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DEPURATORE VIA SCALELLE

Gallipoli – “Stiamo studiando da tempo con la Regione e l’Acquedotto pugliese il tema della condotta marina che sversi le acque depurate lontano dalla costa ed in un punti tile per il movimento delle correnti. A breve avremo uno studio di fattibilità basato su una indagine geomarina mirato alla salvaguardia della costa”: non tarda ad arrivare la risposta dell’assessore a Lavori pubblici e Ambiente e vicesindaco Cosimo Alemanno, agli operatori turistici della litoranea nord che nei giorni scorsi hano filmato il perdurante fenomeno del mare “a due colori” in prossimità dello sbocco a mate del depuratore di via Scalelle. L’assessore per cercare di prevenire critiche e opposizioni dai gruppi “no condotta a mare”, subito aggiunge: “Non si tratta di un progetto alternativo a quelli in piedi, semmai di una integrazione per i momenti di cattivo funzionamento degli impianti a terra, per i periodi di scarsa richiesta d’acqua dai distretti irrigui per le produzioni agricole o eventuali anomalie”. Lo studio tecnico dovrebbe essere consegnato da Aqp al Comune jonico in questi giorni.

Intanto il 16 dagli uffici di via Pavia è partita una richiesta di finanziamento pari a 785mila euro per la realizzazione di un progetto pilota realizzato insieme all’Università del Salento. Lo scopo è sempre quello del riutilizzo delle acque reflue e il sito individuato è una vecchia cava che in passato non sarebbe mai stata utilizzata come discarica di rifiuti solidi urbani estesa per 2.500 metri quadri. “Potremmo avere un ulteriore affinamento delle acque – spiega il dottor Alemanno – già passate dall’impianto di via scalelle con la fitodepurazione e il recupero di un’area fortemente degradata”.

Come si ricorderà, sullo stesso argomento il 3 agosto Comune, Aqp, Autorità idrica, Regione e Consorzio di bonifica Ugento Li Foggi, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che prevede due altre zone per il riuso di acque affinate per l’agricoltura: i sei ettari dell’area di pertinenza dei macchinari depurativi e i 33 ettari del distretto irriguo “Brile-Trappeto Raho”; in entrambi i casi nei momenti di surplus le acque eccedenti finiscono nello Jonio, uno in località San Leonardo com’è oggi, l’altro nel canale dei Samari (litoranea sud) tramite il canale Serrazze.

È subito sceso in campo per il fronte del “no” Massimo Esposito, esponente di Sinistra italiana, denunciando il ritorno del “partito della condotta” e criticando l’assessore Alemanno. “Abbiamo a più riprese spiegato quanto sia inutile e dannosa l’installazione di una condotta sottomarina – afferma Esposito, che fa parte della maggioranza che governa la città – i danni provocati ovunque essa sia stata installata. Ma sembra che questo tubo abbia mille vite probabilmente come i tanti interessi che alimenta. Avevamo avuto sentore delle insistenti pressioni fatte dall’assessore Alemanno negli ambienti regionali – prosegue Esposito – affinché si proceda alla variazione del piano regionale delle acque per far installare quella condotta che altrove hanno sensatamente scartato ed ostacolato con ogni mezzo. Incopetenza? Ignoranza?  Si vuol togliere il divieto di balneazione per favorire chi? Non certo la città che nel tempo ne sarebbe pesantemente danneggiata  dal punto di vista ambientale turistico e della pesca. Ci aspettiamo che il sindaco Minerva chiarisca la posizione dell’amministrazione in tal senso  e dal vice sindaco Alemanno una pronta smentita sulle indiscrezioni pubblicate su alcuni mezzi stampa”.

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depuratore 2GALLIPOLI. Chi transita da via Scalelle (la strada a nord tra Gallipoli ed Alezio) li può già vedere i primi risultati del grosso progetto di potenziamento del depuratore consortile cui affluiscono i liquami di Alezio, Sannicola, Tuglie oltre che di Gallipoli. Con 4 milioni 950mila euro l’impianto – secondo un appalto vinto dall’ impresa lucana Geco – porterà il parametro di base degli abitanti serviti dagli attuali 35.112 (si pensi al periodo estivo e per quante volte dovrebbe essere moltiplicato questo dato) a 80mila.  La portata giornaliera in metri cubi salirà da 6.142 a 14.080; più che raddoppiate la portata media nelle 24 ore e la portata di punta massima.

Tra gli obiettivi: pretrattamenti più efficienti con una separazione maggiore dei materiali grossolani e sospesi; assicurare il costante rispetto della tabella con una riduzione delle concentrazioni di azoto e fosforo; una più efficiente linea fanghi, migliorando la disidratabilità in uscita; coperture delle vasche (due già completate) e deodorizzazioni anti cattivi odori nell’aria. Infine, adeguamento degli impianti elettrici e standard minimi di sicurezza per gli addetti.
I lavori hanno mosso i primi passi nel 2012 con la deliberazione regionale n. 62; il finanziamento di quasi 5 milioni è datato primavera 2013 da parte del Cipe, comitato interministeriale della programmazione economica. Poi, una volta raccolti tutti pareri previsti (Ministero dell’Ambiente, Arpa Puglia, Autorità di bacino regionale e Servizio di tutela delle acque, Soprintendenza, nullaosta paesaggistico e idrogeologico) e l’approvazione degli elaborati tecnici con una delibera della Giunta di Francesco Errico, si è passati al bando di gara a cura dell’Acquedotto pugliese. La Geco di Atella (Potenza) ha avviato il cantiere nel settembre scorso e dovrà, per contratto, ultimarlo entro il 29 settembre dell’anno prossimo.

Con l’arrivo del commissario straordinario il capitolo depuratore – che tanti grattacapi dà agli imprenditori turistici del versante nord cittadino, a cominciare dal divieto di balneazione – è passato alle attenzioni del dottor Guido Aprea, il quale ha avuto settimane fa un incontro, assistito dal capo ufficio tecnico ingegnere Giuseppe Cataldi col presidente dell’Autorità idrica pugliese, Paolo Perrone (Sindaco di Lecce).
«L’incontro ha segnato una linea di partenza certa – ha dichiarato il commissario in una nota – attraverso la quale attivare un percorso virtuoso che consenta di dare risposte alla questione, da concludere ben prima della fine del mio mandato». Secondo il dottor Aprea, il depuratore gallipolino “potrebbe trovare ospitalità anche nel Piano regionale di tutela delle acque, in fase di revisione da parte del governo pugliese”.

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