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Taurisano – Giovedì 3 maggio si rinnova il tradizionale appuntamento con la festa del Crocefisso, che fra riti religiosi e civili ricorre da più di un secolo. Nella mattinata, alle ore 8 verrà celebrata la messa presso la cappella del Crocefisso, mentre alle 10 partirà la processione che percorrerà le vie del paese e porterà l’immagine del SS. Crocefisso nella chiesa parrocchiale.
Il programma religioso prosegue nel pomeriggio, con la celebrazione della messa delle 18,30 presso la parrocchia dei santi  Apostoli Pietro e Paolo.

I festeggiamenti civili, invece, vedranno il concerto di Dodi Battaglia (cantautore ed ex chitarrista dei Pooh), che salirà sul palco alle ore 21:30 in piazza Petralaia, adiacente al rione Crocefisso. Il concerto sarà a ingresso gratuito. Un’offerta libera è prevista per chi volesse prenotare un posto a sedere (info e prenotazioni al 347.4577005).

Il presidente del comitato festa di Taurisano, Giuseppe Maglie, dichiara: “Da decenni il comitato si prodiga per riuscire a portare artisti di spessore, che diano risalto alla festa. Grazie alla partecipazione dei cittadini, negli anni scorsi siamo riusciti ad avere personaggi del calibro di Orietta Berti, Ricchi e Poveri, Fiordaliso, Fausto Leali, Dik Dik ed Emanuela Aureli. Quest’anno abbiamo scelto Dodi Battaglia, perché anche lui è un artista con una grande carriera alle spalle. Per il suo concerto, contiamo di avere un’importante presenza di pubblico e infatti ci stanno arrivando richieste da tutta la Puglia, anche da Lecce e Taranto”.

Gagliano del Capo – Fra riti religiosi, musica e tradizione, a Gagliano del Capo è tutto pronto per la festa dedicata al compatrono San Francesco. Nel pomeriggio di sabato 14 aprile (alle ore 18) la processione attraverserà le vie del paese partendo dalla chiesa di San Francesco e concludendosi in piazzetta Padri Trinitari, dove si celebrerà la messa. Il corteo sarà accompagnato dal gruppo bandistico “Don Tonino Bello” di Specchia e percorrerà quest’itinerario: chiesa San Francesco, via della Resistenza, via M. di Savoia, corso Umberto I, piazza San Rocco, corso fratelli Ciardo, via San Vincenzo, via Petrose, via de Curtis, via M. Mastroianni, via D. De Sica, via Unità d’Italia, via della Resistenza, piazzetta padri Trinitari. In serata, alle 21, concerto d’organo “In musica charitas” presso la chiesa dedicata al santo.

Domenica 15 il programma religioso prevede le messe delle ore 7, 8, 9,30, 11 e 18. Al termine della funzione delle 18, omaggio alla reliquia del santo. Per il programma civile, la festa si conclude con il concerto degli “Ionica Aranea” (foto) che dalle 21 porteranno sul palco pizzica e musica popolare salentina. A far risplendere il paese non mancheranno le luminarie a cura della ditta Rocco Micolani e i fuochi pirotecnici della ditta Martella di Corsano.

Gallipoli – Rocambolesca caduta, per fortuna senza gravi conseguenze, quella della sera di Giovedì santo a Gallipoli. Nel corso della tradizionale visita ai “sepolcri”, intorno alle 21, ad inciampare sui gradini della chiesa di San Francesco Di Paola, nella città vecchia, è stato Lucio Zacà, priore della confraternita Santa Maria della Neve. Forse per il “cappello del pellegrino” mal posizionato sul capo o forse per altro, sta di fatto che il priore ha perso l’equilibrio e solo per caso non è finito a terra, salvandosi con uno sforzo d’equilibrio e grazie all’aiuto di chi gli era vicino. Peggio è andata, invece, per il confratello Salvatore Caggiula il quale, mentre era già per strada, nel tentativo di soccorrere il priore non si è avveduto del “panettone” dissuasore di sosta presente davanti alla scalinata per delimitare il passaggio pedonale ed è, invece, finito davvero per terra. Anche in questo caso, tuttavia, nessuna conseguenza di rilievo tranne la paura dei diretti interessati e di quanti hanno assistito alla scena.

