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Nardò – “Quanto ad eventuali altre alberature che pur non essendo ancora censite, avessero i caratteri della monumentalità nelle Norme tecniche di attuazione allegate al Piano adeguato la società si impegna a produrre in fase di progettazione utile ad ottenere il pdc e comunque prima di qualsivoglia intervento un rilievo georeferenziato nel rapporto di scala adeguato del perimetro dell’uliveto monumentale, delle alberature monumentali isolate, dei manufatti testimoniali dell’antica attività rurale”, Di conseguenza “il relativo interesse eventualmente vantato dalla ricorrente potrà essere fatto valere in sede esecutiva del progetto, dato che ivi lo stesso potrà rivestirsi dell’attualità necessaria”: sono questi i principali passi della sentenza emessa oggi dalla sezione prima del Tribunale amministrativo regionale di Lecce sul ricorso presentato da Codici Ambiente e comitato pro Sarparea per annullare la deliberazione della Giunta comunale del 4 agosto 2017, la numero 345, relativa al piano di lottizzazione presentato dalla “Oasi Sarparea srl”, amministratore unico Alison Zoe Klebanoff (nella foto col Sindaco Mellone). Il comparto interessato si trova nella marina di Sant’Isidoro.

Il ricorso è stato respinto perché “infondato”. L’iter procedurale può dunque procedere, secondo i giudici amministrativi, che hanno smontato le eccezioni di natura paesaggistica ed urbanistica sollevate dai legali delle due associazioni. Sarà soltanto nella fase della progettazione esecutiva verificare se, a censimento delle piante monumentali avvenuto, il villaggio turistico d’alta fascia può essere realizzato senza toccare gli alberi monumentali individuati. I giudici in precedenza avevano superato l’obiezione di irricevibilità del ricorso presentata da parte della società anglo-americana ed il 4 aprile scorso avevano inviato la causa per il giudizio. A difesa delle proprie decisioni si era costituito nel giudizio anche il Comune, retto dal Sindaco Giuseppe Mellone.

Tra le primissime reazioni ufficiali – al di là dei commenti diffusi via web – si registra quella del consigliere comunale Giuseppe Verardi (lista giovani in azione): «Non ci sono velleità di cancellazione degli ulivi della Sarparea da parte di nessuno – afferma il consigliere di maggioranza – come emerge dalla sentenza. C’è invece un progetto legittimo da parte di un privato, che tra l’altro ha modificato in corso d’opera l’ipotesi originaria adeguandosi a prescrizioni e norme di tutela del contesto e degli ulivi. E c’è la volontà, altrettanto legittima, dell’Amministrazione comunale di Nardò, che nella piena osservanza della legge e in una logica di difesa del territorio e di armonizzazione degli interessi pubblici con quelli privati, ha deciso di dialogare con la società proponente il progetto, senza pregiudizi di sorta, nell’ottica dello sviluppo sostenibile del territorio”. Verardi garantisce infine che  “è evidente che se l’iter del progetto, in fase esecutiva, dovesse risultare non più in linea con una logica sacrosanta di sviluppo del territorio, l’amministrazione comunale, per quanto di sua competenza, sarà la prima a mettersi di traverso».

ulivoNARDÒ. Puntuale, a pochissimi giorni dalla presentazione del nuovo piano sull’insediamento turistico a Sant’Isidoro, venerdì scorso ha fatto quadrato intorno agli ulivi monumentali della Sarparea il comitato di cittadini e associazioni che si oppongono alla lottizzazione dell’area e alla costruzione del resort. Tanti i comitati e le associazioni, neretine e dei centri limitrofi, e i cittadini (un centinaio i presenti all’atto costitutivo) che hanno aderito al comitato “Salviamo la Sarparea”, coordinato da Stefania Ronzino. Oltre alle sigle ambientaliste di lungo corso o più giovani , e alle associazioni culturali che hanno sposato la causa, presente anche qualche esponente politico: il consigliere regionale Cristian Casili (M5S) si è messo a disposizione della “causa”; dal Pd si uniscono al comitato i consiglieri comunali Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione. Lo stesso fa la sezione leccese di Sinistra Italiana.

