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Nardò – Adotta un cane randagio e il Comune ti da un rimborso di 500 euro per le spese del primo anno: cibo, veterinario ecc. La proposta, che adesso prende la forma di un avviso pubblico, è contenuta nel regolamento contro il randagismo approvato dal Consiglio comunale neretino con lo scopo dichiarato di ridurre il costoso ricovero degli animali senza padrone in strutture attrezzate, come accade oggi nei canili di Castrì di Lecce, Corigliano d’Otranto e Casarano con una spesa di 800 euro annui per cane; i randagi a carico del Comune di Nardò sono attualmente 230. “Questo Regolamento – afferma il consigliere delegato al Randagismo Gianluca Fedele – è frutto di un lavoro lungo e complesso per il quale devo ringraziare, tra gli altri, il comandante Tarantino e il maresciallo Francone. In questo periodo ho avuto modo di scoprire il dramma degli abbandoni dei cani sul nostro territorio: decine e decine di esemplari, specie nel periodo estivo. Abbiamo fatto un censimento, per la prima volta dopo dieci anni, abbiamo messo in piedi una piattaforma web, abbiamo stilato e approvato questo Regolamento, che aiuterà i cani e farà risparmiare l’ente e la collettività”. Da qui la proposta rivolta ai cittadini di adozione e adozione a distanza dei cani ricoverati nei canili. I cani adottabili sono quelli ritrovati sul territorio comunale ed hanno completato tutti i controlli sanitari e i trattamenti previsti dalla normativa regionale (comprese sterilizzazione e castrazione). L’adozione è consentita a persone maggiorenni, residenti in Italia, che non abbiano subito condanne penali per delitti contro il sentimento degli animali o per maltrattamento degli stessi, che non siano destinatari di provvedimenti restrittivi nella detenzione di animali e che prendano formalmente una serie di impegni sulla custodia, la pulizia e la garanzia di salute del cane. Per favorire le adozioni il Regolamento comunale prevede che il Comune assicuri un rimborso per le spese veterinarie e l’acquisto di cibo (debitamente documentate con ricevute fiscali intestate all’adottante) nella misura massima di 500 euro per il solo primo anno. Il Regolamento prevede anche la possibilità dell’adozione-sostegno a distanza, offerta alle persone che vogliono un cane, ma che non sono in condizioni di tenerlo con sé. Gli interessati dovranno compilare apposita domanda che si trova, insieme al regolamento completo al link https://goo.gl/ygaQni.

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Nardò – Curati, sterilizzati e infine liberati: oggi i primi cinque, nei prossimi giorni gli altri undici randagi accalappiati nei mesi scorsi e poi resi idonei a circolare per la città con tanto di targhetta di residenza “Comune di Nardò”. Le bestiole di taglia media e piccola erano state date in custodia al canile “Karà” di Corigliano d’Otranto; al momento di lasciarle andare, sono state riportate sul luogo in cui erano state catturate. L’operazione è stata condotta dai vigili urbani, presenti il consigliere delegato al Randagismo Gianluca Fedele e le volontarie dell’associazione “Mai più randagio”, che hanno fornito ciotole con acqua e cibo e che seguono anche il primissimo ambientamento degli animali per strada,  il loro spirito di adattamento al nuovo contesto. Le stesse volontarie nei prossimi giorni doteranno i cani di un collare e di una medaglietta con la dicitura “Comune di Nardò” al fine di rendere riconoscibile la loro presenza nei quartieri.

“La novità significativa – afferma il consigliere Fedele – è che si tratta della prima reimmissione dopo molti anni e quindi del completamento del ciclo accalappiamento/cura/liberazione, visto che in passato le comunicazioni della Asl restavano lettera morta. Questa operazione ha una doppia valenza, economica e civile: da un lato infatti c’è per l’ente un risparmio di diverse migliaia di euro di costi per i canili che possono essere investite su altro, dall’altro c’è un approccio serio e responsabile al fenomeno del randagismo. Dispiace che a fronte di tutto questo impegno, ignoti nel giro di 24 ore hanno miseramente sottratto le ciotole che erano state poste in strada a beneficio dei cani liberati. C’è sempre qualcuno non perfettamente in linea con la civiltà e le buone abitudini”.