La processione del Venerdì Santo Tutto è pronto per la manifestazione più attesa e seguita della Settimana santa: la processione del Venerdì santo, al centro di commossa religiosità e di attrazione turistica per l’antica tradizione e per la cura con cui vengono curati tutti i particolari. Già dal giovedì sera le statue dei Misteri vengono tirate fuori dagli armadi e sistemate nella navata sinistra della chiesa Madre sicché le possono ammirare quanti visiteranno i cosiddetti “Sepolcri”.

La processione agli inizi del secolo scorso Se si guarda allo svolgimento solenne e maestoso della processione degli ultimi decenni, si fa fatica a immaginare come era quella agli inizi del secolo scorso (di cui rimangono documenti anche fotografici): era aperta da frotte di ragazzini con in testa ghirlande di edera che urlavano in un approssimato latino “Ave Maria, ora pro nobbi, nobbi, nobbi”, portavano sulle spalle croci di legno,  con funi nodose si percuotevano e battevano sui portoni di legno, inconsapevoli continuatori dei flagellanti medievali. Nel 1924 la svolta, preludio allo svolgimento odierno: si formò un comitato presieduto da Giuseppe Panarese, padre del compianto storico Emilio, che curò ogni minimo dettaglio introducendo anche il vestito di cerimonia dei soci “smoking con petti lucidi, colletto inamidato, gilet bianco, cravattino nero a farfalla, bottone gemello, guanti di pelle bianchi, calze nere e scarpe nere lucide”. Il vecchio comitato, citato nei documenti come “associazione”, verso la fine degli anni Ottanta ha aggiornato lo statuto e ha creato il simbolo presente sul gonfalone (il viso di Cristo in Croce). Fino al 1950 la processione aveva luogo di venerdì mattina, dall’anno successivo, invece, di primo pomeriggio, dopo la celebrazione di quella che viene chiamata messa “scerrata”, priva della parte centrale, quella eucaristica.

La processione oggi Nella chiesa Madre la messa “scerrata” ha luogo alle 15, l’inizio della processione è alle 17, quando saranno arrivate la statua della Madonna Addolorata (dalla chiesa omonima) e la statua del Cristo morto dalla chiesa della Madonna delle Grazie.  Poi la processione comincerà a snodarsi per le vie cittadine in un percorso di circa 4 chilometri con sedici soste, ogni 250 metri, per permettere i necessari scambi tra i portatori di statue e di lampioni. Non ci sono regole scritte, tutto si basa sulla tradizione orale tramandata dai soci più anziani ai giovani. C’è un dato che viene tenuto in massima considerazione, l’altezza dei soci perché è questo elemento che permette di sostenere le statue in maniera equilibrata. La processione è aperta dalle associazioni parrocchiali, seguono le statue dei Misteri: Cristo all’orto, Cristo alla Colonna, Cristo e Pilato, Ecce homo (di Eugenio Maccagnani), Cristo incontra la Madre, La Veronica (il lenzuolo su cui si impresse il volto di Cristo, portato ai quattro angoli da altrettante ragazze), Cristo in Croce, la Pietà, la Croce di fiori, la statua del Cristo morto seguita dai confratelli della Madonna delle Grazie, scortata dai carabinieri in alta uniforme e dai soci dal “cero fisso” (gli anziani e i bambini che non possono sostenere le statue).  Poi il gonfalone della confraternita dell’Addolorata, le donne vestite di nero e gli uomini col camice nero orlato di rosso, quindi il clero delle tre parrocchie, la statua della Madonna Addolorata, la banda seguita dal gruppo di donne velate di nero che cantano l’inno “E’ morto il mio Dio”.  Dietro la statua, le autorità e numerosi fedeli. Lungo tutto il percorso la processione scorre lentamente nel silenzio della folla che si stringe sui marciapiedi. Ritornati alla chiesa Madre, le statue dell’Addolorata e di Cristo morto vengono accompagnate nelle rispettive chiese.

