Gallipoli – Recensioni belle, anzi bellissime, ma false. Erano quelle che un’agenzia proponeva, e poi vendeva, a ristoratori e strutture alberghiere. L’operazione “Fake food” ha permesso di identificare in un 51enne abitante in un paese del Sud Salento il responsabile, quale titolare dell’agenzia, per quelle che la legge italiana considera delle vere e proprie frodi ai danni del consumatore. L’uomo è stato condannato dal Tribunale penale di Lecce a nove mesi di reclusione e ad 8mila euro di risarcimento. Accanto alla Polizia postale anche il team antifrode di TripAdvisor, il sito che raccoglie le recensioni degli utenti-viaggiatori, interessato alla “genuinità” dei giudizi espressi, ormai punto di riferimento nella valutazione di molti locali. Lo stesso TripAdvisor aveva inviato una segnalazione alle strutture interessate, declassandole nelle classifiche e “macchiandole” con un bollino rosso, segno evidente della “manipolazione”. Nell’aprile del 2015 la denuncia da parte della Polizia postale di Trieste nei confronti del 51enne già noto per alcuni precedente per truffa.

Il tariffario Gli investigatori portarono alla luce un vero e proprio tariffario: dieci recensioni “ad hoc” costavano 100 euro, venti sino a 170 euro e trenta ben 240 euro. I messaggi lasciati sul sito erano sempre di utenti diversi, simulati per reali e genuini ma di fatto realizzati ad arte per invogliare i clienti a soggiornare in quell’albergo o a mangiare in quel locale “gioco forza” bellissimi, indimenticabili, straordinari, e via elogiando. Le indagini portarono a bloccare circa mille tentativi di recensioni relative a centinaia di strutture.

La soddisfazione degli operatori Soddisfazione per la condanna, tra le prime in quest’ambito, è stata espressa dalla stessa “community” di viaggi nota in tutto il mondo che ha fatto sapere di investire molto della prevenzione delle frodi e di aver bloccato, dal 2015 ad oggi, oltre 60 aziende specializzate in recensioni a pagamento. Esulta anche il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, perchè “finalmente viene sancito il principio che vendere recensioni false è un reato”. Federalberghi invoca, invece, norme più restrittive che eliminino i giudizi anonimi o espressi con false identità.

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