GALLIPOLI. Due settimane fa a Gallipoli, presso la Ferrovia automatica della strada vicinale San Giovanni, qualcuno uccise quattro cani: questo pomeriggio, esattamente nel posto dove sono stati ritrovati i poveri randagi, qualcun altro ha voluto ricordare, con piccoli ma semplici gesti, l’atrocità di quanto accaduto. Stando a quanto appurato, una madre e i suoi cuccioli sarebbero stati avvelenati. Sulle tracce dei responsabili ora c’è la Polizia, in seguito alle denunce da parte di associazioni animaliste e di privati. Al vaglio ci sono anche le registrazioni degli impianti di video sorveglianza della zona. A volere fortemente il ricordo di oggi è stata ideata Gabriella Oltremonte, la volontaria che si è occupata dei quattro cani per mesi e che ora chiede sia fatta giustizia. «Questo episodio gravissimo non deve cadere nel dimenticatoio – afferma la volontaria – e noi non ci fermeremo finché non otterremo giustizia. Anche il Movimento animalista con Pierre Luigi Trovatello, responsabile per la provincia di Lecce, si sta muovendo per lo stesso scopo; so che è stato chiesto un incontro con il Sindaco a breve, per discutere sulla possibilità di adottare nuove misure a livello territoriale per il randagismo». Sensibilizzare e mantenere viva l’attenzione è stato, dunque, lo scopo dei manifestanti, che non accettano che un atto così crudele passi senza alcuna conseguenza. «È importante coinvolgere sempre più persone – afferma Anna Rita Gatto – perché ancora ad oggi non abbiamo saputo chi sia stato il colpevole. Ritengo che per evitare si ripetano simili episodi, il Comune dovrebbe disporre delle aree- rifugio, dove gli animali abbandonati possano stare al sicuro».

cani randagiGALLIPOLI. L’Amministrazione comunale di Gallipoli ha organizzato per domenica 15 gennaio (dalle 10 alle 13) in piazza Tellini, la “Giornata dell’applicazione gratuita del microchip” per sensibilizzare i cittadini alla registrazione all’anagrafe canina degli amici a 4 zampe e per contrastare in modo efficace il randagismo. L’invito è rivolto a tutti i proprietari di cani che ancora non vi abbiano provveduto: per registrare il proprio animale domestico sarà necessario presentare il proprio documento d’identità e codice fiscale, necessario per la microchippatura del cane che sarà eseguita gratuitamente da medici veterinari. L’iniziativa è stata fortemente voluta dalla consigliera Caterina Fiore che da mesi porta avanti progetti anche a favore degli animali e in tale direzione ha deciso di mettere a disposizione tutte le provvigioni ricevute nel corso dell’attuale carica amministrativa per finanziare la giornata del microchip.

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randagismo

TORRE SAN GIOVANNI (UGENTO). Lotta al randagismo in località “Fontanelle”: nei giorni scorsi le forze dell’ordine (i vigili urbani di Ugento, insieme al personale del Corpo forestale di Gallipoli, ai carabinieri di Ugento e agli operatori della Asl di Scorrano) hanno accalappiato due cani di grossa taglia che da diversi mesi seminavano il panico nella zona della pineta comunale, del campeggio e dei villaggi.

Per poter bloccare i due animali, le forze dell’ordine hanno dovuto presidiare la zona, pattugliandola a tappeto e riuscendo tra non poche difficoltà ad avvicinare i cani e a sedarli, per poi portarli in canile. Fondamentale, come spiegano dal comando dei vigili urbani, è stata la conoscenza del territorio da parte del personale del campeggio “Riva di Ugento”.

I due cani avevano aggredito diverse persone durante il corso dell’estate. Almeno in quattro avevano presentato denuncia ai carabinieri. Una donna di Casarano si è vista costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso del “Francesco Ferrari” per le ferite riportate ad una gamba.