 

Taviano – Con l’arrivo del Giovedì santo e la visita dei Sepolcri saremo al culmine delle festività della Pasqua. La parrocchia “San Martino” di don Lucio Borgia aprirà alle 20.30 con la processione delle tre confraternite cittadine per la visita ai repositori. Dalle 23 adorazione della S.S. Eucarestia. Nell’altra parrocchia, “Convento dell’Addolorata”, don Francesco Marulli celebrerà, alle 19.30, la santa Messa in “Coena Domini” e, alle 23, si proseguirà con l’adorazione eucaristica comunitaria. Venerdì santo sarà dedicato alla processione del Cristo morto per le strade cittadine, alla quale si unirà anche la parrocchia “Immacolata” di Mancaversa, con il parroco don Fernando Vitali. Per lo svolgimento della processione il sindaco, Giuseppe Tanisi, ha attivato il Centro Operativo Comunale per assicurare il coordinamento dei servizi di assistenza. Sabato sera, infine, la veglia pasquale nelle tre parrocchie, a iniziare dalle 23.

ARADEO. Ripercorrere le ragioni della scelta del Santo Protettore significa risalire alle origini del paese, il cui nome è di chiara origine greca (Charadreon – Haradréon – Aradeon – Aradeo). Il significato letterale è “terreno solcato da torrenti”. Fra fine del 1200 e gli inizi del 1300 la zona di Aradeo fu, secondo lo studioso Andrè Jacob, quella “culturalmente più attiva”  della Grecìa salentina”.  Rinomata  la sua Scuola di Grammatica, Dialettica e Retorica. Un paese di cultura bizantina, non poteva che scegliere un santo Protettore che veniva dall’Oriente, San Nicola, tra i più venerati nel Medioevo. La sua statua, posta su un’antica porta della città nella torre dell’orologio, domina e protegge la popolazione.

Varie le antiche testimonianze di fede degli abitanti del luogo per il loro Protettore. Alle porte del paese, verso Noha, un affresco posto in una cappella cinquecentesca, indica il Santo in abiti pontificali,con camice e casula greca . Un altro affresco è sulla vecchia provinciale per Collepasso (Santu Niculieddhru), in zona Raschione. Nel presbiterio della chiesa Madre, dietro l’altare maggiore, è stata posta una tela del Santo che faceva parte dell’antica Parrocchiale demolita negli anni ’60. Al Santo protettore, secondo la tradizione, si rivolgevano le donne in attesa di marito (“Santu Nicola mia, ci nu me mariti, patarnosci te mie nu te spettare”). A questa invocazione San Nicola rispondeva: “Quando passa la sorte, pigghiatela”. Il Santo è portato ufficialmente in processione tre volte l’anno: il 6 dicembre per la festa liturgica, la seconda domenica di maggio in ricordo della traslazione delle sue ossa a Bari e il 25 marzo in occasione della festa della compatrona, l’Annunziata. Secondo un’antica credenza, nelle processioni possono intravedersi segni divinatori. La caduta casuale della mitria del Santo, il 25 marzo del 1973, fu avvertita come segno di cattivo presagio. Se invece spira il vento di ponente, che diffonde intensamente il suono delle campane, vuol dire che l’annata sarà buona.

GALATONE. Partiti ieri i festeggiamenti in onore del Ss. Crocifisso della Pietà a Galatone. Nelle immagini la statua del Santo in processione per le strade del paese, le luminarie in piazza Costadura ed i tappeti floreali nella Chiesa Maria SS. Assunta per la settima edizione della tradizionale “Infiorata ti lu Panieri”, che ha visto impegnati anche dei maestri infioratori provenienti dal Giappone.

foto di Daniele Colitta

processione desolata 1 tuglieTUGLIE. “Tristezza”, “Madre vorrei”, “Ah! Si versate lagrime” sono alcuni dei brani eseguiti, domenica 22 marzo, nella chiesa matrice, dal coro parrocchiale accompagnato dal concerto bandistico di Taviano. Con le preghiere declamate dall’attore Antonio Calò, il parroco don Emanuele Pasanisi ha voluto organizzare una serata di riflessione in preparazione ai riti della Settimana santa che, anche  a Tuglie, si tramandano da secoli ed hanno il loro clou nel Triduo pasquale. Dopo il Giovedì santo, con la messa in “Coena Domini” e la visita ai Repositori, è il giorno seguente quello che coinvolge maggiormente l’intera comunità con le due processioni serali. La Processione dei Misteri, alle 21, si snoda dalla Matrice con le statue che rappresentano la Passione, insieme a quella del Cristo Morto (foto) e dell’Addolorata. A mezzanotte, una nuova processione si snoda per le strade del centro storico. È quella dedicata alla Madonna Desolata e organizzata già dal 1977 dalla Confraternita della Buona Morte, presieduta da Pippi Fedele.

