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Specchia – Una brutta Befana, con il dramma in casa cominciato già il giorno prima, quando in due sono dovuti andare dai carabinieri per sporgere denuncia contro un proprio stretto familiare. Lo hanno fatto padre e fratello minore di un uomo – 44 anni nato a Tricase e residente a Miggiano, pregiudicato – che nel pomeriggio di ieri era tornato alla carica, con i suoi modi violenti, per ottenere le chiavi dell’auto di famiglia intestata al fratello. A causa anche di una lunga serie di angherie, con pressanti richieste di denaro per lo più, è scattata la richiesta di soccorso ai carabinieri che subito si sono messi in movimento. Hanno rintracciato  Donatello De Santis nel tardo pomeriggio a Specchia ed hanno cercato innanzitutto di calmarlo. Risultati vani tutti i tentativi, si è deciso di portarlo in caserma, ma l’uomo ha continuato ad inveire contro i militi ed a lanciare minacce verso i familiari ai quali l’avrebbe “fatta pagare” non appena in condizioni di agire. E’ stata allora chiamata la “gazzella” radiomobile della Compagnia di Tricase per meglio gestire il caso. Non c’è stato però niente da fare: De Santis non ha mutato il proprio atteggiamento, anzi ha rivolto, come si legge in una nota dell’Arma, altre minacce ai carabinieri. Alla fine, intorno alle 2 di questa notte, sono scattate le manette e il pregiudicato è stato dichiarato in arresto in flagranza di reato. Dovrà rispondere tra l’altro di atti persecutori e tentata estorsione aggravata. Ora è in carcere a Borgo San Nicola di Lecce.

 

 

 

 

 

Acquarica del Capo – È stata la ragazza della vittima predestinata a chiamare i soccorsi e i carabinieri e denunciare quanto accaduto. Un confronto duro intorno ad una donna desiderata ma legata ad un altro, finito con un accoltellamento avvenuto nella tarda serata del 5 gennaio in contrada Calie, all’entrata di Acquarica del Capo (foto) per chi proviene da Taurisano, il paese d’origine dei tre protagonisti. Il ferito, un 28enne di Taurisano, è stato subito trasportato presso l’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase; fortunatamente le ferite riportate, al braccio e all’addome, si sono rivelate di lieve entità per cui è stata diagnostica la guarigione nel giro di una  quindicina di giorni. L’aggressore, che era alla guida di una Fiat 600, dopo una repentina fuga, è stato rintracciato dai carabinieri e denunciato per lesioni.
A quanto accertato finora dai carabinieri della Compagnia di Tricase e della stazione di Taurisano, l’aggressore si era proposto più volte alla donna al centro delle sue attenzioni piuttosto insistenti, senza però risposte positive. Parrebbe anche che sia stato l’attuale compagno della giovane a chiedere un “chiarimento” all’aggressore. L’incontro ravvicinato è poi sfociato, ben presto, in uno scontro fisico. Non si conoscono ancora altri aspetti della vicenda; se, per esempio, si sono trovati in quel luogo dopo un appuntamento o se ci sia stato un inizio di alterco terminato in quella contrada dopo un breve inseguimento. Certo è che a quell’ora non c’era molto traffico e l’unico testimone è la donna che ha chiamato i carabinieri e il servizio 118. Intanto ad Acquarica la notizia si è diffusa rapidamente; la mancanza di dettagli ha spaventato più d’uno, quando si è sentito parlare di uno scontro al coltello in pieno paese. C’è chi ha interpellato il Sindaco ed altri amministratori che hanno comunque tranquillizzato gli allarmati. “Siamo stati subito avvisati dal maresciallo di Presicce – racconta l’assessore Marco Duca – che ci ha tranquillizzati. Ora siamo anche noi in attesa di conoscere i dettagli di questa storia”.

 

Avevano trasformato in una vera e propria discarica una cava in aperta campagna. Con l’accusa di realizzazione di discarica abusiva, i carabinieri di Porto Cesareo nei giorni scorsi hanno deferito, in stato di libertà, due fratelli incensurati di Copertino che in via Santa Maria d’Arneo, in agro di Nardò, svolgevano “una sistematica attività di raccolta rifiuti” finendo con il colmare l’intera cava di loro proprietà. I militari hanno rinvenuto milioni di metri cubi di rifiuti ferrosi, bituminosi, edilizi e di plastica senza tralasciare sanitari, elettrodomestici, pneumatici, pezzi di legno e scarti di lavorazione agricola. La zona in questione è pure difficile da raggiungere perché distante da vie di comunicazione. Man mano che la quantità di rifiuti cresceva, inoltre, i due fratelli provvedevano a colmare la cava con uno strato di sabbia e terriccio perché non fosse rintracciabile neppure dall’alto. La cava-discarica è stata sottoposta a sequestro preventivo.

GALATONE. Dovranno rispondere del reato di rapina impropria, i due galatonesi che questa mattina sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Sannicola, dopo un furto in un’area privata. D.G., 47enne, e il figlio R.G., di 20 anni, sono entrati con un proprio mezzo all’interno di un terreno privato con un’abitazione in costruzione e hanno portato via parte del ponteggio in ferro.

