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Uno scorcio di via Sanseverino

Uno scorcio di via Sanseverino

A Nardò si santificano le strade. Sarà, forse, per una toponomastica distribuita senza adeguata informazione, ma tra i neritini, da anni, regna ormai una profonda confusione nell’intitolazione delle varie strade, urbane ed extraurbane, non solo di recente intitolazione. E così, a cadere in errore è anche Google Maps, il servizio di ricerca e visualizzazione di mappe geografiche accessibile dal motore di ricerca di Google.Capita, infatti, che una strada ufficialmente intitolata a una antica e nobile famiglia neritina, col tempo, e grazie alla disinformazione dilagante, si ritrovi intitolata ad un santo.
La via in questione è via Sanseverino, una arteria piuttosto centrale nella zona intorno al Palazzetto dello Sport di via Giannone, che collega via San Francesco d’Assisi a via Milano. Negli anni ’60, epoca in cui era ancora una strada dell’estrema periferia sud della città, fu intitolata alla nobile famiglia Sanseverino, e per decenni quell’intitolazione è passata quasi inosservata, mentre la via diventava sempre più centrale: tante abitazioni, costruite negli anni ’70 – ‘80 e anche diverse attività artigianali. La targhetta che riportava l’iscrizione “via Sanseverino” continuava a campeggiare sui muri delle case, ma quasi nessuno si chiedeva il significato di quell’intitolazione.

Poi, da qualche anno a questa parte, però, l’improvvisa mutazione del nome. Evidentemente qualcuno avrà pensato che quell’iscrizione contenesse un errore. E così su bigliettini da visita, manifesti e annunci pubblicitari delle attività commerciali, è cominciato a circolare un “nuovo” nome della via che si è ritrovata intitolata…ad un santo: “San Severino” o addirittura scritto con tanto di abbreviazione, “via S. Severino”, quando lo spazio scarseggia. Nell’equivoco ci è cascato anche il sempre più utilizzato “Google Maps”, circostanza questa che pone anche problemi di individuazione reale della strada, considerato l’uso sempre più diffuso dei contenuti on-line del motore di ricerca che si riversano anche sulle informazioni dei navigatori per auto. Insomma, Nardò dimentica una sua antica e illustre famiglia e preferisce votarsi ai santi.

La nobilissima casata dei Sanseverino, di origine francese e discendente da Troisio, nobile cavaliere sceso in Italia con i conquistatori Normanni, gli Hauteville (Altavilla), prese il nome dal dominio sulla terra di San Severino, nel principato di Salerno. I Sanseverino furono sempre presenti nel corso degli avvenimenti più importanti del Regno di Napoli e vissero il più delle volte da protagonisti gli avvenimenti e i mutamenti sociali e politici che si susseguirono nel corso dei secoli. Suddivisi in vari rami familiari, molti di essi entrarono a far parte della cavalleria angioina, come “miles” e cioè come cavalieri. Specificatamente, nel XIV e XV secolo, i miles della casata Sanseverino avevano formato un vero e proprio corpo di condottieri scelti, i cosiddetti “Sanseverineschi”, veri e propri capitani di guerra, al completo servizio del re angioino, fedelissimi e pronti ad ogni tipo di impresa bellica.
Fu quasi certamente questo il caso di Bernabò Sanseverino, capostipite del ramo neretino, che, dopo aver acquisito o conquistato la terra di Nardò con i suoi casali e pertinenze, in nome e per conto di Luigi I d’Angiò, col suo beneplacito, ne divenne il Signore già a partire dal 1384. Tra alterne vicende, la famiglia Sanseverino mantenne il dominio sul feudo di Nardò fino al 1438.

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