È un problema molto sentito, quello del randagismo, a Ugento e nelle sue marine. Il disagio è avvertito dai residenti e dai numerosi turisti ed è stato più volte segnalato anche dal “Comitato per Torre San Giovanni”, che proprio nel suo ultimo manifesto, quello dello scorso marzo, lo aveva inserito tra i quindici grandi problemi della principale marina di Ugento. Dopo le esternazioni dell’associazione, i consiglieri di opposizione avevano chiesto la convocazione di un Consiglio comunale monotematico. La seduta, fissata per il prossimo 4 ottobre, potrebbe essere il momento opportuno per confrontarsi anche sul problema dei randagi e sulle sue possibili soluzioni.

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Alliste. “Cane che abbaia non morde”, dice il proverbio. Invece a Felline, nel centro storico, i cani fanno trambusto, creano scompiglio azzuffandosi a vicenda, poggiano le zampe sui tavoli all’aperto dei vari ristorantini di piazza Castello fra cui s’aggirano, e mordono pure. Una situazione che è sotto gli occhi di tutti da tempo, tanto che l’ultima soluzione adottata, dopo varie, cadute nel vuoto, è stata quella di allontanare dal branco (di circa sei o sette cani) quello che potrebbe esser definito il  capo, il più pericoloso insomma, ora “isolato” nel giardino della biblioteca comunale di Alliste che, però, non può ospitare anche tutti gli altri.

«I turisti – fa sapere Massimo Casto, titolare del ristorante “Antico Monastero” – infastiditi da quei randagi, spesso sono costretti ad abbandonare all’improvviso il tavolo a cui sono seduti e ad andare via, non mancando poi di “postare” sul web una recensione negativa sul mio locale». AAnche un danno economico per i commercianti, dunque, come conferma Fabiano Viva, titolare del “Posto DiVino”, che dice, in un’occasione, di aver sporto pure denuncia alla polizia municipale di Alliste.

Nessuno è rimasto con le mani in mano, certo, di fronte al disagio di ristoratori e turisti, ma non hanno avuto molta fortuna i vari tentativi fatti per risolvere il problema, in accordo con l’Amministrazione comunale e con Luisella Guerrieri (responsabile comunale randagismo e tutela animale): i cani sono stati accolti inizialmente nel giardino del castello, poi in quello della scuola di via Edificio Scolastico, ma in entrambi i casi sono fioccate le proteste del vicinato, infine in un terreno di proprietà di Massimo Casto, ma da cui sono riusciti a scappare.

Ora che si è punto a capo, o quasi, ognuno dice la sua. Guerrieri e gli operatori del Rifugio per cani di Alliste (stracolmo, quindi impossibilitato a ricevere il gruppo di randagi) chiedono la tolleranza e la collaborazione dei cittadini, il sindaco è d’accordo con qualsiasi soluzione che non gravi sulle risorse del Comune, i ristoratori pensano che la soppressione clinica sia inevitabile. Tra di loro c’è Marta Cesi, titolare della bottega enogastronomica “’E Patrune”, che, se da un lato accusa l’inciviltà di chi abbandona i cani e l’ipocrisia generale, dall’altro è pure convinta che la Regione dovrebbe fare di più e il Rifugio, invece, dovrebbe sensibilizzare maggiormente alle adozioni. Nell’attesa, però, secondo Cesi sarebbe utile convocare un Consiglio comunale sul tema.

Roberta Rahinò

Uno dei cani avvelenati

Taurisano. È difficile solo immaginare cosa sia passato nella mente di chi, all’alba di venerdì 20 marzo, ha avvelenato e ucciso i cani di piazza Castello, amati e coccolati da tantissimi cittadini di Taurisano. Gigi, Giorgina, Hunteelar, Billy e Boateng sono morti dopo ore di agonia.

I primi tre sono stati ritrovati il 20 marzo, gli altri due il 24. Sterilizzati, curati e tenuti sotto controllo, partecipavano alla vita cittadina con la loro compagnia. Gigi, addirittura, seguiva tutti i funerali, e al suono della campana funebre riusciva a trovare e raggiungere l’abitazione del defunto.

«Erano quasi come dei figli per me – racconta, ancora commosso, Totò Preite, 49 anni, da tempo impegnato nell’assistenza ai randagi del paese – e vederli soffrire in quel modo è stato uno strazio. Fino alla mezzanotte di giovedì stavano bene. Venerdì all’alba, poi, la scena agghiacciante. Non so nemmeno immaginare con quale coraggio sia stata commessa una crudeltà del genere».

