Processo alla mala con le verità del pentito Montedoro (che si tira fuori). L’ex sindaco Venuti in aula come teste

Casarano – Si tira fuori dall’omicidio Potenza, così come dalla mancata esecuzione di Luigi Spennato, e nega di essere il capo riconosciuto dell’organizzazione messa alla sbarra dall’operazione Diarchia. Questo l’esordio da collaboratore di giustizia, nell’aula di Corte d’assise a Lecce, per il 42enne Tommaso Montedoro  collegato in videoconferenza, da una località protetta, con l’aula della Corte d’Assise del tribunale di Lecce. Un intervento di pochi minuti in grado di gettare le prime luci sulle faide e i traffici degli ultimi anni ad opera della criminalità organizzata a Casarano e dintorni. A quanto detto va sommato il contenuto dei due verbali depositati dal procuratore antimafia Guglielmo Cataldi che a luglio e nelle scorse settimane ha interrogato Montedoro. Il neo pentito si dichiara, dunque, estraneo agli agguati che marchiarono di sangue Casarano nel 2016 ma conoscerebbe i nomi dei responsabili. Il prossimo 23 ottobre ci sarà la prossima udienza del processo con il rito abbreviato, che coinvolge 13 imputati (il 37enne di Nardò Andrea Cecere ha, invece, scelto il patteggiamento). Il processo in corso, in ogni caso, non riguarda direttamente l’omicidio Potenza.

Le accuse Malgrado la (quasi) inevitabile linea difensiva (l’imputato è ora con l’avvocato leccese Sergio Luceri), testimonianze e intercettazioni in mano all’accusa direbbero però altro. Secondo la Procura sarebbe stato proprio Montedoro ad armare la mano dei killer (due su una moto) che il 26 ottobre 2016 fecero fuori, a colpi di kalasnikov, l’ex sodale Augustino Potenza, nel parcheggio dell’Ipermac, così come a decretare la morte di Luigi Spennato, che un mese dopo sfuggì ad un agguato. Gli arresti dell’operazione Diarchia vennero poi anticipati per evitare la prevista esecuzione di Ivan Caraccio.

L’ex sindaco Venuti testimone Sempre secondo il quadro accusatorio (supportato da numerose intercettazioni ambientali e telefoniche) furono i cugini Luca (27) ed Antonio Andrea Del Genio (32) a ridurre in fin di vita Luigi Spennato davanti alla sua abitazione in contrada Campana (da allora il 42enne di Casarano è cieco e su una sedie a rotelle). Gli avvocati difensori dei due cugini hanno chiamato in aula a testimoniare l’ex sindaco della città Remigio Venuti il quale ha confermato di aver incontrato nei pressi di un distributore di carburante sulla strada per Maglie (distante una manciata di chilometri dal luogo dell’agguato) lo stesso Luca Del Genio intorno alle 19.30 (orario compatibile con quello del ferimento di Spennato). Nello stesso processo si è costituto parte civile il Comune di Casarano (con l’avvocato Francesco Vergine) per difendere l’immagine della città.

Gli imputati Oltre a Montedoro, gli altri sotto processo sono i cugini Del Genio, Damiano Cosimo Autunno (52 anni di Matino, residente a Parabita), Ivan Caraccio (31enne di Casarano), Lucio Sarcinella (22enne di Casarano), Marco Petracca (41enne di Casarano), Sabin Braho (34enne di Durazzo residente a Brindisi), Domiria Lucia Marsano (41, di Lecce), Salvatore Carmelo Crusafio (41, nato a Basilea e residente a Matino) e Giuseppe Corrado (45, di Supersano residente a Ruffano), Eros Fasano (54, di Alliste). A vario titolo, rispondono di associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, detenzione di armi, ricettazione e furto aggravato, associazione a deliquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti.

Commenta la notizia!