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Nardò – Se l’obiettivo dell’ordinanza urgente “anti-pesticidi” emanata dal Sindaco di Nardò Giuseppe Mellone lo scorso 11 maggio era quello di scatenare reazioni, si può considerare ampiamente centrato: da giorni infatti se ne registrano a decine e di segno non univoco. Il decreto Martina e la successiva deliberazione della Giunta regionale, come si ricorderà, prevede quattro trattamenti con insetticidi da qui a dicembre nel tentativo di contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa, batterio che da quattro anni sta decimando gli uliveti salentini. Ecco così servito a Nardò il divieto di usare pesticidi, ritenuti anch’essi dannosi per piante, animali e uomini. Mellone è stato il primo sindaco in Puglia a prendere un provvedimento simile seguito dal suo collega di Nociglia; ma altri amministratori hanno annunciato che si muoveranno allo stesso modo. Il “qui non si passa” di Mellone al Ministero, a Nardò è piaciuto persino in casa Pd. Il consigliere comunale Lorenzo Siciliano, dopo aver chiesto un Consiglio comunale monotematico sul tema, ha definito tale ordinanza “mirata a tutelare biodiversità e salute umana, ma che ritengo possa essere condivisa e rivista in alcune parti qualora ne emergesse la necessità, attraverso un confronto con il comparto interessato”. Idem il segretario cittadino dei Giovani democratici Matteo Rizzo, secondo il quale “il Sindaco Mellone ha fatto ciò che giustamente andava fatto. Proteggere la comunità da rischi del genere deve essere la prima preoccupazione di un Sindaco, che si professi di destra, di centro, o di sinistra. Mi auguro che la sana “disobbedienza” di Nardò sia presa da esempio anche dagli altri Sindaci dei diversi Comuni pugliesi”.

Lo scetticismo arriva invece dalle vicine Galatone e Lecce. Crocifisso Aloisi, consigliere comunale galatonese con delega all’Agricoltura, è un attivista della prima ora della lotta contro i provvedimenti presi da Ue, Governo e Regione in materia di Xylella e ulivi. Eppure Aloisi, che per curriculum non può certo essere accusato di remare contro il “Popolo degli Ulivi”, così commenta questa vicenda: «Sappiate che fare un’ordinanza o un manifesto pubblico è molto semplice, la parte più difficile è rendere concreto ciò che si dice nell’ordinanza o manifesto. Forse avete anche dimenticato che non ci interessa piantare qualche bandierina ma vogliamo concretamente risolvere i problemi. E non parliamo prima ma dopo – sottolinea il consigliere – e proprio per quanto riguarda i pesticidi vorrei farvi notare che il nostro Comune ha aderito all’iniziativa europea Città libere da pesticidi, adottando un’apposita delibera di Giunta in tempi non sospetti, la delibera numero 82 del 22 marzo 2018».

A tirarsi fuori da “provvedimenti“ anti-pesticidi è poi il sindaco di Lecce Carlo Salvemini. «Non firmerò – ha scritto oggi rispondendo alle sollecitazioni  – un’ordinanza per vietare l’uso dei fitofarmaci; né impugnerò con ricorso al Tar il decreto sulle “misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica Italiana”. Pur rispettando le motivazioni dell’articolato fronte civico che invoca la disubbidienza nei confronti delle decisioni prese dal Ministero per l’Agricoltura, voglio spiegare perché ho preso questa decisione. Che non scaturisce dall’ignorare le ragioni di tutela di salute pubblica che vengono esposte per contrastare il cosiddetta decreto Martina. Ma – semmai – dal rispetto che si deve ad un tema così delicato, che mi impone di avere fiducia negli organi sovraordinati dell’ordinamento dello Stato su questioni così complesse. Non può essere dimenticato che possono essere impiegati per i trattamenti indicati esclusivamente i prodotti fitosanitari autorizzati dal Ministero della Salute e dalla Commissione Europea, sempre secondo le condizioni d’uso ammesse». «Il processo che autorizza l’uso di fitofarmaci – sottolinea Salvemini in un altro passaggio – è rigorosissimo e sottoposto a periodico aggiornamento. Come posso io sindaco, sulla base delle conoscenze scientifiche disponibili dentro l’Amministrazione, ignorare questi elementi di conoscenza in nome di un generico principio di precauzione? Credo nella scienza e nel suo metodo. Credo nell’articolato sistema di tutele comunitarie e nazionali poste a tutela della salute pubblica. Credo nello Stato di diritto e quindi che l’agire dello Stato e dei suoi organi sia sempre vincolato e conforme alle leggi vigenti. Credo che gli organi dello Stato le autorità agiscono secondo il principio della buona fede. Ma soprattutto credo che la nostra organizzazione sociale si regga su un atto di fiducia”.

Il dibattito ha superato, com’era prevedibile, i confini salentini. È di ieri anche la presa di posizione del giornalista del “Foglio”, quotidiano nazionale, Luciano Capone. «Dopo i sindaci che vietano il kebab, l’energia nucleare e i sottomarini – commenta sarcastico il giornalista campano – c’è anche quello che vuole proibire i pesticidi pensando addirittura di poter bloccare un decreto ministeriale con un’ordinanza comunale. I pesticidi non solo non uccidono (sono controllati e autorizzati da persone e istituzioni più competenti, con rispetto parlando, del sindaco di Nardò), ma il loro uso per contenere un batterio da quarantena come la Xylella fastidiosa è uno strumento necessario per non far avanzare la malattia che secca gli ulivi”. Si tratta per il commentatore di “un disastro epocale, che è già visibile negli uliveti del Salento desertificati dalla Xylella. Ma la cosa più rivelatrice di questi tempi insensati – conclude – è che nessuno, senza saperlo prima, potrebbe individuare il partito o l’area politica di riferimento del sindaco di Nardò. Un sindaco con questa presa di posizione potrebbe essere del M5S, della destra sovranista, della Lega o del Pd pugliese di Michele Emiliano”.

