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CAMPAGNA DI RUSSIA

Francesco Tempesta con la moglie Graziella

Nardò. A tenere vivo il 25 Aprile, a 70 anni dalla caduta del nazifascismo, è la voce di chi l’ha vissuto ormai da civile e nel dicembre successivo si è sposato con la sua Graziella. Estate 1941: Mussolini, per dar manforte ai tedeschi, sferra un’offensiva contro l’Unione sovietica nell’“Operazione Barbarossa”. In Russia finisce così anche il neretino Francesco Tempesta, oggi 93enne. «Avevo vent’anni e prima di prendere quel treno vivevo a Taurisano. Finii in caserma a Santa Severa – racconta – e poi partimmo per destinazione ignota. Ci dissero solo che le nostre monete non avrebbero contato più nulla». Francesco è uno scrigno di aneddoti: «Ero nell’82esimo Reggimento Autotrasportabile della Fanteria. Tra burroni e montagne arrivammo a Budapest, poi in Romania e nella Bessarabia, un’area tra le attuali Ucraina e Moldavia. La Russia era vicina». Fame e freddo, sfiorando la poesia: «Rubavo foglie di barbabietole dai campi anche per il mio tenente. “In Italia mi sdebiterò”, mi ripeteva. Troppo tardi ho saputo che quell’uomo era di Brindisi». Il pensiero era sempre uno: cibarsi.

«Un giorno vidi un’anziana donna russa – prosegue – che cucinava. Avevo fame. Arrivò suo figlio, soldato anche lui, scappato dal fronte. Le ordinò di non darmi nulla. Parlottarono tra loro e nonostante fossimo nemici cambiarono idea e mi regalarono tre salsicce. Senza sua madre, sarebbe finita in rissa».
Altra insidia, il freddo. «Per coprirci svestivamo i cadaveri. Nei documentari sulla campagna di Russia gli italiani indossano equipaggiamento perfetto. Falso! Arrivammo lì con abiti quasi estivi e molti morirono assiderati! Un giorno i familiari ci fecero arrivare viveri avvolti in un giornale che diceva: “L’Italia ha conquistato il bacino del Donez”. Notizie di regime, false anche quelle. Il Donez non sapevamo manco dove fosse!». Il lieto fine arriva nel 1942, ancora grazie a una donna: «Avendo perso due dita della mano sinistra nello scoppio di una granata, rientrai in Italia come mutilato di guerra. In ospedale a Chiavari una donna mi chiedeva le tabelline e mi faceva fare disegni a piacere: feci un ulivo. Fui un disastro nel “dettato” perché non sapevo leggere e scrivere, ma mi fece avere la licenza elementare».

Prigionieri-campagna-russia

Sul fronte russo furono ben 1841 i soldati leccesi. Scrupolose e inedite ricerche sono state condotte dal prof. Marcello Quaranta che ha pubblicato il libro “Fronte russo, c’eravamo anche noi”


MELISSANO. Conferite già dall’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono state ufficialmente consegnate nella mattinata del 27 marzo scorso le onorificenze di “Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana” a quattro salentini, tuttora in vita, reduci della campagna di Russia nella seconda guerra mondiale. Si tratta di Giovanni Cerfeda di Diso, Michele Nicolaci di Veglie, Rocco Orlando di Melissano e Giovanni Politi di Campi Salentina.
Rocco Orlando, Vito Caputo e Marcello Quaranta

Rocco Orlando, Vito Caputo e Marcello Quaranta


La consegna dei titoli onorifici è stata affidata al presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, e al prefetto di Lecce, Giuliana Parrotta. Nell’occasione, sono stati ricordati anche altri due cittadini melissanesi scomparsi recentemente: Giuseppe Bruno e Vito Caputo, meritevoli della medesima onorificenza, ma non formalizzata in quanto deceduti. Alla cerimonia – svoltasi in Palazzo dei Celestini, a Lecce – hanno preso parte il difensore civico provinciale, Giorgio De Giuseppe; il difensore civico emerito dell’Ente, Giacinto Urso; alcuni rappresentanti delle autorità militari e delle forze dell’ordine del territorio provinciale; lo staff presidenziale nella persona di Antonio Del Vino; il professore ordinario di Storia all’Università del Salento, Mario Spedicato; il professore Marcello Quaranta, autore del libro “Fronte russo. C’eravamo anche noi”, il cui contenuto narra e celebra le gesta di circa duemila soldati salentini, protagonisti della tragica guerra. Presenti anche i sindaci di Melissano, Campi Salentina, Diso e il commissario prefettizio di Veglie.
Il libro di Marcello Quaranta, professore di letteratura inglese, ora in pensione, con un’esperienza presso l’Università di Valona, ha il merito di aver portato alla luce una pagina di storia a volta dimenticata.

Forte la commozione dei partecipanti al momento della consegna delle onorificenze, quando i reduci – sullo sfondo di documentari video-fotografici – hanno rievocato con emozione la terribile esperienza di guerra e la prigionia in Russia del 1942-43.
Così commenta Rocco Orlando:«Una cerimonia bellissima ed emozionante, tant’è che ho trascorso una settimana insonne in attesa dell’evento. Contentissimo e onorato dell’onorificenza ricevuta: un riconoscimento importante per le dure fatiche di guerra mie e dei miei compagni».

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