Quest’anno ritornano anche gli “incappucciati”, ovvero i confratelli vestiti di bianco, con il volto coperto, che sorreggono tra le mani una fiaccola, altri con i segni della Passione. Il suono della tromba ed il rullo dei tamburi annuncia l’uscita della statua di Cristo Morto, adagiata su una bara di drappi e fiori, seguita, lungo le stradine del centro storico, da quella della Desolata. Intorno alle due, la processione fa rientro nella chiesa di San Giuseppe, dove il collaboratore parrocchiale, don Francesco Martignano, impartisce la benedizione finale.

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Processione per Sant’Agata a Gallipoli. Foto di Emiliano Picciolo

Credi in Dio? Avranno avuto qualche attimo di esitazione a rispondere le 120mila persone dei paesi che fanno parte della diocesi di Ugento  intervistate nell’ambito della ricerca Eurispes su “Religiosità e credenze”. All’indagine ha collaborato il Centro servizi volontariato Salento che ha reso noti i dati parziali già presentati all’apertura della settimana teologica diocesana e che in questo periodo sta elaborando i risultati finali.  Ma già  quello che è venuto fuori merita una riflessione.

“Credo in Dio ma…” sarebbe la risposta sintetica, e dopo questo “ma” tutta una serie di precisazioni che alla fine si traducono in un tipo di religiosità “ad personam”. La percentuale di quanti dicono di credere è altissima, il 90 per cento, ma la prima specificazione è che si crede in una esistenza superiore “che regola la vita e aiuta le persone”, in una divinità che può essere il Dio dei cristiani o qualsiasi altra forza superiore. Vale a dire che il 90 per cento delle persone ha radicato il senso del sacro, della religiosità indifferenziata che è ben altro dalla religione  che si crede rivelata e che deve essere  vissuta e testimoniata.

Il papa emerito Benedetto XVI non perdeva occasione per mettere in guardia contro il relativismo che considerava una delle tentazioni peggiori del nostro tempo. «Avere una fede chiara secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ‘qua e là da qualsiasi vento di dottrina’ (Ef 4,14), appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie». Su questi concetti espressi all’inizio del suo pontificato, è tornato poi tantissime volte. In altri termini non possiamo costruirci un Dio a nostra immagine e somiglianza a volte per giustificare debolezze o ignoranza.

È anche vero che, come ha specificato il cardinale Martini  c’è anche un “relativismo cristiano” cioè  “il leggere tutte le cose in relazione al momento nel quale la storia sarà palesemente giudicata”. Per il cristiano la conoscenza della verità è sempre provvisoria e relativa, per usare un temine in voga “in progress”,  e le acquisizioni sono imperfette perché naturalmente limitate dalle strutture culturali che sono proprie del periodo storico che si vive. In questo senso la verità del cristiano è relativa, ma il percorso è certo  come anche l’obiettivo finale al quale commisurare i comportamenti.

Proprio nell’ambito della morale  si notano le palesi contraddizioni tra la fede e le opere. Se i dati della ricerca saranno confermati  si avrà a disposizione un materiale ricchissimo su cui riflettere. Per la chiesa locale sarà un’opportunità  per orientare l’azione pastorale e fare in modo  che la risposta alla domanda iniziale sia “credo e…” e non “credo ma”.

 

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La processione dei Santi patroni sulla collina

Casarano. Tutto pronto per i solenni festeggiamenti, civili e religiosi, in onore della Madonna della Campana, compatrona di Casarano. Il ricco programma stilato dal comitato feste patronali prende avvio già dal primo aprile, con l’avvio del settenario di preparazione in chiesa Matrice, ma entra nel vivo nella consueta due giorni del 7 e 8 aprile. La domenica, alle 10.30,  si tiene la consueta processione che condurrà le statue dei due patroni cittadini, la Madonna e San Giovanni Elemosiniere, dalla chiesa Madre alla collina casaranese, accompagnati dagli immancabili bambini vestiti da “angioletti” e “verginelle”. Durante il corteo è  in programma lo scoppio a intermittenza di fuochi pirotecnici, con batteria finale all’arrivo. Alle ore 11, poi, verrà celebrata la messa all’interno della caratteristica chiesetta sulla collina che domina la città.

