggiunte una trentina di aziende biologiche), i 26 vivaisti, i 25 Comuni salentini, Legambiente regionale, anche il Wwf nazionale ricorre al Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro quella parte del secondo piano Silletti (denominato così dal nome del commissario per l’emergenza) che obbliga l’espianto di ulivi sani che si trovino in un raggio di 100 metri da una pianta attaccata da Xylella, sottospecie pauca. La Direttiva dell’Unione europea n. 29 del 2000, a proposito di organismi da quarantena come appunto la Xylella, non si esplicita in nessun passo l’obbligo di espiantare alberi o piante senza alcun sintomo o prova che siano malate. Il Wwf ha così deciso di ricorrere al Tar contro il Ministero delle risorse agricole, la Regione Puglia e il commissario straordinario Giuseppe Silletti, che è anche il comandante della Forestale pugliese, insieme ad altri tre partner: un produttore di Torchiarolo (Brindisi), nuova frontiera del contagio purtroppo in espansione, il Forum Terzo settore della provincia di Lecce, il coordinamento delle associazioni per la difesa del patrimonio culturale. Il Tar Lazio, che ha già espresso la sospensione del provvedimento relativamente a questo particolare aspetto, dsi pronuncerà per la prima volta nel merito della vicenda il prossimo 16 dicembre.

Intanto fonti francesi e della rivista scientifica “Scientific American” hanno segnalato la presenza di un’altra specie di Xylella a Nizza e in una zona delle  Alpi Marittime, come confermato dalla Prefettura della regione francese del Var. Sotto attacco in questo caso sarebbero arbuti come il Polygala mirtifolia.

ulivo eradicatoIn Evidenza.inddA parte i costi non trascurabili della termoterapia, precondizione essenziale per rimettere in circolo le barbatelle salentine (una quarantina di aziende con circa 700 addetti), da Bruxelles è arrivato un riconoscimento ufficiale dei ricercatori pugliesi che sin dai primi tempi si stanno occupanto di Xylella e di complesso del disseccamenti rapido dell’ulivo. La specie di Xylella fastidiosa denominata “Pauca”, non intacca in nessun modo le barbatelle da vite. Lo ha riconosciuto il Comitato europeo fitosanitario abrogando un embargo che non aveva da tempo più ragion d’essere. Respirano i vivaisti del settore vitivinicolo ed anche i ricercatori del Centro nazionale delle ricerche, il cui lavoro meticoloso e scientifico, è stato ritenuto valido ed affidabile a livello europeo. Nei giorni scorsi il dottor Donato Boscia (foto a sinistra), responsabile dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, aveva illustrato tutti i tentativi fatti per infettare le barbatelle, dall’inoculo diretto a quello attraverso insetti vettori, su vigneti ubicati nel cuore della zona infetta (Gallipoli e dintorni tra l’altro). Risultati tutti negativi. In più, il Cnr pugliese e i colleghi francesi dell’Agenzia nazionale della sicurezza alimentare, avevano dimostrato come il trattamento Hwt (acqua calda sulle piante di vite) era efficace a tal punto da eliminare qualsiasi patogeno batterico.

Si resta però in attesa di un’altra decisione importante: l’ok al reimpianto di ulivi nella zona dì insediamento, in pratica la provincia di Lecce, a soli fini scientifici: si realizzerebbe l’annunciato laboratorio a cielo aperto tutto dedicato alla ricerca dei modi per convivere col batterio Xylella. L’affermazione del ministro Martina al momento non ha preceduto decisioni ufficiali a livelo europeo.Sono invece arrivati e ripartiti gli ispettori dell’Unione europea per verificare gli interventi effettuati, in particolare in questa fase gli abbattimenti degli ulivi infetti nella zona cuscinetto nel Nord Salento e Basso Brindisino, circa tremila. Secondo indiscrezioni, avrebbero invitato a proseguire su questa strada per impedire l’espansione del contagio (l’ultima mappa indica una nuova zona infetta tra Squinzano e S. Pietro Vernotico, località in cui il blocco di 40 treni il 10 novembre da parte di contestatori del piano di interventi ha portato a 35 denunciati). Ma il Tar Lazio, su iniziativa di alcune aziende agricole brindisine, ha sospeso l’espinato delle specie soggette ad attacco nel raggio di cento metri da una pianta infetta, come invece indicato dal piano concordato con l’Ue.

«L’infezione è arrivata qui, non l’abbiamo fatta entrare noi”, ha intanto rilanciato il presidente della Puglia, Michele Emiliano. La prima riunione con 45 ricercatori e docenti universitari convocati da tutta Italia per cercare di far emergere una linea comune dal mondo della scienza, non ha espresso per adesso indicazioni condivise: troppe le tesi in campo, davanti ad una malattia che si è manifestata per la prima volta in Europa. Ci sarà da lavorare per limare gelosie cattedratiche, antagonismi professionali e altri interessi. Il risultato è che, al momento, la pressione dell’Europa in base alla presenza di un batterio da quarantena, non trova contrasti derivati da studi scientifici italiani.