Il proprietario del terreno, accortosi del tentativo di furto, si è messo sulle tracce dei due, riuscendo a raggiungerli in contrada Bascetta, e ha cercato di impedire il passaggio al camion dei due uomini. Nonostante i tentativi di superare l’ostacolo, arrivando a speronare l’auto dell’uomo, i due galatonesi sono scesi dall’autovettura. A questo punto, venuto in soccorso di suo padre e suo fratello, un altro familiare, che ha preso parte alla colluttazione contro la parte offesa con delle spranghe di metallo, per poi fare ritorno a casa.

I Carabinieri di Sannicola, dopo una rapida attività d’indagine, hanno identificato i presunti autori rintracciandoli presso la loro abitazione, e sequestrato il camion ancora carico del ponteggio e delle spranghe utilizzate per la colluttazione. Il mezzo e le spranghe sono state poste sotto sequestro mentre la merce rubata è stata restituita al legittimo proprietario. I due autori del furto sono stati arrestati, mentre l’altro figlio 29enne è stato denunciato per favoreggiamento reale.

legnameUGENTO. Fallisce un’azienda dedita alla produzione, lavorazione e commercializzazione di legname, ad Ugento, e la Guardia di finanza di Casarano denuncia i titolari per il reato di bancarotta fraudolenta. Dai controlli eseguiti dalle Fiamme Gialle, è venuto fuori che pooco prima della dichiarazione di fallimento, l’amministratore e il rappresentante legale della società si erano resi colpevoli di gravi irregolarità dal punto di vista fiscale e contabile, oltre che della sparizione di legname per un valore di due milioni di euro.

 

guardia di finanza casarano

CASARANO. Dipendenti di nome ma non di fatto: in dieci prestavano attività lavorativa presso un agriturismo del Basso Salento, ma senza essere mai stati assunti regolarmente. La situazione, poco chiara dal punto di vista fiscale, è stata portata alla luce dalle Fiamme Gialle di Casarano in seguito a prolungate osservazioni e, soprattutto, dopo aver ascoltato singolarmente tutti i lavoratori circa orari, ed altri particolari utili, delle mansioni svolte.

Appurate le varie inadempienze da parte dei militari, l’imprenditrice titolare dell’agriturismo ha immediatamente regolarizzato la posizione dei lavoratori in nero e ha versato allo Stato le dovute ritenute. Ora toccherà agli Uffici competenti decidere quali provvedimenti adottare: le leggi in materia prevedono una sanzione fino a 12mila euro per ogni lavoratore non assunto regolarmente; 150 euro per ogni giornata lavorativa; infine un’eventuale sospensione dell’attività.

 

DISCARICA

RACALE. Una discarica di rifiuti speciali è stata scoperta, nella giornata di oggi, dalle Fiamme Gialle di Gallipoli: in seguito a vari appostamenti, i militari sono penetrati all’interno di due immobili (lo scantinato di una casa e un magazzino industriale) e si sono trovati di fronte un cumulo di pneumatici, cavi elettrici, radiatori e pezzi di motori per auto, batterie per moto, condizionatori, elettrodomestici e altre macerie che esigono un opportuno smaltimento.

I due locali, che complessivamente misurano 300 metri quadri, sono stati sequestrati. Il 28enne di Racale a cui la Guardia di finanza è risalita, nell’accertamento delle responsabilità, è stato denunciato per reati ambientali alla Procura della Repubblica del Tribunale di Lecce.

Casa Stendardo

PRESICCE. Rischia di finire in tribunale la protesta di due anziani pensionati contro i gestori di una trattoria. Vito Stendardo e Carmela Suriano, due coniugi di 79 e 77 anni, abitano in via Marchese Arditi, in una casa (foto)  che si affaccia in vico Matteotti con un’entrata secondaria e una finestra che accede ad un salone-camera da letto. In vico Matteotti, proprio adiacente all’abitazione dei due anziani coniugi, si trova la trattoria “Antica Pietra Filosofale” che, grazie all’autorizzazione del Comune, ha sistemato fuori dal locale tavoli e sedie. «Ma mentre l’autorizzazione prevedeva la possibilità di utilizzare il suolo pubblico a partire dal portone d’entrata al locale in avanti – ha dichiarato il signor Stendardo – i gestori della trattoria dopo un po’ di tempo hanno occupato anche lo spazio in corrispondenza della nostra abitazione, impedendoci di fatto di aprire la finestra per non dare fastidio ai clienti e creando un grave disagio a mia moglie costretta a stare da cardiopatica tappata in casa a subire il cattivo odore degli zamperoni che sistematicamente vengono piazzati sul davanzale della nostra finestra».

Ma come se non bastasse i due anziani coniugi lamentano anche il fastidio provocato dalla musica dal vivo ad altissimo volume che proviene dal locale e a volte dura fino alle due di notte. «Dopo alcune richieste formulate ai gestori del locale sia verbalmente che per iscritto, ha spiegato la signora Surano, ci siamo sentiti dire che loro hanno le spalle coperte, che hanno l’autorizzazione a sistemare i tavoli anche sotto la nostra finestra e a fare musica fino alle due di notte». Esasperati anche per via della protervia dei gestori i due anziani coniugi hanno deciso di diffidarli e metterli in mora a mezzo di un avvocato, notificando la diffida anche al Comune ed alla caserma dei carabinieri.

