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PzzSlnt_32_01.inddNardò. Tre indagati per omicidio colposo. Queste le prime conseguenze giudiziarie della triste vicenda che nei giorni scorsi ha visto la morte, lavorando ai pomodori in territorio di Porto Cesareo, di Abdullah Mohammed, 47enne sudanese.
Uno dei nomi nel mirino del pm Paola Guglielmi è quello di Giuseppe Mariano (di Scorrano), uno dei sette imputati – tra proprietari terrieri e imprenditori – nel processo Sabr, proprio sulle vicende legate al caporalato a Nardò. Mariano è il gestore “di fatto” dell’azienda per cui Mohamed lavorava (si cerca di capire se con contratto regolare o no), la cui titolare formale è la moglie, la seconda indagata. Il terzo nome è quello di un caporale – anche lui sudanese – che avrebbe, attraverso le solite dinamiche, procurato l’impiego al 47enne.
Intanto stamattina sono arrivate la moglie di Mohammed insieme alla figlia: sono ospitate da una residenza pagata dall’amministrazione comunale (sono state incontrate dal sindaco Risi e dai volontari di “Diritti a sud”), e domani decideranno da chi farsi assistere. I ragazzi di “Diritti a sud” hanno messo a disposizione due avvocati; l’associazione si sta anche muovendo per mettere in piedi una manifestazione per riflettere sull’accaduto. La Cgil sta facendo la stessa cosa, e probabilmente il sindacato scenderà in piazza sabato.

Nel frattempo è da sbloccare il nodo Emergency: nonostante l’amministrazione comunale abbia dato disponibilità economica e logistica per ospitare la tenda dell’associazione, ancora si è ad un punto morto con le autorizzazioni da parte della Regione. Gli addetti ai lavori fanno sapere che non è ancora stato fissato un appuntamento preciso per l’incontro tra le due parti, e non si esclude – qualora le cose dovessero continuare in questo modo – un intervento diretto nella questione di Cecilia Strada.
In tutto questo si fanno strada le reazioni politiche: il presidente della Regione Michele Emiliano si dice addolorato e sicuro del lavoro che svolgerà la Magistratura. “A volte l’intreccio tra manodopera irregolare e poca chiarezza sulle imprese è fatale per gli anelli più deboli della catena” dice. Più diretto il senatore di Sel Dario Stefano: “La lotta al caporalato è una delle grandi sfide della Puglia, che per ora ci vede ancora perdenti”.

PzzSlnt_32_01.inddNardò. Solidarietà e indignazione: è ciò che si respira tra i migranti impegnati nelle campagne neretine e che si raggruppano presso la “falegnameria”, dopo la tragedia di ieri, che ha visto la morte di un bracciante sudanese di 47 anni in un campo di pomodori di Porto Cesareo intorno alle 13,30-14. Stamattina c’è stato un gesto di protesta calmo ma fermo: tutti i lavoratori provenienti dal Sudan si sono rifiutati di andare a lavorare. In queste ore si stanno organizzando tra l’altro per raccogliere soldi e provvedere alle spese per la tumulazione di Mohamed, che non si sa ancora se avverrà a Caltanissetta o nella sua patria, qualora non ci fossero soldi sufficienti. Intanto domani arriveranno qui dalla Sicilia la moglie e la figlia dell’uomo deceduto; incontreranno anche i volontari di “Diritti a sud”: l’associazione sta mettendo a disposizione della donna due avvocati che la assisteranno gratuitamente. Si sta preparando, per i prossimi giorni, anche un momento di raccoglimento.

Sul versante degli interrogativi, si cerca ancora di fare luce sull’accaduto, e sull’orario del decesso che in realtà varia di racconto in racconto, e che solo l’autopsia probabilmente renderà certo. Resta da capire quanto tempo sia passato, dunque, dalla morte effettiva, considerando un dato comune, quello che descrive il campo in cui lavoravano i ragazzi molto esteso. Dettaglio che fa capire che chi lavorava con lui, in quel terreno vasto, non si è accorto subito di cosa stava succedendo. Da chiarire anche se si siano verificate altre situazioni prima dell’arrivo dei soccorsi, e per questo la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta. Per Mohamed, infine, quello fatale era stato il primo giorno di lavoro a Nardó. Dopo pochi giorni di impiego nelle nostre campagne, contava di recarsi in Francia.

PzzSlnt_32_01.inddNardò. Era arrivato solo ieri dalla Sicilia, dove aveva già fatto parte della stagione nei campi, e oggi era il suo primo giorno di lavoro qui. Ma intorno alle 13:30 di oggi Mohamed, un cittadino sudanese di 47 anni, ha lasciato la vita col sudore tra quelle zolle. Un malore mortale lo ha fatto accasciare al suolo in un campo nel territorio di Porto Cesareo: raccoglieva pomodori. I carabinieri della stazione di Porto Cesareo, che si stanno occupando del caso, stanno chiarendo l’accaduto. Di infarto parla invece il referto medico degli operatori giunti con un’ambulanza sul posto per poi trasferire il corpo ormai senza vita dell’uomo al “Vito Fazzi” di Lecce. Pare che l’uomo, sposato con una donna originaria del Madagascar ma con cittadinanza italiana, e con una figlia, fosse un volto conosciuto alla falegnameria abbandonata di contrada Arene-Serrazze di Nardò, dove trovano in qualche modo riparo centinaia di braccianti stagionali ogni anno, e che questo non fosse il primo anno di lavoro nei dintorni di Nardò per Mohamed. Stando alle testimonianze dei compagni di lavoro,  stamattina Mohamed era stato inserito in una squadra “di soccorso”, intervenuta sul campo intorno alle 11, dopo che quella designata aveva esplicitamente chiesto di essere sostituita. Alcuni testimoni avrebbero visto il “titolare” del terreno andare via alla vista dell’ambulanza.

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