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Nardò – “La terribile verità sulla tua lattina di pomodori italiani”: l’allarmante titolo con cui il giornale inglese “The Guardian” fa da autorevole sponda alla notizia delle indagini promosse da una Procura italiana sui temi del caporalato e dello sfruttamento. L’inchiesta parte dalla morte di Abdullah Mohammed  nelle campagne dell’Arneo e arriva a tirare in ballo per la prima volta le aziende della grande distribuzione, parte fondamentale della filiera che genera lo sfruttamento, in questo caso “Mutti” e “Cirio”. Nell’inchiesta affidata al pubblico ministero Paola Guglielmi sulla morte del bracciante 47enne che due anni fa finì la propria vita in un campo di pomodori fra Nardò e Porto Cesareo, ci sono il “responsabile di fatto” dell’azienda che ha reclutato il lavoratore, G. M. (assolto peraltro in  primo grado del processo Sabr), la moglie R. D. R., titolare formale, e l’”intermediario” sudanese. Nel ricostruire il percorso che i pomodori raccolti in condizioni estreme di lavoro compiono prima di arrivare sulle tavole di tutto il mondo, la procuratrice ha accertato che da questi campi di Puglia partono i prodotti messi sul mercato dalla grande distribuzione: “Nessuna responsabilità penale”, ha tenuto a precisare il magistrato. Ma sulla complessa questione sono intervenuti in tanti per testimoniare in ultima analisi l’assoluta necessità di un codice etico per le aziende, a tutti i livelli. “La battaglia per una legge sulla certificazione etica la portiamo avanti da molto tempo, oggi i fatti ci danno ragione” ha commentato Yvan Sagnet, il sindacalista africano che nel 2011 si fece portavoce della protesta degli immigrati sfruttati a Boncuri e che oggi guida il comitato “No Cap” (no al caporalato), facendo luce sulle vicende di padronato e sfruttamento di tutta Italia.

“Sosteniamo dall’inizio della nostra avventura quanto oggi balza davanti agli occhi di tutti – ed esistevano già da tempo reportage e inchieste sulla questione. Crediamo giusto – precisa la presidente Rosa Vaglio di ‘Diritti a Sud’– che anche ai datori di lavoro e alle catene di distribuzione sia riconosciuta la responsabilità penale in queste dinamiche, non basta dirsi non informati su quanto accadeva presso i propri fornitori soltanto a posteriori”. A proposito di grande distribuzione, il sodalizio ha intrapreso da tempo un percorso nella rete “FuoriMercato” che con esperienze da tutta Italia, mira alla vendita dei prodotti tramite canali alternativi, come botteghe equo-solidali e mercatini a chilometro zero. Proprio in questi giorni sono stati con la loro salsa “Sfruttazero” a Trento (per la terza volta) alla fiera “Fa’ la cosa giusta”, mentre nei mesi scorsi si sono resi protagonisti di una scelta difficile: “Abbiamo ricevuto un’offerta per l’acquisto di tutta la nostra produzione da parte di una grossa catena di supermercati – fanno sapere – ma per coerenza, proprio perché consapevoli di questo meccanismo, abbiamo rifiutato”.

NARDÒ. A Boncuri chiude la foresteria per lavoratori stranieri. Questa mattina nell’area allestita lo scorso agosto in via Lecce gli ultimi giovani di nazionalità africani (una decina) ospitati ancora nei moduli abitativi, si sono spostati in un’abitazione di proprietà della Diocesi nei pressi della località Postodiblocco. La decisione, presa da tempo e preannunciata in estate dall’Amministrazione comunale in accordo con la Regione Puglia, era quella di smontare tutti i container – operazione in corso in questi giorni – per riutilizzarli nell’estate 2018 con l’arrivo in città di centinaia di braccianti stranieri impegnati nella raccolta di angurie e pomodori. Per la collocazione di una ventina di lavoratori alloggiati nel villaggio di Boncuri, alcuni dei quali muniti di contratti di lavoro almeno fino a dicembre, si era detto da parte del Sindaco Mellone che “saranno ospitati in immobili della Diocesi”. Oggi, al termine del “trasloco” effettuato sotto il controllo delle forze dell’ordine, Mellone è tornato sull’argomento: «Abbiamo dato una risposta alla città, tutelandone l’immagine e garantendo dignità ai braccianti. Con il campo abbiamo dato alle forze dell’ordine la possibilità di tenere sotto controllo la situazione. La curia, con la sensibilità di monsignor Filograna, ha ritenuto di dover venire incontro ai lavoratori che stavano avendo difficoltà a trovare un alloggio alternativo».

