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don Santo Tricarico

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Gallipoli – A conclusione della “Festa della famiglia”, la rassegna di eventi promossa dal Forum delle associazioni familiari di Puglia, martedì 29 maggio appuntamento nell’auditorium della parrocchia di San Lazzaro, guidata da don Santo Tricarico (foto). Alle ore 19 conversazione e proiezione del film “Il figlio sospeso”, uscito nelle sale cinematografiche a novembre scorso e diretto da Egidio Termine, che sarà presente all’evento. All’incontro con il regista, che sarà intervistato dal giornalista Tonio Tondo, sarà presente anche il vescovo della Diocesi di Nardò-Gallipoli, monsignor Fernando Filograna. La pellicola affronta il tema della maternità surrogata, attraverso la storia di un fotografo alla ricerca della sua identità.

Gallipoli – Si terrà venerdì 25 maggio alle ore 21 presso il Teatro Italia di Gallipoli, il musical “Dalle tenebre alla luce”, presentato dall’Oratorio Anspi “San Lazzaro” con il patrocinio del Comune di Gallipoli in collaborazione con l’associazione musicale e culturale “Agregada” e con il corpo di ballo della scuola di danza “Disc’n Roll Dos”. Coordinatore di tutta l’iniziativa è il presidente dell’Oratorio Anspi, don Santo Tricarico (foto), con un cast composto da più di cento tra attori, cantanti e ballerini, che avranno il delicato compito di far rivivere gli stati d’animo, le suggestioni e i messaggi scaturiti dall’evento chiave della redenzione cristiana: la Resurrezione di Gesù dai morti, vista con gli occhi di coloro che nella loro vita hanno incrociato lo sguardo dell’Uomo – Dio e gli sono stati vicini: la Madonna, Maria Maddalena, Pietro e gli altri discepoli, fino allo stesso Barabba.
Il musical è realizzato in puro stile hollywoodiano con uno staff tecnico di altissima rilievo, con ogni costume di scena rigorosamente cucito a mano per l’occasione.
“Questo musical è un grande sforzo in termini di impegno economico e di dedizione personale di ciascuno dei protagonisti dell’iniziativa – affermano gli organizzatori – tuttavia, l’importanza del tema affrontato è bastata a profondere le energie necessarie per il raggiungimento dell’obiettivo principale di tutta l’organizzazione, cioè narrare, a credenti e non credenti, il significato della nostra fede: Cristo è vivo, ha vinto la morte e continua a camminare con noi sulle strade del mondo. Lo spettatore sarà travolto e avvolto da una serie di coreografie, di effetti luminosi, di note, di assoli e di cori che lo faranno sentire al centro di un “vortice di vita” che trova il suo apice proprio in Gesù Risorto, protagonista indiscusso della serata”. Per info e prenotazioni 3476536250 (don Santo) o al 0833261309 (Parrocchia di San Lazzaro).

Gallipoli – Non poteva mancare, a ridosso del Natale, il cenone della Casa della Carità “San Francesco d’Assisi” di Gallipoli. Questa sera, 21 dicembre, grazie alla donazione di un gruppo di amici ai 30 ospiti abituali si aggiungeranno anche i sei parroci di Gallipoli ed un altro centinaio di altri ospiti che vivono particolari situazioni di solitudine per celebrare insieme il Natale. Avviata dopo innumerevoli difficoltà il 25 aprile 2016, proprio in questi giorni di festa la Casa della Carità ha superato la soglia dei 13mila pasti offerti a quanti versano in difficoltà economica, ma anche sociale e familiare. Situata nei locali dell’ex palazzo vescovile, nel cuore del Centro Storico, l’importante struttura è nata grazie alla donazione dei coniugi Rocco ed Anna Giannoni, ed è gestita da un gruppo di volontari sotto la guida di don Santo Tricarico, per lunghi anni parroco a S.Lazzaro, e ora collaboratore nella stessa chiesa e direttore della mensa.

“Con la grande cena natalizia – afferma don Santo –  si è voluto dare  un segnale forte di vicinanza non solo a coloro che vivono uno stato di precarietà economica, ma anche a chi vive il dramma della solitudine che in questo periodo di festa diventa ancora più duro da sopportare. Grazie ai miei confratelli parroci sono stati individuati nelle diverse comunità i destinatari di questa bella azione: saremo oltre cento persone e siederemo insieme alla tavola della fraternità per allontanare, almeno per qualche ora, lo spettro della  sofferenza. Tutto questo è reso possibile grazie alla generosità di tanti benefattori che, spesso, scelgono di restare nell’anonimato e dei numerosi volontari che con un encomiabile spirito di abnegazione prestano il loro operato per la preparazione dei pasti e la gestione della Casa. A tutti un grande grazie e l’invito a continuare in questa opera che, è proprio il caso di dirlo, rappresenta una bella esperienza di solidarietà e di fede nella nostra Città”.

 

Gallipoli – Alla nascita lo chiamarono Santo, non perché i suoi genitori – madre donna credente, padre ferroviere comunista – avessero particolari poteri divinatori ma semplicemente perché venne alla luce il giorno di Ognissanti, 1 novembre. Se poi racconta com’è che andò in seminario, a 11 anni, ancora meno si comprende il tragitto poi compiuto, fino a diventare  tra i più amati sacerdoti della città.

In una storiella di ragazzini l’inattesa “chiamata”. “Quando ero un ragazzino mi piaceva giocare – dice don Santo Tricarico – poca chiesa, niente Azione cattolica. Un giorno proprio mentre giocavo alla ‘campana’, arrivò un signore (Vincenzo De Rosa, zio di don Gigi De Rosa, ndr) con un abitino da chierichetto in mano; lo provò ad un ragazzo ma gli stava stretto. ‘Provalo tu’ mi disse, vediamo come va. Lo indossai e mi piacque. Finita la quinta, volli andare al seminario. Una storiella questa, ma che io ho interpretato come la ‘Chiamata’”. Il padre provò a dissuaderlo; non ci fa niente da fare. Come unica concessione ottenne, dal rettore don Pasquale Solida di Alezio, che il ragazzino per il primo mese di seminario tornasse la sera a casa a dormire. Andò in chiesa per vederlo celebrare la prima Messa, poi non più.

I club di giovani degli anni Sessanta. Oggi giorno dell’ottantesimo compleanno e forse anche di bilanci, il collaboratore parrocchiale nella realtà che fino a un paio di anni fa ha amministrato, confessa: “In questi giorni mi vengono in mente i pensieri ma nessuno su quella che è diventata poi la mia scelta; non ho avuto mai remore, ho vissuto con serenità”. E fattivamente, bisogna aggiungere, nel suo tempo. Come quando da giovane vicerettore prete alimentò ll ostare insieme che cercavano i giovani, dapprima col Club Zenith (1962) per attività sportive e poi, sotto l’incalzare del ’68, il Club 2000, fucina di attività culturali prima di sfociare nella Comunità del Canneto. “Una esperienza irripetibile – ricorda sorridendo – con una presenza straordinaria di ragazzi e ragazze portati alla musica, all’arte, al teatro…”. Senza venature politiche, data l’aria che si respirava allora? “No, niente. Pur conservando la mia cultura (qualcuno mi chiamava il ‘prete rosso’), volli tenere la politica lontana, perché spesso divide”. Tenne lontano il rosso anche quando gli fecero comprare “l’armatura” (parole sue)da canonico: “Mai indossata, non ricordo neanche dove sta…”.

Processioni piene, chiese vuote e il folk che avanza. Giovani e giovani, i paragoni sono inevitabili. “Allora – nota don Santo – erano loro a spingerti a creare associazioni, contenitori per stare insieme; oggi mi sembra che proponi e trovi un po’ d’indifferenza,  indisponibilità, al massimo impegni saltuari; forse sono presi da altro. I gruppi giovanili nelle parrocchie si sono molto ridotti. Se ripenso al Canneto, 250 anime e una cinquantina di ragazzi…”.  Dove li trovi oggi? In centro storico, grazie alle confraternite, ci sono dei gruppi importanti ma anche lì bisogna lavorare per mantenere l’impegno sulla giusta via “senza fanatismi”. Il discorso va a collegarsi così ad un altro spunto di riflessione: “processioni piene e chiese vuote” chiosò tempo fa un altro parroco, don Gigi De Rosa, del Santuario del Canneto. Don Santo sta attento a non urtare gli appassionati delle tradizioni popolari, ne riconosce l’importanza ma anche lui percepisce il rischio che “l’emozione di spiritualità, l’evento spirituale determina un camino, con un prima e un dopo; invece, seppure trapiantato ogni anno, questo seme non germoglia”. Per evitare che ci sia molto folk e poca fede “forse noi sacerdoti dovremmo aiutare a capire cosa c’è nel profondo”; per ritrovare quel rapporto “speciale” che sembra essersi un po’ smarrito.

