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Cani abbandonati

Gallipoli. Trovati due cani, razza pastore tedesco probabilmente, sulla scogliera prospiciente l’ex Ceduc sul lungomare Galilei. Le due bestie, entrambe ferite (una al collo), secondo alcuni ragazzi che li hanno soccorsi, erano appena uscite dal mare. Uno dei due cani si è lasciato prendere ed è stato subito medicato; l’altro, di taglia più grande, è invece scappato. I ragazzi hanno poi chiamato i vigili urbani.

sansone cerca casaluigi marulli presidente quattro zampeSANNICOLA. Cagnolini e cagnoloni cercano casa. L’associazione “Quattro zampe”, ormai da anni impegnata nella salvaguardia dei randagi e nella ricerca di adozioni, cerca in donazione o in comodato d’uso gratuito un terreno, da adibire a rifugio temporaneo per i cani in attesa, appunto, di adozione (uno di questi è Sansone, nella foto accanto).
«Ci serve un terreno da usare come stallo temporaneo per non più di cinque cani alla volta. Se non c’è già un recinto – commenta il presidente Luigi Marulli (in foto nello stand della recente fiera di San Simone) – provvederemo a recintarlo a nostre spese, speriamo con l’aiuto dell’Amministrazione comunale, che in passato ha dato la sua disponibilità, e lo renderemo idoneo al soggiorno degli animali. Inoltre lo terremo pulito e taglieremo l’erba». Il terreno utile a tale scopo dovrà essere di circa mezzo ettaro e, se dato in comodato gratuito, la convenzione dovrà durare un certo numero di anni. «Almeno da cinque a dieci – commenta ancora il presidente Marulli – ci sembra un periodo equo in proporzione ai lavori che andremo a fare». Gli associati sono fiduciosi nel buon cuore dei sannicolesi, che magari hanno di proprietà una appezzamento agricolo che per motivi affettivi non vendono, ma che non coltivano. «Confidiamo negli amanti degli animali – commenta Andrea Marotta, uno dei volontari – ricordiamo quanto può essere pericoloso, anche per gli uomini, un animale abbandonato in strada che può restare vittima di un incidente, come troppo spesso accade sulle nostre strade, ma può anche involontariamente  provocare gravi incidenti stradali».

TORRE SAN GIOVANNI (UGENTO). Semplicemente caduto o abbandonato non si sa, anche se le circostanze del ritrovamento sembrano avvalorare la seconda ipotesi. Fatto sta che ieri pomeriggio, insospettito da un latrato che andava avanti da un paio di giorni, un abitante della marina ha pensato bene di andare a controllare negli ambienti del centro colonico, da cui gli pareva provenisse l’insistente lamento. Una volta sul posto, il signore ha avuto conferma, purtroppo, dei suoi sospetti: un cane di razza meticcia era lì, in fondo ad un canale fognario, impossibilitato a venirne fuori da solo.

Immediatamente, l’autore della scoperta ha allertato i vigili urbani e i volontari della Proetzione civile di Ugento che, appena giunti, si sono dati da fare per trarre in salvo il povero animale. L’intervento è perfettamente riuscito, tra l’entusiasmo di tutti.

il Rifugio di Alliste e Felline

il Rifugio di Alliste e Felline

ALLISTE. Un bilancio di fine estate è d’obbligo, e purtroppo non è positivo quello che riguarda l’abbandono di cani: con una nota ufficiale del 20 agosto, la Prefettura di Lecce ha chiamato tutti i Comuni della provincia a rendere conto delle criticità emerse; l’1 settembre il telefono amico di Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) ha consegnato la maglia nera alla Puglia, prima per numero di segnalazioni giunte a riguardo.

Commenta così Luisella Guerrieri, responsabile comunale randagismo e tutela animale: «Purtroppo, non è un fenomeno estivo ma costante. D’estate ci sono solo più occhi che guardano». Se la situazione è estesa nel tempo, allora è più grave: «Alla base c’è – spiega la Guerrieri – che non vengono fatte le sterilizzazioni, per due motivi: mancano canili sanitari pubblici nel sud Salento, il nostro Rifugio è l’unico; il servizio accalappiacani dell’Asl è inidoneo e perciò i Comuni dovrebbero usare mezzi propri per accompagnare i cani a effettuare la sterilizzazione negli unici due ambulatori del sud Salento».

