Scusate il ritardo. Per forza

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fernando d'aprileUna cosa è vederlo al sicuro davanti alla tv o raccontarlo da lontano, in base a resoconti altrui. Ben altro è “vederlo” di persona, che preme davanti alla tua finestra a due passi dal lungomare Galilei, nella redazione di via Castromediano.

Il muggito montante del tornado – chiamolo così tanto sappiamo adesso di che cosa stiamo parlando – ha interrotto il colloquio con Roberto, fatto rizzare le orecchie e sgranare gli occhi. Una cupa turbinosa nebbia è stata l’ultima immagine prima di abbassare le tapparelle. Una è rimasta a mezz’aria.
Da lì abbiamo visto sulla piazzetta del complesso Edilcon arrivare di tutto: lamiere di rame (subito dopo sparite…), intere tettoie, robuste e pesantissime travi di legno che poco prima reggevano un grande gazebo due isolati più in là.

Nel vortice di aria ed acqua tutto sembrava leggero e di ridotte dimensioni. Di grande c’era solo la nostra preoccupazione. Anche per la nostra stagista in giro in quel momento a fotografare i luoghi con più che probabili allagamenti. Dopo un paio di minuti si è cominciato a intuire più esattamente la realtà, con le strade sbarrate dai detriti, le auto safondate da mattoni e le altre dei genitori con i bimbi a bordo appena usciti dalla scuola in colonna paralizzate.

A margine, il black out successivo ci ha impedito di procedere al completamento del giornale. Arriviamo a voi in ritardo. Per cause di forza maggiore. E che forza.

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