Polveri a scuola fabbrica chiusa

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Dopo le denunce dei genitori, sono stati i Noe a intervenire

Racale.  Polveri e rumori “indigesti” in una scuola a Racale. Per tale ragione, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, diretti dal capitano Nicola Candido, unitamente ai colleghi della locale stazione guidati dal luogotenente Riccardo Minerba, hanno posto sotto sequestro preventivo, nei giorni scorsi, due aree per complessivi duemila metri quadrati utilizzati da un’azienda che si occupa della commercializzazione di materiali per l’edilizia.

Le ipotesi di reato contestate al legale rappresentante della ditta sono emissioni in atmosfera di polveri non autorizzate e getto pericoloso di cose. Dopo i primi cinque giorni di tempo, il titolare ha chiesto e ottenuto un’ulteriore proroga di 10 giorni allo scopo di presentare adeguati progetti di adeguamento della struttura alla normativa vigente, altrimenti, i militari eseguiranno il sequestro coattivo. Gli interventi sarebbero però già in corso. Tanto è stato disposto dal pubblico ministero dottor Negro in rappresentanza dell’Autorità giudiziaria.

Le indagini da parte dei carabinieri sono scattate nel 2010 in seguito, prima, a segnalazioni telefoniche da parte di alcune famiglie residenti nella zona a cui sono poi seguiti una serie di esposti. In particolare, uno era stato sottoscritto da quaranta genitori di alunni che frequentano le classi della Scuola materna dell’Istituto comprensivo 2° Polo ubicate accanto ai depositi a cielo aperto.

Tutti lamentavano disagi relativi ai rumori e, soprattutto, alle polveri disperse dell’aria. I genitori manifestavano la loro preoccupazione per la salute dei propri figli costretti, a loro dire, a frequentare aule in cui la presenza di polveri invadeva arredi scolastici e banchi oltre ad impedire la fruizione del giardino della scuola.

I residenti parlavano anche di difficoltà nell’areazione dei locali delle abitazioni poiché preda di polveri soffuse e gas di scarico provenienti dai mezzi che operavano sui terreni sequestrati. Da lì, sono scattate le indagini e i successivi accertamenti hanno appurato che l’azienda rivendeva, all’ingrosso e al dettaglio, materiali per costruzioni edili, impianti idrotermici, ferramenta, vernici e sanitari attuando attività di manipolazione di materiali pulvirulenti in assenza della prevista autorizzazione alle emissioni. Ora, per poter chiedere il dissequestro delle aree, il proprietario dovrà mettersi in regola.

Attilio Palma

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