Tornando da queste parti, su Facebook tra applausi e critiche all’iniziativa del Sindaco neretino, c’è chi solleva un argomento ed aspetti collegati su cui chiede risposte: “Ma gli amministratori neretini – scrivono su Facebook – sanno che sostanze si usano, in base a protocolli per l’agricoltura, per la coltivazione delle angurie in centinaia di ettari dell’Arneo? Sono vietate anche quelle?”.  (nella foto da sinistra Mellone, Siciliano, Rizzo)

Casarano – “La decisione di ricorrere ai pesticidi per affrontare la sindrome del disseccamento rapido degli ulivi è assolutamente contraria alle indicazioni di salvaguardia della salute umana, del contenimento e della riduzione dei danni, del principio di precauzione. Il ricorso ai pesticidi disattende, in toto, le raccomandazioni degli organismi scientifici, pone deliberatamente le popolazioni a esposizioni chimiche dannose, pregiudica le generazioni future, compromette le matrici ambientali, concausa mutazioni epigenetiche”: non lascia margini di dubbio l’intervento – l’ultimo di una lunga serie sull’argomento Xylella – della Lega italiana per la lotta contro il tumore, sede provinciale di Casarano. Con una nota diffusa oggi a firma della presidente Marianna Burlando (foto), la Lilt richiama il proprio dovere a dire all’opinione pubblica circa “i rischi per la salute derivanti da emergenze ambientali di diversa origine che si presentano nel territorio”. Rientra in questa casistica “la questione del disseccamento rapido degli ulivi (Co.Di.Ro) nel Salento, sul cui tema  nell’aprile 2015 Lilt inviò alle Istituzioni regionali, nazionali e della Commissione europea un documento circostanziato sulle gravi implicazioni sanitarie connesse all’adozione di determinate strategie fitosanitarie”. L’allerta di allora si ripropone oggi “con più drammaticità alla luce del decreto Martina e alla luce delle mutate caratteristiche epidemoilogiche, chimico-fisiche e tossicologiche della matrice suole del Salento leccese”.

Le situazioni inquinate e le patologie collegate E’ questo il tasto su cui batte la Lilt: le condizioni in cui versa questo territorio per la relazione – ancora del tutto da approfondire – tra inquinamenti, malattie, tumori. “Dallo studio Geneo sulla matrice suolo di 32 Comuni della provincia di Lecce condotto su aree neutre e appena concluso da Lilt e da partner istituzionali quali l’Asl Lecce, l’UniSalento e la Provincia, sono emerse contaminazioni inaspettate (e che 9 anni fa la Provincia di Lecce non aveva rilevato) con livelli altamente critici per sostanze pericolose come l’Arsenico, il Berillio, il Vanadio. I pesticidi, oltre alla cancerogenicità – scrive la dottoressa Burlando – rientrano nella attenzionata categoria degli interferenti o disturbatori endocrini (IE), responsabili di disturbi e di danni a carico della funzionalità del sistema endocrino, causanti effetti avversi sulla salute dell’organismo, della sua progenie o di una (sotto)popolazione. Gli effetti negativi non si esplicano solo sull’individuo esposto ma agiscono sulle stesse cellule germinali, determinando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive”. Il Parlamento europeo, ricorda la Lilt, nella Direttiva 2009/128/CE, “già definiva non sostenibile il modello di agricoltura attualmente dominante basato sull’utilizzo dei pesticidi, e invitava gli Stati membri ad informare la popolazione sui rischi e sugli effetti potenzialmente acuti e cronici per la salute umana imputabili a queste sostanze”.

In Italia altissimo il livello d’impiego di pesticidi Ma è l’Italia intera ad avere un triste primato in materia di utilizzo di pesticidi in agricoltura. “L’Italia – dove il consumo di pesticidi per ettaro è il più alto d’Europa con un valore pari al 33% del consumo di tutti gli Stati – in applicazione della suddetta Direttiva ha approvato il Pan decreto legislativo 14 agosto 2012 n°150,  che si prefigge “di guidare, garantire e monitorare un processo di cambiamento delle pratiche di utilizzo dei prodotti fitosanitari verso forme caratterizzate da maggiore compatibilità e sostenibilità ambientale e sanitaria, con particolare riferimento alle pratiche agronomiche per la prevenzione e/o la soppressione di organismi nocivi” e “inoltre prevede soluzioni migliorative per ridurre l’impatto dei prodotti fitosanitari anche in aree extra agricole frequentate dalla popolazione, quali le aree urbane, le strade, le ferrovie, i giardini, le scuole, gli spazi ludici di pubblica frequentazione e tutte le loro aree a servizio”.

“I prossimi decenni diranno quanta salute delle persone sarà stata compromessa” In conclusione, i dirigenti della Lilt lanciano un avvertimento: “Adottare strategie a base di fitofarmaci per contrastare il disseccamento rapido degli ulivi è una decisione dalle conseguenze altamente impattanti in termini di valutazioni d’impatto ambientale e sanitario che l’epidemiologia dei prossimi decenni non mancherà purtroppo di registrare. Le responsabilità di quanto potrà accadere sono e saranno tutte da rintracciare nelle esposizioni alle molecole di sintesi sparse per contrastare il batterio Xylella e nelle decisioni assunte da quegli Enti, Istituzioni e organismi che, noncuranti delle raccomandazioni ufficiali provenienti dalla ricerca scientifica, hanno scelto di far correre ugualmente i rischi e di compromettere lo stato di salute delle persone e dei loro luoghi di vita”.

 

Casarano, 9 maggio 2018

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