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omicidio stradale

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Carissimo, l’argomento “Omicidio stradale”, in questo ultimo tempo, è stato motivo di cronaca sulla stampa, in tv, nelle conversazioni pubbliche e private, nelle aule del Parlamento. L’origine della questione risale a circa 20 anni fa, quando, per condannare un pirata della strada, catturato dalle forze dell’ordine, il giudice era costretto a ricorrere agli strumenti giuridici a sua disposizione, cioè all’art. del Codice penale che riguardava un crimine generico, non sempre conforme a quello dell’incidente stradale in questione, cioè alla norma che si riferiva alla “colpa cosciente”, molto vaga e spesso impropria. Allora emerse evidente la discrasia tra colpa cosciente ed incidente stradale, compiuto da un soggetto in stato di ebbrezza o drogato. Fu fatta finalmente chiarezza sulle motivazioni di un incidente stradale e sulla condanna del giudice, inadeguata alla colpa del reo sulla strada. Il risultato del lungo ed estenuante dibattito è stato quello della nascita del nuovo termine “reato di omicidio stradale” da inserire nel Codice di procedura penale.

I punti principali della legge. 1) Il contenuto della Legge del “reato di omicidio stradale”, votato dal Parlamento, in via definitiva, il mese di marzo 2016, prevede, in sintesi, aggravamento di pene sino a 18 anni di carcere, a secondo della gravità dell’azione e dello stato psicofisico del reo; inoltre prevede anche la sospensione della patente e il sequestro del mezzo di locomozione. 2) Il giudice del Tribunale penale non ha più alibi, almeno così si pensa. Ha il dovere di assumersi tutta la responsabilità, inerente alla sua funzione, di fronte alla società, alla Giustizia, alle vittime ed ai loro familiari. Al giudice si chiede chiarezza e rapidità di esecuzione per far cessare le comprensibili reazioni dei familiari e vittime della strada contro la Giustizia, contro le assicurazioni, soprattutto l’odio e la vendetta verso i responsabili del crimine e verso le loro famiglie. 3) Gli obiettivi da conseguire con la legge votata dal Parlamento sono: elevare a livello di crimine la incidentalità stradale, compiuta da un conducente sotto l’effetto di alcol e di droga; comminare una pena adeguata alla colpa; accelerare l’iter giudiziale; render giustizia piena alle vittime e ai familiari delle vittime. 4) Odio e vendetta. E’ comprensibile il sentimento di odio e di vendetta dei familiari delle vittime verso il reo e la sua famiglia, ma non è condivisibile. Tale sentimento radicato profondamente, è indice di carenza etica nei soggetti interessati. La misericordia è quel sentimento che, forse, è gradito alle vittime di incidente. 5) I dirigenti delle Associazioni Vittime della Strada sono colpevoli di inadempienza ai loro doveri, se trascurano di organizzare incontri e dibattiti per i soci, al fine di elaborare il lutto o il dolore, in funzione di una convivenza pacifica e della pace. Saluti.

Antonio Lerario Galatone-Roma

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