Parabitani ventrijanchi

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Simu Salentini. Non è un epiteto elegante e nemmeno molto positivo dal momento che il ventre bianco è proprio dell’asino, quindi sarebbe come dire asini ai parabitani.

Ma i paesi vicini, quando sono rosi dall’invidia, sono capaci di tutto. Ad appioppare questo soprannome ai loro vicini sono stati, infatti, gli abitanti di Matino invidiosi del prestigio che Parabita aveva acquistato quando ancora Casarano non aveva il ruolo di riferimento che ha ora nel Basso Salento. A Parabita, infatti, c’era la pretura, l’ufficio delle Imposte, del Registro, c’era un presidio medico, insomma era un centro importante.

A Matino niente di tutto questo, da qui l’invidia e la bolla dell’epiteto dispregiativo verso la vicina Parabita.
Non è che i parabitani porgessero l’altra guancia perché a loro volta chiamarono cornuti i matinesi. E così potevano ritenersi pari.

Non c’è da meravigliarsi: nella maggior parte dei paesi confinanti esistono motivi di rivalità che si traducono in epiteti più o meno accettabili e su cui bisogna riderci sopra. E questo avviene non soltanto nei paesi del Sud.

Ma i parabitani, che naturalmente non accettano di buon grado il soprannome di ventri janchi, danno un’altra spiegazione del soprannome, legata ad un’usanza della loro festa maggiore, quella della Madonna della Coltura che si celebra a maggio, riconducendo così il soprannome nell’alveo nobile della tradizione.

La vigilia della festa si mangia, infatti, pasta condita con molta ricotta, quindi bianca. Allora, ecco l’intuizione che rende nobile un epiteto: ventre bianco sì, ma di ricotta. Meno probabile l’ipotesi che per devozione si ungessero il ventre di ricotta.

Che cosa non si inventa per non essere chiamati asini.

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