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Giuseppe Mellone

Nardò – “L’apertura del campo istituzionale sancisce la fine del sistema emergenziale che in questi ultimi tre decenni ha vessato Nardò, i suoi abitanti e migliaia di lavoratori giunti sul territorio e sfruttati alla bisogna. In questo contesto meraviglia la presa di posizione tutta politica del Consiglio italiano per i rifugiati e delle associazioni Meticcia Lecce e Diritti a Sud, che vorrebbero proseguire con una accoglienza senza regole, mantenendo sul territorio persone che, prive di titolo, non possono lavorare in regola”: attaccato sul piano della coerenza con precedenti dichiarazioni a seguito dei criteri di accesso alla Foresteria per braccianti con contratto di lavoro, il Sindaco Mellone ribatte subito.

“Senza contratto di lavoro non si entra nella Foresteria” Mellone non usa più termini come “delinquenti, nullafacenti e accattoni” per indicare coloro che sono sprovvisti di regolare contratto ed ugualmente presenti a Boncuri, ma ribadisce con forza il suo ragionamento: “Aborro questo sistema che rende disponibili un numero incalcolabile di fratelli vulnerabili e invisibili – dice – uomini che diventano facilmente carne da macello nelle mani degli sfruttatori e rimpolpano un sistema di sfruttamento attivo da tre decenni, un sistema in cui hanno sguazzato in troppi e che stiamo contrastando con ogni mezzo, fin dal primo giorno dell’insediamento. Noi abbiamo tracciato un solco tra legalità e illegalità, liberando Nardò dal marchio infamante dello schiavismo e iniziando a mettere ordine nel difficile rapporto tra mondo agricolo e migrazioni”.

Il Sindaco non entra nel merito delle due principali obiezioni: gli alloggi, per le norme che regolano il settore agricolo, spetta alle aziende fornirli, invece qui sono le Istituzioni pubbliche a farvi fronte con soldi pubblici. Secondo appunto: non è colpa dei migranti se sono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli, per cui non possono essere pure “criminalizzati”.

“Solo in questo modo – conclude invece convinto Mellone – spezzeremo la catena dello sfruttamento. Le associazioni che scrivono al prefetto per contestare la nostra linea, possono accomodarsi fuori. Il perimetro del campo istituzionale, ospitato su terreno comunale, non è luogo per fare politica.  Quindi chi vuole dare un tetto agli irregolari, favorendo di fatto gli sfruttatori, si organizzi, comprando lenzuola e letti e aprendo le porte della propria casa. Nel campo istituzionale non c’è spazio per l’illegalità”.

 

 

 

 

 

Nardò – “Sfruttazero” mette la “quarta” e sfreccia verso la stabilizzazione in agricoltura: sono 20mila le piantine di pomodoro già pronte sul terreno che quest’anno l’associazione “Diritti a Sud” utilizzerà per dar vita alla sua salsa di pomodoro, prodotta senza sfruttamento del lavoro da un gruppo di precari, immigrati e studenti, dalla piantumazione fino all’imbottigliamento. Anche per questa quarta stagione di raccolta i compagni di viaggio del sodalizio neretino saranno i baresi di “Solidaria” che parallelamente, il 29 aprile, hanno dato inizio al lavoro sui campi nel cuore del capoluogo: entrambe le realtà sono affiliate alla rete “Fuorimercato”, presente in tutta Italia con esperienze di autoproduzione, filiera alternativa e commercio solidale.

“Vorremmo riuscire a creare, con un oro a lungo termine che magari in futuro riguarderà anche altri tipi di colture – dice la presidente Rosa Vaglio (foto) – un insediamento stabile in agricoltura. L’anno scorso le piantine a Nardò erano circa 17mila, quest’anno sono 20mila, con un’importante aumento delle varietà autoctone. Se all’inizio abbiamo usato una varietà ibrida trovabile in qualsiasi vivaio d’Italia – spiega la Vaglio – quest’anno abbiamo incrementato la piantumazione di tre salentine: il fiaschetto, il regina e il pomodoro di Aradeo”. Un esperimento che – forte del successo dello scorso anno – in questa già torrida estate entrerà pienamente a regime: “La salsa venuta fuori da queste tre varietà – racconta la presidente dell’associazione – è risultata davvero ottima e ha soddisfatto molti dei nostri acquirenti. Inoltre queste varietà hanno anche una resistenza al caldo più adatta al nostro clima”.

