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incidente

Gallipoli – Oltre le due costole fratturate insieme al setto nasale, la lussazione di una spalla e la compressione di una vertebra, non ha subito altri danni l’arcivescovo Domenico Caliandro, già vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli. Lo hanno escluso gli ulteriori accertamenti clinici cui è stato sottoposto il presule. L’incidente, che poteva avere conseguenze ben più gravi, è accaduto durante la processione del “Corpus Domini” a Brindisi, a causa del cedimento della sella su cui era montato l’arcivescovo. Come da tradizione che si protrae ininterrottamente sin dal Medioevo e si rifà al’arcivescovo dell’epoca che si recò al porto per ricevere dal re di Francia le particole consacrate, l’arcivescovo reggeva l’Ostensorio in sella ad un cavallo parato, accompagnato a mano da alcuni aderenti all’Ordine dei Cavalieri di Malta. Erano da poco usciti dalla cattedrale di Brindisi, crocifero e ceroferari in testa alla processione solenne, allorquando, per cause non del tutto accertate, è successo il fatto: il presule, forse avvertendo che qualcosa non andava, aveva fatto arrestare la marcia e proprio mentre gli addetti cercavano di capire cosa stesse succedendo, mons. Caliandro è caduto rovinosamente a terra scivolando dalla sella. Nonostante il drammatico imprevisto e l’istinto ad attutire l’impatto col terreno, l’arcivescovo non ha abbandonato l’Ostensorio, forse anche per questo riportando ferite al volto. (foto da “Quotidiano di Brindisi”)

Prontamente soccorso, è stato portato in ambulanza all’ospedale “Perrino”, per le cure necessarie. Subito dopo, è stata ricomposta la processione presieduta dal vicario generale don Fabio Ciollaro (Ostuni). Per ironia della sorte, essendo l’arcivescovo Caliandro noto per aver rivisitato alcune tradizioni ritenute superate, proprio durante una celebrazione fondata su antichi rituali (questa “cavalleresca” risale all’anno 1254), doveva registrare un incidente così serio. A Gallipoli, per esempio, aveva eliminato il triduo pasquale e matrimoni che si celebravano nelle chiese confraternali e nei santuari.

Ugento – Le pessime condizioni dell’asfalto in molti Comuni salentini continuano a mettere a rischio la sicurezza del traffico e degli automobilisti: ieri pomeriggio a farne le spese ad Ugento è stato uno sfortunato automobilista che alle porte di Ugento è incappato in una buca, danneggiando pesantemente la ruota anteriore sinistra della sua vettura, una Daewoo Matiz grigia. L’incidente è avvenuto intorno alle ore 18 sulla strada che da Ugento porta a Racale (da cui veniva l’auto), in un tratto fra l’Eurospin e il distributore di benzina, dove il manto stradale è danneggiato in più punti. Fortunatamente, l’incidente non ha coinvolto altre vetture: l’automezzo finito nella buca procedeva a velocità piuttosto moderata e quindi ha fermato lì la sua corsa. L’anziano conducente della Matiz (A. C. di Ugento) non ha riportato danni fisici, ma solo tanto spavento. Il tratto sotto accusa è di competenza della Provincia.

Taurisano – Attimi di paura questa mattina in pieno centro a Taurisano, dove un’anziana donna – Luigia Pacella, di 74 anni – è stata investita mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali, a 300 metri dalla propria abitazione.
L’incidente è avvenuto intorno alle ore 8 sull’incrocio di piazza Fontana: qui, una Multipla rossa guidata da una donna di mezza età (anche lei di Taurisano) sopraggiungeva da corso Umberto I e nello svoltare a sinistra su via Mazzini si è ritrovata davanti il pedone, travolgendolo in pieno. Fortunatamente, l’auto procedeva a velocità moderata, il che ha evitato che si registrassero conseguenze peggiori. La vittima, prontamente soccorsa da un paramedico e dagli operatori del servizio 118, ha riportato una contusione alla gamba destra e un trauma cranico con lesioni in due parti, che hanno richiesto punti di sutura. Al momento, la donna è ricoverata in ospedale a Casarano, dove resterà sotto osservazione per due giorni. Subito dopo l’incidente, una seconda ambulanza è arrivata per soccorrere la stessa conducente della Multipla, in evidente stato di choc.
Testimoni presenti sul luogo dell’accaduto lamentano la pericolosità di quest’incrocio, dove la visibilità è limitata e le strisce sono troppo vicine all’angolo della strada: chi si trova a svoltare in via Mazzini, infatti, può vedere eventuali pedoni solo se questi sono già a centro strada, mentre se hanno appena cominciato l’attraversamento (come è successo all’anziana donna di stamattina) il rischio è trovarseli davanti senza vederli prima e quindi senza poterli evitare.