Il silenzio di Maria, il silenzio che serve. Per ascoltarsi, argine alle tentazioni. Da parte sua, alla fine del Triduo del Rosario dell’altra sera, ha portato come contributo l’omelia sul “silenzio di Maria” e sulla necessità – in una società chiassosa, rumorosa – di tornare al dialogo, a parlare: “Senza silenzio non si ascoltano gli altri, non si ascolta se stessi, non si ascolta neanche Dio”. Ascoltarsi è anche riflettere, valutare e “decidere per il bene”: da uomo piacente, è stato naturalmente oggetto di attenzioni e tentazioni. Ne parla il sacerdote, con la serenità scolpita in un sorriso. “Quando si è giovani sì, ci sono state, nessuno è immune da certe tentazioni, sarebbe falso dire il contrario. Si deve usare la testa, far uscire la saggezza – consiglia – arginare con le buone maniere le attenzioni fuori luogo perché non è giusto, non è bene”.

Altri progetti per i ragazzi. E ancora viaggi. Amante dei viaggi com’è stato e com’è  – indimenticabili giudica i due in India e quello a Capo Nord – si accinge a partire per la Thailandia (il 12 novembre). Intanto, infaticabile, mette a posto altri progetti: le attività con l’Aspi (oratori di San Paolo), tra sport, cultura, volontariato e musica. In arrivo un corso di cyberbullismo con un avvocato di Collepasso dalla seconda media in poi e peri genitori; un musical pasquale con i Cantieri di San Lazzaro; un concorso con mostre ed estemporanea sulle corti, le attività dell’associazione “Don Pippi Leopizzi”, di cui è presidente. Con la mensa per i bisognosi, realizzata dopo dei anni di peripezie, ormai funzionante “grazie ai due vescovi Caliandro e Filograna e alla Caritas diocesana. Come dire: da fare c’è sempre, anche da “semplice” collaboratore parrocchiale. Da semplice.

don Santo TricaricoIN EVIDENZA. «Dobbiamo lasciarci ferire da quanto accaduto, non dobbiamo smettere di pensare che una società migliore può esistere: non possiamo, nè come uomini nè come cristiani». Parla a fatica don Santo Tricarico (foto), parroco storico di Gallipoli oggi in pensione. Ma non è per motivi fisici; lo sforzo, spiega al telefono, è dovuto al fatto che ci si trova “incapaci di organizzare anche mentalmente i pensieri”, poichè l’omicidio ultimo, le sue modalità “superano i limiti dell’umano: ucciso e martirizzato, cose che… cancellano l’immagine dell’uomo”.

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don-santo-tricarico-ed-eugenio-chettaGALLIPOLI. A un anno dall’inaugurazione e a sei mesi dall’avvio (il 24 aprile scorso), la sera di sabato 15 ottobre si è fatto il punto sulla “Mensa della Carità” intitolata a “San Francesco d’Assisi”. Nel corso di un’affollata assemblea aperta a volontari e benefattori, si ì così festeggiato il primo compleanno di un servizio sempre più necessario. Come si ricorderà, si è penato per alcuni mesi prima di avere l’allaccio del gas e persino l’agibilità dei locali, ma ora, “grazie a Dio, possiamo guardare avanti con fiducia”, per dirla con le parole di don Santo Tricarico (a destra nella foto accanto a Eugenio Chetta), presidente e direttore della mensa Don Santo ha sottolineato che “non è mai mancata la premurosa presenza del vescovo Fernando Filograna, cui è stato sempre a cuore l’ambizioso progetto”. Aperta tutti i giorni, domeniche comprese, la “Casa della Carità” di cui fa parte la mensa, ha anche un centro di ascolto: non mancano nemmeno le docce e l’occorrente per il cambio di indumenti.

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GALLIPOLI. Per la verifica, non c’è bisogno di scomodare gli economisti: le cifre parlano chiaro. «Quando iniziò la crisi economica, pensai che ne saremmo usciti in 4-5 anni al massimo: ho l’impressione, invece, che questa situazione si stia cronicizzando e sia diventata endemica» così dice don Santo Tricarico, da sempre impegnato nel sociale, parroco a S. Lazzaro e direttore della Mensa della Carità. «Se non fosse per la Chiesa (che fa quel che può) – continua – le persone in difficoltà sarebbero abbandonate a se stesse. Anche a Gallipoli, la fascia di povertà è in aumento: nonostante qualche possibilità in più offerta dal turismo». E se la mensa della Carità apre i battenti subito dopo Pasqua (sono 15 gli aspiranti fruitori, che certamente aumenteranno non appena sarà avviata), non si possono trascurare le altre emergenze, quali la casa e il lavoro, che mancano.