Xylella al microscopio elettronico l'effetto del batterio sui vasi xilematici occlusi in una foglia di arancio2GALLIPOLI. La specie di Xylella fastidiosa denominata “Pauca”, che tanti danni sta arrecando all’olivicoltura salentina, non intacca in nessun modo le barbatelle da vite, prodotte in una quarantina di aziende con circa 700 dipendenti in provincia di Lecce. Lo ha riconosciuto il Comitato europeo fitosanitario dando quindi il via libera ad un embargo che non aveva da tempo più ragion d’essere. Respirano i vivaisti del settore vitivinicolo ed anche i ricercatori del Centro nazionale delle ricerche, il cui lavoro meticoloso e scientifico, è stato ritenuto valido ed affidabile a livello europeo.

Nei giorni scorsi il dottor Donato Boscia, responsabile dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr di Bari, aveva illustrato tutti i tentativi fatti per infettare le barbatelle, dall’inoculo diretto a quello attraverso insetti vettori, su vigneti ubicati nel cuore della zona infetta (Gallipoli e dintorni tra l’altro). Risultati tutti negativi. In più, il Cnr pugliese e i colleghi francesi dell’Agenzia nazionale della sicurezza alimentare, avevano dimostrato come il trattamento Hwt (acqua calda sule piante di vite era efficace a tal punto da eliminare qualsiasi patogeno batterico.

xylella - foto 10.6.2015  (1)GALLIPOLI. Il 23 dovrebbe arrivare l’ok al reimpianto di ulivi nella zona dì insediamento, in pratica tutta la provincia di Lecce, ai soli fini scientifici: si realizzerebbe l’annunciato laboratorio a cielo aperto tutto dedicato alla ricerca dei modi per convivere col batterio Xylella. Sono invece arrivati nuovamente gli ispettori dell’Unione europea per verificare gli interveti effettuati – in particolare in questa fase gli abbattimenti degli ulivi infetti nella zona cuscinetto nel Nord Salento e Basso Brindisino – e stilare il rapporto per il comitato fitosanitario europeo che si riunirà il 23 e 24 novembre per decidere il da farsi: mettere sotto processo l’Italia per infrazione alle norme comunitarie oppure emanare qualche altra raccomandazione-ultimatum.. Gli ispettori saranno qui fino a mercoledì

“Basterà una semplice domanda al mio dicastero – ha detto il ministro Martina – e gli ulivi potranno essere reimpiantati a fini scientifici”. Se così sarà, cadrebbe un divieto assoluto e uno dei motivi di più forte contestazione non tanto e non solo di alcuni movimenti ambientalisti ma anche di associazioni di olivicoltori. Resta sul terreno un altro punto dolente: l’abbattimento delle piante che il batterio può attaccare e che si trovino in un raggio di cento metri da una pianta certamente malata. Anche su questo si vanno puntando le attenzioni di settori istituzionali e politici ma da Briuxelles per adesso almeno non ci sono spiragli per una discussione.

“L’infezione è arrivata qui, non l’abbiamo fatta entrare noi”, ha dichiarato il presidente Emiliano alla vigilia della riunione del comitato dei 45 ricercatori e docenti universitari convocati per cercare di far emergere una linea comune dal mondo della scienza. L’esplicita chiamata dell’Ue da parte del presidente della Puglia fa riferimento al più volte denunciato sistema colabrodo nell’importazione delle piante ornamentali di cui dispone l’Europa. Su questi prodotti provenienti in gran parte dal Centro e Sud America non vi è alcun filtro anti infezioni nel principale porto d’importazione, Rotterdam. Non c’era, perché solo dopo che la Xylella è stata rintracciata in piante di caffè in Francia e nella stessa Olanda, è stato messo in piedi un sistema di protezione dalle malattie vegetali da batteri da quarantena. Come la Xylella nelle sue varie specie e sottospecie.