Dalla mancata sterilizzazione consegue che i Comuni spendono di più per il randagismo: «Eppure i provvedimenti della commissione regionale randagismo ci sono, ma i Comuni non li applicano: ce n’è uno che obbliga alla sterilizzazione dei cani dei pastori, che sono tanti; un altro assicura, per i Comuni dotati di una struttura sanitaria pubblica, prestazioni mediche gratuite a cura dell’Asl».

L’altra causa degli abbandoni sono le adozioni poco responsabili: «Nel nostro caso, ad esempio – riferisce la Guerrieri – un cane non più voluto dalla famiglia adottiva viene ad occupare un posto che potrebbe essere più opportunamente destinato ad accogliere uno di quei cani che il nostro Comune mantiene presso il canile di Taviano».

cani-abbandonati-1163Agosto 2013: Lecce è la quinta provincia in Italia per numero di abbandoni di cani segnalati al telefono amico di Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente). Dati che fanno riflettere e che, sommati ad altri numeri ed elementi, hanno indotto la Prefettura, nei giorni scorsi, a inviare una nota di richiamo a tutti i Comuni della provincia: agli Enti si chiede di rendere conto delle criticità emerse a riguardo e dello stato delle attività di prevenzione del randagismo concordate in precedenza.

I Comuni stanno ricevendo in questi giorni la nota della Prefettura e alcuni stanno già preparando le loro risposte.

Sulla prossima edizione cartacea di Piazzasalento, in uscita il 12 settembre, il commento di Luisella Guerrieri, dirigente del settore Ambiente e responsabile randagismo e tutela animale presso il Comune di Alliste. Il Rifugio di Alliste e Felline è l’unico canile sanitario pubblico del sud Salento.

La nota ufficiale della Prefettura in basso

Cani abbandonati

Dopo essersi insignita di bandiere blu e delle vele di Legambiente, quest’estate la Puglia ha conquistato un altro primato di cui non c’è, però, da andare fieri: è stata la regione in cui, dal primo al 31 agosto, sono stati abbandonati più cani, stando al numero di segnalazioni giunte al telefono amico Aidaa. Tra le province, la maglia nera è andata a Bari (seguita da Lecce), prima non solo in Puglia ma, purtroppo,in tutta Italia.

La notizia è stata pubblicata da LaRepubblica.it ieri 1 settembre: l’articolo originale.

Galatone. Sfugge dal controllo del suo padrone e trova “rifugio” sotto il guard-rail della Statale 101. È accaduto nei giorni scorsi ad un cane pastore tedesco di grossa taglia che dalla sua cuccia si è ritrovato nel bel mezzo del traffico sulla superstrada Lecce- Gallipoli, nei pressi dello svincolo per Sannicola. Per salvargli la vita ed evitare incidenti tra le automobili in transito, è stato necessario chiudere la strada a scorrimento veloce nelle due direzioni con il traffico dirottato sulle complanari. Il cane è stato poi riaffidato al padrone grazie all’intervento del Servizio veterinario della Asl di Nardò. (Foto Gazzetta del Mezzogiorno)

Uno dei cani avvelenati

Taurisano. È difficile solo immaginare cosa sia passato nella mente di chi, all’alba di venerdì 20 marzo, ha avvelenato e ucciso i cani di piazza Castello, amati e coccolati da tantissimi cittadini di Taurisano. Gigi, Giorgina, Hunteelar, Billy e Boateng sono morti dopo ore di agonia.

I primi tre sono stati ritrovati il 20 marzo, gli altri due il 24. Sterilizzati, curati e tenuti sotto controllo, partecipavano alla vita cittadina con la loro compagnia. Gigi, addirittura, seguiva tutti i funerali, e al suono della campana funebre riusciva a trovare e raggiungere l’abitazione del defunto.

