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nomi strade comunali

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via Rodolfo D'Ambrosio

via Rodolfo D’Ambrosio

SIMU SALENTINI.  Siamo nel centro storico di Taviano. La strada è rimasta quella di una volta, con la sua pavimentazione di basoli e senza marciapiedi. Non è molto lunga e negli ultimi 30-40 metri  si restringe e mette in comunicazione via Corsica con piazzetta Matteotti, tra la farmacia Zompì e il retro della chiesa di S. Martino. Era nata come via Roma, al tempo dell’unità d’Italia, per eternare i fasti della capitale; poi, dopo la seconda guerra mondiale, fu dedicata a Rodolfo D’Ambrosio, perché su questa strada lui abitava, aveva il suo studio e si ritrovava con gli amici più stretti per discutere delle sorti dell’Italia.

L’avvocato Rodolfo D’Ambrosio, morto nel 1947, a 75 anni,  fu uomo di grande cultura, molto noto soprattutto per il ruolo ricoperto nel Partito socialista italiano di cui condivideva gli ideali. Naturalmente fu un fiero oppositore del regime fascista e ne subì gli attacchi: gli incendiarono la casa, fu incriminato per istigazione alla violenza, fu continuamente spiato e, spesso, minacciato anche pubblicamente. Ma non si piegò e fu sempre dalla parte degli operai e dei contadini, difendendone la misera paga. Il 29 giugno del 1944 il Comitato di liberazione di Taviano lo elesse sindaco. Ma la nomina durò poche settimane: il 23 luglio dello stesso anno, gli esponenti dei partiti appena costituiti rifiutarono di collaborare con il primo cittadino e ritirarono la fiducia. Presentò le dimissioni il 28 ottobre pur mantenendo la carica fino alla nomina di un commissario. Eppure la gente comune gli riconosceva onestà, correttezza e grande moralità, valori, forse, non ancora riconosciuti dagli italiani del Dopoguerra.

La strada, tra ‘800 e ‘900 era densamente abitata e aveva tre corti con giardini assai rigogliosi. Avevano la loro dimora due famiglie di medici assai famosi: quella dei De Blasi, prima con Alberto, famoso chirurgo a Bari e poi con don Pippi, medico di base. C’era poi la famiglia dei Franco con il dottor Arnaldo. I loro studi erano sempre aperti a tutti, ricchi e poveri. Sempre su via Rodolfo D’Ambrosio c’era l’abitazione di don Peppino  Giannì, titolare della prima farmacia a Taviano, in piazza San Martino. All’inizio della strada, poi, verso via Corsica c’era il frantoio di don Ugo Portaccio, dove in autunno si molivano le olive per tre/quattro mesi. Avevano  dimora anche le famiglie di due barbieri tavianesi: quella di Giovanni Custodero e di ‘Nzinu Tafuri. Ogni casa, piccola o grande si affacciava su cortili interni.Di fronte al palazzo dei De Blasi c’era la famiglia dei “Cacaove” e, più avanti, la numerosa prole degli “Zizzippappara”, instancabili lavoratori. Oggi, come in tutti i centri storici dei nostri paesi, molte case sono chiuse e, soprattutto nelle corti, regnano  il silenzio e la malinconia.

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Via Intitolata a Mutuo soccorso

TAVIANO. Dal 1912 al 2012: una storia lunga 100 anni per la Società operaia di mutuo soccorso. Il Consiglio comunale, all’unanimità, ha intitolato al sodalizio una strada all’altezza della rotatoria sulla via per Casarano. «Abbiamo voluto dedicare una strada alla Società operaia – dice il sindaco Portaccio – perché da 100 anni racconta la storia del nostro paese, fatta di mani e di volti, di solidarietà e di cuori aperti ai fratelli che non hanno nulla».

L’ inaugurazione (foto) si è tenuta alla presenza dell’intero Consiglio comunale, del direttivo della Società operaia, guidato dal presidente, Antonio Portaccio e dai soci. «Siamo veramente orgogliosi per il riconoscimento attribuito al nostro sodalizio – ha detto il presidente – in quanto consapevoli che abbiamo avuto un ruolo storico molto importante, in particolari momenti tragici della storia del nostro paese, le due guerre mondiali e il ventennio fascista». Sui 100 anni della Società  è stato scritto un libro, curato da Dante Coronese: «È un percorso di memoria e di emozioni – dichiara – con filo conduttore l’incredibile storia di un gruppo di persone che, spinte dal motore della solidarietà, diedero origine ad un’esperienza che è arrivata fino a noi»

l'assessore Laura Parrotta

l’assessore Laura Parrotta

CASARANO. La città cresce, o meglio si espande, e necessita di una nuova “perimetrazione urbana”. Interi quartieri risultavano, finora, ancora in zona “extra-urbana” in quanto la precedente delimitazione risaliva, addirittura, a vent’anni addietro e necessitava di un aggiornamento che tenesse conto dello sviluppo, anche se in alcuni casi convulso e poco razionale, della città. L’intera operazione, oltre a dare un nome a strade finora prive di denominazione ed un numero civico ad abitazioni che finora non ne avevano, avrà come prime conseguenze anche l’applicazione delle relative norme del Codice della strada e comporterà, inoltre, il necessario adeguamento delle norme per alcuni servizi e tributi comunali.

In vaste zone, non solo nel popoloso quartiere Pietrabianca ma anche nella zona adiacente l’ospedale, in direzione Matino, sulla collina della Campana, nella vasta area tra le strade provinciali per Maglie e per Supersano nonchè oltre la linea ferroviaria in direzione di Melissano e nel nuovo quartiere tra via Salvemini e via Fabrizio De Andrè, può risultare difficile farsi recapitare una lettera o chiedere l’intervento dei mezzi di soccorso.

«Al nostro insediamento abbiamo ricevuto continuamente segnalazioni di cittadini per problemi legati al fatto di abitare in una strada senza nome e senza un numero civico. Molti cittadini – afferma l’assessore ai Serivizi anagrafici Laura Parrotta – hanno difficoltà a ricevere la corrispondenza, e devono per esempio ricorrere ad una casella postale a pagamento ed inoltre potrà sembrare banale ma abitare in una strada non denominata o senza un numero civico a volte può causare problemi rilevanti quali la richiesta di intervento ad un mezzo di soccorso».

Se la precedente delimitazione venne adottata con deliberazione di Giunta del 1995, l’attuale, effettuata dall’ufficio Tecnico comunale, è stata sviluppata con le “aerofotogrammetrie” ed anche con l’ausilio delle “ortofoto” ricavabili dal web per verificare i limiti oltre i quali la città finisce per davvero.
Sulla base delle istruzioni ricevute dall’Istat, tra l’altro, la distanza massima tra due eduifici o gruppi di edifici affinchè possano costituire un unico centro abitato è stata fissata in 75 metri lineari. Lo studio condotto, oltre a modificare i “capisaldi” di inzio e fine del centro abitato sulle strade provinciali di accesso, permette di apprezzare, con la sovrapposizione delle due planimetrie, quanto e come la città si è sviluppata nel corso dell’ultimo ventennio.

Malgrado l’adozione del Piano regolatore generale, permane la frammentarietà delle nuove zone urbane venute a sorgere dov’era impensabile solo fino a poco tempo fa. Tante, più che altrove, restano le cosiddette “case sparse” realizzate in periferia o addirittura in piena campagna. Ciò comporta la necessità di prevedere nuove opere di “urbanizzazione primaria” con i servizi pubblici essenziali. Spetterà ora alla commissione comunale per la Toponomastica intervenire per dare i nomi alle strade. «Come abbiamo fatto già per la denominazione delle strade della zona industriale, anche per quelle del centro abitato ricorreremo alla consultazione dei cittadini», conclude l’assessore Parrotta.

via Caldarelle mignano

Mignano fiorito in via Caldarelle

GALATONE. La storia di una strada spesso è condensata nella sua denominazione. È il caso, ad esempio, di via Caldarelle e vico Coronelle, i cui toponimi lasciano intendere ciò che lì un tempo avveniva. Stando ad antiche memorie cittadine, infatti, pare che in via Caldarelle, in epoca medievale, fosse in auge la produzione di “caldare”, ossia le pentole; a partire da tale attività produttiva, appunto, sarebbe poi stato coniato il nome della stradina del centro storico. In vico Coronelle, a pochissima distanza da via Caldarelle, invece, pare venissero realizzate le corone del rosario; i semi duri ricavati dal frutto dell’“Albero del rosario” (il cui nome scientifico è Melia Azedarach) sarebbero stati sapientemente annodati uno all’altro così da costituire i diversi grani della corona.