 

Nardò – E’ ancora in prognosi riservata l’uomo, un 46enne del posto, ricoverato d’urgenza con codice rosso al “Vito Fazzi” di Lecce ieri intorno alle 14,30 con varie ferite al capo, dopo essere stato portato al Pronto soccorso dell’ex ospedale neretino intorno alle 14. La testa è risultata l’unica parte interessata da un pesante trauma; per questo i medici del reparto di Neurochirurgia si mantengono cauti circa gli sviluppi clinici del caso (al suo arrivo l’uomo perdeva copiosamente sangue da un orecchio).

Ma mentre il quadro clinico va schiarendosi, è ancora da definite l’origine delle ferite e dello stato comatoso che il paziente ha accusato proprio a causa di esse; il suo stato d’incoscienza è stato verificato proprio dai sanitari prima del “Sambiasi” e poi dal nosocomio del capoluogo. Che  ci faceva infatti dentro al teatro comunale a quell’ora, mentre una piccola ditta era intenta a svolgere dei lavori? Ci era entrato per curiosità, anche se è vietato stare in un cantiere? O era uno degli addetti? IL muro di mezze parole, accenni e sviamenti ha impensierito ed occupato non poco i poliziotti e il commissario Pantaleo Nicolì, chiamati dal Pronto soccorso e poi messisi a ricostruire l’accaduto. Soltanto in serata il quadro ha cominciato a delinearsi, anche se mancano ancora delle conferme finali: ci sono volute varie testimonianze, alcune piuttosto reticenti, delle immagini e l’intervento della Polizia scientifica nel teatro. Alle 22,30 il sostituto procuratore   di turno ha deciso il sequestro dell’immobile, proprio per consentire il prosieguo delle indagini. Intanto è stato allertato anche lo Spesal dell’Asl di Lecce (il servizio per la prevenzione e la sicurezza degli ambienti di lavoro). L’ipotesi sempre più concreto è che si possa trattare di un incidente sul lavoro.

Ovviamente è saltato l’appuntamento, previsto per domani alle 21, con la rassegna “Quarta Parete”, curata da TerramMare società cooperativa con sede a Presicce, nell’ambito del cartellone unico in svolgimento proprio nel teatro comunale, dal titolo “Promessi! ovvero I Promessi sposi in scena”.

PRESICCE. Rocambolesco incidente sulla 274, verso le 19 di questa sera, all’uscita di Presicce, in corrispondenza della stazione di benzina. Protagonista una signora di Corsano che ora si trova ricoverata presso l’ospedale “Panico” di Tricase per accertamenti. Stando a quanto raccontato agli agenti di polizia della stazione di Taurisano, intervenuti sul posto anche per gestire la viabilità, la signora era sola alla guida della sua Fiat 500 e stava transitando in direzione S. Maria di Leuca quando, per evitare un cane, ha frenato e l’asfalto scivoloso le ha fatto perdere il controllo dell’auto. La macchina ha prima fatto dei giri su se stessa e poi è caduta nel burrone accanto alla strada. Non sono state coinvolte altre vetture, nonostante il tratto di strada, specie di domenica sera sia molto trafficato. La signora non avrebbe riportato gravi danni, l’auto danneggiata è stata recuperata e portata via da un carroattrezzi. L’episodio è avvenuto su un tragitto tristemente conosciuto per via dei diversi incidenti mortali che si sono verificati in passato.

CASARANO. Ha sconcertato la città ed il mondo politico l’ennesima auto “andata in fiamme” a Casarano. Questa volta a farne le spese (nella notte tra giovedì e venerdì scorsi) è stata la moglie dell’assessore comunale (ed ex vicesindaco) Adamo Fracasso la cui Renault Capture è stata avvolta dalle fiamme mentre era parcheggiata davanti casa, in contrada Spagnolo, nei pressi della strada provinciale per Maglie. Sul fatto indagano i carabinieri per cercare di risalire alla natura dell’episodio che, dai primi indizi, pare di natura dolosa anche perché l’autovettura era nuova (immatricolata nel 2015) ed in sosta da molte ore (quindi con il motore freddo). D’ausilio potranno essere le immagini di alcuni impianti di videosorveglianza. In attesa di capire se si sia trattato di dolo, sono stati i diretti interessati a riferire di altri episodi più che sospetti avvenuti nel giro di un anno, dall’avvelenamento dei cani al rogo di un fondo agricolo.

Immediati gli attestati di solidarietà da parte del mondo politico locale. Il circolo del Pd ha espresso “sincera solidarietà ad Adamo Fracasso ed alla sua famiglia per l’ennesimo episodio intimidatorio di cui è stato vittima. Tutti noi viviamo con sconcerto questi episodi che, lo diciamo da anni, si ripetono periodicamente nella nostra città”. La “vicinanza” dell’Amministrazione comunale tutta è stata espressa, invece, dallo stesso sindaco Gianni Stefàno, che parla di “circostanze ancora tutte da chiarire”. «Ci auguriamo che si tratti di un accadimento fortuito e che non abbia origine dolosa. Certamente il susseguirsi di accadimenti riferiti dallo stesso assessore, dall’avvelenamento dei cani all’incendio dell’uliveto, non ci fanno stare tranquilli. L’Amministrazione comunale condanna qualunque forma di violenza e fa appello alle autorità competenti affinché, qualora la natura sia dolosa, vengano individuati quanto prima i responsabili. Auspichiamo fortemente che quanto accaduto non sia opera di balordi che mirano a indebolire la serenità nell’operato delle istituzioni locali con attività intimidatorie».

“Ferma e decisa condanna per il vile gesto intimidatorio subito, che annulla le regole della civile convivenza” è stato espresso la Centro Cristiano Democratico, il movimento politico che ha portato lo stesso Fracasso alla recente rielezione in Consiglio comunale. «Colpendo l’assessore Fracasso, si mina in radice l’impegno di chiunque si mette al servizio della propria comunità, con coraggio ed abnegazione, sacrificando il proprio lavoro e la propria famiglia», si legge nella nota del Ccd con la quale si fa appello a “a tutte le Istituzioni, le forze dell’ordine, i cittadini, le associazioni, i partiti e i movimenti politici, il mondo della scuola, affinché mantengano alto il livello di attenzione e il rispetto della legalità, manifestando dissenso e condanna verso qualsiasi atto che violi le regole del vivere civile».

TAVIANO. Nuovo incidente mortale sulla strada statale Gallipoli – Santa Maria di Leuca. Intorno alle 18.30, per causa in corso di accertamento, lo scontro frontale tra un furgone Fiat e una Renault Modus è costato la vita al 56enne di Trepuzzi Maurizio Perrone, alla guida del primo veicolo. Ferito il conducente dell’autovettura. L’ennesimo scontro mortale sulla Statale è avvenuto nei pressi dello svincolo per Taviano-Matino- Casarano, dove è presente una lunga curva spesso fatele per gli automobilisti. Dello scorso 20 agosto l’ultimo incidente costato la vita ad ragazzo di Matino e ad una ragazza originaria dell’Equador, con il ferimento del ragazzo di quest’ultima, di Gagliano del Capo.

