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ospedale gallipoli  pronto soccorso (4)

CASARANO. «Pronto soccorso dell’ospedale di Gallipoli sotto stress in agosto? Lo scrivete voi… ma di certo a luglio non lo era, eppure non si sono comportati proprio bene nel mio caso, a differenza dei loro colleghi di Casarano, molto più corretti e precisi»: ha preso spunto dall’articolo sul “Sacro Cuore” del numero precedente la testimonianza di un gallipolino, Carlo Napoli, la cui vicenda da raccontare comincia il 14 luglio scorso, una domenica.

«Mentre camminavo con mia madre, 86enne, è caduta e si è fatta male ad un braccio. L’ho portata subito al Pronto soccorso di Gallipoli ma, appena giunti, senza neanche visitarla ci hanno detto di andare a Casarano perchè “qui Radiologia non funziona”. Sottolineo che la sala d’aspetto in quel momento, saranno state le 19,30, era vuota». Senza replicare, il signor Napoli ha portato la genitrice al “Ferrari”: «Lì un medico l’ha visitata, le hanno fatto le lastre e il giovedì successivo l’hanno operata per la frattura dell’omero. Ma io non mi sono fermato: sono stato dall’Ufficio relazioni col pubblico di Casarano e ho notato la sorpresa loro nell’apprendere che Radiologia di Gallipoli era fuori uso: “Ancora la devono aggiustare?” ha commentato un operatore». A Piazzasalento risulta che quella stessa domenica di luglio un altro paziente di Alezio, è stato smistato a Casarano.

«All’Urp del “Ferrari” mi hanno spiegato come deve funzionare un Pronto soccorso: il medico di turno non può esimersi dal visitare un paziente; almeno il braccio dolorante a mia madre doveva essere messo in sicurezza e poi doveva essere trasportata in ambulanza. Perchè non è stato fatto? Ho scritto al direttore sanitario di Gallipoli ma di risposta neanche l’ombra. Ho comunque presentato un esposto all’Urp casaranese e sto valutando latre vie». Al “Sacro Cuore” dal reparto di Radiologia nel confermare che domenica 14 luglio le apparecchiature erano parzialmente fuori uso, smentiscono però che il guasto fosse vecchio e si sia protratto a lungo: «Sono inconvenienti fisiologici, capitano in tutti gli ospedali», hanno concluso.

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UGENTO. G. A. ha vent’anni ed è un ragazzone sveglio, vivace, appena tornato da Parma, dove studia all’università. Da un po’ di tempo non si sente bene, ha sempre mal di testa, fa molto caldo, sarà colpa dello stress. Basterà rilassarsi a Torre San Giovanni, con gli amici di sempre, il mare, e tutto passerà. Ma il mal di testa comincia a diventare debilitante. Il ragazzo si fa visitare da un neurologo che consiglia una Tac. E come si fa ad avere una Tac a luglio qui nel Salento, con una certa urgenza?

Al “Ferrari” di Casarano hanno posto per due giorni dopo, già un mezzo miracolo. Il responso non lascia scampo: tumore al cervello, rischia il coma irreversibile, deve essere operato immediatamente. I genitori sono pronti a portarlo al Nord, ma non c’è tempo: il ragazzo non può affrontare il viaggio, viene ricoverato al Fazzi di Lecce (foto) nel reparto di Neurochirurgia e affidato alle cure dei dottori Salvatore Zilli e Francesco Punzi, che capiscono subito la gravità della situazione e si chiudono in sala operatoria.

Dopo sei ore l’intervento si conclude ed è riuscito. G. si sveglia dall’anestesia lucido, cosciente e passa solo un giorno in terapia intensiva, recupera così in fretta che può essere trasferito in corsia e dopo soli dieci giorni torna a casa. Sua madre dice che i medici di Lecce gliel’hanno fatto nascere una seconda volta, in barba a chi è pronto a screditare questa sanità pubblica del Sud, giudicata sempre inadeguata, carente e arretrata e invece storie a lieto fine accadono anche qui, per mano dei nostri angeli in camice bianco spesso considerati di serie B rispetto ai più blasonati colleghi del Nord Italia.

Una simile eccellenza qui da noi, una tale umanità, abnegazione e professionalità sono quasi incredibili ma tant’è: il sorriso un po’ acciaccato e il pollice alzato di G. raccontano una storia estiva a lieto fine, anche da noi.Una pagina di buona sanità in un momento in cui prevalgono altre notizie di ritardi, tagli e liste d’attesa negli ospedali.

L’assessore Luana Calogero

Taurisano. «La situazione è diventata insostenibile», dice esasperata Luana Calogero, assessore ai Servizi sociali del Comune. Il motivo è la mancata nomina da parte della Asl del secondo pediatra di base.

«I genitori dei bambini mi fermano per strada chiedendomi di intervenire – continua – di fare qualcosa per sollecitare l’arrivo del medico». In realtà l’assessore si è più volte rivolta al dirigente competente della Asl di Lecce perché, in attesa della nomina definitiva del pediatra, provvedesse ad una provvisoria. La risposta, però, nonostante le istanze pressanti e ripetute, non sono ancora arrivate.