Quella di quest’anno, si candida a essere una festa diversa, con numerose novità pronte a fondersi con la tradizione. Ad allietare i presenti ci saranno, infatti, lo spettacolo di animazione a cura della scuola di ballo “Stelle Danzanti” (ore 17) e il “Creative garden” (curato dall’associazione ludico-culturale “Il cappellaio matto”) con  giochi e laboratori creativi dedicati ai bambini. In serata (alle 20) ci sarà l’atteso lancio delle lanterne votive (le cosiddette “lanterne cinesi”) a cui verranno allegati i pensieri o le preghiere delle famiglie che avranno voluto partecipare. Si tratta di una novità che gli organizzatori intendono riproporre per caratterizzare la festa. La serata si chiuderà, infine, con lo spettacolo di musica popolare proposto dai “Tre frati” con strumenti tradizionali quali zampogne, ciaramelle e l’immancabile tamburello.

Lucio Protopapa

Gallipoli. Due gli appuntamenti della Settimana santa più attesi dai gallipolini: l’ Addolorata e la visita ai “sepolcri”. Il venerdì che precede la domenica delle Palme, Gallipoli commemora i dolori di Maria, con la regia delle confraternite di Santa Maria del Monte Carmelo e della Misericordia. Tutta la città, a mezzogiorno, si ferma quando la statua dell’Addolorata esce dalla chiesa del Carmine, nella città vecchia, per raggiungere la cattedrale per la celebrazione eucaristica e l’esecuzione dell’oratorio sacro “L’Addolorata” del maestro Vito Cataldi.

Lo squillo di tromba, alternato al rullio del tamburo, accompagna la processione con i fratelli in abito confraternale nero e le candele a quattro luci. Non sagre quindi, né luminarie ma solo partecipazione corale di tutta Gallipoli al dolore di Maria. Il mercoledì della settimana precedente, prima dell’inizio della “settena” il simulacro della Vergine viene portato nel palazzo della nobile famiglia Ravenna, che ha l’antico privilegio, nella cappella privata, di vestire la statua con abito nero con ricami in oro, la corona, ed una spilla d’argento a forma di cuore trafitto da una spada, simbolo del martirio.

La visita ai “sepolcri” nel Giovedì santo è poi manifestazione di culto sancita da ogni statuto delle confraternite: queste, ad intervalli l’una dall’altra, si recano in processione, fino a tarda sera, nelle varie chiese a rendere visita al Cristo morto. La confraternita di Santa Maria del Monte Carmelo lo fa per “vetusto privilegio confermato il 28 marzo 1772 per il pellegrinaggio nel Giovedì santo con speciali insegne di Pellegrini”. I fratelli in abito completamente nero con cappello e bordone, procedono a coppia accompagnati dal “correttore”. La processione successivamente si ricompone e i confratelli, dopo essersi salutati, incrociando il bordone, raggiungono la loro chiesa. Il bordone e il cappello del pellegrino sono privilegio anche delle confraternite della Santissima Trinità  e di Santa Maria della Neve o del Cassopo. Il Sabato santo (dalle 3 alle 11.30), poi, la processione di Maria Desolata e del Cristo morto con la confraternita di S. Maria della Purità.

 

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Cristo alla colonna nella processione dei Misteri

Casarano. Ha quasi quattro secoli di storia la processione dei “Misteri” allestita dalla confraternita dell’Immacolata. In migliaia i fedeli che si assiepano lungo il percorso cittadino mentre sono quasi un centinaio i portatori di statue che si alternano per il “Getsemani”, la “Colonna”, il “Crocefisso”, la “Bara” e l’”Addolorata” per un rito di circa quattro ore che prende il via alle 21 per concludersi a notte fonda muovendo e facendo ritorno sempre nella chiesa dell’Immacolata.

A caratterizzare il Venerdì santo in città è il silenzio irreale che ammanta di fede il lento sfilare della processione il cui passaggio viene annunciato dal suono lacerante della tromba e dal rumore sordo del tamburo e delle troccole. Segue il “Crocifero dei Misteri” con i simboli della Passione, ovvero l’unica insegna della confraternita che organizza l’evento (la più antica della città fondata addirittura nel 1619): poi la Via Crucis vivente, con i caratteristici soldati romani (foto), le statue e i portatori pronti per il cambio, il coro delle “Pie donne” insieme al concerto bandistico per lo struggente “Vieni o morte”, le squadre dei confratelli in bianco con il “lampione” e senza mozzetta.

Chiudono il corteo, il Clero, le autorità cittadine e tantissimi fedeli. Al termine della processione, le statue dell’Addolorata e del Cristo morto sono adagiate sull’altare maggiore della chiesa Immacolata per dare inizio al rito della “Desolata”. Sono centinaia i fedeli che dall’alba fino a sera del Sabato Santo visitano l’emozionante gruppo statuario.

Il lutto e la commozione che hanno caratterizzato i tre giorni di passione si stemperano allo scoccare della mezzanotte quando, nella Chiesa Madre, la statua della Madonna della Campana, compatrona della città, dall’ingresso centrale corre incontro al Figlio risorto, tra applausi, spari di fuochi e marce bandistiche, dando inizio alla Pasqua.

Gallipoli. Ecco il programma dei riti della Settimana santa. Si inizia il Giovedì santo con la  tradizionale visita ai “sepolcri” a partire dalle 19,30.  Gli incappucciati, in processione, visiteranno gli altari della Reposizione, allestiti nel Borgo antico.

Venerdì santo alle ore 18 dalla chiesa del SS. Crocefisso, nel centro storico, avrà inizio la processione dei Misteri e del Cristo Morto, detta de “l’Urnia”, organizzata dalla confraternita del Crocefisso. Vi partecipa anche la confraternita di S. Maria degli Angeli  (foto in alto) con il simulacro di Maria SS.ma Addolorata.

Sabato santo, alle ore 3 avrà inizio la processione di Maria Desolata (in basso)  e del Cristo morto, curata dalla confraternita di S. Maria della Purità. Il rientro nella sua chiesa è previsto per le 11,30.

Pasqua è anche tempo di concerti, mostre e convegni. Eventi messi a punto dall’Amministrazione comunale in collaborazione con la Pro loco di Gallipoli e la partecipazione dei Luoghi di Cultura della Città, di Puglia promozione, delle associazioni Puglia  & Mare, Amart, Gallipoli Nostra, LiberaL’Arte, Fideliter Excubat, Città Nuova, Nantes, Fidas “D. Provenzano”, Agenzia Gallipoli 360, le confraternite SS.Crocefisso,  Maria SS. del Monte Carmelo e della Misericordia,  libreria Nostoi di Gallipoli, Compagnia teatrale Calandra.

Sabato 23 alle 10, nel museo diocesano si terrà un convegno sui riti che precedono la Resurrezione di Cristo. Alle 20 in cattedrale “Musica e poesia della Settimana santa” a cura della filarmonica “Città di Gallipoli” diretta da Pascal Coppola. Domenica 24 alle 19 a cura del Movimento giovanile delle Confraternite e delle associazioni della cattedrale sarà presentata lungo le strade, le piazze e le riviere del centro storico. una “spiritual performance” dal titolo “Una croce… così Dio ti ha amato” Lunedì 25, sempre alle 20 nella chiesa della Madonna del Rosario si esibiranno “I solisti salentini” mentre martedì 26 alle 20 l’associazione musico-culturale “Santa Cecilia” nell’ex mercato coperto di piazza Imbriani terrà un concerto con musiche e marce della Settimana santa. Mercoledì 27 alle 19.30  il coro della parrocchia di San Gabriele dell’Addolorata con “Luce fra nuvole in fuga” al teatro Garibaldi chiuderà gli appuntamenti con le melodie sacre. Spazio anche per le visite guidate (giovedì 28 e venerdì 29 alle 17, sabato 30 alle 9  e domenica 31 alle 10).  Si parte dalla Fontana antica in piazza Aldo Moro per scoprire la città attraverso itinerari guidati.