Lungo il tempo, comunque, molto è cambiato. Nelle due stradine dell’attuale centro storico – com’è chiaro ai galatonesi – non si producono più né pentole né rosari. Le due vie, un tempo abbastanza frequentate, ora sono tra le meno vissute della città; molte case, infatti, sono disabitate, anche per via dei disagi che spesso le piccole vie dei nuclei antichi comportano.

Nella stretta via Caldarelle, ciò che oggi cattura la vista e l’olfatto di chi ci passa è la lunga distesa di bitume che da qualche anno ha sostituito la pavimentazione in basoli, sventrata dai sottoservizi, stando a quanto racconta Giuseppe Resta, architetto ed esperto di storia galatea. Nonostante ciò, sia via Caldarelle che vico Coronelle, come del resto tante altre strade del centro storico galateo, riescono ancora ad affascinare e a suggestionare, specialmente al tramonto e nottetempo, indifferentemente turisti e habitué.

Di giorno, poi, è possibile scrutare sulle piccole abitazioni esistenti tanti dettagli architettonici, splendidi ricami in muratura che il passar del tempo non ha del tutto cancellato. Caratteristici, per esempio, sono i mignani,  quei particolari balconi affacciati sulla strada e sulla corte interna, che un tempo permettevano alle donne di seguire gli avvenimenti pubblici, come le processioni, senza essere viste dalla strada. Via Caldarelle – dietro cui si cela pure un antico granaio medievale con la foggia simile a quelli dell’antico Egitto –  è, fortunatamente ancora oggi, un eccezionale scrigno di importanti segni architettonici del passato.

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via Generoso Previtero

SIMU SALENTINI –  Via Generoso Previtero, un tempo cuore pulsante del centro storico di Taviano. Oggi una strada come tante altre, che mette in comunicazione due arterie importanti, corso Vittorio Emanuele II° e via Corsica. È stata, però, quasi sicuramente, la prima strada ad essere intitolata ad un contadino tavianese, un contadino che credeva fermamente nell’unità d’Italia.

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e Taviano era l’estrema periferia del Regno delle due Sicilie. Quando i Savoia decisero di annettere anche il Meridione per formare un’unica Italia, si scontrarono con il fenomeno del brigantaggio e delle faide politiche, messe su dai Borbone, che non accettavano l’intrusione dei Savoia. Il contadino Generoso Previtero era, invece, un convinto sostenitore dell’unità d’Italia e nel 1860 si candidò nella lista governativa di Taviano che riuscì a vincere le prime elezioni. Dopo l’Unità, Previtero ricoprì la carica di vice sindaco. In quell’ occasione furono in molti i concittadini che si congratularono con lui.

Taviano aveva, allora circa 3mila abitanti, per lo più contadini, e c’era una discreta presenza di artigiani, commercianti e ricchi possidenti. Era anche praticata la modesta industria casalinga della tessitura. Il tasso di mortalità era elevato per le precarie condizioni igienico-sanitarie, causa di frequenti malattie infettive che colpivano la popolazione. Dopo l’elezione della nuova amministrazione si intensificarono le dimostrazioni a favore dei Borbone.

Particolarmente animata fu la sommossa del 7 aprile 1861, quando un sacerdote cappuccino, don Ambrogio Mosco, schierato a favore dei Borbone, organizzò un raduno di manifestanti che Previtero cercò di disperdere. Nella ressa che seguì fu però pugnalato a morte. Tutti fuggirono e nessuno fu dichiarato colpevole.
Non sappiamo quando gli venne intitolata la strada che ancora oggi porta il suo nome. Una strada molto animata quella tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento: gli anziani seduti sulle soglie, i più piccoli che giocavano per strada, le mamme davanti al fuoco e il profumo dei cibi che si spandeva nelle corti vicine e nei pochi giardini rigogliosi. C’era il forno di nunna ‘Ntonia Barlabà, sempre allegra e spensierata, originaria di Casarano, che cuoceva il pane per tutti. Verso la metà della strada c’era la puteca di mesciu ‘Ntunucciu Palese, artigiano falegname.