Il tragico incidente di ieri

PARABITA. Un altro incidente, questa volta per fortuna senza gravi conseguenze, a neppure 24 di distanza dallo scontro fatale a due centauri. Sempre uguale lo scenario, ovvero la Provinciale “killer” tra Parabita e Alezio: una manciata di chilometri che negli ultimi anni ha visto susseguirsi una serie impressionante di incidenti, troppo spesso mortali. Solo un “fuori strada” quello del primo pomeriggio di oggi (un’auto ha perso il controllo ed è andata a sbattere contro un muretto); drammatico quello di ieri sera costato la vita al 47enne di Matino Pantaleo Sassonio ed alla compagna 56enne Anna Rita Scarpa, originaria di Alezio, che viaggiavano su di una Yamaha 750 in direzione Parabita. Un impatto violentissimo, nei pressi della rotatoria di contrada Paradiso, dove sorge il monumento dedicato alla Madonna della Coltura, frutto forse di un sorpasso azzardato e che ha coinvolto anche una Ford Fiesta e un’Opel Agila (i cui conducenti, negativi all’alcol test, hanno riportato solo lievi ferite).

Del settembre del 2016 il precedente “mortale” nel quale perse la vita il 74enne parabitano Sebastiano Nicoletti alla guida del suo motocarro Ape nello scontro con una Lancia Y guidata da una 25enne di Gallipoli, rimasta lievemente ferita. Infinita la teoria di incidenti degli ultimi anni per un’arteria con troppi accessi ed un limite di velocità a 50 km/h troppo spesso non rispettato dagli automobilisti. Delle scorse settimane l’ennesimo incontro tra i tecnici della Provincia e le istituzioni cittadine (i Commissari straordinari) dal quale è emersa l’intenzione di poter utilizzare le risorse accantonate con le multe dell’autovelox proprio per gli interventi di messa in sicurezza della strada e la necessità di verificare la regolarità degli accessi privati e dei distributori di benzina presenti. Sempre in piedi la possibile installazione di apparecchiature elettroniche “fisse” per leggere e, di conseguenza, limitare la velocità delle auto. Soluzioni valide ma da far conciliare con prudenza e buon senso di chi guida: su due o quattro ruote.

Sebastiano-NicolettiPARABITA. Sono numeri schiaccianti quelli conteggiati dall’Ufficio di Polizia municipale: otto incidenti stradali in tre mesi. Due di questi sono stati mortali. L’ultimo, pochi giorni fa, è costato la vita al 74enne Sebastiano Nicoletti a bordo di un Ape Car (foto). Il tutto in soli sette chilometri  di strada: il tratto parabitano della S.p. 361 che da Gallipoli porta ad Otranto, per tutti ormai una strada killer nonostante il limite di velocità imposto a 50 km/h. La battaglia per la sua messa in sicurezza, però, procede a rilento e senza troppi spazi di manovra. Il Comune, ente gestore da quando la stessa strada è stata classificata come tratto interno all’abitato urbano, e la Provincia, ente proprietario, hanno fatto sapere di non disporre delle risorse finanziarie  necessarie per la costruzione di rotatorie, impianti semaforici o photored in pianta stabile, capaci di monitorare giorno e notte gli eccessi di velocità. L’iter seguito dall’Amministrazione, dunque, in mancanza di alternative, è stato quello previsto dall’art. 54 del Testo unico utilizzato in caso di “gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana”.

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incidente gallipoliGALLIPOLI. La scena davanti agli occhi dei poliziotti del locale commissariato, chiamati con una telefonata intorno alle 7 di stamane, faceva presagire un bilancio piuttosto preoccupante. Invece, oltre ai danni a tre autovetture e lievi ferite al conducente, non si è registrato altro. Per fortuna, come sottolineano gli agenti che sanno bene come in quella zona i giovani turisti vanno a piedi o in bici fino a quell’ora. Denunciato per guidata in stato d’ebbrezza con ritiro della patente un gallipolino di 23 anni: il tasso alcolico è risultato di 1,65 (il limite massimo è 0,50 e oltre 0,80 scattano le norme del codice penale). L’uomo, all’incrocio tra via Salento e Madonna del Carmine, nei pressi del lungomare Galilei, deve aver perso il controllo della sua auto, che è finita su di un antro automezzo in sosta che, a sua volta, ha tamponato un’altra macchina lì parcheggiata. La corsa dell’investitore è finita con il rovesciamento della sua auto ma per lui – oltre ai problemi con la giustizia – nulla di grave.