«Il fatto che uno dei soci sia anche consigliere comunale non significa che dobbiamo sottostare alle sue prevaricazioni – hanno sottolineato i due coniugi –  Per adesso ci siamo limitati alla diffida, ma se il problema non sarà risolto adiremo le vie legali per tutelare i nostri diritti».

Racale. Non finirà in archivio l’inutile fascicolo (finora) sulla scomparsa, avvenuta nel 1977, dell’allora piccolo Mauro Romano, che oggi avrebbe 40 anni tondi.

A tenere in vita almeno le speranze dei genitori Gianni e Bianca Colaianni, che da allora si battono senza sosta per cercare di sapere che fine abbia fatto il loro figliolo, è un ergastolano di Racale, il boss Vito Paolo Troisi che con un telegramma dal carcere milanese di Opera ha chiesto al magistrato leccesse che si occupa del caso di essere sentito.

Tutto lascia supporre che Troisi, in galera per aver assassinato nel ‘97 un uomo ritenuto un altro boss della zona, Luciano Stefanelli di Taviano, abbia qualcosa da dire su quel dramma.

Così il giudice per le indagini preliminari, che doveva decidere se accogliere o meno la richiesta di archiviazione del caso, ha rispedito il fascicolo ai magistrati della Procura, chiedendo nuovi accertamenti che potrebbero ricominciare proprio dall’ascolto di Troisi. Ma il gip ha anche chiesto che siano riascoltati anche i genitori di Mauro che solo un anno fa hanno sporto denuncia, indicando un amico di famiglia come il responsabile dell’accaduto. Senza però fornire prove.

Oggi Mauro Romano avrebbe quaranta anni. Non si rassegnano i genitori che hanno perso gli anni dell’infanzia e della giovinezza del loro figlio. Vorrebbero almeno recuperare quelli della maturità. «Non smettete di cercare Mauro» continuano a chiedere

Racale. Era il 1977, esattamente il 21 giugno, precisamente di pomeriggio. Riguarda un bimbo, allora di poco più di sei anni. È certo che stava giocando fuori casa dei nonni vicino a Castelforte di Taviano. È altrettanto certo che da quel momento è scomparso nel nulla più assoluto.

Da allora, ben 34 anni fa, si è andata accumulando una montagna tale di passi ed atti inutili, tanto inutili che oggi l’alternativa secca davanti al giudice che se ne sta occupando è se far proseguire ancora le indagini per il suo ritrovamento oppure archiviare il caso.

Se si seguisse quest’ultima via, il piccolo Mauro Romano, di Racale come i genitori Gianni e Bianca, finirebbe di esistere anche nelle carte ufficiali. Ma di sicuro non cesserebbe lo strazio dei genitori che in un sussulto forse dettato dalla disperazione, con una denuncia avevano fatto riavviare le indagini nel maggio dell’anno scorso.

Marito e moglie, ai quali è stato tolto da allora il privilegio di poter fare anche da padre e da madre, hanno puntato il dito nei verbali della polizia su di un uomo di Racale, Vittorio Romanelli, oggi 70enne, ex barbiere del posto. Secondo quanto avrebbero saputo i coniugi Romano da un loro confidente morto però dieci anni fa, Romanelli – che era un amico di famiglia ed anche seguace dei Testimoni di Geova come loro – avrebbe portato via il piccolo Mauro per una questione di soldi non meglio specificata (per esempio, vendita di bambini a coppie che non ne possono avere?).

L’accusato si dice ovviamente del tutto innocente; il suo avvocato, ricorda che già nelle indagini del 1998 il suo assistito era risultato del tutto estraneo alla vicenda. Del resto lo stesso magistrato che conduce le indagini, da ultimo il dottor Giuseppe Capoccia, si è arreso, quando ha affermato che non esistono elementi concreti per ritenere colpevole l’unico accusato di questa presunta tragedia: mancando pure il corpo del bambino, si può parlare infatti solo di morte presunta. Indagini, testimonianze, appunti, indicazioni, presentimenti non hanno portato da nessuna parte.

«Non smettete di cercare Mauro», è invece l’appello straziante di Gianni e Bianca che per un malinteso senso di appartenenza alla loro religione si erano astenuti – fino al giugno 2010 – dal denunciare il confratello che faceva il barbiere. Vorrebbero che fossero ascoltati altri testimoni, che fosse raccolto quanto non è stato possibile raccogliere finora, una prova, una verità. Ma, in realtà e nel profondo, questi genitori orfani vorrebbero sopra tutto che il loro Mauro ricomparisse, come per miracolo. Oggi sarebbe un 40enne: ne avrebbe di cose da raccontare.

Voce al Direttore

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L'ecotassa, per quelle comunità che non avessero raggiunto le soglie minime indicate nella raccolta differenziata dei rifiuti prodotti in casa, era fissata a partire...