I bambini/ragazzi in età di assistenza pediatrica sono a Taurisano più di ottocento, un numero cospicuo che oggettivamente richiede l’impegno di due pediatri come è stato fino al 19 settembre scorso. In quella data, la dottoressa Rossella Longo è stata trasferita a Taviano e in paese è rimasto ad operare solo il dottor Antonio Manca. In verità nel frattempo è stata incaricata una pediatra per sole quattro ore la settimana, ma questo intervento non ha risolto il disagio che ora è diventato più grande.

 I genitori, infatti, sono preoccupati in modo particolare perché pensano all’avvicinarsi dell’inverno e agli inevitabili malanni che colpiranno i bambini. Avere la sicurezza di un pediatra a cui rivolgersi con fiducia è diventato indispensabile per la loro serenità. La Asl, sempre secondo l’assessore Calogero, avrebbe avuto tutto il tempo di intervenire con sullecitudine senza creare disagi, perché la dottoressa Longo già a luglio scorso aveva comunicato la data del suo trasferimento. Per un po’ di tempo ha seguito con grande sacrificio i bambini di Taviano e quelli di Taurisano, ma questa non poteva essere una situazione procrastinabile nel tempo.

E ora? L’assessore, che appare preoccupata dalla situazione che si è venuta a creare, ha scritto una lettera al dirigente Asl di Lecce, Cosimo Di Mastrogiovanni, denunciando con chiarezza la situazione e chiedendo una soluzione immediata. La questione aveva trovato un’eco anche nell’ultimo Consiglio comunale nelle comunicazioni del sindaco Lucio Di Seclì: «Si è verificata – ha detto – un’incresciosa situazione per quanto riguarda il secondo pediatra. Attualmente il servizio viene assicurato da un pediatra a tempo pieno e da una pediatra che presta servizio per due giorni la settimana e un numero limitato di ore»

Le conclusioni del sindaco erano ottimistiche: «Tale situazione dovrebbe protrarsi per qualche giorno ancora, in attesa della nomina, da parte del direttore del distretto, di una pediatra a tempo pieno, che sembra già essere stata individuata». Il Consiglio si è tenuto alla fine di novembre: sono passati altri 15 giorni e la situazione è ancora in fase di stallo.

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Ospedale di Gallipoli. Foto Emiliano Picciolo

Gallipoli. Il Reparto di Ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Gallipoli rimarrà un fiore all’occhiello del nosocomio gallipolino. Rischio di chiusura scongiurato. O forse sarebbe meglio dire, stando a quanto viene riferito nell’ambito sanitario, che non c’è mai stato questo rischio. Finora.

Non solo: quanto prima il reparto di Medicina interna, diretto dal dottor Vincenzo Mussardo raddoppierà i posti letto. Al reparto di Gallipoli verrà accorpato quello di Gagliano del Capo, che perderà anche il reparto di Psichiatria collocato al “Ferrari” di Casarano, trasferimento non ancora realizzato.

Il tutto nello spirito interpretativo del piano di riordino che prevedeva gli accorpamenti dei reparti “doppione” e la riduzione dei ricoveri inappropriati. Questa è la strada giusta per far diventare il Presidio ospedaliero gallipolino una struttura sanitaria d’eccellenza.

L’allarme per quanto riguarda il reparto di Ostetricia e Ginecologia sembrava di quelli seri: c’era il rischio che venisse ridimensionato dal Piano regionale del riordino ospedaliero, o meglio del Piano della Salute. Tanto che aveva provocato le “ire” dei politici provinciali, regionali e nazionali del Pdl e Udc contro questo proposito.
Molte le voci negative che si erano levate in coro, rivelatesi almeno finora prive di fondamento, considerato che i parametri fissati per il mantenimento di un reparto di questo tipo restano al di sotto dei limiti minimi raggiunti sia da Gallipoli che da Casarano.

Il problema infatti, stando all’incontro avvenuto tra i vertici provinciali dell’Asl e gli ex amministratori di Gallipoli, prima della crisi, era di soli numeri. Reparti con nascite inferiori alle 500 unità venivano considerati deficitari, di scarso rendimento e quindi erano destinati ad un ridimensionamento.

Addirittura si era parlato di una chiusura a vantaggio dei reparti degli ospedali di Casarano o, meno probabilmente, di Copertino.
A Gallipoli nel 2009 sono nati 472 bambini e nel 2010 479. Quindi sarebbe stato difficile immaginare che per venti bambini in meno si potesse chiudere il reparto.

Oltretutto il reparto di Ostetricia e Ginecologia di Gallipoli ha una organizzazione molto ben collaudata, da tutti apprezzata e si avvale di un primario considerato pienamente all’altezza. Senza tralasciare il fatto che l’ospedale di Gallipoli ha una struttura moderna e non completamente utilizzata.

Ma in questa situazione le “voci” sono destinate a rincorrrersi. oscilando periodicamente tra un accorpamento dei due reparti ora a Gallipoli, ora a Casarano.

Voce al Direttore

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L'ecotassa, per quelle comunità che non avessero raggiunto le soglie minime indicate nella raccolta differenziata dei rifiuti prodotti in casa, era fissata a partire...