Sulla vicenda interviene anche “Diritti a Sud”: l’associazione neretina che si occupa di accoglienza, legalità e integrazione, affronta soprattutto la questione dei migranti senza lavoro. «Insieme al Consiglio italiano per i rifugiati – dice la presidente Rosa Vaglio – oggi abbiamo seguito i ragazzi e le operazioni del tutto tranquille. Resta comunque il problema di chi non è stato ospitato perché privo di documenti e contratto di lavoro. Tra gli stranieri presenti nella nostra città – proseguono da “Diritti a Sud” – non ci sono persone che vogliono darsi al bivacco ma persone spesso vittime di un sistema esageratamente cavilloso e anch’esse bisognose di una sistemazione degna per vivere, anzi sono proprio quelle che hanno bisogno di maggiore aiuto». I ragazzi stranieri ospitati nell’immobile della Diocesi sono undici: vi rimarranno fino al 31 dicembre e dovranno mantenere gli ambienti puliti e pagare le utenze.

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Nardò. Campo accoglienza di Boncuri, quanto mi costi? A chiederselo è il consigliere comunale indipendente d’opposizione Giancarlo Marinaci. Attraverso un’interrogazione a risposta scritta del 29 settembre il vicepresidente del Consiglio comunale chiede al sindaco Giuseppe Mellone di sapere chi tra Ministero, Prefettura, Regione e Comune finanzierà smontaggio, custodia e rimontaggio dei moduli abitativi della foresteria per lavoratori migranti. Va infatti ricordato che il “villaggio dell’accoglienza” oggetto dell’interrogazione è un’area composta da 80 container che si trova a “Boncuri”, in via Lecce; è stato inaugurato lo scorso 23 agosto alla presenza del Presidente della regione Michele Emiliano per ospitare le centinaia di braccianti stranieri che nel periodo estivo raggiungono Nardò per raccogliere angurie e pomodori (anche se nei giorni dell’inaugurazione e dell’apertura del campo, i braccianti avevano già lasciato la città). Il sindaco Mellone ha garantito in più occasioni che a fine settembre i container saranno smontati e messi in deposito per poi essere riutilizzati nell’estate 2018. Infine Marinaci chiede di conoscere, oltre all’ammontare dei costi di montaggio e smontaggio e all’ente che finanzierà gli interventi, soprattutto  con quali modalità (bando o affidamento diretto) saranno affidati tali lavori.

NARDÓ. Ma Boncuri ha un futuro? La visita di ieri dell’associazione “Diritti a Sud” (che anche per tutta la passata estate ha lavorato con la funzione di “osservatorio” sulle vicende legate ai braccianti migranti) alla Masseria che nell’ultimo anno ha ospitato ben sedici richiedenti asilo, fa nascere interrogativi sulla condizione imminente di coloro che a Nardò ci resteranno, pur con la stagione di raccolta ormai alle spalle.
Il sodalizio, che fino al 31 maggio ha gestito la struttura prima della rottura con il Comune, ha innanzitutto documentato lo stato in cui fino a ieri l’edificio versava, soprattutto nei suoi spazi esterni: le fotografie condivise sulla pagina Facebook dell’associazione, testimoniano una situazione di degrado e sporcizia negli spazi, cui subito l’amministrazione ha fatto fronte, documentando a sua volta l’intervento effettuato ieri stesso. “Gli agenti della Polizia Locale – fanno sapere da Palazzo Personé – hanno prima compiuto una verifica in tutti i locali della masseria, per verificare che non ci fosse la presenza di persone non autorizzate, e poi hanno provveduto allo sgombero degli interni, ammassando fuori oggetti e mobili di recupero. I lavori sono proceduti con la pulizia dell’area esterna”.
Ma gli attivisti neretini pongono l’accento soprattutto sul destino di chi finora ha trovato alloggio nella struttura che soltanto quest’anno aveva riaperto i battenti: “Dal Comune fanno sapere che la foresteria per lavoratori appena inaugurata – dice la presidente Rosa Vaglio – chiuderà a fine mese. E anche alla Masseria sono stati posti i lucchetti: a Nardò, però, ci sono persone che hanno un contratto di lavoro che dura anche fino a novembre, e adesso non sanno che sistemazione avranno. Tra l’altro – aggiunge la Vaglio – nell’ultimo anno con gli ospiti di Boncuri è stato avviato un percorso di inserimento sia abitativo che sociale: che ne sarà di tutti gli sforzi compiuti? I lavoratori rimasti sono seriamente preoccupati per il proprio futuro. Al netto della propaganda, non riteniamo sia questa la maniera adatta di affrontare i problemi”.