ulivo xylella bruciatoRACALE. Una campagna olearia di eccezionale portata quella in corso, per quantità e qualità. Lo dicono gli olivicoltori con un ritrovato sollievo, raro di questi tempi almeno in questo settore. Ottimo raccolto e ottimo risultato. Naturalmente, l’evento positivo riguarda quelle zone in cui il disseccamento degli alberi è minore rispetto alla gran parte del Salento jonico che resta il più colpito, l’originaria zona rossa intorno a Gallipoli. «Oltre a questo dato – dicono dalla cooperativa Acli di Racale – ce n’è un altro che sembra confermare certe ricerche avviate per trovare le specie di ulivo resistenti al batterio micidiale: i nostri soci ci dicono che gli ulivi varietà Leccino e Frantoio stanno bene, nonostante tutto».
Naturalmente non ci sono conferme scientifiche in questa direzione né in altre, nonostante il battage pubblicitario e pubblicistico che in certi casi sembra davvero sospetto e pro domo propria. Con amministratori pubblici e privati (cooperative agricole o alcune associazioni di categoria) sempre più disorientate. Anche per questo il presidente della Regione, Michele Emiliano, ha convocato 45 esperti e ricercatori (il numero potrebbe anche aumentare) per il 16 novembre. Tema al centro: trovare le prove per cercare di convincere l’Unione europea che i provvedimenti adottati (abbattimento degli alberi infetti e di quelli sani ma sotto possibile attacco in un raggio di 100 metri) sono troppo severi e non efficaci. «In questi anni si sono dette tante cose – ha dichiarato in una intervista a Quotidiano – ma per fermare gli abbattimenti serve una prova». E sul fatto che tra gli invitati alla task force anti Xylella ci siano anche uomini di scienza dichiaratamente contro le eradicazioni, il presidente ha risposto: «In effetti parte dei nomi me li hanno suggeriti i movimenti che si battono per salvare gli ulivi, altri tra quelli che se ne stanno occupando da tempo». Ecco allora il prof. Marco Scortichini, batteriologo famoso e direttore dell’Unità di ricerca per la frutticoltura di Caserta (i suoi esperimenti hanno bisogno di un altro anno di verifiche) del prof. Cristos Kyloyannis dell’Università di Basilicata, uno dei contestatori della gestione “troppo Bari-centrica” della vicenda. Da non dimenticare comunque che presso il Ministero delle Risorse agricole è insediato da un anno circa il comitato scientifico nazionale, sorto proprio per il caso Xylella, affacciatosi per la prima in Europa.

Tra le altre date da tenere d’occhio c’è quella del 18, giorno in cui il Tribunale amministrativo del Lazio deciderà sugli esposti contro gli abbattimenti delle piante presentati da alcune aziende del Brindisino, dove insiste la zona cuscinetto per bloccare l’espansione dell’infezione nel resto della Puglia. Inoltre, sono in arrivo a fine mese gli ispettori della Commissione europea per constatare l’applicazione delle Direttive esecutive, di cui il piano Silletti (dal nome del commissario attuatore) è la traduzione in pratica. Il Comitato permanente dell’Ue ne recepirà i risultati e deciderà se applicare o meno la procedura d’infrazione all’Italia.

Gli ultimi europei preoccupati sono venuti da Londra, il 15 ottobre scorso. Sono stati inviati dalla Bbc, storica e prestigiosa tv statale, a vedere come stanno le cose tra Gallipoli, Alezio, Racale, l’ex zona rossa di due anni fa. «Siamo venuti fin qui – ha detto Johnny Madge, intenditore di olio d’oliva e componente della troupe – perchè il problema Xylella è ormai di interesse mondiale ed anche perchè vede come protagonista uno dei maggiori paesi produttori di ottimo olio. Siamo molto dispiaciuti per i vostri oliveti e spero che tutto si risolva al meglio. Da troppi anni ho a che fare con l’olio e gli ulivi: vederli in queste condizioni mi fa stare male». Ad Alezio – dove in un uliveto con decine di ulivi infetti e quasi totalmente secchi, sono presenti anche alcuni innesti “a finestra” di Leccino che per ora sembrano resistere al batterio – c’erano anche il giornalista Thomas Jeap, insieme al produttore Martin Poyntz Roberts, insieme a Enzo Manni della cooperativa agricola Acli di Racale, al professor Giovanni Martelli, del Dipartimento Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti, e al responsabile dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Centro nazionale delle ricerche di Bari, Donato Boscia, tavianese di adozione.
Come sottolineato dagli esperti, a cui si sono rivolti per la loro esperienza scientifica gli inviati della Bbc, la varietà Leccino non sarebbe   immune al batterio, ma molto più resistente rispetto all’Ogliarola e alla Cellina di Nardò. Oltre agli ulivi ed altre piante suscettibili di essere attaccate, si teme che la Xylella possa aver colpito l’alloro: sono infatti in corso alcuni studi per accertare quest’altro fronte di battaglia.