Rabbia e sdegno anche da parte delle istituzioni. Il sindaco Lucio Di Seclì parla di «atto spregevole», affermando che «non è certo questo il modo per risolvere il problema del randagismo». Salvatore Rocca, consigliere di opposizione, si chiede come mai il Comune non abbia presentato denuncia contro ignoti e non abbia ordinato delle analisi per scoprire la causa della morte dei poveri animali, e chiede un riconoscimento ufficiale per l’attività svolta da Totò Preite a favore dei randagi. Emanuele Rizzello, consigliere socialista, sottolinea: «Nulla può giustificare il gesto, che rappresenta una totale mancanza di umanità».

Anche i giovani del paese, su Facebook, non hanno fatto mancare commenti carichi di rabbia. Lucia Sanfrancesco, presidente della Consulta giovanile, si chiede: «Che male possono aver mai fatto tanto da indurre qualcuno ad eliminarli? Nessuno.»

        PT

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Casarano. Dalla guardia ecozoofila Oipa, Maria Rosaria Scorrano, una denuncia contro il servizio veterinario dell’Asl.

A motivare la protesta da parte della volontaria, quanto è accaduto nei giorni scorsi, quando, nonostante le segnalazioni inoltrate agli uffici competenti, un cane evidentemente ammalato, con la bava alla bocca e la febbre altissima, è stato lasciato per cinque ore sotto una pioggia torrenziale.

Alla fine, sono state le stesse guardie zoofile a dover intervenire, portando l’animale da un veterinario. La forte gastroenterite, però, non ha lasciato scampo all’animale, dell’età di 8-9 mesi, che è morto dopo una giornata di agonia.

«Con rabbia – dichiara la Scorrano – voglio denunciare l’inefficienza del servizio veterinario Asl, ma anche l’inerzia di chi è responsabile per legge dei cani vaganti del territorio, e cioè del sindaco o chi ne fa le veci: non si può rimanere indifferenti e immobili di fronte ad una grave omissione di atti di ufficio come in questo caso. Bisogna intervenire comunque, per poi rivalersi nei confronti dell’Asl che è venuta meno ad un suo dovere, senza dare nessuna spiegazione».                               

AN

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Un cane a guardia della chiesa...

Alliste. L’esemplarità di Alliste nella politica di prevenzione del randagismo trova d’accordo tutti…o quasi. Alcuni lettori di “Piazzasalento”, residenti a Felline, lamentano disagi causati da una popolazione canina ancora troppo “a spasso”. E questo nonostante riconoscano l’impegno e i meriti dell’attuale Amministrazione, «ma non è ancora abbastanza». Come dire, “l’altra faccia della medaglia”.

In particolare, riferiscono di tre cani di taglia grande che si aggirano nei dintorni della parrocchia di San Leucio martire durante le ore di catechismo e delle messe domenicali, preoccupando non poco grandi e piccoli.

Non sono gli unici a lamentarsi: ad Alliste, qualcuno ha rinunciato alla sana abitudine di una passeggiata in bicicletta, e non certo per le temperature ormai invernali. Il motivo è lo stesso che ha tolto tranquillità a chi svolge dei servizi porta a porta: «Troppi cani in libertà». Ad essere “incriminati”, però, non sono solo i randagi. Per questo, qualcuno propone di tassare quei padroni dei quattro zampe che, in qualche maniera, disturbano la “quiete pubblica”.

Intanto, non si può dire che non vada avanti (fin dall’ottobre 2009) l’opera del Comune di Alliste: controllo veterinario del territorio, sterilizzazione a tappeto dei randagi, campagna adozioni. In due anni, sono stati adottati più di 100 cani all’interno del Rifugio (in contrada Santa Potenza a Felline) gestito da Luisella Guerrieri, responsabile comunale randagismo e tutela animale. Se sono tanti gli obiettivi raggiunti, dunque, altri restano da raggiungere. Almeno stando alla “vox populi” (la voce del popolo).

                                         RR

Voce al Direttore

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...