 

L’inaugurazione Boncuri

NARDÒ. Non è andata proprio giù a “Diritti a Sud”, associazione riconosciuta da tutti in prima linea per impegno ed esperienza a fianco dei migranti,  quella frase pronunciata dal sindaco Giuseppe Mellone lo scorso 23 agosto a Boncuri nel corso dell’inaugurazione del “villaggio accoglienza” per i lavoratori stranieri. “Chi oggi non gioisce è amico degli schiavisti”, aveva detto il primo cittadino. L’associazione, in un primo tempo coinvolta dall’Amministrazione comunale nella gestione della Masseria Boncuri, respinge questa equazione e ne spiega in una lunga nota le ragioni. «Noi non crediamo ci sia molto da festeggiare – fa sapere il sodalizio presieduto da Rosa Vaglio – la strada da fare è ancora tanta. Quegli angusti container chiusi in un recinto, per quanto siano comunque un tetto sulla testa delle persone, non sono contemplati nella nostra idea di accoglienza». La polemica è nata proprio attorno alla nascita della foresteria per lavoratori stranieri che la Regione Puglia ha fatto allestire in via Lecce (Nardò e Foggia sono i primi due esperimenti sul territorio regionale). Ed è proprio questo modello – container da quattro posti letto ciascuno con aria condizionata; cucina, bagni e presidio medico – accessibile esclusivamente ai lavoratori, ad essere contestato da “Diritti a Sud”. Per diverse ragioni. «La stagione di raccolta è ormai più che conclusa – rilevano gli attivisti dell’associazione – e i migranti sono stati spostati dal campo delle tende ai container insieme ai 16 che da novembre 2016 vivevano all’interno della masseria. Il nuovo campo arriva con estremo ritardo ma più di tutto ci preoccupa l’immediato futuro: dove andranno a finire queste persone quando il 30 settembre il neonato campo sarà chiuso e smontato? Alcuni rimarranno a Nardò, altri addirittura torneranno finito il lavoro nel Foggiano. Ci sono dei lavoratori che hanno dei contratti di lavoro fino a dicembre». Per “Diritti a Sud” si deve ancora parlare di “ghetti”. «Noi crediamo – proseguono – che non si possa sgomberare un ghetto clandestino creandone uno istituzionale, chiuso e quasi militarizzato nel quale inizialmente è stato impedito l’accesso anche a noi, che dal 2009 abbiamo un rapporto diretto con quasi ognuno dei ragazzi che ora sono lì dentro. Sappiamo benissimo – concludono – che un container climatizzato è meglio di una tenda ma non sopportiamo di sentir dire che la soluzione a tutti i problemi sia stata trovata».

L’ex sindaco e parlamentare Rino Dell’Anna solleva invece altri dubbi e fa i conti in tasca alle istituzioni coinvolte nell’allestimento della foresteria: «La Regione Puglia – scrive – ha finanziato i moduli abitativi, il Ministero dell’Interno ha stanziato 60mila euro per videosorveglianza, letti e acqua potabile, il Comune di Nardò ha messo a disposizione Masseria Boncuri (fabbricati e terreni adiacenti) e venti tende da campo, l’Asl di Lecce si è fatta carico dell’assistenza sanitaria, le associazioni datoriali di spianare e pulire l’area circostante, il Centro per l’impiego di attivare uno sportello operativo». Tutto chiaro? Non proprio. Per l’ex primo cittadino “viene il sospetto che il “villaggio dell’accoglienza” in caso di emergenza possa diventare un ricovero di cittadini stranieri entrati in maniera irregolare in Italia e quindi essere destinato a Centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), Centro di accoglienza (Cda) e centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Il protocollo sottoscritto che non contiene in merito alcuna precisazione fa molto pensare”.

