Puntare sulle persone, non sulle pietre

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fernando d'aprileLe cerimonie, si sa, si nutrono di protocolli, procedure, gesti, alcuni tanto antichi da risultare astrusi ai più. Se proprio costretti, spesso ci accostiamo a quello che sembra un consunto rito con l’aria di chi non vede l’ora che finisca presto tutto. Ma a volte, e per fortuna, capita che la nostra aria di sufficienza per cose già viste e sentite venga infranta da una biglia, un passo, un concetto che restituisce improvvisamente e come per incanto un senso proprio a quelle cose.

Non capita tutti i giorni che un Vescovo s’insedi e a Nardò parli degli operai di Casarano e a Gallipoli invece dei padri della Chiesa, citi umilmente una poesia dedicata alla città. A qualcuno è venuto da pensare ad un’altra citazione osée, quella di don Tonino Bello che all’insediamento a Molfetta citò Gramsci. Poi capita che la realtà di quel momento ci richiami a sé per un’altra pietruzza sorprendente. «Non vengo qui perché nella storia si scriva di nuove chiese. Voglio piuttosto costruire e ricostruire relazioni umane, nelle famiglie lacerate, nelle fasce sociali più deboli, con gli ultimi».  In Cattedrale hanno applaudito a queste parole del Vescovo Fernando Filograna. Non sappiamo quanto il nuovo pastore conosca delle viscere oscure della città. Crediamo di sapere però che solo più fitti e dinamici reticoli comunitari possono fornire l’humus ad un riscatto sociale che oggi appare piuttosto lontano per evidenti disattenzioni, egoismi, pavidità, omissioni. Con la Chiesa che può fare molto. è un bel segnale.

 

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