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Gallipoli – Risorsa ambientale ma anche emergenza turistica.  La posidonia oceanica la cui presenza nei nostri fondali rappresenta un segnale evidente della qualità e della limpidezza del mare diventa soprattutto in estate un problema da risolvere sul piano turistico a causa delle sue foglie secche che si depositano lungo la costa sulle spiagge. Cna Balneatori Puglia ha appuntato tra le sue priorità la soluzione a questa problematica. “Da indicatore di qualità – commenta Fabrizio Santorsola (foto), vicepresidente regionale intervenuto in un recente convegno a Gallipoli – le praterie di posidonia che rappresentano peraltro la nursery del mare, diventano un fastidio a causa di norme spesso troppo restrittive”.  La Regione Puglia qualche anno fa ha infatti approvato un disciplinare per la “corretta gestione della posidonia spiaggiata“ che in gran parte viene utilizzata per favorire la ricostruzione del piede dunale  eroso dal mare e dell’arenile.

Utilizzi non sufficienti a smaltirla tanto che l’associazione dei Balneatori, con il vicepresidente regionale Fabrizio Santorsola, ha stilato un accordo con Arpa Puglia per aggiungere una ulteriore possibilità di utilizzo delle foglie creando una sinergia con i Comuni e le aziende interessate al riutilizzo di questa sostanza organica. “A breve – continua Santorsola – dovrebbero dunque essere autorizzati dei siti di stoccaggio, in terreni di proprietà comunale, dove con autorizzazione specifica della Regione si potranno accumulare anche ingenti quantitativi di posidonia per poterla poi conferire,  una volta assolti gli utilizzi imposti,  ad aziende che la utilizzino in maniera innovativa”.

Non solo ricchezza marina,  questa pianta presenta grandi potenzialità anche in agricoltura, nell’industria del fotovoltaico e come additivo nel cemento che costituisce i frangiflutti. Potrebbe essere usata per farne pannelli fonoassorbenti e termo isolanti o come materiale di combustione da utilizzare in termovalorizzatori una volta trasformato in mattoncini tipo “lego“. Alcune aziende salentine hanno già intrapreso sperimentazioni in tal senso. In particolare nel porto di Otranto la Cetma di Brindisi ha avviato il progetto Eco smart Breakwater per realizzare con i resti della posidonia spiaggiata calcestruzzo ecosostenibile per opere a difesa dell’erosione costiera e portuale.

 

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