I due studiosi non si sono sottratti alle domande anche alle più dirette e scomode, dalle speranze cui si aggrappano gli olivicoltori quando vedono, a seguito di buone pratice, crescite rigogliose alle delusioni, trascorsa qualche settimana, col disseccamentoche si ripresenta. Alle contestazioni di “sedicenti ambientalisti: stanno creando problemi con i loro atteggiamenti sbagliati, sono molto aggressivi ed è impossibile stabilire un confronto”.  Credete che queste persone stiano favorendo la diffusione della malattia? «è proprio quello che sta accadendo. Purtroppo non saranno loro a pagare. Si stanno assumendo la responsabilità storica di un disastro ambientale, perchè blocchi l’unica carta che abbiamo in questo momento, per tentare di bloccare l’epidemia». Gli interventi in corso in questi giorni? «Non è garantito che funzioni ma è la sola carta che possiamo giocarci oggi. Chiamiamolo un onesto tentativo  per fare qualcosa contro la malattia». Se non viene controllata, quanto può diffondersi? «Teoricamente in tutta Italia, in tutto il bacino del Mediterraneo perchè presenta le condizioni favorevoli per la diffusione della Xylella».

Ecco una buona parte dell’intervista condotta dal giornalista della Bbc, la tv pubblica inglese, agli esperti prof. Martelli e dott. Boscia.

…Prof. Martelli: Se pensano che ci sia una cura non sono d’accordo, quindi questo è uno dei principali punti di confusione che sostengono questa opposizione.

Giornalista: Se c’è un minimo di speranza o qualcuno ti ha detto che i tuoi alberi possono tornare in vita allora ti aggrappi a quello, ma nel frattempo la malattia si diffonde.

Prof. Martelli: Sì. Sì, guarda quell’albero. È stato colpito, mostra dei segni di disseccamento dei rami. Forse un paio di mesi fa era completamente verde e uno potrebbe dire, “bene, sta riprendendosi, aspettiamo e vediamo che cosa succede”. Quindi questo è il problema, se poti l’albero, drasticamente, e poi gli dai il fertilizzante e l’acqua e lo curi per bene, metterà su una vegetazione lussureggiante in breve tempo e, guardando l’albero sei sicuro di aver risolto il problema. Poi, dopo un paio di settimane il problema si ripresenta, inizia il disseccamento e l’albero deperisce.

G: Ho letto che alcuni proprietari che hanno permesso l’abbattimento dei loro alberi sono stato insultati o addirittura aggrediti. È vero?

Prof. Martelli: Beh, queste persone che sono inclini ad utilizzare delle misure preventive, sono ostacolate da altri, in particolare da sedicenti ambientalisti. Ci sono numerosi gruppi che stanno creando molti problemi proprio a causa del loro atteggiamento sbagliato, ma sono pacifici, gridano, urlano ecc, sono molto aggressivi e non è possibile stabilire un confronto, non c’è nulla che si possa fare, è impossibile discutere, quindi ti urlano, ti insultano e puoi solo girarti e andartene.

G: Credi che queste persone stiano favorendo la diffusione della malattia?

Prof. Martelli: Certo, è proprio quello che sta accadendo. Purtroppo non saranno loro a pagare.

G: Vuoi dire che non saranno loro a subirne le conseguenze. Sarà qualcun altro a soffrire?

Prof. Martelli: Certo sarà qualcun altro a soffrire e le persone che stanno favorendo la diffusione della malattia, probabilmente non saranno loro a pagare.

G: Forse?

Prof. Martelli: No, non forse. Sicuramente. Nessuno di loro pagherà.

G: Sei proprio convinto che queste persone stiano facendo male e che stiano creando un disastro favorendo la diffusione della malattia.

Dott. Boscia: Assolutamente, è proprio così. Perché comportandosi così significa che qualcuno sta assumendosi la responsabilità di un disastro ambientale, perché così tu stai favorendo la diffusione e stai impedendo di giocare l’unica carta che abbiamo in questo momento per tentare di fermare l’epidemia.

G: Il vostro trattamento è l’unica carta per fermarla.

Dott. Boscia: Non è garantito che funzioni. Ma è la sola carta che possiamo giocarci al momento.

Prof. Martelli: Chiamiamolo un onesto tentativo per fare qualcosa contro la malattia.

G: Se non viene controllata, quanto può diffondersi?

E: Teoricamente in tutto il resto d’Italia.

Dott. Boscia: Direi in tutto il bacini del Mediterraneo.

G: Perché questo è l’ambiente dove la Xilella può sopravvivere.

Prof. Martelli: Sicuramente il Mediterraneo presenta le condizioni favorevoli per la diffusione della Xilella.

Dott. Boscia: Inoltre, qui crescono specie di piante che sono molto suscettibili a questo ceppo, gli ulivi.

G: Mi chiedo quale sia la via d’uscita, perché gli scienziati, il governo e l’Unione Europea dicono che è necessario farlo, dovete attuare il piano ma questo non sta avvenendo. Quindi qual è la soluzione?

Prof. Martelli: Credo che sia questione di tempo. Verrà il giorno e spero che arrivi presto, in cui questa follia cesserà. Sicuramente l’Unione Europea interverrà pesantemente e l’Italia sarà multata. Quindi, spero che alla fine il governo prenda posizione.

