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L'impianto in località Burgesi

L’impianto in località Burgesi

 

UGENTO. Incredibile ma vero: ci sono Comuni che non vogliono né gli impianti di compostaggio (per trattare la parte umida dei rifiuti domestici) né i milioni pronti dell’Unione europea ed altri determinati a investire sul proprio territorio questi e quelli. Tra i primi ci sono Ugento e Poggiardo; tra i secondi Galatina e Tricase. La macroscopica contraddizione è esplosa nell’ultima assemblea dei sindaci dell’Ambito provinciale che ora si chiama Oga, ossia organo di gestione d’ambito. Il suo presidente, Paolo Perrone, primo cittadino di Lecce, non ha voluto sentire le ragioni degli uni e degli altri ed ha soltanto sospeso ogni decisione, dando il via libera solo alle modifiche da apportare all’impianto di Cavallino, gestito dalla società “Ambiente e sviluppo”, con la realizzazione di tre biocelle da 5 milioni 850mila euro.

Un secco “No” per i rifi uti umidi è arivato da Poggiardo che mette così una croce su 4 milioni 550mila euro. Quel Sindaco ha spiegato che l’intero Consiglio comunale ha respinto ormai l’ipotesi, su cui nei primi tempi era possibilista, scottato dal cattivo  funzionamento dell’impianto attuale che propaga cattivi odori. Lo stesso tragitto ha fatto Ugento, con l’area Burgesi tra il paese, Acquarica del CapoPresicce. Questi Comuni non solo hanno tirato giù la saracinesca ma insistono perché venga attivata la discarica di Corigliano d’Otranto, indicata dal governatore Fitto nei primi anni 2000 e subito contestata perché soprastante al giacimento d’acqua più ricco del Salento. Un fronte tuttora aperto. La conseguenza: a Burgesi arrivano i rifiuti dei 24 paesi dell’Ato 3 (Sud Salento) ma anche quelli (46) dell’Ato 2 (Salento centrale), tra le proteste, i ricorsi e le carte bollate del comitato intercomunale e le interrogazioni parlamentari.

Invece dei vecchi impianti da adeguare, Tricase e Galatina (e non solo) spingono per impianti nuovi di zecca e più effi cienti: hanno le aree già disponibili e sono pronti a partire. Ma, chissà perché, la situazione resta bloccata con molteplici bracci di ferro sul tavolo, dubbi ed anche sospetti: in ballo ci sono 13 milioni ed interessi incalcolabili nella gestione successiva. Su di un sospetto sta cercando di fare chiarezza la magistratura: una struttura è stata realizzata a Campi Salentina ed è pronta dal 2001 ma non è mai entrata in funzione. E i rifi uti continuano ad andare dritti dritti ad un impianto privato.

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