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Nardò – Non soddisfatti delle grane avute dopo essere stato identificati come la “baby gang del centro storico”, circa un anno fa, ci sono ricascati nella serata del 30 aprile scorso: hanno preso di mira un loro coetaneo, dapprima gli insulti poi gli schiaffi, infine i calci quando il ragazzo era finito per terra. Quindi la fuga per le stradine del centro nei pressi della chiesa del Carmine, scarsamente illuminate. Ma mentre dal Palazzo di città si richiamava la richiesta dell’Esercito avanzata a gran voce dal Sindaco dopo i tre episodi del gennaio 2017, i poliziotti con la loro efficace indagine hanno individuato e denunciato all’autorità giudiziaria i protagonisti dell’aggressione.  Si tratta di M. C. di 18 anni, di A. P. anch’egli 18enne, e  di G. P. di 19 anni, tutti e tre neretini e tutti e tre noti al commissariato di polizia per i trascorsi con identiche dinamiche verificatisi più di un anno fa (tre gli episodi di violenza nel gennaio 2017).

La segnalazione, le indagini, i risultati in due giorni I poliziotti, allertati da una telefonata che segnalava una rissa, sono giunti subito sul posto, rintracciando il malcapitato in una traversa di via Angelo Custode. Mentre aspettavano l’ambulanza del servizio 118 si sono fatti raccontare l’accaduto dal ferito, che non ha saputo spiegare gli eventuali motivi alla base del pestaggio. Gli agenti, dopo aver raccolto indizi sufficienti, oggi hanno rintracciato e denunciato gli autori dell’imboscata. Per la vittima una prognosi di dieci giorni emessa dal Pronto soccorso dell’ospedale di Copertino per trauma facciale, nucale e toracico e un dente rotto. Mentre i poliziotti chiudevano in tempi brevissimi il caso, da Palazzo di città veniva emesso un comunicato dai toni piuttosto drammatici.

Mellone: “Avevo chiesto l’Esercito: avevo ragione” “A margine del gravissimo fatto avvenuto nelle ultime ore nel centro storico di Nardò, con l’aggressione di un giovanissimo concittadino, l’Amministrazione comunale comunica che saranno intraprese tutte le azioni necessarie ad evitare il ripetersi di fatti simili”, inizia la nota a firma dello staff del Sindaco Giuseppe Mellone. “Ritengo gravissimo – afferma Mellone – il reiterarsi di episodi simili e, proprio per questo, ho dato mandato all’assessore al Commercio e Turismo, Giulia Puglia e al delegato alla Sicurezza, il consigliere Augusto Greco, di attivarsi immediatamente per convocare i titolari delle attività che insistono sul tratto di strada teatro dell’aggressione”. Forse perché ancora all’oscuro degli sviluppi del lavoro degli investigatori, il Sindaco non perde l’occasione di togliersi un sassolino dalla scarpa: “Già all’inizio del mandato ebbi modo di scrivere al Prefetto per chiedere, tra i sorrisini stolti dell’opposizione, un rafforzamento delle forze dell’ordine nella città e nelle marine, anche con l’ausilio dell’esercito, se necessario. I fatti, purtroppo, mi hanno dato ragione”.

“Ci diano almeno il poliziotto di quartiere” Mellone rilancia perciò la sua richiesta: non più l’Esercito ma “un poliziotto di quartiere per ogni zona della città”. “Per questo – dice – ho chiesto all’assessorato alle Finanze, Giampiero Lupo, di individuare una somma utile ad eventuali provvedimenti ponte”. Quindi le conclusioni: “Se violenti e molestatori verranno individuati, io sono pronto all’uso del Daspo Urbano ma, allo stesso tempo, non posso pensare che Nardò non meriti una maggiore presenza di forze dell’ordine”.

 

Acquarica del Capo – I poliziotti del commissariato di Taurisano li avevano trovati, durante un servizio di repressione dello spaccio e furti, vicino ad una cava dismessa di Acquarica del Capo, con addosso hashish e marijuana; cinque grammi in tutto. Niente di che, insomma, o comunque  niente da giustificare un nervosismo crescente in quei due giovani, il cui sguardo spesso finiva per inquadrare un cumulo di pietre poco distante. Gli agenti vi si sono diretti ed hanno scorto da una fessura un involucro di carta di colore rosso. Dentro c’era il motivo dell’agitazione di un 21enne di Presicce e di un 20enne di Gagliano del Capo, entrambi incensurati: dal pacco, sigillato con nastro adesivo, sono usciti fuori una pistola modello 98 Fs calibro 9×21 col caricatore contenente sette colpi e 346 cartucce dello stesso calibro.

La loro situazione è così repentinamente cambiata: invece di una segnalazione alla Prefettura considerata la modica quantità di stupefacente, ai due ragazzi sono piovuti addosso gli arresti domiciliari per il reato di concorso in detenzione illegale di armi e munizioni e di ricettazione per l’arma risultata rubata a Frosinone. Naturalmente le indagini proseguono, anche per capire se i due arrestati fanno parte di un qualche gruppo criminoso.

 

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Abbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo - non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore...