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don primaldo

Alezio – Ventitré anni da parroco della chiesa dell’Addolorata; poi altri 14 a guidare la parrocchia di San Giorgio a Matino: si vede anche da questi numeri che don Primaldo aveva delle qualità particolari nel legare con le comunità in cui era inviato dai vari vescovi succedutisi in questi anni. E loro, i capi della diocesi di Nardò-Gallipoli ne tenevano evidentemente conto, prolungando ben oltre i nove anni canonici l’incarico del prete di Chiesanuova di Sannicola.

“Col cellulare sempre acceso, pronto a dare un aiuto” A fine giugno avrebbe compiuto 46 anni di sacerdozio da quei primi incarichi a Lido Conchiglie e al seminario di Gallipoli. Da allora e fino a ieri, giorno della sua morte a 71 anni, è stato sempre con le orecchie aperte, “col cellulare acceso fino agli ultimi minuti”, come raccontano i suoi più stretti collaboratori: “Anche se solo per un parola di conforto ed incoraggiamento, lui voleva esserci per chi lo chiamava”.  Rapporti saldi, durevoli, proficui che ciascuno ha nutrito a proprio modo ma tutti tenendoli ben cari e custoditi. Per questo, nonostante che da Alezio mancasse da ormai 14 anni, c’erano tanti aletini oggi ai funerali a Matino, con manifesti, il Gonfalone del Comune e nella rete tante sono state le tristezze, tanti i ricordi di una intera generazione in cui ha avuto anche modo di accompagnare neonati alla cresima e poi al matrimonio.

Il cammino verso la fede ritrovata Ed anche alla fede ritrovata. Questa la testimonianza affidata a piazzasalento, di Anna De Santis: “Avevo più o meno 18 anni quando decisi di andare a confessarmi al “prete nuovo” . Ispirava fiducia e simpatia. Lo incontravo quando passava a trovare i miei nonni. Mio Nonno Sebastiano lo inondava di racconti di guerra e di vita; nonna Saia invece gli teneva sempre da parte la cioccolata della quale era ghiotto… tranne durante la Quaresima, periodo in cui per fioretto vi rinunciava: se devi rinunciare a qualcosa – diceva – deve essere una cosa a cui tieni molto perché il sacrificio aiuta a temprare lo spirito. Quel giorno quindi andai a confessarmi a quel giovane prete che amava la cioccolata. Non eravamo abituati ad uno che ti ascoltava e voleva sapere di te e della tua fede. Mi chiese “ma credi davvero in Dio?” la mia risposta spontanea e sincera fu “non ne sento la necessità”. Mi disse: “vedi, la tua vita adesso è una strada in discesa, quando comincerà la salita sarai tu a cercarlo”… É stata l’ultima volta che mi sono confessata ma mi è bastata per cominciare a cercare Dio. Che possa accoglierti tra le Sue braccia, don Primaldo”.

“Da Parigi grazie per quest’ultima lezione” Sulla sua pagina Facebook ed anche altrove, si sono susseguiti sentimenti di grande considerazione, di dolcezza, di amicizia profonda. Da Parigi ha scritto Isabella Cherillo: “Anche Da Parigi una piccola luce per te… la luce che il tuo sorriso portava ogni volta nel vederti… mi dispiace non averti scritto per un’ultima volta. Ogni volta rimandavo a domani… grazie per questa ultima lezione…non rimandare a domani un pensiero. Sono sicura che in questo momento mi ascolti mentre queste campane suonano e queste lucine illuminano questa chiesa… resterai nel cuore per sempre! Dai un bacio a nonna… “. Maria Grazia scrive: “Non è né spento né lontano, ma vicino a noi, felice e trasformato, senza aver perduto la bontà e la delicatezza del suo santo cuore. Grazie don Primaldo per la tua bontà, per la tua forza, per i tuoi sorrisi e incoraggiamenti, grazie per tutto quello che ci hai insegnato in tutti questi anni, grazie per essermi stato vicino durante la perdita di mio padre, grazie per la forza che mi hai dato per andare avanti giorno per giorno”.

“Il tuo primo funerale per un bimbo, il mio” “Caro don Primaldo, appena sei arrivato a Matino hai dovuto celebrare il funerale di un bambino che dopo due giorni dalla nascita è volato in cielo. Un triste inizio della tua vita sacerdotale nel nostro paese. Quel funerale era del mio piccolo Luca. Ti ho raccontato la mia storia e quando hai collegato che quel bambino era mio figlio, i tuoi occhi si sono riempiti di lacrime e in quel momento ho capito quanto era grande il tuo cuore”, il racconto intimo e doloroso di Sandra Biasco. Questo invece il pensiero per lui di Valentina Longo: “È difficile diventare grande perché man mano tutte le persone che rappresentano la tua fanciullezza vanno via e nel tuo cuore ti senti sempre un po’ più sola… Ci siamo visti l’ultima volta alla messa per papà e mi hai dette le solite tue parole, quelle che arrivano dritte al cuore. Non dimenticherò mai le infinite chiacchierate, gli scherzi, i giochi, le lezioni, i pizzicotti, le mani che mi scrivevo mentre ero accanto a te alla cattedra, durante le lezioni di religione… sei e sarai sempre un dolce ricordo”.

“Esempio di semplicità e maestro di vita” Daniela Russo: Grandissimo esempio di straordinaria semplicità di vero PRETE in salute e nella malattia … scandivi le tue preziosissime parole x farle rimanere indelebili nei nostri cuori”. Damiano Iannotta: Non potrò mai dimenticarmi di te…maestro di vita…di scuola…i pizzicotti ca me tivi sempre e me dicivi ca a capu era tosta… ca su forte… o sei stato anche tu fino all ultimo”. Giovanna Librando e Maurizio Casole: “Don Primaldo, non finirò mai di ringraziarti per tutto ciò che ci hai insegnato”.

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L'educazione stradale per i più piccoli

Matino. Non poteva che essere una grande festa quella organizzata in occasione dell’inaugurazione del Villaggio del fanciullo, la struttura appena rimessa a nuovo dopo decenni di abbandono. Sono stati in tanti i matinesi che non hanno voluto perdere la  serata insieme ai circa cento  ragazzi che hanno partecipato ai due mesi di campus estivo, organizzato dalla parrocchia San Giorgio.

La serata è iniziata con la benedizione della statua della Madonna posta all’entrata del Villaggio. A celebrare il rito don Gino, parroco di Chiesanuova, paese d’origine di don Primaldo Gioffreda che ormai da circa dieci anni guida la comunità della parrocchia San Giorgio.

Subito dopo recite, canti e balli nel campo esterno preparate dai due gruppi che in questi mesi hanno animato il villaggio, ovvero i bambini dai 6 agli 8 anni e i ragazzi dai 9 agli 11. I primi hanno proposto il tema dei colori mentre i secondi hanno presentato il tema dell’educazione stradale. Per tutti loro un’estate da ricordere anche per la partecipazione ai vari laboratori di decoupage, pittura su stoffa, tamburello e pizzica con  gli oggetti realizzati messi in vendita per raccogliere fondi destinati al completamento del Villaggio stesso.

Quasi un lavoro a tempo pieno per i piccoli, che non sarebbe stato possibile realizzare, senza l’aiuto dei volontari che più volte Don Primaldo ha voluto ringraziare. «È anche per merito di tutti i volontari che mi hanno sostenuto in tutti questi anni se oggi siamo qui seguendo l’economia della formica, risaprmiando pian piano per rimettere in piedi il nostro Villaggio», ha affermato il parroco. Alla struttura, in realtà,  manca ancora un pezzo, ovvero la parte sinistra dell’edificio che non è stata ancora ristrutturata e per il cui completamento  occorrono circa 50mila.

Al termine dell’estate don Primaldo non ha, però, intenzione di chiudere le porte della rinata struttura, divenuta in breve tempo già centro di riferimento per tanti. «Quello che vorrei fare attraverso l’aiuto anche delle istituzioni – ha spiegato il parroco- è accogliere i giovani che a livello scolastico o sociale presentano qualche difficoltà, offrendo il servizio del doposcuola gratuito, oppure insegnando loro attività manuali, accrescendo e sfruttando le doti innate di ciascun ragazzo».

Maria Antonietta Quintana

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Matino. Ci sono voluti circa cinque anni per rimettere in sesto ciò che rimaneva dell’ormai “vecchio” Villaggio del fanciullo, la struttura che sorge sulla zona alta di Matino nelle vicinanze del canale “Universo”.

Da quando è arrivato a Matino, quasi dieci anni fa, don Primaldo Gioffreda, parroco della parrocchia di San Giorgio, ha iniziato a lavorare proprio per ridare al paese il suo villaggio.

«È stata un’impresa fare tutto da soli, ma ci siamo riusciti» afferma con soddisfazione il parroco, che proprio da queste pagine, circa un anno fa aveva lanciato un appello per chiedere sostegno economico a quanti, come lui, credevano nella possibilità di recuperare la struttura che risale agli anni ’60 e che è stata utilizzata quale centro di ritrovo per i giovani, come sede di PaeseRadio e centro di accoglienza.

Quell’appello è stato ascoltato e oggi, grazie anche a coloro che hanno contribuito con piccole o grandi offerte, il Villaggio del fanciullo è ormai recuperato.

L’opera è stata, infatti, realizzata grazie ai fondi della parrocchia, alle offerte e ad un finanziamento regionale di 104mila euro, per una spesa complessiva che fino ad ora ammonta a circa 200mila euro. Il progetto di restauro è stato redatto dagli architetti Massimo Rizzo, Gabriella Serrangeli e Giorgio Romano, che hanno puntato sul recupero della struttura già esistente. I primi lavori, infatti, hanno interessato la sala centrale su cui è stato necessario intervenire con urgenza, per evitarne la demolizione. Successivamente è stato realizzato il campetto esterno, i servizi, le docce, i vari impianti e le tre aule. Resta ancora da ricostruire una delle torri laterali che è stato necessario demolire, perché eccessivamente danneggiata da anni di abbandono.

Di recente la struttura ha ospitato un campus estivo con oltre 100 ragazzi impegnati in attività ricreative.

Maria Antonietta Quintana

Voce al Direttore

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