Un’altra perplessità arriva via reti sociali dall’avvocato Donatella Tanzariello del Consiglio italiano per i rifugiati: «Sicuramente i container climatizzati risultano essere un grosso passo avanti per i lavoratori rispetto alle tende o baracche, ma la recinzione, l’esclusione dal campo dei migranti che lavorano in nero perché irregolari, la presenza all’interno dei caporali e il negato accesso a quei soggetti associativi che non hanno sottoscritto il protocollo, dimostra che la strada è ancora tutta in salita. Per contrastare il caporalato la istituzionalizzazione dell’accoglienza non basta, occorrono servizi ispettivi più incisivi e tutela delle posizioni soggettive di vulnerabilità. Via le sbarre da Boncuri!». Note critiche sono state emesse anche dal Pd, da Articolo 1 e dall’associazione “Nardò Bene Comune”.

Nardò. «Sindaco, adesso dovrai darci una mano, parlare coi tuoi colleghi della Puglia e rassicurarli poiché in molti si agitano all’idea che un campo del genere possa nascere dalle loro parti». Con questo invito il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ieri pomeriggio a Nardò si è rivolto al sindaco Giuseppe Mellone. La platea in via Lecce era quella delle grandi occasioni: l’inaugurazione del villaggio d’accoglienza a Boncuri. «Non un campo ma una vera e propria foresteria per lavoratori», ha precisato Emiliano ai cronisti. Il piazzale antistante è stato intitolato a Stefano Fumarulo, giovane dirigente regionale alle politiche per le migrazioni deceduto lo scorso 12 aprile. Presenti oltre al governatore Emiliano, al suo capo di gabinetto Claudio Stefanazzi e alla famiglia di Fumarulo, anche il Procuratore antimafia Cataldo Motta, il prefetto Claudio Palomba, l’assessore regionale Loredana Capone, il sindaco di Gallipoli Stefano Minerva, assessori e consiglieri comunali melloniani. La foresteria è situata sulla provinciale 19, nei pressi della zona industriale, proprio accanto alla Masseria Boncuri. «La nostra vocazione all’accoglienza – ha dichiarato Emiliano – ha dato vita a un’idea che la Regione svilupperà in tutta la Puglia e non solo a Nardò, ma che qui evidentemente è cominciata grazie all’energia del sindaco Mellone nell’attesa che le aziende agricole pugliesi siano in grado di gestire la loro manodopera con maggiore autonomia, visto che per ora non ci riescono per ragioni economiche, culturali e logistiche».

Il sindaco Mellone ha ringraziato Emiliano (“omaccione che mantiene le promesse”) e dopo aver ricordato la figura di Stefano Fumarulo ha ripercorso le tappe decennali dell’“accoglienza” neretina, passando dalle panchine della “villa” di via XX Settembre usate come posti letto al dormitorio “fai da te” dell’ex Pretura, fino alle lotti bracciantili proprio a Boncuri e alla baraccopoli di contrada Arene-Serrazze. «Oggi non troviamo una soluzione per l’estate 2017 – ha dichiarato Mellone ammettendo i ritardi, soprattutto burocratici, che hanno portato all’installazione dei container mentre quasi tutti i braccianti hanno lasciato Nardò e la Puglia – ma troviamo una soluzione definitiva per gli anni a venire. Oggi non scopriamo semplicemente una targa: questo villaggio è il simbolo del riscatto di un territorio». Poi l’affondo finale contro l’opposizione che a poche ore dalla cerimonia ha polemizzato per un taglio del nastro ritenuto propagandistico e fuori tempo: «Voglio dire con grande forza – ha tuonato Mellone – che chi oggi non gioisce è amico degli schiavisti!». Va detto che i container, che sono 80 per complessivi 320 alloggi e resteranno a Nardò fino al 30 settembre salvo nuove disposizioni, rappresentano oggi la miglior soluzione abitativa per i migranti mai vista finora sul territorio neretino. Anche se in questo momento i ragazzi africani a Boncuri sono poco meno di trenta…

