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Riccardo Monsellato

Acquarica Presicce – Tavolo tecnico in Provincia giovedì 18 ottobre con gli amministratori di Presicce, Acquarica del Capo, Salve, assillati da alcune settimane da presenze nell’aria non gradite: da dove provengono le ondate nauseabonde che piombano in paese? A rispondere a questa sempre più pressante quesito, con relativo allarme sociale, sono stati chiamati nei giorni scorsi Arpa Puglia, Regione e Provincia di Lecce, prefetto di Lecce ,carabinieri del Noe (nucleo ecologico), a cui Riccardo Monsellato per Presicce e Francesco Villanova per Salve hanno indirizzato istanze ufficiali. Il Sindaco Villanova ha chiamato in causa anche la Procura della Repubblica di Lecce.

La Provincia, nel giro di una settimana, ha fissato l’incontro richiesto, in cui probabilmente presenterà i primi risultati di una indagine preliminare svolta in questi giorni a cura della Polizia provinciale. Così almeno sperano gli amministratori locali, terminali di una serie di disagi e proteste per i cattivi odori con corredo di sintomi fastidiosi come mal di gola, irritaziomi agli occhi, emicranie. Non si riesce a capire bene ed in modo inequivocabile quali possano essere le sorgenti di queste emissioni odorigene; tra i possibili imputati un depuratore di un Comune della zona, un impianto per il trattamento di rifiuti o altro, come alcune cave abbandonate in zona Acquarica-Taurisano, in cui sarebbero intervenuti i Noe per una ispezione.

Questo dilemma sono chiamate a sciogliere le Autorità a cui i Sindaci si sono rivolti, anche per verificare cattivi funzionamenti degli impianti e rispetto rigoroso delle autorizzazioni a suo tempo rilasciate. “Non lascerò nulla di intentato – promette il Sindaco Monsellato – pur di addivenire ad una conclusione risolutiva di questa vicenda”. Monsellato racconta che da qualche tempo appunto, personalmente si reca nei luoghi circostanti il suo paese in cui più sembra avvertirsi il fenomeno. “Certe sere non si avverte nessun odore, devo ammettere – dice- ma in tante altre l’aria è irrespirabile”. In attesa di risposte si vanno formando nei paesi coinvolti comitati di persone che vogliono vederci chiaro e non intendono vivere con la preoccupazione che l’aria respirata sia oltre che fastidiosa, pure dannosa.

 

Nardò – “Porre in essere nei confronti di Aqp ogni intervento necessario a impedire il perpetrarsi dell’immissione illegale di scarichi di reflui di depurazione fognaria nelle falde acquifere attraverso le vòre suddette in territorio di Nardò; realizzare in tempi brevi un nuovo piano di trattamento e recupero dei reflui fognari rispondente alla filosofia del riuso agricolo, civile e industriale, mediante la costruzione delle vasche di assorbimento dette “eco filtri”, dello stesso tipo di quelle previste nel piano

proposto per la depurazione dei reflui fognari di Nardò e Porto Cesareo, con l’obbligo per tutti i depuratori che attualmente scaricano in Asso, di realizzare nel proprio territorio un tale analogo progetto, al fine di scongiurare la prosecuzione dello scarico inquinante nel torrente Asso e nella falda”: a sollevare il delicato e vecchio problema su cosa si scarica nel torrente Asso è il consigliere regionale Ernesto Abaterusso (Leu, foto), di Patù, che ieri ha presentato una mozione per impegnare la Giunta regionale, guidata dal presidente Michele Emiliano, ad intervenire nella indicata ed auspicata direzione prima citata.

Tutto nelle vore, acque piovane e non  “Nel territorio di Nardò, nelle contrade Paduli e Colucce, ad alcuni km a nord dell’abitato, nei pressi della strada provinciale per Leverano, si verifica da molto tempo un probabile inquinamento ambientale ai danni delle acque sotterranee e della salute pubblica. Tale probabile inquinamento delle acque sotterranee (falde acquifere) – rileva Abaterusso – si realizza per immissione di reflui, rivenienti da depurazione fognaria, in cavità carsiche delle rocce (inghiottitoi), ossia le vore Colucce, Parlatano, Olivari, Manieri 1 e Manieri 2, nelle quali, trasportati dal Torrente Asso, confluiscono i reflui prodotti dai depuratori fognari di Copertino, Nardò zona Industriale, Maglie impianto consortile, Galatone, Neviano, Aradeo”. Nell’Asso confluiscono anche le acque piovane convogliate da numerosi canali naturali, raccolte dal grande bacino idrografico omonimo che parte dalle zone di Collepasso, Casarano, Cutrofiano e così “giunge, per pendenza naturale dei luoghi fino a Nardò, attraversandone in periferia anche l’abitato (non è ultimato il nuovo ramo del canale che dovrebbe sostituire il tratto urbano dell’Asso). Anche le acque piovane trasportate dal torrente Asso e dai suoi affluenti confluiscono nel sistema carsico delle vore nella zona di Nardò”. Anche perché l’importante bacino idrico del torrente non ha uno sbocco in mare.

Mille metri cubi all’ora di refluo fognario: il torrente mai in secca La preoccupazione contenuta nella mozione di Abaterusso deriva anche dal fatto che il torrente dovrebbe riceve solo ed esclusivamente acque di origine meteorica e, di conseguenza, dovrebbe rimanere in secca in assenza di precipitazioni piovose. Così invece non è anche perché “negli ultimi ‘60 anni gli afflussi di acque al Torrente Asso sono nettamente aumentati e grande parte di tali afflussi sono oggi rappresentati da acque di origine non meteorica, provenienti da ben cinque impianti di depurazione fognaria civili ed industriali, che scaricano all’interno del torrente Asso un volume complessivo giornaliero di oltre mille metri cubi/ora di refluo fognario” per cui Abaterusso deduce che “è ragionevolmente ipotizzabile che il carico inquinante giunga fino alle marine di Torre Squillace, S. Isidoro, Frascone e Torre Inserraglio“. Da qui la richiesta al Governo regionale di bloccare tale inquinamento e di inserire questo ingente flusso liquido nel piani di recupero e riutilizzo in fase di studoo alla Regione, Con Aqp e Autorità idrica.

 

Da sinistra i ministri Gianluca Galletti e Claudio De Vincenti

Da sinistra i ministri Gianluca Galletti e Claudio De Vincenti

NARDÒ. C’è una corsa contro il tempo piuttosto evidente, che richiama per certi versi la stessa trafelata sequela di provvedimenti, incontri, rischi di sanzioni pesanti registrato nell’emergenza provocata dalla Xylella fastidiosa: fare tutto il possibile per tranquillizzare l’Europa ed evitare procedure d’infrazione alle norme comunitarie milionarie. A livello di governo nazionale si rincorrono le iniziative su come e dove risolvere priopritariamente le criticità esistenti nel campo della depurazione dei reflui fognari. Nell’elenco ovviamente e non da oggi figura Porto Cesareo (con la rete fognaria che sono in questi mesi si sta realizzando) e Nardò per il collegamento tra depuratori e scarichi finali.

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