G: Ma se questo significa imporre questa decisione usando una maggiore forza, mandando i Carabinieri a proteggere le persone che tagliano gli alberi, beh, questo può funzionare ma potrebbe anche creare un’opposizione più forte sul terreno. Lo abbiamo già visto altrove …

Prof. Martelli: Beh, dipende da come la cosa viene portata avanti. Bisogna farlo in modo da non creare troppo disordine sociale. Credo che questo sia possibile. Un modo potrebbe essere di fare una campagna per spiegare alla gente, noi lo stiamo facendo a livello personale, noi due e altre persone, andiamo in giro a spiegare, ma deve essere fatto a livello istituzionale. Se fosse fatto a livello istituzionale, forse la gente comincerebbe a capire.

G: L’altra cosa che potrebbe aiutare la gente a capire è riuscire a far vedere che la malattia potrebbe diffondersi su un’area molto più vasta, creando un disastro molto più vasto. La gente potrebbe dire, “no questi alberi non si riprenderanno, mi sono sbagliato”.

Prof. Martelli: A quel punto purtroppo potrebbe essere troppo tardi. Forse non troppo tardi, ma sicuramente tardi.

G: Questi sono innesti?

Prof. Martelli: Sì, perché potrebbe aiutarci a capire meglio.

G: Il futuro di questi alberi nel cuore della zona infetta è quindi piuttosto nero. C’è qualche studio scientifico su come combattere la malattia?

Dott. Boscia: Beh, c’è un’esperienza interessante che il proprietario di questo uliveto sta facendo. Si è reso conto che ci sono varietà di ulivi che mostrano una certa resistenza alla malattia, al batterio. Tra questi, la varietà più promettente sembra essere il “leccino”. Questo è un esemplare di cento anni di una varietà molto sensibile, detta “ogliarola” e come possiamo vedere è ormai completamente compromessa, non produce più.

G: È un albero imponente, altro tre metri e con un tronco dal diametro di un metro, con molti rami secchi ..

Dott. Boscia: Sì, non c’è rimasto quasi più nulla sull’albero. Ma su alberi di questo tipo, che hanno un enorme apparato radicale, per molto tempo continuano a crescere dei polloni dalla base.

G: Come questo?

Dott. Boscia: E quello che alcuni fanno è selezionare uno di questi polloni per tentare di ricostruire l’albero. Ma questo non funziona a lungo, perché, come vediamo, i polloni continuano a crescere per un po’ e poi cominciano a mostrare i segni della malattia, come possiamo già vedere nei polloni di questa ogliarola.

G: Sì, a prima vista sembra in buona salute, ma se si osserva con attenzione si vede che le punte delle foglie stanno già seccando.

Dott. Boscia: Quindi il declino è già iniziato. Quello che ha fatto il proprietario di questo terreno è stato realizzare innesti di leccino su due polloni, sui due lati opposti dell’albero, utilizzando quindi un cultivar che sembra resistente. E, confrontando questi innesti con gli altri polloni, si vede come la chioma sia perfetta. Non c’è alcuna traccia di sintomi della malattia.

G: Giusto per spiegare a chi non è esperto di giardinaggio, quando si fa un innesto, si prende un pezzetto di questo leccino, che è resistente, e si mette su quest’altro albero. Come funziona l’innesto?

Dott. Boscia: Come ho già detto prima il leccino è resistente, non è immune, ma si comporta molto meglio dell’ogliarola. Quindi ha la possibilità di sopravvivere alla malattia. Noi stiamo osservando quest’esperimento con interesse e curiosità ma è ancora troppo presto per trarre delle conclusioni.

G: OK. Qual è il vantaggio di fare un innesto di leccino invece di piantare direttamente un leccino?

Dott. Boscia: Dal punto di vista dell’economia, sarebbe meglio piantare un nuovo leccino, ma in casi come questi, dove c’è un numero limitato di alberi che hanno un forte valore affettivo per la famiglia, perché si tratta di alberi piantati dai genitori o dai nonni, il valore che questi alberi rappresentano in questa piccola azienda è molto superiore al valore economico. È un tentativo di salvare questi alberi, in un certo senso.

G: Quindi innestare una varietà resistente su un albero ormai indebolito, da l’idea di avere ancora lo stesso albero di famiglia, è un legame affettivo per il proprietario?

Dott. Boscia: Questo bisognerebbe chiederlo al proprietario. Giovanni vuole farti vedere qualcosa.

Prof. Martelli: Questi sono innesti che non hanno preso, ma in altri casi hanno preso.

G: Quindi si lascia uscire qualche pollone  e poi si fa l’innesto.

Prof. Martelli: L’idea è quella di innestare una varietà resistente su un vecchio tronco, in modo da avere una nuova chioma, prodotta dalla varietà resistente, il leccino, su un vecchio tronco, salvando, in questo modo il grande albero. Questo è ciò che hanno pensato di fare. Se funzionerà o meno, non lo sappiamo ancora, bisognerà aspettare.