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Cristian Casili

Cristian Casili

NARDÒ. L’assessore regionale al Territorio, Anna Maria Curcuruto, rilasciando il piano della “Oasi Sarparea” ha sottolineato: «Si tratta di un progetto sostanzialmente diverso, con meno volumetrie e una accurata rilevazione delle alberature; è un progetto di maggiore qualità sia nel contesto complessivo che nei singoli fabbricati». Tocca, com’è noto, alla Giunta comunale adesso intervnire in materia, E mentre continua a defilarsi l’assessore Graziano De Tuglie, ambientalista pugnance, il Sindaco Giuseppe Mellone si schiera su posizioni prudenti: ha partecipato alla presentazione dell’elaborato urbanistico alle Quattro colonne” a cura degli imprenditori “per ascoltare”. «Ritengo prematuro ogni commento. Il piano non abbiamo avuto il tempo di vederlo; toccherà all’ingegnere D’Alessandro, che ha le competenze necessarie, valutare questo importante progetto». Da allora più nulla, se non una battuta su “Quotidiano”: «Invidio quei sedicenti ambientalisti che esprimono giudizi netti senza nemmeno aver visto il progetto».

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sarpareaNARDÒ. Da 150mila metri cubi a 96mila; da 61 villette a due piani, ciascuna di circa 60 metri quadri, a 30; cancellate le abitazioni incuneate quasi a forza tra due alberi: l’”Oasi Sarparea” di Sant’Isidoro così si può fare. Lo dicono la Regione – che col presidente Vendola aveva bloccato l’originario progetto, inserito da qualcuno tra le procedure semplificate del governo Berlusconi – e la Soprintendenza. L’assessore regionale al Territorio, Anna Maria Curcuruto, sottolinea: «Si tratta di un progetto sostanzialmente diverso, con meno volumetrie e una accurata rilevazione delle alberature; è un progetto di maggiore qualità sia nel contesto complessivo che nei singoli fabbricati». I 19 ettari interessati dall’iniziativa del 2010 di Alison Delghton, moglie di un ex Sottosegratio del governo inglese, si trovano tra la litoranea S. Isidoro- Porto Cesareo e la Provinciale per Copertino; sono in gran parte coperti da ulivi anche secolari, Nel 2014 Vendola impose lo stop e presentò un esposto in Procura della Repubblica a Bari per una procedura ritenuta sospetta. Dopo due anni e una Valutazione ambientale strategica, il presidente Emiliano e la sua Giunta hanno dato l’ok. Tra il 2014 e il 2016 un aspro scontro attivato proprio dalla signora Delghton, con una intervista su di un sito americano in cui minacciava di andarsene dalla Puglia, insieme ai suoi 70 milioni d’investimento, per troppa burocrazia”. Trovando sponde politiche più o meno interessate che riversarono sulla Regione accuse di bloccare gli investimenti e di fare ambientalismo esagerato. Ora “Oasi Sarparea” potrebbe ripartire ma tocca al Comune di Nardò approvare, eventualmente, il piano esecutivo con le modifiche imposte da Regione e Soprintendenza, fare la convenzione con la società inglese che subito dopo dovrà presentare i progetti di dettaglio da sottoporre al parere paesaggistico. Cauto sul futuro l’assessore all’Ambiente Graziano De Tuglie: «Sappiamo che il progetto è significativamente diverso da quello originario. Cosa e come è cambiato lo scopriremo quando il Comune sarà chiamato ai passaggi formali e sostanziali di propria competenza».

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NARDÒ. «Attraverso la condivisione e la concertazione tra pubblico e privato, mai più “intoppi burocratici”. Il Protocollo di intesa con la Porsche, esempio di un corretto rapporto tra investitori e pubblica amministrazione»: queste parole evidenziano come il colosso automobilistico tedesco ha trovato il modo di dialogare col governo regionale pugliese, per favorire lo sviluppo industriale, e allo stesso tempo tutelare le risorse naturalistiche ed ambientali del territorio. Con altri investitori, invece, il feeling non c’è stato e non c’è ancora. Ecco perché le parole pronunciate dalla vicepresidente della Regione Puglia e assessore alle Aree protette, Angela Barbanente, nel corso della conferenza stampa sull’intesa per la gestione dell’area Sic “Palude del Conte e Dune di Punta Prosciutto” che interessa il “proving ground” nell’Arneo di proprietà della Porsche, sono apparse a molti come un riferimento diretto, un paragone, con la vicenda “Oasi Sarparea”, il progetto del resort da 70 milioni di euro che investitori inglesi vorrebbero realizzare in un uliveto secolare, in contrada “Sarparea De’ Pandi” a Sant’Isidoro e che proprio la Regione ha bocciato ritenendolo troppo impattante. «L’accordo siglato – ha sottolineato Barbanente – è un punto di riferimento per corretti rapporti tra Pubblica amministrazione e provati, un esperimentio pilota che coinvolgerà i firmatari in ogni fase della realizzazione del progetto».