Un’esperienza che oltre ad essere conosciuta in tutta Europa (tante le ordinazioni da tutta Italia e da tutto il continente)ha fatto anche salire in cattedra gli attivisti di Diritti a Sud, all’inizio del mese ospitati dall’Università di Modena e Reggio Emilia per portare agli studenti l’esperienza Sfruttazero. L’associazione continuerà anche il suo lavoro di “controllo” delle condizioni dei braccianti migranti che in estate arriveranno per lavorare nei campi intorno alla città: “Continuiamo la nostra collaborazione con il Centro italiano rifugiati – conclude la Vaglio – e anche quest’anno seguiremo i ragazzi e faremo sentire la nostra presenza”.

L’inaugurazione Boncuri

NARDÒ. Non è andata proprio giù a “Diritti a Sud”, associazione riconosciuta da tutti in prima linea per impegno ed esperienza a fianco dei migranti,  quella frase pronunciata dal sindaco Giuseppe Mellone lo scorso 23 agosto a Boncuri nel corso dell’inaugurazione del “villaggio accoglienza” per i lavoratori stranieri. “Chi oggi non gioisce è amico degli schiavisti”, aveva detto il primo cittadino. L’associazione, in un primo tempo coinvolta dall’Amministrazione comunale nella gestione della Masseria Boncuri, respinge questa equazione e ne spiega in una lunga nota le ragioni. «Noi non crediamo ci sia molto da festeggiare – fa sapere il sodalizio presieduto da Rosa Vaglio – la strada da fare è ancora tanta. Quegli angusti container chiusi in un recinto, per quanto siano comunque un tetto sulla testa delle persone, non sono contemplati nella nostra idea di accoglienza». La polemica è nata proprio attorno alla nascita della foresteria per lavoratori stranieri che la Regione Puglia ha fatto allestire in via Lecce (Nardò e Foggia sono i primi due esperimenti sul territorio regionale). Ed è proprio questo modello – container da quattro posti letto ciascuno con aria condizionata; cucina, bagni e presidio medico – accessibile esclusivamente ai lavoratori, ad essere contestato da “Diritti a Sud”. Per diverse ragioni. «La stagione di raccolta è ormai più che conclusa – rilevano gli attivisti dell’associazione – e i migranti sono stati spostati dal campo delle tende ai container insieme ai 16 che da novembre 2016 vivevano all’interno della masseria. Il nuovo campo arriva con estremo ritardo ma più di tutto ci preoccupa l’immediato futuro: dove andranno a finire queste persone quando il 30 settembre il neonato campo sarà chiuso e smontato? Alcuni rimarranno a Nardò, altri addirittura torneranno finito il lavoro nel Foggiano. Ci sono dei lavoratori che hanno dei contratti di lavoro fino a dicembre». Per “Diritti a Sud” si deve ancora parlare di “ghetti”. «Noi crediamo – proseguono – che non si possa sgomberare un ghetto clandestino creandone uno istituzionale, chiuso e quasi militarizzato nel quale inizialmente è stato impedito l’accesso anche a noi, che dal 2009 abbiamo un rapporto diretto con quasi ognuno dei ragazzi che ora sono lì dentro. Sappiamo benissimo – concludono – che un container climatizzato è meglio di una tenda ma non sopportiamo di sentir dire che la soluzione a tutti i problemi sia stata trovata».

L’ex sindaco e parlamentare Rino Dell’Anna solleva invece altri dubbi e fa i conti in tasca alle istituzioni coinvolte nell’allestimento della foresteria: «La Regione Puglia – scrive – ha finanziato i moduli abitativi, il Ministero dell’Interno ha stanziato 60mila euro per videosorveglianza, letti e acqua potabile, il Comune di Nardò ha messo a disposizione Masseria Boncuri (fabbricati e terreni adiacenti) e venti tende da campo, l’Asl di Lecce si è fatta carico dell’assistenza sanitaria, le associazioni datoriali di spianare e pulire l’area circostante, il Centro per l’impiego di attivare uno sportello operativo». Tutto chiaro? Non proprio. Per l’ex primo cittadino “viene il sospetto che il “villaggio dell’accoglienza” in caso di emergenza possa diventare un ricovero di cittadini stranieri entrati in maniera irregolare in Italia e quindi essere destinato a Centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), Centro di accoglienza (Cda) e centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Il protocollo sottoscritto che non contiene in merito alcuna precisazione fa molto pensare”.

Un’altra perplessità arriva via reti sociali dall’avvocato Donatella Tanzariello del Consiglio italiano per i rifugiati: «Sicuramente i container climatizzati risultano essere un grosso passo avanti per i lavoratori rispetto alle tende o baracche, ma la recinzione, l’esclusione dal campo dei migranti che lavorano in nero perché irregolari, la presenza all’interno dei caporali e il negato accesso a quei soggetti associativi che non hanno sottoscritto il protocollo, dimostra che la strada è ancora tutta in salita. Per contrastare il caporalato la istituzionalizzazione dell’accoglienza non basta, occorrono servizi ispettivi più incisivi e tutela delle posizioni soggettive di vulnerabilità. Via le sbarre da Boncuri!». Note critiche sono state emesse anche dal Pd, da Articolo 1 e dall’associazione “Nardò Bene Comune”.