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Nardò – Masseria Boncuri, 11 agosto. La tendopoli adiacente alla struttura, creata in terreno comunale per ospitare i braccianti agricoli di nazionalità africana impiegati nella raccolta di angurie e pomodori, è quasi deserta. Non c’è più l’affollato viavai presente fino a una decina di giorni fa, quando trecento e passa migranti hanno alloggiato lì. Intanto però, al di là di un reticolato che separa un terreno da un altro, si lavora alacremente per accoglierli meglio montando “casette” vere e proprie. Infatti nel terreno adiacente alla tendopoli, gli operai continuano ad installare i container climatizzati fatti giungere a Nardò dalla Regione Puglia (dovevano sostituire proprio le tende) per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori. Una misura fortemente voluta dal governatore Michele Emiliano e dal Sindaco di Nardò Giuseppe Mellone; una misura più volte annunciata come la risoluzione definitiva del “problema migranti” ma molto probabilmente realizzata fuori tempo massimo: i primi alloggi sono giunti nei primi giorni di agosto.
A Boncuri i ragazzi africani sembrano come fosse “l’ultimo giorno di scuola”. Mentre gli operai poco più in là montano porte e suppellettili, loro si salutano, si abbracciano, preparano borsoni e si danno l’arrivederci qui o altrove, nel grande tour della manovalanza occupata nei campi. Qui non c’è più bisogno di loro; anche a causa dei grandi caldi, la stagione di pomodori e angurie è già finita. In circa trecento, cioè quasi tutti, stanno lasciando Nardò, come ogni anno in questo periodo. Alcuni volontari, neretini e non, che a vario titolo prestano la propria opera nell’aiutare i migranti, spiegano che quei lavoratori sono ora diretti a Palazzo San Gervasio, nel Potentino, per la raccolta di pomodori. Non proprio tutti, in realtà: alcuni di loro sperano di rimanere a Nardò. «Io so verniciare automobili», racconta un uomo sudanese che nonostante abbia fissato la partenza per domattina, spera ancora di essere assunto in qualche autocarrozzeria, evitando così la nuova faticosa trasferta in Basilicata. Un altro spiega di essere un esperto nella preparazione di tisane e medicinali alle erbe e anche lui sogna l’America a Nardò. Nell’ormai ex tendopoli si vedono solo borsoni ed effetti personali; il silenzio di quell’area stride col vociare intenso di qualche giorno fa; molte tende sono “disabitate” da giorni. Lo scorso primo agosto il sindaco Mellone ha parlato di “una svolta senza precedenti per le politiche di accoglienza di Nardò e della Puglia”. «Qui da domani – spiega invece qualche volontario all’interno di Masseria Boncuri – rimarranno sì e no una trentina di ragazzi e della sorte dei container non sappiamo nulla». Ma intanto gli operai, dietro al reticolato, continuano a darsi da fare con evidente impegno, come se l’emergenza fosse in arrivo… 

NARDÒ. A Boncuri arrivano i primi moduli abitativi della Regione Puglia per i migranti africani e il Sindaco Giuseppe Mellone canta vittoria. «Oggi mettiamo la parola ‘fine’ – dichiara il primo cittadino – all’emergenza che in 25 anni nessuno ha mai affrontato e risolto. Questo è un contributo importantissimo all’azione tesa a stroncare il business dei ‘servizi’ imposti ai lavoratori migranti. Grazie all’attenzione del presidente Emiliano, al Prefetto e a tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito a questo ribaltamento della situazione». Di tutt’altro avviso l’opposizione di centrosinistra, che in una conferenza stampa alla quale erano presenti i consiglieri comunali Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione (Pd), Roberto My (Articolo1) e Carlo Falangone (Sinistra Italiana), torna sull’argomento caporalato. Per Siciliano “la posizione del Sindaco è incomprensibile. In passato si è scagliato contro la classe dirigente di allora perché il Comune non si costituì parte civile; oggi per reati contestati a un imprenditore neretino (parente di un assessore comunale, da qui il caso politico che ne è scaturito, ndr) non prende posizione”. Gestione del campo: “Checché ne dica il sindaco, diverse associazioni (Comitato italiano per i rifugiati, Diritti a Sud, Cgil) hanno denunciato disservizi e inadempienze. La questione più grave è che il campo sia di proprietà comunale e lì ci siano fenomeni di caporalato senza capire chi entra e chi esce da lì. Non che in passato non ci sia stato caporalato, ma Masseria Boncuri venne chiusa anni fa perché centro di reclutamento gestito da caporali. E ora è tornato ad esserlo». «È la seconda gestione targata Mellone, anche se l’anno scorso si era appena insediato – ricorda l’ex vicesindaco Carlo Falangone – ma in passato c’erano controlli maggiori, seppur senza far cessare il fenomeno del tutto. Ma qui è inquietante che i caporali prelevino i lavoratori dalla tendopoli comunale! Ed è grave che il sindaco non abbia rendicontato in Consiglio comunale!». Solleva un altro dubbio il consigliere Daniele Piccione: «I moduli abitativi per oltre trecento lavoratori sono arrivati solo oggi, a raccolta di angurie e pomodori ormai al termine. E se quei container servissero a far stazionare qui i lavoratori anche d’inverno?». «La questione importante non sono le dimissioni dell’assessore Sodero – rincara la dose Roberto My – ma il fallimento della gestione del campo da parte del Sindaco». Interviene anche Nardò Bene Comune: «Le dimissioni dell’assessore sarebbero forse un atto dovuto ma non richiesto. Le parentele non sono colpe, ma si configura un evidente conflitto di interesse tra l’Amministrazione comunale e la ditta indagata. Chiarito questo, ricordiamo che Mellone ha sempre lanciato accuse sulla base di parentele e amicizie».