«Erano quasi come dei figli per me – racconta, ancora commosso, Totò Preite, 49 anni, da tempo impegnato nell’assistenza ai randagi del paese – e vederli soffrire in quel modo è stato uno strazio. Fino alla mezzanotte di giovedì stavano bene. Venerdì all’alba, poi, la scena agghiacciante. Non so nemmeno immaginare con quale coraggio sia stata commessa una crudeltà del genere».

Rabbia e sdegno anche da parte delle istituzioni. Il sindaco Lucio Di Seclì parla di «atto spregevole», affermando che «non è certo questo il modo per risolvere il problema del randagismo». Salvatore Rocca, consigliere di opposizione, si chiede come mai il Comune non abbia presentato denuncia contro ignoti e non abbia ordinato delle analisi per scoprire la causa della morte dei poveri animali, e chiede un riconoscimento ufficiale per l’attività svolta da Totò Preite a favore dei randagi. Emanuele Rizzello, consigliere socialista, sottolinea: «Nulla può giustificare il gesto, che rappresenta una totale mancanza di umanità».

Anche i giovani del paese, su Facebook, non hanno fatto mancare commenti carichi di rabbia. Lucia Sanfrancesco, presidente della Consulta giovanile, si chiede: «Che male possono aver mai fatto tanto da indurre qualcuno ad eliminarli? Nessuno.»

        PT

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Casarano. Dalla guardia ecozoofila Oipa, Maria Rosaria Scorrano, una denuncia contro il servizio veterinario dell’Asl.

A motivare la protesta da parte della volontaria, quanto è accaduto nei giorni scorsi, quando, nonostante le segnalazioni inoltrate agli uffici competenti, un cane evidentemente ammalato, con la bava alla bocca e la febbre altissima, è stato lasciato per cinque ore sotto una pioggia torrenziale.

Alla fine, sono state le stesse guardie zoofile a dover intervenire, portando l’animale da un veterinario. La forte gastroenterite, però, non ha lasciato scampo all’animale, dell’età di 8-9 mesi, che è morto dopo una giornata di agonia.

«Con rabbia – dichiara la Scorrano – voglio denunciare l’inefficienza del servizio veterinario Asl, ma anche l’inerzia di chi è responsabile per legge dei cani vaganti del territorio, e cioè del sindaco o chi ne fa le veci: non si può rimanere indifferenti e immobili di fronte ad una grave omissione di atti di ufficio come in questo caso. Bisogna intervenire comunque, per poi rivalersi nei confronti dell’Asl che è venuta meno ad un suo dovere, senza dare nessuna spiegazione».                               

AN

Tuglie. «L’amministrazione comunale ci aiuti ad arginare il fenomeno del randagismo». Il grido d’allarme giunge da parte di tre i volontari da tempo impegnati nell’accudire, personalmente ed a titolo gratuito, gli animali abbandonati.

Da soli, però, Pina Cataldi, Rosanna Sanches e Giuseppe Felline, quest’ultimo associato del gruppo “Antea Onlus”, dicono di non riuscire più ad assolvere questo compito. Per questo chiedono aiuto alle istituzioni e più direttamente al sindaco di Tuglie Daniele Ria.

Attualmente i tre curano una cinquantina di animali, ma chiedono un sostegno economico per la microchippatura dei cuccioli e per la sterilizzazione delle femmine. Domandano,  inoltre, che venga concessa loro la possibilità di utilizzare il canile consortile, ultimato da tredici anni circa, ma mai utilizzato.

«A quanto pare, questa struttura – afferma Giuseppe Felline – è stata posta in vendita, per 135mila euro, dai comuni di Alezio, Parabita, Sannicola e Tuglie ma a noi non sembra giusto perché in quella sede potrebbero essere accolti i tantissimi animali che stiamo curando a nostre spese».