Infine c’era lo stabilimento per fare olio e vino, di Donatuccio Bruno che poi dovette chiudere bottega dopo la fine della 2° guerra mondiale. Oggi la strada è abbastanza anonima e restano poche tracce del suo passato. Molte case restano chiuse, dopo la morte degli anziani e altre hanno cambiato aspetto.

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ospedale e via circonvallazione - foto 1975 di marco stefano da carusa.it - casarano

CASARANO. Fino a non molti anni fa era la “Circonvallazione” della città, ovvero la strada che delimitava a nord-est Casarano e la sola che portava al capoluogo, passando da Maglie o Galatina.

Solo nel 2002, la strada che dall’ospedale porta verso la Provinciale per Collepasso, è stata intitolata a Francesco Ferrari, senatore della Repubblica scomparso nel 1975. A lui Casarano deve la propria trasformazione da centro rurale a città dei servizi, con le tante scuole, i numerosi uffici pubblici e l’ospedale (a lui già intitolato) aperti grazie al suo interessamento.

Negli anni, pur conservando la stessa conformazione, il viale ha mutato “anima” diventando, per eccellenza, la strada del commercio.

Non solo conduce, infatti, ad una vera e propria “cittadella commerciale” ma si è andato arricchendo di molti negozi anche nel tratto urbano. Lì dove sino agli anni ’90 c’erano i magazzini Standa da tempo c’è un negozio di elettronica, ma non mancano i pub (c’è ne sono due tra i più frequentati della zona), una farmacia (e c’è pure una para-farmacia), il  negozio di una nota catena di arredamento, un discount alimentare e sta pure per arrivare (proprio accanto a quest’ultimo) un outlet di abbigliamento grazie alla ristrutturazione (in corso da alcuni mesi)del vecchio capannone di materiale ferroso.

Nella parte alta, la strada conserva due tra gli istituti scolastici superiori più grandi con l’Istituto tecnico Commerciale “De Viti De Marco” accanto all’Industriale “Meucci”. Fino al 1981 era proprio l’allora Circonvallazione ad ospitare (nei pressi dell’attuale farmacia) il distaccamento dei Vigili del fuoco poi soppresso così come quello successivo (ma su base volontaria) nella zona industriale.

Periodicamente torna d’attualità la proposta di sfruttare meglio una delle poche strade cittadine dotate di spartitraffico centrale rendendo (almeno sino a via Nardò) le due corsie a senso unico per evitare i consueti ingorghi tra via Cuoco e via Giotto.

La recente modifica apportata proprio nei pressi dell’ingresso dell’ospedale sembre, però, andare nella direzione opposta.

 

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Matino. Ancora lavori sulle strade di Matino. Questa volta gli interventi riguardano la sistemazione di strade interne, marciapiedi e sedi viarie, per un totale di circa 190mila euro, finanziati con fondi propri. «Obbiettivo di questo assessorato è il ripristino di tutti i lavori eseguiti verificando la responsabilità delle ditte appaltatrici», afferma l’assessore ai Lavori pubblici Leonardo Bianchi.

Per cominciare, si è dato via al ripristino del basolato di via Roma eliminando le “toppe” di catrame create dopo l’esecuzione di interventi stradali. Si tratta di un’ operazione che riporterà la strada al suo aspetto originario così come dovrà accadere anche per il centro storico. La ricognizione coinvolge anche le strade di campagna e gli attraversamenti dei cavi della rete elettrica con la rimozione di quelli non autorizzati.

È stata, inoltre, completata l’installazione delle caditoie in via Pepe, all’angolo con via Crispi, per ovviare ai problemi causati dalle piogge a danno di alcune famiglie della zona, ed è invece in via di completamento il rifacimento del manto stradale in contrada Blasi. L’ufficio Tecnico e l’ufficio Affari generali hanno, inoltre, individuato diverse zone in cui si sono verificati sinistri stradali per la relativa messa in sicurezza. Simili interventi interesseranno anche via Modigliani e via Machiavelli.