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GALLIPOLI. Non versano in gravi condizioni gli operai travolti dal crollo di un muro di contenimento durante i lavori per mettere in sicurezza le cavità di via Firenze. Nel cantiere, aperto per mettere in sicurezza la zona interessata da cavità sotterranee, l’incidente si è verificato intorno a mezzogiorno. Il crollo ha coinvolto tre dipendenti della “Idrogeo” di Lecce, vincitrice dell’appalto, un gallipolino 38enne, uno di Novoli e uno di Foggia di origini tunisine, entrambi quarantenni. L’operaio del luogo è riuscito a liberarsi da solo dai materiali franati ed ha accusato un forte dolore addominale. Un po’ più serie le ferite riportate dagli altri due suoi colleghi: ricoverati al “Sacro Cuore” di Gallipoli, ai due lavoratori sono state riscontrare fratture alle gambe che probabilmente richiederanno un intervento chirurgico. Sul logo sono intervenuti poliziotti e carabinieri, i vigili urbani, i sanitari del 118 e gli ispettori della Spesal, il servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Il cantiere è stato aperto nel febbraio scorso, recintando la zona e poi concretamente avviato dopo aver effettuato una serie di indagini geologiche.

rapina 27 gennaio rapina allisteALLISTE. Movimentato pomeriggio quello del 27 gennaio tra Alliste e Racale per colpa di due giovani rapinatori di Ugento, D.D. e P.C. che, dopo aver messo a segno il secondo colpo, sono andati a schiantarsi contro un’auto proveniente in senso opposto, consentendo ai carabinieri di arrestarli. Intorno alle 17 i due sono entrati col volto coperto da passamontagna e con fucile e pistola nella farmacia Tundo di via Conte Nardini; hanno puntato la pistola verso una cliente ed hanno intimato al titolare di consegnare l’incasso. Subito dopo sono giunti al bar Leonida, all’interno della stazione di carburanti Tamoil, gestito da due fratelli. Al primo accenno di resistenza di uno dei titolari (l’altro  era in palestra), lo hanno  colpito alla testa col calcio della pistola. Poi sono fuggiti a bordo di una Fiat Punto colore bordeaux. L’incidente, contro un’altra Punto, è successo poco dopo l’uscita dalla stazione di servizio, vicino ad un’officina. Mentre un gruppo di persone li stava circondando con fare minaccioso, sono sopraggiunti i carabinieri di Racale allertati dalla prima vittima e dai vigili urbani di Alliste.

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Auto tampona polizia
GALLIPOLI. Intorno alle 16,30 singolare incidente sulla Alezio-Gallipoli. Un’auto con due giovani a bordo ha tamponato la volante della polizia nei pressi del semaforo vicino all’ospedale, nessun danno alle persone e lievi agli automezzi. Con qualche intralcio al traffico per i rilievi del caso effettuati dai carabinieri giunti sul posto.

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Il palco crollato e transennato

Torre Suda. Doveva essere una serata di festa e divertimento e invece si è rischiata la tragedia. Domenica 22 luglio, nell’area concerti della Marina di Torre Suda, era in programma il saggio di ginnastica artistica della palestra “Colibrì” di Taviano. Intorno alle 22 tutto era pronto, l’area piena di gente giunta sul posto per assistere all’esibizione dei ragazzi, ma poco prima che questa avesse inizio una parte di palco, in gergo detta “americana”, è venuta giù colpendo tre allieve, di cui due minorenni, e una maestra elementare di Taviano che si trovavano nella zona del retropalco. Immediati i soccorsi alle bambine e alla maestra, che ha avuto la peggio ed è stata ricoverata al “Vito Fazzi” in neurochirurgia per accertamenti e per essere sottoposta ad una tac che ha fortunatamente scongiurato ogni paura.

Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri sulla dinamica dell’incidente, la struttura ha ceduto a causa del forte vento e di un telo appeso sui pali della stessa. In pratica questo telo, sotto la spinta del vento presente nella zona domenica, ha spinto la struttura facendola cadere all’indietro e andando a colpire le bambine e la maestra. Una sorta di effetto vela, per dirla in poche parole. Ma alcuni testimoni presenti sul posto raccontano di “evidenti errori nel montaggio della struttura, non essendo la stessa fissata al terreno. Per questo il vento ha avuto la meglio, spingendola verso l’esterno e facendola crollare”.

Sul posto era presente anche il sindaco di Racale, Donato Metallo, che si è immediatamente attivato per reperire quante più informazioni possibile sia sulla dinamica dell’incidente sia sulle condizioni di salute delle ferite. I soccorsi sono stati velocissimi e molti spettatori hanno cercato di dare un contributo per evitare che nessun altro potesse farsi male. L’incidente ha causato inevitabilmente il blocco del traffico sulla litoranea per consentire il pronto intervento dei mezzi di soccorso.

CAP

L’azienda del gruppo “Romano confezioni”

Matino. È stato rinviato a giudizio con l’accusa di “lesioni personali gravi” Cosimo Damiano Romano , l’amministratore unico della “Romano confezioni spa”.

Secondo quanto accertato dalle indagini della procura, un suo dipendente avrebbe, infatti, contratto il morbo di Parkinson utilizzando sostanze nocive sul luogo di lavoro. L’inchiesta non è partita, comunque, da una denuncia del  38enne il quale,  nel 2010 aveva solo attivato presso l’Inail la procedura per il riconoscimento della malattia professionale. L’istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro ha, però, voluto vederci chiaro sollecitando le indagini della procura che hanno portato all’attuale rinvio a giudizio per il patron della Meltin Pot.

Il dipendente, in servizio presso l’azienda tessile dal 2003 al 2009, in seguito all’aggravarsi delle proprie condizioni di salute si è visto costretto ad abbandonare il posto di lavoro.

Le cure svolte hanno poi permesso di accertare che l’uomo, per quanto in giovane età, aveva contratto il morbo di Parkinson, malattia ritenuta incurabile ed ivalidante caratterizzata dalla degenerazione del sistema nervoso centrale.

Se ed in che misura la malattia possa essere messa in relazione con l’attività lavorativa svolta dall’uomo nell’aziedna tessile sarà il processo a stabilirlo (la prima udienza è stata fissata per il prossimo 4 giugno davanti al giudice monocratico del Tribunale di Casarano). Sul caso, intanto, un centro specializzato di Milano ha già predisposto i necessari accertamentii. Dalle conclusioni degli ispettori del Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della Asl, sembra che a nuocere all’operaio sia stata la continua esposizione alle polveri di manganese contenute nelle miscele utilizzataze nel trattamento di alcuni tessuti.

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Un momento di "Arte in piazza"

Tuglie. Rosario Cataldo, il 70enne tugliese ferito dopo lo scoppio di un faretto in piazza Garibaldi a Tuglie, dovrà subire  una nuova operazione  all’occhio sinistro. L’uomo, ricoverato presso l’Ospedale “Di Venere” a Carbonara di Bari, era stato già operato, ma l’intervento e le successive medicazioni non sono bastate a salvargli l’occhio sinistro, la cui funzionalità è compromessa all’80 per cento.

Il fatto successe giovedì 18 agosto, durante la manifestazione”Arte in  piazza”; da allora Rosario, si è sottoposto a sette medicazioni al giorno, consistenti esattamente in quattro lavaggi e tre applicazioni di medicinali. L’ematoma presente nel bulbo oculare non si è ancora riassorbito;  appena  ciò  succederà , il 70enne, dovrà essere sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico da parte dell’equipe medica barese.