In loro soccorso anche l’aiuto che giunge da Facebook. «Ogni settimana vado a Milano – afferma ancora Felline – per portare i cuccioli che riesco a far adottare dopo aver pubblicato le foto in rete mentre sul sito web del Comune di Tuglie c’è scritto che l’ente si preoccupa di arginare il fenomeno del randagismo ignorando, però, l’esistenza di un canile che potrebbe essere utilizzato»

Da parte sua il sindaco Ria si dice pronto ad accogliere le istanze dei tre volontari «a patto che lo si faccia in maniera ufficiale e nei modi consentiti dalla legge. Non si può dare in gestione una struttura consortile, e quindi anche di proprietà del comune, a semplici cittadini senza espletare gare d’appalto o adottare  provvedimenti specifici. Comunque – conclude Ria – sono disponibile a parlare con loro per analizzare e debellare il problema del randagismo nel nostro paese».

Federica Sabato

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Un cane a guardia della chiesa...

Alliste. L’esemplarità di Alliste nella politica di prevenzione del randagismo trova d’accordo tutti…o quasi. Alcuni lettori di “Piazzasalento”, residenti a Felline, lamentano disagi causati da una popolazione canina ancora troppo “a spasso”. E questo nonostante riconoscano l’impegno e i meriti dell’attuale Amministrazione, «ma non è ancora abbastanza». Come dire, “l’altra faccia della medaglia”.

In particolare, riferiscono di tre cani di taglia grande che si aggirano nei dintorni della parrocchia di San Leucio martire durante le ore di catechismo e delle messe domenicali, preoccupando non poco grandi e piccoli.

Non sono gli unici a lamentarsi: ad Alliste, qualcuno ha rinunciato alla sana abitudine di una passeggiata in bicicletta, e non certo per le temperature ormai invernali. Il motivo è lo stesso che ha tolto tranquillità a chi svolge dei servizi porta a porta: «Troppi cani in libertà». Ad essere “incriminati”, però, non sono solo i randagi. Per questo, qualcuno propone di tassare quei padroni dei quattro zampe che, in qualche maniera, disturbano la “quiete pubblica”.

Intanto, non si può dire che non vada avanti (fin dall’ottobre 2009) l’opera del Comune di Alliste: controllo veterinario del territorio, sterilizzazione a tappeto dei randagi, campagna adozioni. In due anni, sono stati adottati più di 100 cani all’interno del Rifugio (in contrada Santa Potenza a Felline) gestito da Luisella Guerrieri, responsabile comunale randagismo e tutela animale. Se sono tanti gli obiettivi raggiunti, dunque, altri restano da raggiungere. Almeno stando alla “vox populi” (la voce del popolo).

                                         RR

Taviano è alle prese con il problema del randagismo. In questi giorni, tutti possono notare, in giro per le strade, gruppi o singoli randagi aggirarsi in cerca di un riparo, di cibo o di acqua e, purtroppo, in tanti sono quelli che anziché aiutare queste creature, le scacciano o peggio ancora tentano di sopprimerle in ogni modo.

M.C. è un volontario dell’ Antea Onlus,  e nel corso degli anni ha assistito a tanti maltrattamenti dei cani: «La pratica più atroce ancora troppo radicata – dice – è quella dell’avvelenamento». Questa assurda è disumana violenza verso gli animali d’affezione oltre ad essere un grave reato punito dalla legge anche con la reclusione, è soprattutto causa di sofferenze atroci e prolungate per chi incappa.

«Mi occupo di diversi randagi tra Taviano e Mancaversa – continua – e negli ultimi mesi la pratica degli avvelenamenti è divenuta una vera e propria piaga, anche se silenziosa. Sono diversi i ritrovamenti che io stesso ho denunciato presso gli organi competenti e purtroppo tanti sono i cani e i gatti che hanno perso la vita. Il primo ritrovamento di esche avvelenate risale al 2009 e da allora lo spargimento di sostanze velenose per eliminare i randagi è continuato pericolosamente, costituendo un rischio sia per la salute degli stessi animali, sia per la salute dei cittadini».

Alcuni casi di avvelenamento si sono avuti nei pressi di una scuola materna dove il transito di adulti e, particolarmente bambini è continuo. Alto è il rischio che questi ultimi possano venire a contatto con sostanze pericolose. «Mi auguro – dice il volontario Antea – che al più presto i tavianesi possano prendere a cuore anche questo problema, affinché il nostro paese possa essere da esempio anche per gli altri».