«La situazione economica ci permette però di procedere a piccoli passi ed anche per questo motivo l’Amministrazione è attenta a reperire tutti i finanziamenti per poter completare le varie opere», afferma Bianchi. Nel frattempo, sono già stati avviati i pagamenti delle indennità di esproprio, contestualmente all’avvio dei lavori preparatori, relative alla realizzazione di alcune attese opere pubbliche quali la tangenziale est e la nuova arteria stradale di via Tevere  in contrada Argillari. Via libera anche alla riqualificazione di piazza Primiceri. Il Tar ha, infatti, respinto il ricorso presentato dalla ditta Coppola Giuliano, esclusa dalla gara, contro la ditta Bianco igiene ambientale di Nardò che si è aggiudicata l’appalto.

Maria Antonietta Quintana

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MelissanoL’idea di intestare una via all’ex sindaco di Melissano Elia Cuna, formalizzata qualche settimana fa  dalla Giunta Falconieri, ha acceso, inevitabilmente, dibattiti e polemiche.

Cuna, deceduto nel febbraio del ‘99, fu primo cittadino di Melissano per 14 anni, dal ’71 all’85. Se da un lato si sostiene la necessità di celebrare la figura dell’ex sindaco socialista con l’intestazione di una strada nel centro abitato, dall’altro si registrano diverse voci contrarie al provvedimento, una delle quali è quella dell’attuale segretario del Partito socialista di Melissano, Vittorio Velotti:(foto) «Le vie si dovrebbero dedicare a persone che si sono indiscutibilmente distinte nell’arco della loro vita. Perché – si chiede Velotti – intestarla ad Elia Cuna e non, per esempio, a personaggi storici come Sandro Pertini o Karol Wojtyla? Pur essendo un socialista, sono contrario all’idea».

Tra i meriti del vecchio sindaco Cuna – secondo l’atto approvato dall’attuale esecutivo in carica – si annovera la realizzazione della zona 167, della zona industriale e dello scalo merci che però non è mai entrato in funzione.

Secca la replica di Velotti: «E questi sarebbero i meriti di Cuna? Come ho già spiegato personalmente al sindaco, nella pur vasta zona industriale sono poche le aziende attualmente operative. Riguardo lo scalo merci, la giunta Cuna fece solo quanto dovuto, avvalendosi anche dell’apporto di altre forze politiche, come quella del Pci».

In paese già si pensa ad una raccolta di firme per promuovere un referendum.

                                     MM

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Melissano, il Municipio

Melissano. Una strada da intitolare all’ex-sindaco Elia Cuna.

Lo ha deciso la Giunta comunale di Melissano guidata dal sindaco Roberto Falconieri. Nell’atto approvato dall’esecutivo si premette che nella storia amministrativa del Comune di Melissano: “il Sindaco Elia Cuna ha assunto un ruolo non marginale, ma da protagonista che ha saputo cogliere e accompagnare il proprio momento storico – si legge nel documento che sostiene l’iniziativa -, promuovendo azioni strategiche importanti per la nostra Comunità, tra cui la realizzazione della “zona 167” e della “zona industriale e artigianale”, oltre alla grande intuizione per la realizzazione del “centro intermodale” per il trasporto merci, di grande valore strategico ma purtroppo non supportato dalle istituzioni locali per il suo compimento”.

Sempre nella motivazione presentata nella delibera si aggiunge che in ricordo: “della figura di Cuna, sindaco socialista per quattordici anni, dal gennaio 1971 all’aprile 1981 e da maggio 1981 ad aprile 1985” (scomparso il 9 febbraio  del 1999) – continua il testo che conclude con il provvedimento – l’Amministrazione comunale intende dedicare un tratto di strada interno al centro abitato”.

Un riconoscimento di merito per un uomo che si è speso per la sua città. Anche se non tutti sono d’accordo della decisione. Subito dopo aver diffuso la notizia si sono subito saliti i malumori.

L’atto, infatti, sembra non aver incontrato il favore di tutti i cittadini, tant’è vero che nei giorni scorsi è circolato ed è stato recapitato a mezzo posta nella buca delle lettere di diversi personaggi locali, un foglio siglato (ma da considerarsi evidentemente anonimo non essendoci riscontri oggettivi) “Gruppo democrazia cristiana, Partito comunista italiano, Partito rifondazione comunista”, con tanto di simboli sulla testata, che contesta duramente la decisione e il cui contenuto, per ovvie ragione, non può essere pubblicato. Si attende di saper chi vincerà questo braccio di ferro e quali saranno le prossime mosse della Giunta.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...