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ostetricia-culleLe cicogne girano sempre più alla larga dal Salento. I numeri che scodella l’Istituto nazionale di statistica, l’accreditato Istat, sembrano tanti dischi di divieto, semafori fissi sul rosso.
L’indice di natalità è sceso in 12 anni (2002-14) in maniera netta e costante: dalle 9,4 nascite per mille abitanti alle 7,4 finali. Per ogni mille abitanti si sono “persi” due neonati. In cifra fissa, gli arrivi di nuovi abitanti nella provincia leccese erano stati 7.437 all’inizio di questo studio demografico; sono scesi 5.988. Sull’arco jonico non va meglio, fatta eccezione per Gallipoli (dal 7,8 per mille all’8,5) e per Presicce (dal 6,3 al 6,9). Per il resto è fumata nera per Galatone (dal 10,1 all’8,6), Neviano (dal 7,0 al 5,3), Sannicola (dall’8,1 al 7,6), Alezio (dall’8,9 al 6,3), Aradeo (dal 9,2 all’8,2), Parabita dall’8,9 al 7,0), Matino (11,4 e 9,3), Taviano, Racale, Alliste, Melissano (pagina accanto), Ugento (dal 9,3 al 7,6). Fumata nerissina per la piccola Seclì (dall’11,5 al 4,7) e per Taurisano (dal 12 per mille al 7,8). Di Nardò, Tuglie, Casarano, Acquarica del Capo si parla in altra parte.

«I dati di oggi ci rendono più macroscopico il fenomeno, ma è da circa 20 anni che le nascite sono in decrescita, con qualche sporadica eccezione di anno o luogo. I cambiamenti del vivere sociale hanno carattere epocale; mai nella storia umana si era assistito a mutazioni così radicali, sotto ogni profilo»: è il commento di Luciano Provenzano (foto a sinistra), di Parabita, psicologo del distretto sociosanitario di Casarano. Più in concreto? «Varie e diversissime fra loro le cause ma tutte in qualche modo confluenti nel determinare la riduzione delle nascite», prosegue il dottor Provenzano. Nell’elenco mette una sempre maggiore diffusione della “contraccezione sia ormonale che di barriera”, per cui la gravidanza diventa sempre più una scelta desiderata e sempre meno occasionale; problemi relativi all’inserimento lavorativo; che può avvenire “solo allorquando l’età della coppia e soprattutto della donna si avvia ad una riduzione del potenziale procreativo”; la fragilità dei rapporti di coppia; l’impatto dell’inquinamento da sostanze estrogeniche che stanno falcidiando la capacità procreativa maschile. «è necessario uno sguardo d’insieme – avverte infine – per creare adeguate soluzioni».

«La scelta di avere o non avere un figlio risponde a due ordini di ostacoli, pratici e culturali», inizia così la disamina del fenomeno “tipico delle società avanzate e collegato alla globalizzazione” il sociologo dell’Università del Salento, Gigi Spedicato (a destra). Negli ostacoli pratici ci mette la diffusione precarietà e le difficoltà derivanti per giovani coppie “con un welfare ormai smatellato”. Tra quelli culturali si trova un modello di famiglia in cui non è detto che si debbano prevedere figli: è lo schiacciamento sulla quotidianità e la “chiusura al futuro”, da cui la denominazione di “generazione dell’infinito presente”.
«Ci vuole molto coraggio – conclude il sociologo – e capacità di proiettarsi in un tempo in cui respiri precarietà e solitudine: avere un figlio è diventata una corsa ad ostacoli».

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