Un fatto è certo al di là dei casi di avvelenamento segnalati: il randagismo sembra in  aumento in questi ultimi mesi e, a volte, diventa motivo di preoccupazione. Non sono rare, infatti le lotte tra cani che spaventano per la possibile aggressività.

                                        CAP

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Il Rifugio per cani di Alliste, costruito in località Cupa. E’ un esempio di come si possa contrastare il fenomeno del randagismo investendo soprattutto sulla prevenzione. Da sottolineare anche il valore sociale ed educativo soprattutto per i più piccoli

Alliste. Una cittadina a misura di…cane.

È un esempio per tutti la politica di prevenzione del randagismo attuata dal Comune di Alliste fin dall’ottobre 2009 e che si esplica mediante il controllo veterinario del territorio, la sterilizzazione a tappeto dei randagi e soprattutto il nuovo Rifugio per animali sorto in località Cupa.

Per portare avanti compiutamente la propria opera, il Comune si avvale di un’équipe di esperti: alla società cooperativa sociale “studio Renna”, con sede in Alliste, ha affidato il supporto alla gestione del programma prevenzione randagismo, comprensivo del controllo dei cani presenti sul territorio, il supporto al programma di sterilizzazione delle cagne vaganti, il supporto alla campagna di adozioni.

E la dottoressa Roberta Peschiulli di Taviano, già collaboratrice del Comune per interventi sanitari sui cani randagi, è stata incaricata del controllo sanitario dei cani vaganti sul territorio, comprensivo di servizi e fornitura farmaci. Nel mese di settembre, per tali prestazioni, è stata impegnata la cifra di 2.640,00 euro, ed ora andranno avanti per l’intera durata di ottobre.

Gli altri esperti, di cui il Comune di Alliste si avvale, sono quelli che svolgono la loro attività all’interno del Rifugio per animali, in contrada Santa Potenza a Felline: da Luisella Guerrieri, responsabile comunale randagismo e tutela animale, agli operatori Laudino Renna, Ivana Stamerra, Miriam Conte, Sara Patera e Gianluca Legittimo.

«Non è un canile il Rifugio – tiene a sottolineare la Guerrieri – perché non è un luogo “senza via d’uscita” per i nostri cuccioli, da cui conseguirebbe l’esborso, da parte del Comune, di somme destinate ad incrementarsi sempre più». E i fatti le danno ragione.

«Ben 120 cani sono stati adottati, in circa due anni, all’interno del Rifugio – continua la Guerrieri – in seguito ad un opportuno percorso di accompagnamento che consiste in un colloquio con la veterinaria, l’inserimento di un microchip e l’assistenza per il primo periodo». Il Rifugio è inteso, infatti, come luogo di sosta temporaneo, in cui gli animali vengono curati, nutriti e socializzati.

Il Rifugio è anche un esempio di struttura socialmente utile: sono tante le scolaresche e le famiglie che vengono a far visita a quei cuccioli che qui convergono dai paesi limitrofi. Un centro di formazione a 360 gradi, dunque, di cui beneficiano naturalmente non solo gli animali ma anche i numerosi visitatori, tanti bambini in modo particolare.                                                             

RR

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UNICO DEL LECCESE Mostra fotografi - ca dei cani ospitati nel Rifugio, un modello di canile che ha aderito alla giornata nazionale a porte aperte. Numerosi i visitatori, soprattutto i bambini che hanno interagito con gli ospiti a quattro zampe e in molti hanno fatto richiesta di adozione. Il Rifugio è nato nel 2009 per prevenire il problema del randagismo. In due anni sono stati adottati 120 cani

Alliste. Non è certamente una “vita da cani” quella condotta all’interno del Rifugio di Alliste e Felline, dagli ospiti a quattro zampe protagonisti, domenica 11 settembre, di una giornata nazionale a porte aperte.

