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ulivi-malati-sp-gallipoli-sud-matino-li-sauli-7-(1)GALLIPOLI. Si conoscerà martedì prossimo, 25 novembre, il parere dei commissari europei che sono tornati nel Salento il 18 novembre per verificare cosa è stato fatto, di concreto, dopo la “Decisione di esecuzione” della Commissione dell’Ue, praticamente il governo dell’Europa, del 23 luglio scorso. Tema: “Misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione europea della Xylella fastidiosa”. La “Decisione”, mentre abrogava quella precedente del 13 febbraio 2014, indicava con chiarezza tutta una serie di iniziative contenute in nove articoli e tre allegati, il più rilevante dei quali è il terzo.

Bisognava, tra l’altro “rimuovere al più presto tutte le piante contagiate dal’organismo specificato unitamente a tutte le piante che presentano sintomi tali da indicare la possibile infezione” e così via per altri dieci precisi passaggi.

Cosa è stato fatto finora. Naturalmente, tutto ciò presupponeva la delimitazione delle zone infette (ormai si ritiene che l’intera provincia di Lecce sia così classificabile) e a rischio (una zona cuscinetto larga 2 km ha pensato di aggiungere un’altra zona ancora più a nord definita “cordone fitosanitario). È stato fatto? Pare che solo su questo punto siano stati compiuti passi avanti dall’Osservatorio fitosanitario della Regione. Con una nota rassicurante: dopo aver esaminato 20mila piante (si ricorda che non sono solo gli ulivi i prediletti del batterio) a nord di Trepuzzi, non si sono trovate tracce di Xylella né tantomeno di insetti vettori, le “sputacchine”. La nuova mappa sarebbe dunque pronta. Per fare cosa? Qui le volontà correnti tra Regione, Governo, associazioni di categoria (olivicoltori e vivaisti) non sembrano chiare e definite.

Poche ore e i commissari europei diranno la loro, in un contesto di preoccupazione crescente rispetto all’arrivo in Europa di questo batterio che, una volta penetrato nelle piante, è imbattibile, almeno con le sostanze chimiche consentite. Dalla Corsica (Francia) agli altri Paesi in cui l’olivicoltura è un settore trainante, si chiedono a Bruxelles barriere efficaci e immediate contro la propagazione del morbo, al centro di un Simposio scientifico internazionale a Gallipoli tre settimane fa.

Sanzioni in arrivo? Su questa linea di severità si muoveranno nelle loro conclusioni i commissari Ue anche perché la Xylella è ritenuto un batterio da quarantena: misura drastica, applicata con interventi drastici che non a caso hanno allarmato coltivatori, ambientalisti, cittadini semplicemente amanti del paesaggio in cui le chiome degli ulivi riempivano d’argento gli occhi degli osservatori. Se l’Europa dovesse sanzionare l’Italia per eventuali inadempienze rispetto alla “Decisione di esecuzione” di settembre, alcuni esponenti del Ministero delle politiche agricole, del mondo politico e accademico di Bari metterebbero volentieri sotto accusa la stessa Europa, per una assenza fondamentale che si stenta a crederci sia vera.

Porte aperte a tutto in Europa. Nel porto olandese di Rotterdam, da cui transitano in entrata tutte le piante che i vivaisti europei comprano da tutto il mondo (42 milioni di piante ornamentali solo dal Costa Rica nel 2013) non esiste alcun Centro di quarantena per effettuare controlli. Incredibile ma vero. Ha raccontato Pantaleo Piccinno (Coldiretti) in un recente convegno: “Per esportare le nostre piante negli Emirati arabi vi è un surplus di controlli da far spavento; qui in Europa si arriva senza niente…”. Ha aggiunto il professore Vito Savino dell’Università di Bari: “L’Europa non ha un centro di quarantena da cui far passare tutte le piante provenienti dall’estero. Solo ora l’Olanda (passa tutto da lì) comincia a fare i controlli. Incredibile che non ce ne fossero nonostante la globalizzazione. Negli aeroporti in Australia ci sono cartelli e controlli sui materiali vegetali in transito; in Europa si sono cartelli turistici…”.

La Xylella sul caffè. Solo dopo quanto accaduto, in Olanda qualcosa si sta muovendo nel senso di una maggiore vigilanza. Quel governo il 17 ottobre scorso ha avvertito l’Unione europea di aver rintracciato in una partita giunta in aprile, la Xylella su piante di caffè.  “Agli espianti di massa abbiamo resistito. Ma se dobbiamo espiantare in qualche piccola zona facciamolo – ha dichiarato il consigliere del Ministero Enzo Lavarra, già europarlamentare occupatosi di agricoltura – ma all’Europa dobbiamo chiedere conto perché se la Xylella è arrivata fin qui…”.

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