NARDÒ. Arriva la conferma dell’operazione scattata all’alba del 21 luglio, come anticipato da Piazzasalento. In una nota ufficiale la Questura di Lecce rende conto dell’intervento dei poliziotti di Nardò e Lecce, della polizia scientifica in località Boncuri, dove nei pressi della omonima masseria, vi è il campo di braccianti migranti. Sono state controllate 32 persone e due aziende agricole, secondo le linee contenute nel progetto “Alto impatto – Freedom contro il caporalato. “Tutti i lavoratori extracomunitari identificati sono risultati in regola ed erano titolari di contratto di lavoro per cinquanta giorni”. Dopo aver ascoltato alcuni di loro, si è appurato che sono stati assunti direttamente dai datori di lavoro presso la masseria e che sarebbero stati retribuiti con 5 euro per ogni cassone riempito di pomodori. Il persona del servizio Spesal (sicurezza sul lavoro) hanno chiesto alle ditte di fornire altri documenti sulla valutazione dei rischi, mentre gli ispettori del lavoro si sono riservati di valutare la corrispondenza tra le effettive presenze degli addetti e le giornate lavorative comunicate dalle aziende.

NARDÒ. Alba particolarmente movimentata quest’oggi al campo dei braccianti migranti di località Boncuri. Alle prime luci del mattino sul posto dove ci sono oltre 300 lavoratori censiti (non si sa quanti siano quelli non registrati) sono arrivate numerose pattuglie di poliziotti, alcuni anche in borghese, e sono cominciati i controlli a tappeto. Lo scopo evidentemente è quello di individuare eventuali rapporti di lavoro anomali – al limite della schiavitù  come accertato in una recente sentenza riguardante gli anni intorno al 2010 – o presenze estranee al mondo del lavoro ma che di quello di nutrono incrociando persone con assoluto bisogno di lavoro e richieste di manodopera. L’operazione è andata avanti fino a dopo mezzogiorno. Non si conoscono altri particolari che sicuramente la Questura di Lecce renderà noti nelle prossime ore. Il massiccio intervento viene dopo alcuni giorni in cui prima il camper per la legalità della Cgil, poi  una commissione del Consiglio italiano per i rifugiati hanno riscontrato nel campo poco lontano da Masseria Boncuri una situazione ormai al limite e addirittura “terra di nessuno”, con presenze quotidiane di persone conosciute come caporali.

NARDÒ. “Brandine insufficienti, tende stracolme, wc sporchi e caporali noti alle cronache serenamente ospiti a Boncuri”. È la fotografia, impietosa, scattata dal Consiglio italiano per i rifugiati a Masseria Boncuri e dintorni, dove da circa un mese oltre trecento braccianti – migranti sono alloggiati in una tendopoli. Un resoconto messo nero su bianco da Donatella Tanziariello, Mariastella Giannini, Francesca Carrozzo e Chiara Marangio e inviato lo scorso 14 luglio al Prefetto di Lecce. Due avvocati, una mediatrice linguistica interculturale e una psicologa psicoterapeuta hanno tracciato un quadro da “terra di nessuno”, con controlli pressoché inesistenti e con presenze invece ben note e inquietanti ai bordi dei campi.

