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Lo scarico sotto costa a Gallipoli

Lo scarico sotto costa a Gallipoli

Lo spettro del ritorno della schiuma in mare e del colore scuro dello specchio d’acqua del litorale nord di Torre Sabea è sempre presente e sempre lo sarà con lo scarico sottocosta del depuratore di via Scalelle. Dopo alcuni lavori di adeguamento della piattaforma consortile (nell’ambito dell’accordo di programma quadro sulle Reti idriche e di depurazione) e l’attivazione dell’attiguo impianto di affinamento delle acque reflue, tutto sembra fermo. Sul tavolo della Regione sono sempre aperte le soluzioni dell’affinamento e riuso totale delle acque depurate per l’agricoltura e per la fitodepurazione, ma anche quella della realizzazione di una condotta sottomarina. Ma per molto tempo ancora il ricettore finale dell’impianto di depurazione di Gallipoli, Alezio, Tuglie e Sannicola sembra destinato a rimanere sotto costa. Per questo si è levata, anche la scorsa estate, la protesta degli operatori turistici e balneari del litorale nord gallipolino che invocano soluzioni e sono pronti a chiedere il risarcimento danni. Al loro fianco il sindaco Francesco Errico che stigmatizza le lungaggini di Regione e Ap sul nodo della tutela ambientale e dell’immagine della città. L’ultimo tavolo tecnico risale ormai ad un anno fa.
Va decisamente meglio con la depurazione della zona di Casarano, Matino, Parabita dove il nuovo impianto, entrato in funzione un anno fa, invece di riversare i reflui nel canale Raho-Samari (sbocco sul versante sud di Gallipoli), ha trovato la via migliore nei bacini della Vora, prima bonificati ed ora utilizzati.
Pendente invece la situazione di Ugento, con le marine sprovviste di rete fognaria ed un impianto che attraverso il canale di bonifica Risetani-Colatisi sversa in mare. Tutto ok durante l’anno tranne nel periodo estivo, quando le presenze turistiche lo fanno andare in tilt.

NARDÒ. Come una “palla magica”, la questione della condotta sottomarina nel mare di Portoselvaggio per scaricare i reflui depurati di Porto Cesareo e Nardò, continua a rimbalzare dagli uffici della Regione a quelli di Palazzo Personè. Ma non si tratta più di confronti e discussioni sulla migliore soluzione da trovare.Il 29 settembre scorso, infatti, è scaduto il bando predisposto dall’Ap per la progettazione definitiva e la realizzazione della “famigerata” condotta che dovrebbe spingere in mare aperto (nella zona di Torre Inserraglio), all’interno del parco di Portoselvaggio, i reflui fognari del Comune vicino che verrebbero fatti confluire a Nardò attraverso opere interrate il cui tragitto passa anche dalla sensibilissima Palude del Capitano.
Si tratta dell’opera voluta da Regione Puglia e Ap per risolvere il problema della mancanza di una rete fognaria a Porto Cesareo (causa di una procedura di infrazione contro la Puglia avviata da tempo dall’Ue), contro la quale il Consiglio comunale neritino ha già detto un “no” unanime il 1 marzo 2012 e il successivo 28 maggio, supportato da oltre 3mila firme raccolte dal comitato “No Tub” e dal parere negativo del Sindaco Marcello Risi nella conferenza dei servizi. I circoli ambientalisti neritini e la politica non sono rimasti a guardare.

La posizione contraria della comunità neritina e quella sempre più intransigente, negli anni, del Comune di Nardò, infatti, non sono affatto marginali o ininfluenti nella questione: senza l’avallo di Nardò, la realizzazione dell’opera rischia davvero di essere rallentata di molto, mentre l’Europa aspetta. Proprio per questo, l’Ap, sotto pressione e davanti alle proposte alternative presentate nel tempo, nelle scorse settimane ha proposto un Protocollo d’intesa con Regione, Comune di Nardò e Consorzio di bonifica dell’Arneo, per la realizzazione di un impianto per l’affinamento e per il riuso in agricoltura delle acque depurate, ma “dopo” la realizzazione della condotta sottomarina. Ma il Comune di Nardò, al tavolo tecnico convocato il 3 ottobre scorso dalla Regione, non ha firmato l’accordo. Secondo le forze di maggioranza (tra cui il Pd e le liste Noi x Nardò e Partecipa) infatti, tale protocollo conterrebbe molti “impegni a fare” e rischierebbe di tradursi in un espediente per addolcire la pillola “condotta”; soprattutto, tenderebbe esclusivamente “ad accelerare l’iter del rilascio, da parte del Comune di Nardò, dei pareri mancanti riguardanti il progetto presentato dall’Ap e cioè la conformità urbanistica dell’opera e il parere dell’Ufficio Parchi”.

Palazzo Personé, per voce del Sindaco, degli assessori Francesca De Pace (Ambiente e Parco) e Antonio Filograna (Lavori pubblici), ha rilanciato con una proposta: gli obbiettivi – scongiurare il pericoloso progetto della condotta sottomarina nel parco; dotare, finalmente, Porto Cesareo di una rete fognante ed evitare le sanzioni europee – si possono raggiungere con due impianti di affinamento e riutilizzo delle acque reflue, autonomi, uno per Nardò e uno per Porto Cesareo sul modello di quello di Melendugno. Un impianto, quest’ultimo, privo di sbocco a mare, indicato come esempio da imitare.

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