NARDÒ. “Ogni paese è mondo”: è un vero e proprio manifesto il nome del progetto che si è aggiudicato il bando regionale “Mettici le mani”, grazie al quale l’associazione “Diritti a Sud” gestirà per un anno una scuola d’italiano per stranieri e vari laboratori interculturali, all’interno del parco della “Saletta” di via Volta. Sono iniziate a metà marzo le lezioni per una quindicina di persone provenienti da diversi Paesi: a condurle sono le maestre d’italiano per stranieri Rosa Vaglio (tra l’altro presidente del sodalizio) e Maria Luisa Ria. Insieme al francese Bastien Fillon, esperto di “educazione non formale”, hanno lavorato per circa un anno alla progettazione dell’intero percorso: oltre alla scuola d’italiano, pronti già a partire dalla fine di questo mese gli appuntamenti con le “cene etniche”, con serate dedicate alla cucina tradizionale non di singoli Paesi, ma di più vaste aree geografiche.

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Foto di gruppo degli animatori di “Diritti a Sud”

Foto di gruppo degli animatori di “Diritti a Sud”

Nardò. Tra i banchi di scuola con “Diritti a Sud”: arriva il patrocinio del Comune. L’idea dell’associazione neretina stavolta non ha a che fare con campi di pomodoro e filiera etica in agricoltura ma con un progetto che, se approvato dalla Regione Puglia, coinvolgerà “studenti” di tutte le età e da tutto il pianeta. “Ogni paese è mondo (Viaggio nelle culture di Nardò)” è infatti il nome dell’iniziativa. Come detto, affinché la scuola prenda il via è necessario vincere il bando regionale “Mettici le mani”. Nel frattempo Palazzo Personè “benedice” l’iniziativa. «La giunta comunale – recita la delibera del 21 marzo scorso – concede il Patrocinio della Città di Nardò al progetto “Ogni paese è mondo (Viaggio nelle culture di Nardò)”, che l’associazione Diritti a Sud svolgerà presso il laboratorio urbano “La Saletta” sito in via Volta, nonché la collaborazione per la realizzazione del progetto in parola consistente nell’esenzione dalla tassa di affissione per il materiale pubblicitario».

A spiegare la filosofia dell’iniziativa è Rosa Vaglio, presidente di “Diritti a Sud”. «Questo progetto – dichiara la 34enne neretina – nasce dalla volontà di partecipare ad un bando regionale ed è incentrato sull’educazione e l’interculturalità. Se il progetto sarà finanziato terremo lezioni di lingua e svolgeremo altre attività, passando dalle lezioni di italiano per stranieri ai corsi di cucina marocchina e tunisina. Organizzeremo cene a tema e coinvolgeremo le biblioteche. Abbiamo chiesto e ottenuto – prosegue Vaglio – il sostegno del Comune ma questo non basta». Infine, la presidente di “Diritti a Sud” ringrazia chi ha materialmente ideato “Ogni paese è mondo”: «A realizzare il progetto – conclude – sono state le “Officine cittadine”, una realtà che si occupa di educazione non formale. In particolare vanno ringraziati Maria Luisa Ria e il francese Bastien Fillon, entrambi residenti a Casarano».
Ora quindi non resta che “tifare” per la scuola multietnica che potrebbe nascere a Nardò, diventando occasione non solo di confronto e conoscenza ma anche opportunità di lavoro per insegnanti, responsabili di cucina, ecc. Intanto si parte.

diritti a sud a milanoNardò. C’era anche l’associazione neretina “Diritti a Sud” a “Fa’ la cosa giusta”, fiera del consumo critico tenutasi a Milano dal 18 al 20 marzo. L’occasione è servita per confrontarsi con realtà locali e nazionali, distretti e reti, gruppi d’acquisto, associazioni pacifiste, Ong, banche del tempo e sindacati. «È la seconda volta in pochi mesi – racconta Rosa Vaglio, presidentessa dell’associazione – che partecipiamo a questa fiera. Lo scorso ottobre infatti eravamo presenti all’edizione di Trento. La cosa ci fa particolarmente piacere per una serie di ragioni. A Trento siamo stati invitati direttamente dagli organizzatori e siamo stati trattati benissimo. A Milano abbiamo invece presentato la domanda di partecipazione e siamo stati selezionati (non tutti coloro i quali presentano le domande poi sono ammessi in fiera)».

