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mercatini di natale

GALATONE. Pienone per le strade e le principali piazze della città – piazza San Sebastiano, viale XXIV Maggio e piazza Pertini (largo stazione) – per il secondo appuntamento con “Gustiamo l’arte”, la terza edizione dei mercatini di Natale organizzata dall’Unione commercianti di Galatone, dunque da diverse realtà commerciali del paese in collaborazione con il Comune di Galatone. Stand enogastronomici, mostre d’arte, presepi artistici, tanti e diversi prodotti artigianali in esposizione. E soprattutto musica – pure con un coro gospel “live” in strada -, animazione e giochi per i più piccoli: dalle giostre gonfiabili al calcio balilla umano, dall’elfo sputafuoco alle mascotte sino alla casa di Babbo Natale.

Prossimo appuntamento, domenica 20 dicembre a partire dalle 16: mercatini di Natale e in contemporanea, nella città vecchia, l’evento “IncontrArti nel borgo” a cura dell’assessorato alla Cultura con la collaborazione di scuole ed associazioni del paese e con la direzione artistica di Gianluigi Antonaci.

MERCATINI NATALIZI Prodotti locali, opera di artigiani, in mostra nelle piazze (la foto si riferisce a Parabita). Il clima clemente ha permesso anche l'installazione di un abete in spiaggia a Porto Cesareo. Non si contano i commenti sul web

MERCATINI NATALIZI. Prodotti locali, opera di artigiani, in mostra nelle piazze (la foto si riferisce a Parabita). Il clima clemente ha permesso anche l’installazione di un abete in spiaggia a Porto Cesareo. Non si contano i commenti sul web

natale sulla spiaggia porto cesareoLa festa della Madonna Immacolata, preparata dalla novena, ha aperto le porte al Natale. Ci sarà il 13 quella  di  S. Lucia con i simboli della luce a illuminare simbolicamente ancora di più la festa più attesa dell’anno. Forse, oggi, è proprio questa la definizione che più si addice al Natale, quella che sembra più sentita e diffusa.
Siamo circondati da quelli che usiamo chiamare “segni” del Natale: alberi, presepi, luminarie,  regali, concerti, che sarebbe forse più corretto definire con il termine “indizi”. Perché una cosa sia definita come  segno, infatti,  ci vuole la consapevolezza piena del senso. Solo così le emozioni si trasformano in sentimento e i riti, che pure si fondano sulla ripetività delle tradizioni, trovano spazio vero nella vita di ognuno.
Nel Salento (e pure altrove)sembra che sia in corso una nuova sagra, quella del Natale, continuazione delle centinaia di manifestazioni estive che funzionano per la promozione del territorio e del prodotti locali e per attirare turisti che si riversano sulle piazze. Fungono da richiamo alberi spettacolari di luminarie (il record spetta a quello di piazza S.Oronzo a Lecce), veri e propri spettacoli montati intorno all’accensione delle luci e alle luminose decorazioni che ornano facciate dei palazzi più prestigiosi, presepi viventi in cui la musica della pastorale si fonde con il profumo delle pittule e di altre specialità culinarie, mercatini che esaltano la pazienza e l’operosità degli artigiani. Non manca l’albero sulla sabbia. A Gallipoli i lidi si attrezzano per il taglio del panettone in spiaggia. Tutto fa spettacolo, tutto fa territorio, tutto fa destagionalizzazione. Tutto (alla fine) fa Natale?

Ci sta qualche ragionevole dubbio. Vero anche che questa festa è nata da una serie di contaminazioni, che intorno vi girano leggende e credenze varie che spesso non hanno niente a che fare con i valori cristiani. Il 25 dicembre è una data simbolica che rimanda al solstizio d’inverno e alla festa del “Sol invictus” introdotta nel 274 dall’imperatore Aureliano. Il rimando al sole e alla luce è frequente. Nel vangelo di Luca,  Zaccaria, il padre di Giovani Battista, parla della futura nascita di Cristo così: «Verrà a visitarvi dall’alto un sole che sorge». Al culto del sole e della luce è legato anche il rito del ceppo che brucia nel camino e che nel passato veniva fatto ardere per 12 giorni consecutivi; da come bruciava si ricavavano auspici per il futuro. Anche nella letteratura venivano trovati accenti profetici per la nascita di un “puer” (IV ecloga virgiliana). Pure l’albero nasce da una contaminazione di varie culture: l’abete in Egitto era il simbolo della natività; quello bianco in Grecia era sacro ad Atena, dea della caccia ma anche delle nascite; nei paesi nordici era associato a riti pagani; alcuni fanno riferimento  a Martin Lutero che vide un abete illuminato dalle stelle nella foresta. Il presepe ha l’impronta di San Francesco che nel 1223 fece rivivere a Greccio la natività.

Tutti questi “segni” ci riportano all’evento che ha cambiato la cultura dell’Occidente, a volte strumentalmente usati per rivendicare e affermare un’identità contrapposta ad altre. Succede, per esempio, a proposito del presepe, brandito come una clava. Per fortuna ci pensa Papa Francesco a chiarire e a fare sintesi: davanti al presepe riprende i temi della tenerezza e della misericordia su cui ha fondato l’Anno santo appena inaugurato.

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