G: Il leccino, quindi, sembra resiste, sapete che ha la malattia ma la tollera. Per quanto tempo potrà tollerarla. Mi viene in mente che in Inghilterra c’è una malattia degli olmi, ormai molto comune, e ormai tutti gli olmi vivono circa quindici anni e poi muoiono. Mi chiedo se, non voglio sembrare troppo deprimente, se anche qui potrebbe verificarsi qualcosa di simile?

Prof. Martelli: In teoria questo non dovrebbe succedere, perché abbiamo leccini di diverse età, alcuni hanno circa sessanta o settanta anni e stanno molto bene. Quindi credo che questi alberi continueranno a crescere bene. Potrei dire di esserne assolutamente certo.

Dott. Boscia: Vorrei aggiungere che adesso stiamo parlando, stiamo discutendo del leccino perché è già presente, possiamo osservarlo sul campo. Ma per noi è importante, più del leccino, l’indicazione che ci viene dal leccino, che all’interno della biodiversità degli ulivi possano esserci diversi cultivar che potrebbero essere resistenti o addirittura immuni.

G: Ci sono molte varietà di alberi di ulivo.

Dott. Boscia: Si ci sono molte varietà, forse la classificazione nazionale ne prevede più di mille, forse millecinquecento. Qui osserviamo il comportamento di otto o dieci cultivar, e già da questo abbiamo delle prove interessanti di diversa sensibilità alla malattia. Quindi se possiamo già osservare interessanti esempi di resistenza in soli dieci cultivar, allora possiamo sperare che su millecinquecento cultivar ci sia un significativo numero di diversi cultivar che siano resistenti o addirittura immuni.

G: Quindi pianterete un migliaio di diverse varietà tra gli alberi infetti per vedere quali sopravvivono?

Dott. Boscia: Beh, noi stiamo tentando, penso che tutta la comunità degli olivicoltori del Mediterraneo abbia bisogno di sapere nel più breve tempo possibile se ci siano e quali siano i cultivar siano resistenti. Al momento il problema è del Salento, ma non sappiamo fin dove potrà diffondersi questo problema. Per cui penso che sia estremamente importante per chiunque pianti un uliveto, sapere se ci sono e quali siano i cultivar resistenti. Per questo stiamo tentando di spiegare a vari livelli, anche a livello politico quest’idea e la necessità di sostenere al più presto un programma di screening di questo materiale. Qualcosa si sta già muovendo, stiamo già portando avanti un piccolo programma sostenuto dall’EFSA. Ora stiamo aumentando questo numero di cultivar all’interno del programma HORIZON 2020. Ancora un numero limitato di cultivar, ma speriamo che presto il Ministero dell’Agricoltura possa sostenere un programma per estendere il numero di cultivar da studiare.

Prof. Martelli: credo che sia importante analizzare le altre varietà, perché il leccino, secondo me non è quello più promettente e ci sono invece delle fantastiche varietà che sono specifiche di quest’area che finiranno con l’andare perdute, forse sono già andate perdute. Il panorama dei diversi aromi che ora stiamo scoprendo è già stato ridotto. È un po’ come dire, va bene, non abbiamo più il Cabernet Sauvignon. E non è solo qualcosa che riguarda i coltivatori di ulivi, è qualcosa che appartiene al patrimonio dell’umanità che viene perduto.

Trovare una varietà immune, se fosse possibile, sarebbe importante, perché potremo cercare di trasferire questa immunità ad altre varietà, un giorno. Ci vorrà molto tempo, forse vent’anni, ma si tratta di cose che vanno concepite nell’ambito di un programma di lungo termine. Anche la ricerca del genoplasma resistente potrebbe durare non meno di 10-15 anni, purtroppo.

Ha collaborato Nicolas Pisanello. Traduzione dall’inglese a cura del prof. Aldo Magagnino

ulivo xylella bruciatoLECCE. “Risultati preliminari di una sperimentazione condotta in uliveti in agro di Gallipoli“, è il titolo della giornata di studio che si terrà domani, giovedì 05 novembre alle ore 10 presso la sala conferenze della CCIAA di Lecce. All’incontro, voluto e organizzato da Copagri, con il patrocinio della Camera di Commercio di Lecce e in collaborazione con l’Università degli Studi di Foggia, prenderanno parte: l’assessore regionale all’agricoltura, Leonardo Di Gioia, il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, il sindaco di Lecce, Paolo Perrone e il Presidente della Camera di Commercio di Lecce, Alfredo Prete. Con il contributo di: Cosimo La Cerignola, direttore dell’Istituto Agro-mediterraneo e con le relazioni di: Antonia Carlucci, ricercatore nell’Università di Foggia e di Francesco Lops, docente nello stesso Ateneo. Le conclusioni saranno affidate al presidente di Copagri Lecce, Fabio Ingrosso.