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DIRITTI A SUDANGELO CLEOPAZZONardò. Sfruttazero 2016, parte anche quest’anno la lavorazione dei terreni per la piantagione di pomodori e la produzione di salsa di pomodoro biologica e legalitaria. L’idea, nata nel 2015 con altre realtà associative meridionali, è sempre dell’associazione neretina “Diritti a Sud”. Promuovere una filiera pulita del pomodoro, dalla semina alla trasformazione, tra pomodoro di alta qualità e nessuno sfruttamento dei lavoratori: questa la nuova campagna (in tutti i sensi), cominciata lo scorso 9 gennaio, del sodalizio presieduto da Rosa Vaglio. «Per il 2016 – raccontano i volontari Angelo Cleopazzo (foto), Danio Aloisi e Andrea Cecchini – vogliamo raccogliere molti quintali in più di pomodori rispetto all’anno scorso. Adesso stiamo lavorando in un terreno in zona “Scraceta”, nei pressi del cimitero».

Altra novità è l’apertura verso nuove produzioni. «Siamo partiti con la salsa di pomodoro – raccontano i volontari – passando poi alle marmellate e all’olio. Alcuni privati ci hanno concesso l’utilizzo dei loro terreni: uno nei pressi di Portoselvaggio; uno in contrada Arene-Serrazze, uno sulla Porto Cesareo-Avetrana e uno tra Nardò e Galatone. In cambio abbiamo dato loro parte dell’olio ricavato. Sono stati prodotti 8 quintali di olio extravergine, tre per loro e cinque sono in vendita. Ne abbiamo già imbottigliati 200 litri, acquistabili presso il circolo Arci e la bottega solidale “Koine” di via Duomo».

A lavorare la terra sono volontari, disoccupati, studenti e migranti. Negli ultimi mesi le grandi imprese si sono accorte di questo marchio. «Abbiamo ricevuto contatti dalla grande distribuzione – svelano – e da catene di supermercati. Li abbiamo rifiutati. La grande distribuzione fa leva sullo sfruttamento della manodopera. Al consumatore ci arriviamo tramite Internet, i Gas (Gruppi d’acquisto solidale) e i mercatini equi e solidali».

CiaulaNEVIANO. Si chiama “Ciaula” (dal nome del celebre personaggio pirandelliano) la nuova associazione di promozione sociale (costituitasi a novembre), composta da una trentina di ragazzi (foto). Il 30 dicembre la loro prima iniziativa, il breve ciclo di proiezioni dal titolo “Altro da sé” prevista per le 19 nella sala polifunzionale del Comune con la visione del documentario “Mare chiuso”, di Andrea Segre e Stefano Liberti, che racconta quanto accaduto tra il 2009 e il 2010, quando, in base agli accordi tra Italia e Libia, i barconi carichi di richiedenti asilo venivano intercettati e riportati sulle coste africane. Il fatto costò al nostro Paese una condanna della corte europea dei diritti umani. Dopo la proiezione, il dibattito con il docente di sociologia dei processi migratori Antonio Ciniero (Unisalento) e gli attivisti dell’associazione “Diritti a sud” (di Nardò). «A noi interessa scavare – affermano i promotori – nelle reazioni che l’italiano medio ha nei confronti di quello che gli viene comunicato dai media, e nei luoghi comuni che si creano da ciò».
Il 5 gennaio la seconda proiezione, sempre alla sala polifunzionale, con “Space Metropoliz”, cortometraggio che narra dell’omonima esperienza di riqualificazione e progettazione partecipata avviata a Roma nel segno della rigenerazione socio-urbana.

FEDERICA D'IPPOLITO PREMIATANardò. “We the peoples film festival” è una rassegna cinematografica londinese sostenuta dal “British Film Institute” e dedicata ai diritti umani. L’edizione 2015, partita l’11 novembre, contiene “tracce” neretine. Infatti durante questo festival il 18 novembre la “School of Oriental and African Studies”, college dell’Università di Londra, ha ospitato la proiezione di un cortometraggio che vede protagonista “Diritti a Sud”, la onlus nata a Nardò nel dicembre 2014 per occuparsi di solidarietà, accoglienza e legalità. Il titolo del corto è “Del Nero Ulisse”, dura quattro minuti e racconta la vita dei migranti a Nardò. A realizzarlo tre filmaker salentini: Federica D’Ippolito (Racale, foto), Marco De Paola (Casarano) e Samuel Mello (Castrignano dei Greci). «Volevamo raccontare questo tema – spiega D’Ippolito – attraverso una metafora. Così Samuel ha avuto l’idea di far scrivere su un muro ai ragazzi pensieri sul caporalato. I protagonisti del video sono gli attivisti di “Diritti a Sud” e gli stessi migranti». “Del Nero Ulisse” è stato premiato anche in Puglia: a maggio menzione speciale al “Barocco Film Festival” di Gallipoli e il 19 luglio a Brindisi vincitore nella sezione “Miglior documentario” al festival “Puglia in corto”.

