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Casarano Città Contemporanea

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Casarano. L’anno scorso il Comune di Casarano ha speso più di quanto ha incassato con una differenza a debito di 2.635.170,79 euro. È il risultato del conto consuntivo del 2010 deliberato dal commissario straordinario Giovanni D’Onofrio e pubblicato all’Albo pretorio.

Il rendiconto è il verdetto ufficiale della sofferenza finanziaria di Palazzo dei Domenicani. Era meno nota, invece, quanto fosse  concreta la possibilità di un dissesto finanziario. Lo ha svelato la relazione dei revisori dei conti del Comune che ha, in sostanza, lanciato l’allarme sulla probabilità di un fallimento.

L’organo di revisione, infatti, nella sua consueta relazione annuale, rivela che la “situazione di deficitarietà strutturale” (così viene definito il dissesto in termini tecnici) è molto vicina. Il bilancio consuntivo del Comune di Casarano rispetta solo sei su dieci dei parametri di riscontro della situazione di deficitarietà strutturale. Basterebbe l’inosservanza di uno solo di questi parametri e il default sarebbe cosa fatta.

«L’Ente, dunque, non si discosta molto dalla situazione di deficitarietà strutturale – si legge nella relazione – mancando solo un parametro per essere considerato deficitario. Si invita, pertanto, l’Ente a monitorare i parametri di riferimento al fine di una migliore gestione ed in particolare quelli riferiti ai residui attivi e passivi».

Un quadro a tinte fosche che si è ancora di più intorbidato dopo l’ultima asta pubblica per la vendita degli immobili comunali, andata deserta. I due immobili – il mercato coperto di contrada “Botte” e l’ex Ufficio Sanitario di piazza San Giovanni – non sono stati venduti e sicuramente saranno rimessi all’asta molto presto con un prezzo più basso, ma la società di cartolarizzazione “Casarano Città Contemporanea”, ha chiesto da tempo la liberazione dei locali da parte degli occupanti.

Se l’ex Ufficio sanitario è occupato solo dall’”Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra”, il mercato coperto ospita tre attività commerciali. Gli occupanti hanno chiesto una proroga, ma la società che gestisce la vendita dei “gioielli di famiglia” non intende scendere a compromessi. Sulla vicenda è intervenuto il Pdl che ha chiesto al commissario di «mantenere fede a quanto già promesso agli operatori ovvero che, in caso di mancata vendita, avrebbero potuto continuare a lavorare tranquillamente».    

MILIONI CERCANSI. Da quando è stata costituita la società che doveva mettere in vendita i beni comunali, solo due sono stati acquistati da soggetti privati. Si tratta del mercato e della cantina S. Giuseppe (in foto)

Casarano. Occorre attendere ancora per conoscere la sorte degli immobili comunali messi in vendita. L’ultima asta per la loro assegnazione è, andata, infatti deserta non permettendo alla società a responsabilità limitata “Casarano città contemporanea”, con il Comune quale unico socio, di fare cassa.

La srl venne costituita dall’Amministrazione De Masi allo scopo di “valorizzare, gestire e dismettere gli immobili comunali”. Con queste finalità lo scorso aprile vennero piazzati sul mercato (sempre al termine di una procedura d’asta) l’ex cantina San Giuseppe (per circa 450mila euro) ed un’area fabbricabile nel quartiere Pietrabianca (poco più di 470mila euro). Qualche milione di euro si sperava di mettere in cassa con la vendita di altri quattro immobili (termine ultimo per le offerte lo scorso 29 settembre) ma contrariamente alle premesse, che sembravano essere positive, nessuno si è fatto avanti.

Possono, di certo, aver inciso anche i dubbi sulla regolarità della procedura avanzati da più parti. L’ex capogruppo consiliare del Pdl, Giampiero Marrella, era giunto a richiedere formalmente la sospensione delle procedure di vendita per l’assenza della firma del responsabile di settore sull’atto di trasferimento dei beni immobili dal Comune alla società patrimoniale.

Lo stesso esponente dell’ex opposizione consiliare ha segnalato come l’area adiacente agli impianti sportivi della zona industriale sia stata messa all’asta con una base di 520mila euro quando il suo valore, secondo la perizia giurata inserita all’interno dell’atto di cessione degli immobili alla società di cartolarizzazione, risulta invece di 970mila euro. Gli stessi impianti sportivi non sarebbero stati inseriti, sempre secondo Marrella, nell’atto di trasferimento dal Comune alla patrimoniale e la loro base d’asta risulta essere di gran lunga superiore alla sua stima.

Al di là di questi dubbi, resta da capire quanto il Comune (tramite la società patrimoniale) può sperare di ricavare dalla vendita di questi, come di altri beni per i quali le procedure non sono state ancora avviate.

L’ultima asta ha riguardato l’ex ufficio sanitario di piazza San Giovanni, il mercato di contrada Botte, gli impianti sportivi della zona industriale e l’area edificabile adiacente. Tra gli altri immobili da vendere anche l’ex caserma dei Carabinieri, se e quando verrà liberata dal Museo del Minatore.

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NOVITA' IN VENDITA A destra, contrada Botte dove si trova il mercato rionale messo all'asta (500mila euro)

Casarano. Dissesto e polemiche a Casarano. La crisi sarà uguale per tutti ma qualcuno (Orwell docet) appare più uguale di altri se è vero che, tra milioni di debiti sempre da accertare e con il dissesto dietro l’angolo, il Comune ha trovato il modo di “premiare” i propri dirigenti e responsabili con un esborso di 43.287,97 euro.