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Taviano.  Tra le tradizioni legate alla Quaresima e ai riti della Settimana santa, la processione interparrocchiale nei rioni periferici, attuata nel venerdì che precede la festività della Domenica delle Palme  è, senza dubbio, uno dei riti religiosi più pittoreschi  che si possono vedere a Taviano. Il rito della processione vede protagoniste le due parrocchie, San Martino e l’Addolorata.

Anche quest’anno la processione ha toccato tutti i quartieri che sono stati addobbati in maniera pittoresca. Quest’anno, in particolare, sono stati ricordati i poveri, coloro che non hanno niente. I fedeli dei vari rioni hanno regalato abiti e cibo per i più bisognosi. Moltissimi fedeli hanno partecipato commossi all’evento ascoltando il commento dei parroci.

Si è parlato soprattutto di penitenza e di preghiera: sono i giorni del perdono a tutti – hanno sottolineato i due parroci, don Antonio e don Fernando – sono i giorni della rinuncia agli intrattenimenti e agli svaghi, sono giorni improntati sull’accoglienza fraterna e sull’esame di coscienza personale.

«La processione vuole essere – aggiunge la catechista Anna Lia Marzano – una forma di sensibilizzazione della gente nel periodo pasquale e, inoltre, i parroci hanno la possibilità di incontrare i fedeli e di trasmettere il messaggio di Cristo. Nei giorni precedenti ogni chiesa ha organizzato la sua catechesi». Aggiunge Silvana Lupo, responsabile dell’Acr parrocchiale:«Oggi più che mai, che nella nostra vita quotidiana sembrano spariti i valori, queste fasi di riflessione servono all’uomo a far capire quanto grande sia il mistero della fede»

RP

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Parabita. Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con la festa patronale del rione più popoloso di Parabita, il quartiere di Sant’Anna, che nell’ultima settimana di luglio rende onore alla sua protettrice e a san Pantaleone.

Rilanciata negli ultimi tempi per l’opera del comitato organizzatore presieduto da Francesco Lento, la ricorrenza ha travalicato i confini del rione, diventando una delle feste religiose (e civili di riflesso) più attese dalla comunità parabitana, seconda solo a quella per la patrona principale del paese, Madonna della Coltura. L’accostamento alla “festa te la Cutura” non risulta certo fuori luogo, considerato il cartellone proposto, ricco di spettacoli e manifestazioni di qualità.

Le celebrazioni religiose si terranno il 25, 26 e 27 luglio. Nel giorno che apre l’evento è programmata la processione per le vie della parrocchia, mentre la sera del 26 (in piazza Sant’Anna) è prevista la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Monsignor Domenico Caliandro.

Su più di una settimana si spalmerà, invece, il programma della festa civile. Dal 23 al 31 luglio piazza Sant’Anna diventerà un teatro a cielo aperto, pronto a soddisfare le esigenze di grandi e piccini. Il 23 luglio a sera ci sarà la premiazione del terzo premio di poesia “Un amico di nome…” e domenica 24 (ore 20.30) la compagnia teatrale della Piccola Luna interpreterà il musical “La Bella e la Bestia”. Lunedì 25 (ore 21.30) sul palco salirà il Gruppo giovani della parrocchia di Sant’Anna, impegnato nella commedia musicale “Nell’isola della Felicità”, mentre martedì 26 sarà la volta dello spettacolo di magia per bambini con il “Mago Manuel” (ore 20.30) e del concerto della cover band dei Pooh “I Parsifal” (ore 21.30).

Turno pieno sarà anche quello di mercoledì 27. Alle 21 risuonerà la pizzica del gruppo “I Calanti”, a seguire, per infondere allegria, si esibirà il cabarettista del Bagaglino, Carlo Frisi. E da non perdere, nei giorni 24, 28, 29, 30 e 31 luglio l’edizione 2011 dei “Giochi d’Estate”, rassegna che per cinque giorni, l’ultimo dei quali in compagnia del cabaret di Waldo & Cino, in una sana e divertente competizione ludica e ricreativa, impegnerà un centinaio di persone fra bambini e ragazzi.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...