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MICHELANGELO PISTOLETTO

Gallipoli – Il Comune di Lecce è pronto ad accogliere nel suo patrimonio artistico il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, artista, pittore e scultore italiano, animatore e protagonista della corrente dell’arte povera. La direzione del Castello di Gallipoli, a cui l’opera è stata donata dal Maestro, e l’Amministrazione comunale leccese da qualche  tempo dialogano  sulla possibilità di trasferire l’installazione nel capoluogo, a seguito anche dei ripetuti solleciti finora vani inviati all’Amministrazione gallipolina pure dallo stesso Pistoletto. “E’ un’idea nata quasi per caso – commenta l’assessore leccese alla cultura Antonella Agnoli – chiacchierando con l’architetto Raffaela Zizzari (di Sannicola, ndr) di vari progetti e di questa vicenda.  Avere nella nostra città l’opera straordinaria di uno degli artisti più apprezzati del nostro Paese sarebbe un dono piovuto dal cielo”.

Un dono un po’ ingombrante, considerate le dimensioni, ma che racchiude in sé una simbologia forte che apre scenari interessanti anche dal punto di vista della partecipazione attiva della cittadinanza. “Pensiamo di non allocare quest’opera nel centro storico – continua l’assessore del capoluogo – e insieme al sindaco e all’architetto Zizzari stiamo valutando una collocazione più periferica che valorizzi l’installazione e il luogo ghe la ospiterà. Mi piace pensare che possa diventare un elemento di socializzazione, vestire una piazza e qualificarla”. L’idea è quella di studiare tre – quattro  soluzioni anche consultando l’artista e poi attivare un percorso partecipativo con gli abitanti di quelle zone per far comprendere il valore e la potenzialità di quest’opera d’arte che porterebbe  i turisti in una zona che diversamente non avrebbe motivo di essere frequentata e fare in modo dunque che i cittadini leccesi possano sentirla un pezzo della propria città e non un’imposizione”.

Il lavoro, va ricordato, è costituito da 151 blocchi in pietra leccese; una struttura dalla mole notevole di non facile collocazione; nello stesso maniero la presenza permanente comporterebbe problemi con la sicurezza , poiché rappresenta impedimento alle vie di fuga, e limiterebbe l’utilizzo degli spazi. Lo stesso Pistoletto, che ai tempi della mostra nel Castello gestito da “Orione” di Maglie aveva dichiarato di essere rapito da Gallipoli e che aveva in animo di tornare per inaugurare la nuova collocazione del Terzo Paradiso,  in questi giorni si è detto rammaricato di quanto sta accadendo. Ma la partita non sembra ancora chiusa del tutto. “Il Terzo Paradiso resterà a Gallipoli – è la replica perentoria del Sindaco Stefano Minerva – l’unica idea in piedi al momento però è quella del tetto della Dogana che non piace ai gestori del Castello e attuali titolari di questo “dono”. Nei prossimi giorni – conclude Minerva- sarà convocata la commissione cultura per inoltrare la richiesta alla Capitaneria e velocizzare i tempi”.

 

Gallipoli – Il “Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto (nella foto aerea) è ancora in cerca di una collocazione a Gallipoli. Dal 2015 è “custodito” all’interno della Galleria dei due Mari in attesa che la città e l’Amministrazione decidano di accoglierlo ufficialmente nel patrimonio artistico gallipolino ed esporlo al pubblico. L’installazione era stata concepita dal maestro in occasione della mostra ospitata nel 2015 presso il castello; in chiusura dell’esperienza gallipolina Pistoletto , rapito dalla città, ha nominato il maniero gallipolino “Ambasciata del Terzo Paradiso” e membro della “Cittadellarte Fondazione Pistoletto”, donando l’opera ai suoi gestori che a loro volta hanno deciso fosse più giusto estendere il dono all’intera città.

Il lavoro si compone di 151 blocchi di pietra leccese (foto a sinistra)  e risulta peraltro piuttosto ingombrante per le sale del castello. Il Terzo Paradiso è un simbolo creato dall’artista una decina di anni fa, che ridisegna il segno matematico dell’infinito a tre anse e rappresenta la fusione fra il primo e il secondo paradiso: quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura e quello artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia. Un simbolismo che ha catturato migliaia di seguaci nel mondo.

Il commissario straordinario Guido Aprea, in quel periodo era al governo della città, convinto che dovessero essere gli stessi cittadini di Gallipoli, attraverso una consultazione popolare, a decidere dove posizionare il “Terzo Paradiso”, varò il bando “Trova casa al Terzo Paradiso”, un concorso di idee ad evidenza pubblica sul portale dell’ente. Diverse le proposte giunte in quell’occasione da architetti, associazioni, raggruppamenti e singoli cittadini. Anche l’Istituto Vespucci aveva avanzato la proposta di collocarlo all’interno della vecchia sede del Nautico, che ospita il Planetario, per dare nuova linfa all’edificio. Da allora più nulla. Mentre si registra l’interesse di qualche ente culturale di Lecce che ha fatto richiesta di poter prendere in custodia l’opera, il Sindaco Stefano Minerva rassicura sulla volontà di trovare al più presto una soluzione. “Stiamo lavorando a questa cosa da diverso tempo – afferma Minerva – provando a trovare una collocazione anche in accordo con i gestori del Castello. Non è facile posizionare un’opera di tali dimensioni; al momento stiamo valutando una soluzione che a mio avviso sarebbe ideale. Stiamo inoltrando una richiesta in Capitaneria per installare il Terzo Paradiso sul tetto dei capannoni del porto, sul quale ci si affaccia camminando lungo le mura”. Il percorso verso la soluzione è cominciato.

sala ennagonale

La sala ennagonale del Castello e, in basso, l’artista Michelangelo Pistoletto

pistolettoGALLIPOLI. Dal 5 giugno al 27 settembre il Castello ospiterà una personale di Michelangelo Pistoletto dedicata al Salento e a Gallipoli in particolare. Le opere  del pittore e scultore della pop Art, protagonista del movimento dell’Arte Povera, saranno allestite  nelle sale e negli spazi esterni. In particolare nella Piazza d’armi ci sarà il “Terzo Paradiso” con al centro un ceppo di ulivo secolare in cui germoglia un nuovo ulivo. Un segnale e un augurio per la soluzione in positivo del flagello Xylella. Il mare Mediterraneo è il protagonista dell’installazione nella sala ennagonale: ha la forma del Mediterraneo il tavolo specchiante “Love Difference” che si trova al centro di un labirinto di cartone, circondato da sedie provenienti dalle culture che si affacciano sul mare che con un termine ormai superato viene definito”nostrum”. Nelle altre sale ci saranno anche  i “Quadri specchianti” frutto di sperimentazioni iniziate fin dagli  anni Sessanta.

La mostra, che sarà inaugurata giovedì 4 giugno alle 19, è curata da Manuela Gandini e prodotta dall’agenzia di comunicazione Orione, che dallo scorso  gestisce il Castello, con la direzione artistica dell’architetto Raffaela Zizzari.

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