A tanto ammontano “le retribuzioni di risultato” allegramente elargite da una determina dirigenziale del 2 agosto. La notizia fa ancora più scalpore se si pensa che altri Comuni hanno, invece, ritenuto di dover soprassedere a simili premialità («perché consentito dalla legge e perché in questa fase di risanamento tutti devono dare il proprio contributo» come affermato dal sindaco di Racale, Massimo Basurto). Facile capire come, soprattutto in tempi di crisi, sia montata l’indignazione popolare anche se a farsi sentire sono stati più i singoli cittadini che i partiti politici.

A far scalpore non solo il merito della questione (quali risultati strabilianti avranno mai raggiunto dei funzionari di un Comune sull’orlo del dissesto, si sono chiesti in molti sui vari social network cittadini), ma anche la scarsa trasparenza di un’operazione che in pieno agosto e con una determina ferragostana dall’oggetto incomprensibile (Delib. G.C. n. 296/2010. Attività 2010. Prot. n. 17785/11 e prot. n. 18025/11) ha dispensato una cifra considerevole.

Dell’atto in questione è stato pubblicato sul sito istituzionale del Comune solo il frontespizio (privo del relativo importo) e neppure le motivazioni. Inoltre, per attribuire gli oltre 43mila euro di compensi extra in questione ne sono stati spesi altri 37mila per il compenso dei componenti del nucleo di valutazione (dimessosi lo scorso luglio subito dopo aver valutato le varie performance). Tutto questo mentre il commissario D’Onofrio ha sempre parlato di un Comune “sull’orlo del dissesto” giustificando ogni sua scelta.

«Si elargiscono prebende in sfregio a qualsiasi buon senso premiando dirigenti complici di una politica finanziaria ed economica che graverà sui cittadini» ha tuonato, invece, Italia dei Valori mentre anche Sinistra Ecologia e Libertà ha chiesto di conoscere «i risultati raggiunti e premiati visto che spesso dietro i disastri politici c’è sempre la firma di un dirigente che avalla le scelte». Palazzo di Città, da parte sua, è intervenuto sulla questione con il commissario D’Onofrio che ha parlato di «indennità dovute e riferite al 2010» ovvero a prima del suo insediamento.

A conferma che la crisi del Comune c’è, ed anche grave, la società “Casarano Città Contemporanea” ha messo all’asta altri immobili un tempo di proprietà comunale. Si tratta dell’ex ufficio sanitario di piazza San Giovanni (base d’asta 400mila euro), del mercato rionale di contrada Botte (500mila), degli impianti sportivi della zona industriale (580mila) e dell’area edificabile adiacente (520mila). Termine della presentazione delle domande il 29 settembre (ore 12).

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VNel corso di una animata assemblea, i soci dell’Adovos hanno ribadito la loro volontà di non lasciare la sede attuale al pianoterra di palazzo De Judicibus per lasciare spazio al Museo del minatore

Casarano. Si sentono discriminati e per questo non accettano di cambiare sede. Sono i donatori di sangue dell’Adovos di Casarano che dovrebbero far spazio al Museo del Minatore lasciando la loro sede attuale, al piano terra di Palazzo De Judicubus in via Roma, per andare a coabitare con l’Aido, al primo piano dello stesso immobile.

«Non vogliamo fare alcuna guerra tra associazioni ma ci chiediamo perché dovremmo far spazio ad un museo quando i locali che ci vengono proposti non risultano, per giunta, neppure idonei per lo svolgimento delle nostre attività» affermano i donatori.

Il problema nasce dall’esigenza, ritenuta “di assoluta priorità” da parte del commissario straordinario Giovanni D’Onofrio, di consentire alla società “Casarano Città Contemporanea” di procedere alla vendita dell’ex caserma dei carabinieri di piazza San Giovanni nei cui garage è ospitato il Museo del Minatore voluto dal compianto Lucio Parrotto.

Ciò «secondo scelte operate dalla precedente Amministrazione comunale al fine di risanare il forte debito comunale» come spiegato da D’Onofrio. La soluzione prospettata permetterebbe, inoltre, di regolarizzare l’occupazione dell’immobile da parte dell’Adovos dopo che gli effetti del precedente titolo autorizzativo (una delibera di Giunta del 2000) sono venuti e cessare.

«Non accettiamo tale scelta perché frutto di una valutazione tra due realtà associative che ci vede soccombere malgrado 37 anni di attività di volontariato dovrebbero parlare per noi» ha, però, replicato Maria Prete nel corso dell’assemblea dei donatori nella quale si è deciso di resistere.
«Non vogliamo privilegi ma neppure essere discriminati. Se si parla di meriti vediamo quelli degli altri, vediamo i bilanci delle altre associazioni e se il caso che tutti paghino l’affitto». ha affermato nella stessa sede Uccio Prete, presidente dell’Adovos messapica provinciale.

Tra l’altro anche Palazzo De Donatis è entrato a far parte del patrimonio della società “Casarano Città Contemporanea” pur trattandosi, allo stato attuale, di patrimonio “non disponibile” e dunque non alienabile. Oltre all’ex caserma dei carabinieri, la società dell’amministratore unico Marcello Congedo ha in animo di mettere in vendita anche il mercato coperto di contrada Botte (€ 300mila) e l’ex ufficio sanitario di piazza San Giovanni.

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...