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don Galliano Basso

Gallipoli – Si è tenuta ieri alle 19, nella chiesa di S.Antonio una messa in suffragio del padre salesiano don Galliano Basso scomparso il mese scorso: nato a Venosa (Potenza) il 28 ottobre 1929, era  arrivato a Gallipoli nel 1955 fresco di ordinazione sacerdotale per poi restarvi 4 anni appena, ma sufficienti per lasciare una vasta impronta della sua persona. Figura certamente carismatica, di don Basso, nonostante i 60 anni e più trascorsi, se ne ricordano ancora a Gallipoli: è bastato infatti un semplice manifesto perché tanti di quei giovani educati alla Scuola salesiana negli anni  a cavallo tra il 1950 e ‘60 si ritrovassero nella chiesa di S. Antonio, che sorge proprio nei luoghi che li aveva visti crescere all’ombra di don Galliano. E se Gallipoli è divisa tra favorevoli e contrari alla dismissione dell’ex edificio dei “Salesiani”, è unanime invece il ricordo più che positivo sull’opera svolta dai Salesiani nei 9 anni, dal 1955 al 1964, di loro presenza a Gallipoli.

Mimino Urso, ex ufficiale di Stato civile di Gallipoli, ricorda con nostalgia, quando allora quindicenne, lui come tanti altri giovani di Gallipoli vecchio, raggiungevano a piedi o in bicicletta il maestoso edificio dei Salesiani, dove c’erano ben sei sacerdoti pronti ad accoglierli: “Era l’unica possibilità di svago – ricorda – e don Basso sapeva come prenderci per il verso giusto, chi a giocare a pallone, chi ad imparare l’uso degli strumenti musicali, chi ad approfondire gli studi classici o scientifici  e chi ad esercitarsi per poi diventare un bravo artigiano. Noi siamo profondamente grati per la formazione che ci è stata data in quegli anni”, conclude. Uno di quegli allievi di allora, oggi è padre salesiano e nemmeno lui è voluto mancare all’appuntamento di ieri: don Giorgio Micaletto ha infatti presieduto la Messa, concelebrata da don Francesco Fiore (Racale) e dall’ex parroco di S. Antonio, don Antonio Pisanello (Sannicola), quest’ultimo distintosi sempre in difesa e del realizzatore dell’opera (il canonico don Sebastiano Natali) e dei padri salesiani. “Siamo qui per ricordare una figura di sacerdote che ha educato un’intera generazione di giovani dal 1955 al 1964 – ha detto don Micaletto e poi rivolto direttamente allo scomparso – noi non ti abbiamo seppellito perché per te ci sarà sempre un posto nel nostro cuore”. Alla fine non è mancata, la consueta foto di gruppo.

 

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