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CANTIERE PER I LAVORI DELLA MENSA  CaritasGALLIPOLI. Mentre nel cantiere si stanno ultimando i lavori (foto) della “Mensa della Carità S. Francesco d’Assisi”, don Santo Tricarico,  (che sarà il direttore), coadiuvato dal diacono Antonio Camisa (Parabita) e dai rappresentanti delle parrocchie cittadine, ha riunito gli 80 volontari. L’incontro è avvenuto nella sala parrocchiale di S. Lazzaro. La mensa  sarà  inaugurata il 15 ottobre e fornirà 40 pasti giornalieri: ove, però, le richieste aumentassero, è già pronta un’altra sala.
«I volontari dovranno frequentare, nei prossimi giorni, un corso – precisa don Santo – dopo di che, verrà loro rilasciato il tesserino sanitario che li abiliti alla manipolazione di cibi e bevande». Don Santo, sempre schivo quando parla di sé, non nasconde, però, la soddisfazione per un lavoro che sta per dare i suoi frutti. Nell’incontro con i  nuovi collaboratori li ha ringraziati perché “sarà il loro lavoro a rendere operativa la struttura”. Ha ringraziato anche i benefattori e  il vescovo,  mons. Fernando Filograna, che “sin dal suo primo ingresso in diocesi  ha  sostenuto l’iniziativa, mettendo a disposizione i locali dell’ex episcopio, e poi attivandosi presso la Caritas nazionale, per il reperimento di ulteriori fondi”.
Si inizierà con un pasto serale, e, una volta a regime, si passerà ai due giornalieri. Ora occorre organizzare i volontari: chi nel centro di ascolto, per la verifica dei reali bisogni degli ospiti; chi in cucina; chi nel servizio ai tavoli e chi in segreteria. «Il lavoro, gratuito – precisa don Santo   (ma questo, a onor del vero, i volontari lo sapevano già da prima) – certamente non manca, e quindi  sono sempre ben accolte le nuove adesioni», che nel frattempo continuano ad arrivare. Nella struttura sono già state installate  delle docce per le  necessità degli ospiti, con un guardaroba  per i bisogni più immediati di biancheria. E già si pensa di trasformare la “mensa” in “casa della carità”, che accolga cioè  anche famiglie di  senza tetto. Come inizio, davvero, non c’è che dire.

GALLIPOLI. La comunità di San Lazzaro ha un motivo in più per essere orgogliosa del  proprio parroco, don Santo Tricarico: le campane, che avevano ceduto il posto alla modernità con suoni registrati e anonimi, ritorneranno a suonare. Non solo, ma ai due bronzi preesistenti, fusi a Napoli, nel 1959 (parroco don Cesario Aiello) e da tempo oramai in disuso, ora se ne aggiungerà un terzo. Il suono di una campana non solo contraddistingue e  identifica una comunità di credenti, ma la accompagna in ogni momento della giornata e della  vita: scandisce i giorni di festa, ma anche quelli del dolore e della quotidianità. E quale momento migliore per inaugurarle, se non l’anniversario (il 5°) della dedicazione della chiesa parrocchiale? Sabato 15 novembre, infatti, presente mons. Fernando Filograna, vescovo della diocesi di Nardò-Gallipoli, sono state benedette e riammesse al culto. La terza, nuova di zecca, è stata fusa e realizzata dalla ditta Daniele Pellegrino di Squinzano, che ha pure curato il restauro di quelle preesistenti. “Il tempo di ottenere le prescritte autorizzazioni da parte del Comune e della Curia, e di sistemare il campanile con relativa croce in ferro sulla sua sommità, le campane saranno poste a dimora: entro Natale, ma anche prima, ritorneranno ad allietare col loro scampanio quei giorni di festa”, dice il parroco. La nuova campana reca l’immagine della  Santa di Siracusa, oltre a quella di Gesù Buon Pastore e di S. Lazzaro e, in latino, i nomi di Papa Francesco, il vescovo Fernando ed il parroco don Santo.

Voce al Direttore

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L'ecotassa, per quelle comunità che non avessero raggiunto le soglie minime indicate nella raccolta differenziata dei rifiuti prodotti in casa, era fissata a partire...