La replica del sindaco Giuseppe Mellone non si è fatta attendere: «Il Comune di Nardò ha fatto il massimo che poteva! Ora tocca alle altre istituzioni. A cominciare dalle forze dell’ordine, le uniche deputate ad individuare e stroncare i caporali». Su face book le responsabili della cooperativa “Mosaico” hanno respinto ogni eventuale addebito circa la sicurezza e la vigilanza: “La gestione del campo d’emergenza, per il momento, non è stata affidata a nessun ente. In attesa della firma di protocollo in Prefettura, la nostra cooperativa, insieme a Caritas ed Amministrazione, tenta con non poche difficoltà, di dare risposte concrete ai ragazzi che giorno dopo giorno arrivano al campo, risposte che vanno dalle tende ai letti, dai materassi ai cuscini, passando all’acqua potabile ai bagni e alle docce, in virtù del nostro stile, aperto, solidale e che non fa distinzione tra migranti”. Messo in chiaro che l’immobile Boncuri di cui è concessinaria è pulito, ordinato e controllato, la coop non può non sottolineare che “ovviamente gestire una struttura con 16 migranti d’inverno è molto semplice, farlo con ‘216’ d’estate diventa un po’ più complicato. Nonostante queste critiche continueremo comunque ad offrire ospitalità nelle ore più calde del giorno ai ragazzi che sono nel campo d’emergenza. Se crediamo in un mondo senza confini e\o barriere non possiamo poi alzarne uno tra campo d’emergenza e masseria!”.

L’area intanto è sold out. Ogni tenda ospita fino a 8-9 persone, altre ne arrivano in continuazione. Il 24 giugno il Sindaco aveva fatto sapere che entro poche settimane la Regione avrebbe inviato “i moduli abitativi, che sono la soluzione migliore”. Si tratta di container climatizzati, muniti anche di fornello elettrico (vietato allestire cucine attorno alla tendopoli), che il governatore Michele Emiliano ha promesso di far installare a Foggia e Nardò. Arriveranno, ha ribadito da ultimo il primo cittadino “entro questa settimana”.

Nel frattempo lo scorso 14 luglio attorno alle 16 un ramo si è staccato dai possenti alberi dell’area esterna di Masseria Boncuri, cadendo a pochi centimetri da una tenda blu. Fortunatamente nessuno si trovava nei paraggi, nonostante che quando si è verificato l’episodio, Boncuri fosse stracolma di lavoratori intenti a pregare, dormire o chiacchierare.

Critico sulla situazione anche l’ex vicesindaco e Assessore ai servizi sociali Carlo Falangone, oggi consigliere comunale di Sinistra italiana. «Oggi mancano – dichiara – quei servizi di mediazione culturale, linguistica e legale e soprattutto sanitaria che negli anni passati sono stati garantiti grazie a protocolli d’intesa specifici; servizi che non risolvevano tutti i problemi ma permettevano di garantire un’accoglienza qualitativamente migliore attingendo soprattutto da risorse previste nel Piano sociale di zona».

NARDÒ. Il camper della Cgil tra i migranti di Boncuri e dintorni. L’11 luglio il sindacato, guidato dalla delegazione Flai di Lecce, ha avviato la campagna “Ancora in campo!”. L’obiettivo era quello di incontrare i lavoratori impegnati nella raccolta di angurie e pomodori a Nardò, Sant’Isidoro e Copertino per fornire loro acqua e cappelli di paglia. Per Valentina Fragassi, segretaria generale Cgil Lecce, “dal 2011 a oggi qualcosa è cambiato, ma siamo ancora ben lontani da una situazione soddisfacente. È positivo il fatto che in Prefettura si stia per firmare un protocollo tra istituzioni e organizzazioni sindacali e datoriali e del terzo settore. Ma occorre ancora impegnarsi nella programmazione e superare questa fase di intervento in emergenza su una situazione ormai ben nota”. Critica anche Monica Accogli, segretaria generale Flai Cgil Lecce: «La Regione Puglia – dichiara – avrebbe dovuto installare nei terreni circostanti dei moduli abitativi che, però, probabilmente non sono ancora pronti. Per cui il Comune di Nardò nel frattempo sta utilizzando anche quest’anno delle tende fornite dal Ministero dell’Interno, peraltro non ombreggiate adeguatamente, che serviranno ad affrontare il problema soltanto in modo emergenziale. Ci rendiamo conto, pertanto, che la situazione non è ancora risolta e non abbiamo ancora contezza di chi stia gestendo l’accampamento situato nell’area di Masseria Boncuri, rendendo impossibile censire il numero e il tipo di presenze». Mentre il sindacato promette che presidi e sopralluoghi proseguiranno nelle prossime settimane e si spingerà affinché domanda e offerta lavorativa si incontrino in maniera trasparente e senza intermediazione illecita, il segretario regionale della Flai Cgil Antonio Gagliardi osserva che a Boncuri sono presenti “anche quest’anno i caporali degli anni passati, ironia della sorte ospitati proprio tra masseria e tendopoli” messe su tramite risorse pubbliche. Intanto nel Neretino si contano più o meno quattrocento lavoratori stranieri. Probabilmente ne arriveranno altri nei prossimi giorni. Ed è di nuovo emergenza, oggi come ieri.

