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Popolo degli ulivi

Gallipoli – Domani, 11 maggio, alle ore 17 assemblea organizzativa con associazioni, Cittadinanzattiva, Comuni; il 16 maggio alle 16,30 altra assemblea questa volta con aziende agricole e cooperative, entrambe presso la sede del Centro servizi volontariato Salento in via Giovanni Gentile 1, Lecce. Sono queste le prime due iniziative organizzate dal movimento “Il Popolo degli Ulivi” nato subito dopo il rilevamento degli oliveti malati e in via di rapido disseccamento. Dopo il tam tam corso lungo le reti sociali, i contestatori del decreto ministeriale col piano straordinario anti Xylella, su indicazioni della Commissione Ue, e della conseguente deliberazione regionale, i contestatori si organizzano con azioni concrete che prevedono i ricorsi collettivi contro il “decreto dei veleni”.

“L’obbligo di utilizzo di pesticidi nella Puglia meridionale è un’offesa all’intelligenza, oltre che una minaccia seria per la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente in generale. Non è questione solo di agricoltura, ma soprattutto di sanità pubblica – si legge nel comunicato odierno – associazioni, apicoltori e aziende bio pugliesi che praticano agricoltura naturale, supportate da numerose realtà extraregionali e da migliaia di cittadini delle province di Lecce, Brindisi e Taranto, contestano duramente le disposizioni del decreto del ministro alle Politiche agricole Maurizio Martina del 6 aprile scorso e avviano una campagna di disobbedienza”. Questo provvedimento – si ricorda – è lo stesso contenuto nel piano Silletti (dal nome del commissario in carica allora per l’emergenza Xylella e capo del Corpo forestale), con cui si introduceva l’obbligo di due trattamenti chimici da maggio ad agosto e di altri due nel periodo successivo fino a dicembre e che adesso i disobbedienti di allora respingono nuovamente al mittente. Tali trattamenti peraltro non sono più “fortemente raccomandati” ma obbligatori e quindi sanzionabili anche con multe che potranno colpire i proprietari di fondi, gli enti pubblici.

“Presentino prove scientifiche e sull’efficacia dei trattamenti” Dopo aver definito una “bomba chimica” quanto potrebbe accadere con le sostanze usate nel trattamenti previsti da Fasano a Leuca, arriva la proposta: “Aziende agricole, associazioni e cittadini chiedono con urgenza alle istituzioni preposte, la convocazione di un tavolo tecnico con esperti del settore in cui si spieghi, punto per punto, quali sono le prove scientifiche dell’efficacia dei trattamenti che andrebbero ad avvelenare ulteriormente un territorio fortemente provato, dimostrando, dati alla mano, che gli stessi non avranno conseguenze sulla salute pubblica”. Il movimento di protesta ricorda fra l’altro che “l’Isde Italia, l’associazione dei medici per l’ambiente, si è detta fortemente preoccupata per quanto sta succedendo e per i comprovati rischi per la salute”. Una linea vicina a quanto asserito dall’Ordine dei medici della provincia di Lecce, per i quali si tratta di sostanze chimiche autorizzate e giù usate in Italia e in Puglia; ma lo stesso Ordine ha precisato che se nei tempi brevi controlli e smaltimento naturale di simili prodotti possono avere esiti trascurabili, non vi è certezza sulle conseguenze possibili a lungo termine in fatto di equilibrio ambientale.

Le perplessità di Federconsumatori Esprime perplessità sul decreto ministeriale la Federconsumatori di Lecce. “Si tratta di interventi che, in base ad una prima lettura del testo di legge, sembrano esporre la nostra Regione a concreti rischi di contaminazione dell’aria e del suolo, con pregiudizio per la salute dei cittadini e per la biodiversità del territorio pugliese. Un’ulteriore conseguenza dalla portata non prevedibile è la decimazione degli insetti impollinatori, che travolgerebbe la produzione di alberi da frutto, legumi e ortaggi allogami, e comporterebbe l’estinzione delle piante infestanti che sono alla base della nostra attuale alimentazione vegetale”, si legge nel loro comunicato. Federconsumatori Lecce auspica che  “possa prevalere un approccio maggiormente sostenibile nella gestione di parassiti e infestanti, orientato alla riduzione dell’uso della chimica, alla promozione di buone pratiche che valorizzino le risorse naturali locali e i processi biologici per ripristinare e migliorare la fertilità del suolo, favorire un uso più efficiente dell’acqua, aumentare la biodiversità delle colture e del patrimonio zootecnico”.

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