membri dell'associazione diritti a sud

PER MIGRANTI E LOCALI: Oltre a garantire la genuinità del prodotto, l’iniziativa assicura trattamenti salariali nella norma ai lavoratori, sia migranti che locali

Nardò. “Sfrutta Zero”: una filiera di produzione “pulita” per una tradizionale passata di pomodoro, senza caporalato. Questo il progetto in “crowdfunding” dell’associazione “Diritti a Sud” di Nardò (presidente Rosa Vaglio) che vuole trasformare il pomodoro, l’oro rosso di Puglia e Basilicata, da simbolo di sopraffazione e caporalato, come è stato finora insieme all’anguria, in simbolo di emancipazione, riscatto e speranza. L’idea è quella di realizzare una “filiera pulita”, dalla semina alla trasformazione, attraverso un progetto di tipo cooperativo e mutualistico che vedrà direttamente protagonisti migranti, contadini, giovani precari e disoccupati.

Nelle campagne di Nardò, duemila piantine di pomodoro stanno già crescendo, coltivate con cura, su due terreni (uno in contrada “Corillo”, l’altro sulla via per Copertino) che erano incolti e che i proprietari hanno affidato a “Diritti a Sud”. Il frutto, una volta arrivato a maturazione, sarà raccolto e trasformato nella più tradizionale delle passate di pomodoro, di alta qualità: centinaia di “bottiglie di salsa” prodotta senza sfruttamento del lavoro.
A proporre il progetto “Sfrutta Zero”, e a lanciare la campagna di “crowdfunding”, una raccolta di fondi attuata sia in rete, sia attraverso versamenti su conto corrente postale, sono tre realtà associative del Sud Italia: “Netzanet-Solidaria” di Bari, “Osservatorio Migranti Basilicata/Fuori dal Ghetto” di Palazzo San Gervasio e Venosa (Potenza) e, appunto, “Diritti a Sud”, la onlus nata a Nardò nel 2014 dall’esperienza del comitato NO-CAP che dal 2009 operava nelle campagne di Nardò per l’integrazione e la difesa dei diritti della comunità di migranti impegnati stagionalmente nel lavoro agricolo.
Da più di un anno, “Diritti a Sud” ogni settimana organizza la scuola di italiano per stranieri ed è impegnata anche nell’ambito dell’autorecupero: con il progetto “Casa Musse”, un rifugio fatiscente e pericolante abitato da ragazzi sudanesi è stato interamente restaurato e arredato grazie alla collaborazione tra migranti e attivisti utilizzando materiali di recupero.

«L’obiettivo del progetto “Sfrutta Zero” – dicono gli attivisti di “Diritti a Sud”- è incidere sulle filiere agro-alimentari, oggi nelle mani dell’agro-business e delle mafie, per provare a cambiare le relazioni non solo tra datore di lavoro e dipendente ma anche tra produttori e consumatori, tra campagna e città». Eccola la “filiera pulita”, con tutte le garanzie, anche quelle riguardanti le attrezzature idonee, le condizioni igienico-sanitarie, le retribuzioni ai lavoratori migranti e non. In tutti i passaggi della trasformazione, poi, i volontari di “Diritti a Sud” e i braccianti saranno affiancati da contadini competenti. Si punta anche ad utilizzare bottiglie riciclate e ad una distribuzione con il logo “Sfrutta Zero” all’interno dei gruppi di acquisto solidale, in mercatini locali, presso ristoranti e mense popolari, negli spazi sociali, all’interno della rete di Genuino Clandestino.

Attraverso il “crowdfunding” (sulla piattaforma www.produzionidalbasso.com, o con versamento sul c/c postale 1026235141, Associazione Diritti a Sud Onlus, Causale: donazione Sfrutta Zero), saranno finanziati i costi iniziali dell’intera filiera produttiva: materie prime per la coltivazione o per l’acquisto del pomodoro, attrezzature per la fase di trasformazione con l’apposito allestimento degli spazi di conservazione, con il 15% del finanziamento destinato ad una Cassa di mutuo soccorso che sosterrà concretamente i percorsi di autodeterminazione dei migranti nei nostri territori.

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