«Quei giovani e il potere della musica»

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Alberto Nutricati nella foto di Luigi Manco

«Ero prigioniero e siete venuti a trovarmi». Quando, lo scorso 17 novembre, io e gli amici della Compagnia musicante siamo partiti alla volta del carcere di Taranto, non sapevamo cosa ci aspettasse. Certo, noi avremmo dovuto suonare, questo era chiaro, ma quello che non riuscivo a immaginare era cosa e chi avremmo trovato. Una volta varcata la soglia della casa circondariale, le sbarre, le alte recinzioni, il filo spinato, le barriere fisiche e soprattutto mentali, tutto si è smaterializzato dinanzi al potere evocativo della musica.

Non è semplice per chi è abituato a firmare resoconti giornalistici, spesso freddi e distaccati, scrivere in prima persona di un’esperienza così toccante.

Tanti, troppi giovani affollano le carceri italiane e quella tarantina non fa eccezione. È giusto che chi sbaglia paghi, ma è anche vero che a nessuno debba essere negata una seconda opportunità; un’opportunità che può passare anche attraverso la musica.

E pensare che la nostra partecipazione era in forse a causa del grave ed improvviso lutto che ha colpito il fondatore del gruppo, Lele Ungherese. Poi, però, pur con il lutto nel cuore, ha vinto la solidarietà… Il concerto “Insieme nella musica” è nato dalla collaborazione tra le associazioni “Il Ponte” e “Ateneo della chitarra”, quest’ultima diretta dal maestro Pino Forresu, che ha curato un laboratorio musicale all’interno della casa circondariale. Nel nostro excursus nella tradizione musicale salentina, siamo stati affiancati da Francesco, uno dei detenuti che ha frequentato il corso di chitarra. Vedere la platea partecipare al concerto, scandendo il ritmo con piedi e mani, accogliere tra di noi Francesco, come se fosse da sempre stato un “compañero”, è un messaggio che vale più di mille parole. Segno evidente di come la musica superi ogni tipo di ostacolo.

Alberto Nutricati

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