La manifestazione “Skills. Cultura e creatività in canile” ha avuto lo scopo, infatti, di trasmettere una nuova idea di canile: non un luogo dove i cani vengono “deportati”, senza via d’uscita e senza interazioni col mondo esterno, ma un centro di formazione a 360 gradi di cui beneficiano non solo gli animali ma anche i visitatori.

Unica rappresentante in provincia di Lecce, la struttura allistina ha interpretato a suo modo l’importante messaggio sotteso all’iniziativa che ha percorso l’Italia da nord a sud. Lo ha fatto con una mostra fotografica dei cuccioli adottati e degli ospiti del Rifugio, cui è seguita una breve dimostrazione di quale debba essere il primo e più corretto approccio con gli amici a quattro zampe.

Sorriso, Nuvola, Paco: sono solo alcuni nomi degli animali in foto… e non. Sbucavano fuori, infatti, non appena qualcuno apriva la porta delle loro “casette”. Eccoli, allora, salterellare qua e là con una vivacità incontenibile, sintomatica di un altrettanto irrefrenabile bisogno d’affetto. Lo si leggeva anche nei loro occhioni dolci, mentre erano in braccio ai visitatori, accorsi numerosi all’evento. Tante, infatti, le famiglie che domenica si sono aggirate all’interno della struttura, in contrada Santa Potenza a Felline, con sguardi curiosi e soprattutto sorpresi.

Lo stupore nasceva dal costatare l’esistenza, sul territorio allistino, non solo di una struttura idonea, ma anche di volontari e operatori capaci, come Laudino Renna e Ivana Stamerra, che si prendono amorevole cura degli ospiti a quattro zampe.

E lo fanno dal 2009, anno in cui è sorta la struttura, inserita all’interno di una politica di prevenzione del randagismo perseguita dal Comune di Alliste sotto la guida della responsabile di settore, l’ingegnere Luisella Guerrieri. In due anni sono stati adottati ben 120 cani. E tante  richieste sono arrivate domenica, da parte dei genitori di quei bambini che per l’occasione avevano inventato un nuovo gioco, l’“acchiappacane”: non volevano  assolutamente andare via senza poter portare con sé uno dei nuovi e senz’altro fedeli amici…a quattro zampe.

Roberta Rahinò

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Racale. Tempo di vacche magre al Comune di Racale, come in tanti altri del Sud come del Nord. Non si naviga in acque tranquille, le urgenze e le richieste dei cittadini sono tante, per cui riesce difficile anche stabilire delle priorità. Tempi duri, quindi, ma non tali da abbandonare le persone al loro destino. Di più, nemmeno gli animali. Neanche i cani come dimostra la decisione dell’Amministrazione di saldare la parcella per un intervento ortopedico su un cane randagio.

È purtroppo storia di tutti i giorni: un cane viene investito e abbandonato sulla strada. Alcuni passanti lo vedono avvisano i vigili. È privo di microchips, come stabilisce la legge, quindi si è impossibilitati a risalire al padrone. D’altronde pietà per gli animali vuole che non si possa abbandonare un cane sulla strada a morire per le ferite. Anche la legge non lo permette. C’è, infatti, un’ordinanza del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, del marzo del 2009 inerente la tutela e l’incolumità pubblica, il controllo del benessere e della conduzione degli animali.

Il povero cane, senza nome e senza padrone, viene portato presso lo studio del veterinario Antonio D’Argento dove viene curato e rimesso in piedi. A questo punto qualcuno deve pur pagare l’intervento risolutorio del veterinario. Se ne fa carico il Comune per la somma di 1.800 euro.

Saranno molti a storcere la bocca, come spesso succede quando si parla di soldi pubblici spesi per gli animali, per il loro ricovero nei canili o, come in questo caso, per le cure. Prima le persone, si dice, bisogna pensare prima ai bisogni degli uomini e poi a quelli degli animali, se proprio è necessario. Certo, in periodi di ristrettezze i toni possono diventare anche aspri.

Eppure, anche senza essere animalisti, una riflessione positiva viene fuori. Se un’Amministrazione è sensibile verso la sorte di un cane, a maggior ragione lo sarà nei confronti degli uomini con o senza padroni.

Voce al Direttore

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Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...