Ulivi malati tra Alezio e GallipoliL’infezione da Xylella fastidiosa non pregiudica le qualità chimiche ed organolettiche degli oli estratti dagli alberi infetti e, quest’ultimi, non sono veicolo della stessa infezione. A sancirlo definitivamente è l’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio interpellata dal deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura alla Camera, a tutela dei produttori e commercianti pugliesi. L’Accademia nazionale dell’Olivo e dell’Olio, fondata nel 1960 a Spoleto, conta ben 230 soci tra giuristi, economisti, tecnologi, agronomi, industriali, addetti al marketing, museologi, chimici, dirigenti di istituzioni pubbliche e private, ricercatori, docenti e divulgatori. Tra gli scopi: la promozione di studi, ricerche e discussioni sui maggiori problemi concernenti l’olivo ed i suoi prodotti, l’organizzazione di convegni, seminari e la trattazione dei più vitali problemi di ordine tecnico-economico, giuridico e nutrizionale nel quadro dell’agricoltura e dell’economia nazionale ed internazionale.
Queste le risposte ai quesiti del parlamentare pugliese L’Abbate (M5S), sentiti i professori Serviti (Università di Perugia) e Martelli (Università di Bari) nonché il Consiglio accademico: “Vi è l’assoluta impossibilità di crescita e diffusione dell’eventuale batterio Xylella fastidiosa nel prodotto finito, olio extravergine, in grado di contaminare la pianta. Di conseguenza oli provenienti da aree considerate infette – si legge nella nota del Presidente dell’Accademia, prof. Riccardo Gucci – non potranno essere considerati fonti di contaminazione batterica per altre piante di olivo e tanto meno per il consumatore. In definitiva, non vi è alcun rischio che l’olio estratto da olive prodotte da alberi infetti possa diventare veicolo di Xylella fastidiosa”. Inoltre, “tutte le tipologie commerciali di oli estratti dalle olive provenienti da materie prime prodotte in Italia sono da ritenersi sicure dal punto di vista di eventuali contaminazioni biologiche comprese quelle di fatto impossibili da Xylella fastidiosa e quindi idonee al consumo umano e non vi sono evidenze di modifiche qualitative nel profilo dell’olio causate dal batterio”.

tom heap bbc radio 4GALLIPOLI. Andrà in onda martedì 27 alle ore 15,30 (in replica mercoledì 28 alle 21) il reportage integrale di Bbc Radio 4 sugli ulivi malati e il fenomeno Xylella, registrato lo scorso 15 ottobre nelle campagne tra Gallipoli, Alezio e Racale. Il giornalista Tom Heap,  insieme al produttore Martin Poyntz Roberts, ha incontrato il professor Giovanni Martelli, del Dipartimento Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti, e il responsabile dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Centro nazionale delle ricerche di Bari, Donato Boscia. È possibile ascoltare la puntata del programma “Costing the Earth”, dal titolo “Antipasto agony”, direttamente dal sito dell’emittente inglese.

PzzSlnt_32_01.inddRACALE. Viene da Antonio Raone (foto a sinistra) vicesindaco con delega all’Ambiente di Presicce, la provocazione rivolta a tutti i Comuni salentini: «Il 21 novembre ricorre la Festa dell’albero, festeggiata dagli Enti con la messa a dimora di un nuovo albero per ogni bambino nato nell’anno. Propongo a tutti i Comuni del Salento di aderire alla manifestazione con un atto di disobbedienza, piantando un albero d’ulivo». Alla disobbedienza in atto contro il reimpianto di ulivi, ma anche di ciliegi e mandorli, si unisce questa idea rivolta alle istituzioni locali.
Associazioni di produttori contestano anche gli abbattimenti in corso nella zona di contenimento, sopra la provincia di Lecce, di alberi carichi di bacche pronte per i frantoi. Gruppi di ambientalisti hanno provato a bloccare l’indicazione, contenuta nel secondo piano del Commissario Silletti e proveniente da Bruxelles, di azzerare anche le piante soggette ad attacchi della Xylella presenti nel raggio di cento metri dalla pianta risultata infetta. Ma proprio in questi giorni nei tre focolai del Brindisino (Oria, Cellino S. Marco, Torchiarolo) sono cominciati gli interventi anche su questo versante. Col Sindaco di Torchiarolo che vuole denunciare i presunti colpevoli della diffusione del contagio: «Tre anni fa – ha dichiarato – qui non vi era traccia di disseccamento, ora la situazione è precipitata. Chi ha consentito che questa peste si espandesse?». Quesiti pesanti che preoccupano ormai anche il Barese, il cuore più pregiato dell’olivicoltura pugliese: nei giorni scorsi si sono riuniti i Sindaci della provincia Barletta, Andria, Trani, mentre la Cia (confederazione italiana agricoltori) di Bari ha suonato l’allarme per quelle zone.