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NARDÒ. Come se non bastasse l’ingarbugliata matassa dell'”Oasi Sarparea srl”, ecco arrivare – ad alimentare altre polemiche e a far parlare di “strabismo” e “partigianerie” un cantiere nello stesso comparto del progettato resort inglese, destinato dagli strumenti urbanistici comunali a insediamenti turistici. è vero che il progetto da realizzare, di proprietà della società “Villaggi vacanze soviva” di Nardò interessa “solo” 6 ettari e che è stato approvato nel 2011, dopo ben 11 anni di percorso burocratico, ma i riferimenti maliziosi non mancano.
Il cantiere, aperto nelle scorse settimane, chiuderà dopo aver realizzato 204 mini alloggi su due piani nello stesso bosco di ulivi che avvolge anche la proposta degli imprenditori inglesi, prevedendo l’espianto di alcuni alberi. Alla fine a Sant’Isidoro per i turisti ci saranno a disposizione 337 camere e 674 posti letto.

NARDÒ. Un’antica masseria, ormai in rovina; un esteso bosco di ulivi secolari e il mare azzurro di Sant’Isidoro. È questo contrada “Sarparea De’ Pandi”, uno degli ultimi brandelli tutto sommato ancora incontaminati di quel tratto di costa neretina, aggredito nei decenni da abusivismo edilizio e costruzioni scriteriate. Forse proprio per questo, un luogo appetibile per nuovi insediamenti turistici, tanto da prevederli negli strumenti urbanistici in vigore e piuttosto “graditi”. Ben due i progetti di  villaggi turistici interessano, infatti, la zona, ma uno – il più grande – è diventato ormai un caso internazionale. Ne hanno parlato il Corriere della sera, versione inglese, l’Huffington Post on line, il tedesco Frankfurter Allgemeine, il britannico The Indipendent, La tv La7, ultima puntata.
L’opera più consistente la vorrebbe realizzare la società “Oasi Sarparea”; due i soci, entrambi inglesi: l’immobiliarista Alison Deighton, moglie dell’attuale Segretario al Tesoro del governo Cameron, e il magnate del petrolio Jan Taylor. I due, nel gennaio 2009, dopo aver acquistato da una famiglia neretina il terreno di 30 ettari, in grandissima parte caratterizzata dal Piano regolatore di Nardò come zona “C5” destinata alla realizzazione di alberghi e villaggi turistici, chiedono le autorizzazioni necessarie al progetto che prevedeva la realizzazione di un lussuoso resort a 5 stelle, un “albergo diffuso” con 63 villette e 61 camere d’albergo, tutto calato tra gli ulivi. La scommessa progettuale, opera dello studio di architettura Gensler, uno dei più famosi al mondo per la progettazione biocompatibile, è quella di realizzare i manufatti senza estirpare un solo albero d’ulivo:  una sfida architettonica, agricola e ambientale.

L’investimento ipotizzato è di circa 70 milioni di euro e la realizzazione del resort, stando agli impegni assunti dagli investitori, avrebbe coinvolto il territorio per le maestranze artigianali, professionali e manuali necessarie con una ricaduta occupazionale fino a 100 unità, 50 impiegate nella costruzione del villaggio, e almeno 50 assunte per la gestione del resort. L’ambizioso progetto, a 6 anni di distanza dalla presentazione, si è arenato davanti ad una contesa giudziaria tra gli imprenditori e la Regione, che ha visto annullare il suo parere negativo al Pue (piano urbanistico esecutivo) di “Oasi Sarparea” dal Tribunale amministravo regionale ed ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, l’istanza superiore.
I finanziatori hanno denunciato questa “burocrazia” infinita e minacciato di andarsene anche per l’inchiesta giudiziaria promosso dal comitato per la tutela del paesaggio di Nardò preoccupato del destino dell’uliveto secolare.

In attesa che i magistrati del Consiglio di Stato si pronuncino, sulla delicata questione si è scatenata la polemica politica e anche tra tecnici, istituti di urbanistica,  bioarchitetti, organizzazioni di imprenditori. Il Sindaco Marcello Risi resta decisamente pro progetto e, intenzionato a trattenere gli investitori sul territorio, sta tentando con incontri e contatti di ricucire lo strappo tra società inglese e governo regionale, il quale a sua volta chiama “a testimoniare” l’alta percetuale di progetti simili approvati sia pur con modifiche in qualche caso. La linea del Comune ha diversi sostenitori, tutti convinti della bontà dell’investimento ma con una maggiore attenzione al paesaggio unico e delicato di quella zona costiera. La Regione vuole che l’iter ricominci da capo, con la presentazione di un nuovo progetto, meno impattante; la società inglese punta, invece, alla modifica del progetto attuale, per non perdere tutto il lavoro fatto in 6 anni.
«La triste verità – commenta l’ex assessore ai Lavori pubblici in quota Sel, Vincenzo Renna – è che la politica ambientale in Italia la fanno i giudici  con le sentenze e non la politica con atti trasparenti e partecipati».

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...