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Consiglio comunale Matino

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MATINO. Se ci fosse stato ulteriore bisogno di una conferma sul cattivo stato di salute della maggioranza del Pdl, al governo della città, eccola servita e in pubblico: il Consiglio comunale di fine luglio, oltre ad una serie di interrogazioni presentate dai gruppi di minoranza “Matino la tua città” e “Matino democratica”, ha evidenziato lo stato di frustrazione dei consiglieri che sostengono il sindaco Tiziano Cataldi. Esplicito il passaggio del capogruppo che non si sente più “capogruppo” Cosimo Romano, per le due fazioni esistenti: «Non si contesta la moralità dei singoli, ma a metodi sbagliati del Sindaco corrispondono risultati sbagliati. Ci sono stati spiragli, suggerimenti, proposte cadute nel vuoto: lei, Sindaco, deve coordinare e dare dignità a questo Consiglio comunale».

Assenze importanti in aula: Pamela Lecci, Massimo De Marco, Rocco Romano (tutti consiglieri che nei giorni scorsi hanno restituito polemicamente le deleghe conferite loro dal capo dell’Amministrazione), Massimiliano Romano. I manifesti apparsi in questi giorni in paese (primo quello del Pd: Matino affoga in un mare di debiti) l’hanno fatta da padroni, richiamati esplicitamente dal capogruppo di “Matino la tua città” Luigi Provenzano. Al partito democratico (che non ha propri rappresentanti in Consiglio) hanno replicato piccati sia il consigliere pdl Massimiliano Romano (“Evviva: il Pd è risorto ma è sempre la solita solfa”), sia l’ex sindaco Giorgio Primiceri, che ha addossato i gravi problemi finanziati dell’Ente ad amministrazioni precedenti la sua (2002-2012). Il tirarsi fuori dal collasso in cui si trovano le casse comunali ha però spinto un altro ex sindaco, l’ingegnere Mario Romano, anch’egli Pdl, ha ribaltare le responsabilità: c’era un contesto diverso negli anni Ottanta, in cui il partito (“di cui Primiceri era segretario”) vagliava le problematiche politico-sociali e c’erano i controlli esterni, mentre oggi c’è una situazione di “oligarchia”.

Dalle opposizioni, Provenzano, Elio Romano e Donato Muci, dopo forti critiche, hanno chiesto un urgente e radicale cambio di passo davanti a confusione e inefficienza: «O marciate e marciate bene – ha concluso il dottor Romano – o ve ne andate a casa. Matino è in agonia».

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Il comune di Matino

Matino. Macchina amministrativa in moto a Matino dopo la pausa estiva. A breve, infatti, sarà convocato il consiglio comunale e tutti gli assessori, passati i pochi giorni di ferie, si dicono pronti a ripartire.
La Giunta comunale – che come si ricorderà ha avuto una gestazione non proprio facile con due stop, una di natura politica ed una del Tar – ha approvato nei giorni scorsi i conti del 2011, sindaco di allora Giorgio Primiceri. Il consuntivo del Comune matinese indica un “attivo” di 500mila euro, un buon gruzzolo se si tiene conto dei tempi che corrono. Anche se probabilmente non è tutto oro ciò che luccica: a Matino come in tanti altri Comuni occorre fare i conti, continuamente, con i debiti fuori bilancio che non mancano mai. A quanto ammontano quelli di Palazzo di città? Si vedrà.
Intanto, anche se formalmente tutti i consiglieri e gli assessori mantengono le deleghe assegnate loro dal sindaco Tiziano Cataldi, non tutti sono pronti a mettersi in moto senza problemi. La stessa consigliera alle Pari opportunità, Pamela Lecci che, come si ricorderà, aveva presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale di Lecce, per il mancato rispetto delle quote rosa, non l’ha spuntata ancora pur avendo avuto una sentenza favorevole alla sua tesi di presenza in Giunta di almeno una donna. Per evitare “notevoli  conflitti politici all’interno della maggioranza” Cataldi ha tirato dritto, non senza aver rimarcato in una nota ufficiale che “l’inziativa giudiziaria della signora Lecci, pienamente ammissibile e poi riconosciuta fondata dal Giudice amministrativo, ha determinato malumori e dissapori tra la maggioranza e la stessa consigliera che peraltro ben poteva cercare una interlocuzione che evitasse conflitti in sede giudiziaria”.
Ma la consigliera Lecci – che formalmente conserva ancora la delega conferitale dal sindaco  Cataldi alle Pari opportunità, oltre che all’Ufficio relazioni col pubblico, Politiche per la trasparenza, rapporti con le istituzioni e il contenzioso,  non intende affatto demordere o “cercare una interlocuzione” diversa dal tribunale. Secondo insistenti voci un nuovo ricorso al Tar è infatti pronto, con l’appoggio del consigliere di minoranza Luigi Provenzano, probabilmente per indurre il sindaco di Matino ad ottemperare alla sentenza originaria. Il rispetto di quella sentenza comporterebbe la nomina di un assessore donna con l’esclusione di uno degli assessori già  nominati.

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Matino. Chiede il rispetto del principio costituzionale delle “quote rosa”, Pamela Lecci, l’unica donna eletta consigliere comunale.

Pamela Leucci

Lo ha fatto, subito dopo l’ufficializzazione della nuova giunta, preannunciando immediato ricorso innanzi al Tribunale amministrativo regionale, sezione di Lecce, per far rispettare la norma, contenuta nello stesso statuto comunale, secondo la quale “nella composizione della Giunta comunale deve essere garantita la presenza di assessori di entrambi i sessi”.
Malgrado le deleghe ottenute in qualità di semplice consigliere (tra le quali proprio quella alle Pari opportunità), la Lecci (qui a destra)non ci sta ed ha chiesto al capo del’amministrazione matinese, ormai tramite i giudici amministrativi, di riconsiderare la sua posizione.

La consigliera eletta nel Pdl con 206 preferenze (praticamente subito dopo i cinque chiamati in Giunta da Cataldi) era, tra l’altro, una delle due sole donne in lista con Anna Marinella Chezza per il centorodestra.
Dopo il primo rimpasto in Giunta, già consumatosi in fretta e furia per la sollevazione di tre assessori appena nominati e quattro consiglieri, appare, però, difficile che il nuovo sindaco ci ripensi. Per quanto nulla escluda che Cataldi possa scegliere anche assessori donna esterni per la sua giunta.

Si vedrà come andrà a finire la questione (il pronunciamento del tribunale si avrà sicuramente entro giugno, come assicura l’avvocato Giuseppe Nuzzaci di Matino) ma è ormai abbastanza certo che il Tar riconosca le buone ragioni delle donne che invocano le pari opportunità e il rispetto di almeno una presenza femminile in piccoli consessi quali sono gli organi esecutivi comunali.

Le quote rosa sono state al centro di recente, in quest’area, di un caso analogo sorto e tuttora aperto a Melissano. Lì il vicesindaco defenestrato dal suo capo Roberto Falconieri per problemi politici, cioè Valeria Marra (foto a sinistra), ha subito reclamato non tanto per il ritiro della nomina operata da Falconieri, dal quale era ormai lontana , quanto per il fatto che al suo posto il sindaco non abbia chiamato un’altra donna. Da qui l’accusa, formalizzata davanti al Tar, di mancato rispetto e considerazione delle quote rosa.

Voce al Direttore

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