«La ricerca faccia presto, soprattutto ci dia qualche certezza sulla varietà Leccino, che non è immune ma resiste agli attacchi del batterio»: lo dicono in tanti, dalla Coldiretti agli agronomi leccesi. E proprio in questi giorni la Regione ha varato tre bandi, da un milione ciascuno, proprio per incrementare gli studi scientifici. «Se non si eradica, ci sarà il deserto come nella zona di Gallipoli», ha ribadito il commssario Giuseppe Silletti (a destra), esecutore materiale del piano Ue.

GALLIPOLI.  Anche l’emittente pubblica anglosassone Bbc si interessa al grave fenomeno della Xylella e della moria degli ulivi. Giovedì mattina una troupe della famosa tv inglese ha fatto un sopralluogo presso un uliveto di Alezio, dove oltre a decine di ulivi infetti e quasi totalmente secchi, sono presenti anche alcuni innesti “a finestra” di Leccino che per ora sembrano resistere al batterio. Il giornalista Thomas Jeap, insieme al produttore Martin Poyntz Roberts e all’assaggiatore di olio Johnny Madge, durante un’intervista, hanno approfondito la complessa questione insieme ad Enzo Manni della Cooperativa agricola  Acli di Racale, al professor Giovanni Martelli e al responsabile dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Centro nazionale delle ricerche di Bari, Donato Boscia. Come sottolineato dagli esperti, la varietà Leccino non sarebbe immune al batterio, ma molto più resistente rispetto all’Ogliarola e alla Cellina di Nardò. Oltre agli ulivi ed altre piante suscettibili di essere attaccate, si teme che la Xylella possa aver colpito l’alloro: sono infatti in corso alcuni studi per accertare quest’altro fronte di battaglia. «Siamo venuti fin qui – ha detto Madge – perchè il problema Xylella è ormai di interesse mondiale, anche perchè vede come protagonista uno dei maggiori paesi produttori di ottimo olio. Siamo molto dispiaciuti per i vostri oliveti e spero che tutto si risolva al meglio. Da troppi anni ho a che fare con l’olio e gli ulivi, vederli in queste condizioni mi fa stare male».

Da sinistra, Giuseppe Coppola, il prof. Giovanni Martelli, il prof. francese Joseph Bové dell'Università di Bordeaux, i ricercatori del Cnr di Bari Enza Dongiovanni e Donato Boscia

Da sinistra, Giuseppe Coppola, il prof. Giovanni Martelli, il prof. francese Joseph Bové dell’Università di Bordeaux, i ricercatori del Cnr di Bari Enza Dongiovanni e Donato Boscia

Dalle motoseghe al trattore, dalle potature agli antiparassitari, dalle spollonature alla solfature: c’è questo ed altro nel conto che un olivicoltore con terreni tra Alezio e Gallipoli, località Santo Stefano, ha presentato pubblicamente ed indirizzato a chi dovrebbe tenerne conto. In una azienda, condotta dalla famiglia Coppola, da sempre ligia alle buone pratiche, si è dovuto prendere atto dell’attacco straordinario arrivato con la Xylella e si è incrementato il livello di cura delle piante. Dal 16 settembre al 29 novembre l’agricoltore certifica che occorreranno 94,91 euro a pianta per un totale di quasi 40mila euro. Risultati? Gli alberi che avevano vaste macchie di secco sono ora con i loro colori anche se scienziati e ricercatori invitati in loco martedì scorso hanno consigliato prudenza, con la paura di veder riaffiorare come altrove e dopo un po’ di tempo i segni della presenza del temuto nemico.

Ma Coppola ha anche un altro obiettivo e lo ha scritto in una lettera inviata al ministro delle Risorse agricole, all’assessore regionale, quantificando ancora una volta quanto sia necessario per condurre gli uliveti come si deve e invocando una attenzione maggiore: «Per un anno intero abbiamo “attinto le necessarie risorse” dal comparto turistico della nostra attività destinandole alla lotta alla Xylella – afferma Coppola – ora Istituzioni e mondo della ricerca intensifichino le attività per una possibile soluzione».

Il sito web dell’Osservatorio fitosanitario Xylella Fastidiosa di Regione Puglia emergenzaxylella.it ha pubblicato il nuovo Piano degli Interventi aggiornato al 30 settembre 2015, redatto ai sensi degli art. 1 OCDPC 225/2015, art. 1 OCDPC 265/2015, art. 1 OCDPC 286/2015. Il documento contiene le indicazioni del comitato di monitoraggio per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione della Xylella fastidiosa nel territorio della Regione Puglia.
xylella - foto 10.6.2015  (1)

Voce al Direttore

by -
Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...