NARDÒ. Questione braccianti migranti: troppo lenti i lavori del tavolo tecnico territoriale, a cui prendono parte prefettura, comune, forze dell’ordine, rappresentanti delle aziende e attivisti sul campo. Quello tenutosi nella mattinata di ieri era stato frutto di un rinvio proprio perché dal ministero dell’interno arrivasse un parere sul nodo fondamentale delle ultime settimane: il provvedere economicamente alla soluzione abitativa per i lavoratori che tra poco si riverseranno nelle campagne neretine, onere che per gli attivisti di Diritti a Sud spetta ai datori di lavoro, “come vuole la legge” dicono i gestori temporanei di masseria Boncuri trovando l’opposizione di Confagricoltura e Coldiretti. Ebbene, quella richiesta di avere un parere ministeriale, che avrebbe dovuto accelerare i tempi di intervento, non è stata ancora inoltrata: sarà fatto solo lunedì prossimo. Un ennesimo rallentamento nella questione accoglienza: da novembre si cerca di pensare a una gestione “non emergenziale” del fenomeno, ma ad oggi nessuno conosce ancora il capitolo di spesa dal quale verranno presi i fondi per alloggi e servizi (fisici e legali) per i braccianti che già da qualche settimana si stanno stanziando nei casolari delle campagne neretine, orbitando di giorno intorno a masseria Boncuri, che però ne può ospitare soltanto sedici. Si tratterebbe di circa 1 milione e 200mila euro di fondi, per una soluzione che contemplerebbe container abitativi per trecento posti e il campo d’accoglienza individuato nei terreni intorno a Boncuri: si valutano anche soluzioni transitorie, vista la possibilità che l’utilizzo dei container dilati i tempi fino a luglio. Se così fosse, assisteremmo come negli anni passati all’adozione di una soluzione sin troppo tardiva rispetto al flusso reale dei braccianti, che oggi a Nardò sono già diverse decine (chi non ha fatto un salto a Cassibile, in Sicilia, per raccogliere le patate, lavora da qui sino al metapontino, sulla piantumazione del pomodoro, sulle plastiche, sui carciofi). Una nuova “scontata” emergenza è dietro l’angolo, e gli sviluppi cui assisteremo da qui a fine maggio potrebbero essere determinanti.

NARDÒ. È un modello nuovo di cooperazione quello che in questi giorni operatori e ospiti della masseria Boncuri stanno mettendo in piedi. Appena dopo l’assegnazione provvisoria (quattro mesi in attesa del bando ufficiale) gli attivisti di “Diritti a Sud” e i 16 migranti ospitati nella struttura hanno cominciato a lavorare insieme per rendere vivibile lo stabile, di proprietà del Ministero e recentemente ristrutturato: insieme hanno sgomberato i locali dal materiale accumulato, messo le mani su saloni e camere da letto attraverso l’autorecupero, strappato all’incuria un piccolo agrumeto all’interno, arredato la Masseria anche grazie al contributo esterno di chi ha voluto dare una mano e fornire gli elementi che mancavano: l’obiettivo è proprio quello di lavorare “con” i migranti, restituendo loro dignità. Così è stato per Izzy (foto), uno degli ospitati nell’edificio, tornato a fare l’artigiano dopo aver lasciato la sua attività per le difficoltà economiche incontrate in Italia dopo la chiusura della sua bottega.

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