Quella sera Rosario, mentre era seduto  tranquillamente su una panchina della piazza, sentì un rumore sordo e senza neanche rendersi conto, si vide  piombare addosso una  miriade di vetri. Tutto successe in pochissimi secondi. L’uomo si alzò immediatamente  in piedi, scuotendosi la camicia e toccandosi i capelli che erano pieni di schegge; successivamente  si accorse che era scoppiato un faro alogeno, messo sul balcone della canonica della Chiesa Maria Santissima Annunziata  per garantire una maggiore illuminazione e una perfetta visibilità agli eventi in corso.

Ferito alla testa, alle mani e all’occhio sinistro, il signor Cataldo comunque si fece medicare dal medico di guardia del paese. Costui,  dopo aver tamponato le ferite, gli consigliò di raggiungere quanto prima il pronto soccorso dell’Ospedale di Gallipoli per un ulteriore controllo e una medicazione più accurata.

Durante il brevissimo tragitto, Rosario iniziò a non vedere più, a causa dell’emorragia che era in corso all’interno dell’occhio sinistro. I medici del nosocomio gallipolino, intuita la gravità della situazione, gli misero dei punti di sutura sulla mano, sulla palpebra sinistra, sulla testa e sul naso.

Successivamente, l’uomo fu accompagnato con un mezzo del 118 presso l’ospedale barese,  dove durante la notte fu sottoposto ad un intervento chirurgico perché gli si era si lacerata la coroide, membrana oculare situata vicino la retina, necessaria per il corretto funzionamento dell’occhio. Quello scoppio e la conseguente “pioggia” di vetri gli aveva provocato un danno  “serio”, inizialmente sottovalutato da lui stesso e dai suoi familiari.

Intanto sul luogo del singolare incidente effettuarono un sopralluogo gli agenti della Polizia municipale che, su disposizione del pubblico ministero Paola Guglielmi, sequestrarono il faretto scoppiato e alcuni componenti dell’impianto di illuminazione.

                                                    FS

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Piazza San Quintino, teatro dell’incidente

Alliste. Può un matrimonio appena celebrato andare in fumo? È vero che il pomeriggio era molto afoso, letteralmente si boccheggiava e gran parte degli invitati era sfinita già prima di cominciare la cerimonia con relativo, lungo banchetto in un ristorante affermato della zona.

È vero pure che la letteratura ed il cinema ci consegnano esempi di scioglimenti ultrarapidi di legami indissolubili, ma quel che è successo in piazza San Quintino, cuore di Alliste, ha dell’incredibile e se se ne può parlare col sorriso è per semplice, pura e fortunatissima casualità.

Giacché se un fuoco d’artificio “impazzisce” per imperizia o grave superficialità di chi lo maneggia, possono scapparci ferite gravi se non peggio. Qui si registrano invece – per quanto è dato di sapere – due ferite lievi, una donna al seno ed una bambina ad una gamba. Ad accendere i tre scatoli contenenti i piccoli “mortai” che sparano verso il cielo filamenti fumosi che ad una certa altezza si aprono in mazzi di colori pare sia stato un malaccorto invitato. Solo che uno di questi contenitori si è reclinato sul lato ed invece di sfidare il cielo ha mirato alle persone sbigottite.

«Sono stati momenti di panico, non capivamo da dove venissero quelle fiammate e tutte quelle scintille», racconta chi se l’è vista brutta. Insomma, un dramma sfiorato propro nel momento più bello dei due sposini, increduli a loro volta ma pure loro tra le “vittime”: infatti non solo numerosi invitati sono dovuti tornare precipitosamente nelle loro case per cambiarsi d’abito causa bruciature e annerimenti, ma anche la sposa ha dovuto abbandonare il suo vestito, così a lungo vagheggiato e meticolosamente preparato.

Alla fine, per non rovinare a nessuno quella che comunque è stata una festa, sono rimasti ignoti i fuochisti mancati.

Voce al Direttore

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...